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Tag: lavoro

Lavoro e formazione, l’Umbria ha superato gli obiettivi Pnrr col programma Gol

L’Umbria ha superato con largo anticipo e volumi superiori alle attese i nuovi target del Programma Gol (Garanzia occupabilità lavoratori).

Nella rendicontazione complessiva trasmessa all’Unità di Missione del Pnrr, Arpal Umbria ha certificato il pieno superamento degli obiettivi previsti per la Missione 5 (Componente 1), recentemente aggiornati dal Decreto del ministero del Lavoro n. 171 del 4 dicembre 2025.

Nello specifico, l’Umbria ha attestato il raggiungimento di 55.860 beneficiari che hanno usufruito delle politiche del lavoro tramite la rete dei Centri per l’Impiego, le Agenzie per il lavoro (Apl) e gli Organismi di formazione, a fronte di un target fissato a 52.627. Performance di particolare rilievo emergono sul fronte della formazione, con 14.725 persone che hanno concluso un percorso entro la fine del 2025. Di pregio il dato sul rafforzamento delle competenze digitali, asset sempre più richiesto dalle imprese: sono ben 6.444 gli utenti formati in questo ambito, superando la soglia di 5.877 prevista dal programma. Con questi risultati, l’Umbria non solo ha centrato il target di 11.151 beneficiari fissato per dicembre, ma ha già traguardato l’obiettivo di ulteriori 1.142 unità previsto per il 30 giugno 2026.

L’assessore regionale alle Politiche del Lavoro, Francesco De Rebotti, ha espresso soddisfazione per l’operato dell’Agenzia in questa fase di commissariamento e per l’impegno corale della rete regionale: “Sento il dovere di ringraziare le Agenzie per il Lavoro, gli Enti di formazione e il personale di Arpal. In particolare, i Centri per l’impiego hanno gestito le prese in carico con estrema professionalità, mentre la rete dei servizi privati e degli organismi formativi ha contribuito in modo decisivo a un traguardo sfidante, raggiunto anche in condizioni non sempre agevoli”.

“Il lavoro portato avanti – conclude De Rebotti – nell’ottica del miglioramento continuo che intendiamo applicare rispetto allo sviluppo della totalità dei servizi, non ha solo valenza territoriale e proietta l’Umbria tra le prime regioni per efficienza, contribuendo significativamente al successo del PNRR su scala nazionale. Il risultato odierno è frutto anche di una vasta campagna di comunicazione e di collaborazioni strategiche capillari, come quella con i Dipartimenti dell’Università degli Studi di Perugia e le sedi Adisu, grazie ai quali l’Agenzia ha intercettato numerosi giovani che hanno aderito con entusiasmo al bonus formazione Gol”.

Imprese, lavoro, immobili, pace fiscale, buoni pasto: le misure della Finanziaria

La Cgia ha sintetizzato le misure per famiglie e imprese contenute nella legge di bilancio 2026-2028.

Tasse, sigarette, auto
gli effetti sulle tasche degli umbri

Imprese

Perle imprese introdotto, su base triennale, il regime di iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese effettuati tra il 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

Istituito anche un fondo, con una dotazione di 1,3 miliardi di euro, volto a incrementare le risorse a disposizione per il credito d’imposta a favore delle imprese per gli investimenti effettuati secondo il modello “Industria 4.0”.

Finanziato il credito d’imposta nella Zona economica speciale unica (ZES unica Mezzogiorno), che però non riguarderà tutto il territorio di Umbria e Marche. Le due Regioni sono in pressing con il Governo sull’UE per ottenere l’estensione del beneficio a tutto il territorio regionale.

Finanziato il credito d’imposta per le imprese che operano o si insediano nelle Zone logistiche semplificate (ZLS).

Rifinanziati anche i contratti di sviluppo e la misura agevolativa “Nuova Sabatini” per il sostegno agli investimenti in beni strumentali da parte di micro, piccole e medie imprese.

Pacchi e buoni pasto

La soglia esentasse dei buoni pasto elettronici per i dipendenti passa da 8 euro a 10 euro.

Introdotto un contributo di 2 euro su tutte le spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra UE.

Pace fiscale

Vengono introdotti interventi di pacificazione fiscale rivolti ai contribuenti per i carichi affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2023. Questi ultimi potranno essere definiti in una unica soluzione oppure pagati in 9 anni, in 54 rate bimestrali uguali. La misura è rivolta ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione ma hanno omesso il pagamento.

Misure fiscali e sostegno al reddito

Per i contribuenti riduzione della seconda aliquota dell’IRPEF – scaglione tra 28 e 50mila euro – che passa dal 35% al 33%. La riduzione sarà sterilizzata solo per i redditi superiori a 200.000 euro. In Umbria questa misura si unisce all’aumento dell’1,89% dell’aliquota già scattata nel 2025, al netto di un contributo di 150 euro previsto per attenuare la misura.

Regime fiscale agevolato su rinnovi contrattuali (5% sugli aumenti a partire dal 2024 per redditi fino a 33mila euro), premi di produttività, lavoro festivo/notturno e trattamento accessorio.

Immobili

Confermata per il 2026 la disciplina in merito al bonus ristrutturazione sulla prima casa al 50% e al 36% dalla seconda in poi e il bonus mobili fino a 5mila euro.

Cambia la normativa sugli affitti brevi. Dal terzo immobile scatta l’attività di impresa (prima dal quinto).

Altre tasse

Confermato l’innalzamento a 35mila euro della soglia di redditi da lavoro dipendente o da pensione che permette di beneficiare della cosiddetta flat tax al 15 per cento sui redditi autonomi.

Raddoppiate le aliquote dell’imposta sulle transazioni finanziarie a partire dal 2026 (cosiddetta Tobin tax).

Famiglie, lavoro e politiche sociali

Al fine di favorire l’accesso a determinate prestazioni agevolate si introduce una revisione della disciplina per il calcolo dell’ISEE. In particolare, viene innalzata da 52.500 a 91.500 euro la soglia del valore della prima casa esclusa dal calcolo ISEE (tetto innalzato fino a 120mila euro per i nuclei residenti nelle città metropolitane).

Per il 2026, rispetto al 2025, viene rafforzato il bonus mamme, che passa da 40 a 60 euro mensili a favore delle lavoratrici con almeno due figli e reddito fino a 40mila euro. Potenziati anche il congedo parentale e il congedo per malattia dei figli minori.

Le famiglie con ISEE fino a 30mila euro potranno inoltre beneficiare del bonus libri comunale per l’acquisto di libri scolastici per le scuole superiori e di un contributo fino a 1.500 euro per chi sceglie le scuole paritarie (medie e primo biennio superiori).

Rifinanziata per gli anni 2026 e 2027 la “Carta dedicata a te”, un contributo di 500 euro per le famiglie con ISEE non superiore a 15mila euro per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità.

Istituito il fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati e divorziati con una dotazione di 20 milioni a decorrere dal 2026 e un fondo per il sostegno del caregiver familiare (1,15 milioni per il 2026).

Sterilizzato l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile, a partire dal 2027, per i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Per le restanti categorie di lavoratori l’aumento sarà di un solo mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. Per il personale militare delle forze armate, inclusi carabinieri, guardia di finanza, polizia e vigili del fuoco è previsto dal 1° gennaio 2028 – oltre all’aumento che scatterà per tutti – l’incremento di un mese per il 2028, di un ulteriore mese per il 2029 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2030 dei requisiti per il pensionamento.

Previsto l’incremento di 20 euro al mese per le pensioni dei soggetti in condizioni disagiate.

Prorogata l’APE sociale con riferimento a determinate fattispecie. Estesa la platea delle aziende che dovranno conferire il TFR al fondo INPS: anche i datori di lavoro che raggiungono i 50 dipendenti negli anni successivi a quello di inizio attività, ad esclusione, per gli anni 2026 e 2027, dei datori di lavoro per i quali la media annuale (del relativo anno precedente) sia inferiore a 60 lavoratori dipendenti, saranno obbligati a versare al fondo INPS le quote di TFR non destinate alla previdenza complementare. Dal 2032 l’obbligo sarà esteso alle aziende da 40 dipendenti. Inoltre, dal 1° luglio 2026, scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato, se non esprimono la propria scelta entro 60 giorni dall’assunzione.

Sanità

Ai rifinanziamenti previsti l’anno scorso dalla legge di bilancio, pari a oltre 5 miliardi per il 2026, a 5,7 miliardi per il 2027 e a quasi 7 miliardi per il 2028, si aggiungono 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi a decorrere dal 2027. Una parte di tali risorse sarà destinata a nuove assunzioni e al miglioramento dei trattamenti in favore del personale sanitario. Introdotte misure volte a ridurre le liste di attesa e il rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie.

Banche e assicurazioni

Confermato il contributo del settore finanziario, con il coinvolgimento di banche e assicurazioni.

Per gli istituti di credito è previsto un aumento di due punti percentuali dell’IRAP per tre anni, con una franchigia di 90 mila euro nel 2027 e 2028, lo slittamento delle DTA (imposte differite attive) e la possibilità di distribuire le riserve da extraprofitti con il pagamento di un contributo straordinario. Viene inoltre ridotta la deducibilità sulle perdite pregresse ed eccedenze ACE: per il 2026 la percentuale scende dal 43% al 35%, mentre per il 2027 passa dal 54% al 42%. Infine, la deducibilità degli interessi passivi è prevista nei limiti del 96% per il 2026, del 97% per il 2027, del 98% per il 2028 e del 99% per il 2029.

L’aumento dell’Irap, da cui sono escluse SIM, SGR, SICAV e holding industriali, si applica anche alle assicurazioni. Previsto inoltre per le assicurazioni il versamento di un acconto pari all’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente.

Gepafin assume full-time un esperto in gestione e politiche di ingegneria finanziaria a supporto delle imprese

Gepafin Spa, la società regionale pubblico-privata, ha indetto una selezione per titoli e colloquio per l’assunzione a tempo indeterminato con contratto di lavoro full-time di un ‘Esperto in gestione e politiche di ingegneria finanziaria a supporto delle imprese’, garantendo pari opportunità tra uomo e donna nel lavoro ai sensi del Decreto legislativo numero 198 del 2006 (e successive modificazioni e integrazioni). Per candidarsi c’è tempo fino a giovedì 22 gennaio 2026.

Gepafin è la società finanziaria della Regione dell’Umbria partecipata al 44% da 10 istituti bancari, iscritta all’elenco degli Intermediari Finanziari ex art. 106 TUB. Svolge attività di concessione di finanziamenti, rilascio di garanzie e interventi in equity e quasi-equity. Per la selezione del candidato, la società si avvarrà del supporto tecnico professionale della di Manpower srl.

“L’inquadramento contrattuale e il trattamento economico annuo – informa in una nota Gepafin Spa – saranno commisurati all’esperienza e alle competenze maturate nel ruolo, inoltre gli emolumenti saranno soggetti alle trattenute erariali, assistenziali, previdenziali e a quanto previsto dalla normativa vigente in materia. L’incarico è incompatibile con l’esercizio di qualunque altro impiego, professione, industria o commercio”.

La domanda

Per l’ammissione alla selezione si dovrà produrre la domanda di partecipazione per via telematica dalla seguente pagina del sito istituzionale di Gepafin https://gepafin.it/societa-trasparente/selezione-del-personale/ – Reclutamento del Personale, all’interno della sezione ‘Società Trasparente – Selezione del Personale’.

Sulla piattaforma saranno disponibili per la consultazione l’avviso di selezione con le informazioni sul profilo professionale ricercato, i requisiti richiesti, il manuale per l’utilizzo dell’applicativo e alcune Faq con soluzioni note. La compilazione e l’invio telematico della domanda dovrà avvenire entro le ore 23.59 del 22 gennaio 2026. È previsto un servizio di assistenza ai candidati (helpdesk) per l’inserimento dei dati e della domanda. L’assistenza tecnica, garantita fino alle 24 ore precedenti alla scadenza, avverrà tramite la casella di posta elettronica dedicata support@upconcorsi.it .

“Gepafin – conclude la nota – si riserva la facoltà di revocare o annullare la presente selezione, destituire o rinviare lo svolgimento della stessa, nonché le connesse attività di assunzione, e di sospendere la nomina dei candidati idonei in ragione di esigenze attualmente non valutabili né prevedibili, nonché in applicazione di disposizioni di contenimento della spesa che impedissero, in tutto o in parte, assunzioni di personale”.

In Umbria più di un quarto delle imprese è al femminile

Nell’Italia che ha il record in Europa di donne che hanno un lavoro indipendente (il 16% contro una media Ue del 10,6%), in Umbria più di un quarto delle imprese sono al femminile. Sono infatti 19.743 le imprese nell’isola che hanno come titolari donne, su un totale di 77.988 aziende, pari al 25,3%.

Una percentuale superiore alla media italiana, che è del 22,7%. E che pone l’Umbria al quarto posto tra le regioni italiane.

Certo, quando si parla di auto-impiego bisogna fare attenzione a quelle forme contrattuali che in realtà possono nascondere un lavoro subordinato svolto con minori tutele ed oneri da parte degli imprenditori, che si servono di personale con partita Iva. Ma comunque il dato sull’imprenditoria femminile mostra anche una certa intraprendenza delle donne in economia.

La Cgia evidenzia almeno due fattori che motivano le donne a intraprendere un percorso imprenditoriale.

Il primo è strutturale ed è correlato alla condizione socio-economica: situazioni di disoccupazione, tradizioni familiari o la presenza di incentivi economici inducono a considerare l’imprenditorialità come necessità.

Il secondo fattore è motivazionale e riguarda ragioni intrinseche che spingono le donne ad abbracciare tale opportunità; questo aspetto sembra rispecchiare maggiormente la sensibilità femminile. Grazie all’autoimprenditorialità, le donne possono gestire con maggiore
flessibilità gli impegni lavorativi insieme a quelli familiari. Inoltre, coloro che si trovano in condizioni di inattività a causa della nascita di un figlio incontrano notevoli difficoltà nel reinserirsi nel mercato del lavoro. L’autoimpiego si è dunque affermato come uno degli strumenti più efficaci per riconquistare protagonismo nella propria vita professionale e realizzare i propri obiettivi e aspirazioni nella speranza di ottenere risultati economici gratificanti e una maggiore indipendenza. 

In Umbria, più che nel resto d’Italia, il lavoro lo danno le piccole e medie imprese

In Umbria 211.221 occupati, su un totale di 250.965, lavora nelle micro, piccole e medie imprese (MPMI). Una percentuale dell’84,2% a fronte di una media del 76,4% in un’Italia che sta perdendo le grandi imprese, ma che vede il tessuto di Pmi più robusto d’Europa.

Percentuale che nella provincia di Perugia scende all’83,8% (63.295 addetti su 194.901 totali), mentre nella provincia di Terni è dell’85,5% (47.926 addetti su 56.064).

In Italia

Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia, i lavoratori sono maggiormente concentrati nel MPMI nel Sud. Sul podio delle percentuali più alte ci sono il Molise con 98,3% (57.683 occupati du 58.682), la Calabria con il 96,6% (279.992 occupati su 289.745) e la Basilicata con 95,8% (99.452 su un totale di 103.842).

Le tre regioni dove le percentuali risultano più basse sono il Piemonte con 70,1% (1.008.832 di occupati su 1.438.868), il Lazio con 68,1% (1.319.973 su 1.939.181), la Lombardia con il 64,9% (2.966.720 su 4.569.825 di occupati).

In Italia complessivamente il 76,4% dei 18,6 milioni di occupati è impegnato nelle micro, piccole e medie imprese (14.242.347 addetti).

Cambia il lavoro in Umbria, ecco dove si assume

Dal Bollettino Excelsior emergono una crescita economica anemica e il lavoro che cambia in Umbria: deindustrializzazione e più servizi, luci e ombre della terziarizzazione avanzata. In soli due anni l’industria (comprese le costruzioni) è scesa dal 39,8% al 34,7% delle assunzioni previste.

Dalle previsioni degli imprenditori sugli avviamenti al lavoro emerge una regione che continua a creare occupazione, ma con un passo più lento mentre l’economia rallenta e la produttività ristagna o arretra, ampliando il fenomeno del lavoro “povero”. Industria in arretramento strutturale, servizi in espansione. Le imprese cercano profili che non trovano e i laureati restano ai margini. Un’Umbria che si trasforma, ma senza la spinta dell’innovazione. Non un crollo, non un’inversione brutale, ma un progressivo scivolamento verso un’economia più leggera, meno industriale, più legata ai servizi e, soprattutto, meno capace di valorizzare le competenze alte.

Il commento di Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il Bollettino Excelsior ci consegna dati che richiedono una lettura attenta. Il rallentamento della produttività e l’aumento dei lavori meno qualificati mostrano che il tema centrale è la qualità dello sviluppo, non solo la sua quantità. La struttura economica dell’Umbria sta cambiando in modo profondo: questo impone a tutti noi – imprese, istituzioni, mondo della formazione – uno sforzo ulteriore per elevare competenze, capacità innovative e solidità dei sistemi produttivi. La Camera di Commercio è da tempo impegnata in questa direzione, attraverso strumenti, servizi e iniziative che accompagnano i diversi comparti in un contesto complesso. I dati ci ricordano che la competitività del territorio dipende dalla capacità di affrontare questi passaggi con visione e responsabilità condivisa”.

Economia lenta, occupazione che cresce ma perde slancio e qualità

Nel primo semestre la crescita dell’Umbria si ferma allo 0,6%, informa la Banca d’Italia. Un numero piccolo, che però ha un significato preciso: la regione non si sta riducendo, sta semplicemente avanzando con meno energia. È la stessa fotografia che riguarda l’Italia, nonostante la coda lunga degli investimenti del Pnrr. E quando il motore gira piano, il mercato del lavoro inevitabilmente rallenta.

Le assunzioni previste per novembre – escluso il settore agricolo censito solo da metà 2025 e per il quale quindi non è possibile fare confronti con gli anni precedenti – scendono da 5.700 nel 2024 a 4.730 nel 2025: un calo del 17%. Una contrazione che sarebbe facile leggere come un arretramento, ma che di fatto segnala solo una crescita meno vivace. La base occupazionale umbra continua infatti ad ampliarsi, come ricorda Bankitalia, ma lo fa a un ritmo che rispecchia la condizione di un’economia in rallentamento.

Un dato non secondario emerge con forza: da anni l’occupazione cresce più del Pil. È il segnale inequivocabile di una produttività stagnante, quando non in diminuzione. E questo squilibrio produce effetti molto concreti: aumento dei lavori instabili, salari più bassi, contratti più fragili: da qui l’allargarsi del fenomeno del lavoro “povero”, che è la vera ombra sotto la superficie dei numeri.

Industria: una crisi che non passa, ma si stabilizza

Il cuore della fragilità umbra resta l’industria. Le assunzioni previste a novembre calano da 2.220 nel 2024 a 1.640 nel 2025. La discesa non ha più i tratti dell’oscillazione ciclica: è diventata una condizione stabile e strutturale. L’Umbria perde industria come il resto d’Italia, ma lo fa con un’intensità maggiore. Ogni anno si assottiglia la base produttiva, si riduce la capacità innovativa e il tessuto manifatturiero perde pezzi.

Anche i servizi segnano una flessione (da 3.480 a 3.090), pur restando il pilastro dell’occupazione regionale. L’agricoltura registra 430 avviamenti previsti (nel complesso, se si comprende l’agricoltura, le assunzioni previste in Umbria a novembre sono 5.170).

Nel trimestre novembre-gennaio, le imprese umbre programmano 16.130 assunzioni. È un numero che testimonia vitalità, ma incontra un ostacolo ormai strutturale: nel 53% dei casi, le aziende non trovano le figure di cui hanno bisogno. Un valore molto superiore alla media italiana (45,7%), segno che la distanza fra domanda e offerta continua ad ampliarsi. La difficoltà non riguarda tanto la qualità dei candidati quanto la loro assenza.

La debolezza dell’Umbria nell’attrarre e impiegare competenze elevate

Il 10% di assunzioni destinate a laureati è un dato che fotografa una debolezza storica. L’Italia si ferma al 13%, già insufficiente in chiave europea. L’Umbria va ancora più indietro.

E lo stesso accade per dirigenti, specialisti e tecnici: 13% delle entrate previste, contro il 17% nazionale.

Sono cifre che dicono una cosa semplice: l’economia umbra funziona, ma fatica a crescere qualitativamente. Non produce abbastanza lavori ad alto valore aggiunto, non trattiene i giovani formati, non crea un ecosistema competitivo. L’esito è noto: fuga di competenze, indebolimento del capitale umano, prevalenza di mansioni tradizionali.

Servizi in espansione: commercio, turismo, cura

Il cambiamento strutturale dell’Umbria è evidente confrontando i dati con quelli di due anni fa. L’industria (costruzioni incluse) passa dal 39,8% al 34,7% delle assunzioni previste, al netto dell’agricoltura per cui, come detto, non sono possibili confronti con gli anni antecedenti il 2025. Simmetricamente crescono i servizi (al netto dell’agricoltura, assorbono il 65,3% delle previsioni di assunzione da parte degli imprenditori, mentre al lordo dell’agricoltura la percentuale è del 61,7%).

Il commercio avanza dal 14,9% al 18,2%, il turismo dal 15,6% al 17,1%, i servizi alla persona dal 9,6% al 10,6%. Le costruzioni frenano, scendendo dal 14,3% al 12,1%, segno di un settore che esaurisce la stagione straordinaria degli incentivi.

Il punto critico resta l’assenza di un vero terziario innovativo. La regione si muove, cambia forma, amplia i servizi tradizionali, ma non inserisce quella componente avanzata che altrove è il motore della crescita, della competitività e della qualità del lavoro.

Lunedì apre il McDonald’s a Orvieto Scalo, si seleziona ulteriore personale

L’attesa è ormai finita. Sarà infatti inaugurato lunedì 17 novembre, alle 13 ad Orvieto Scalo, il McDonald’s di via Angelo Costanzi. Costruito in tempi record e pronto ad accogliere i golosi di hamburger e patatine fritte.

Un’apertura che segna un ulteriore passo nell’espansione del celebre marchio statunitense nel territorio, con un locale moderno, sostenibile e aperto sette giorni su sette. Il nuovo punto vendita, che si estende su circa 350 metri quadrati, sviluppato su due piani offre circa 200 posti a sedere, tra area interna ed esterna.

Il design è ispirato ai più recenti format del brand, con un’attenzione particolare all’efficienza energetica e all’esperienza digitale. I clienti potranno, infatti, ordinare tramite touchscreen interattivi o utilizzare l’app ufficiale per il servizio di McDrive e McDelivery.

Paolo Orabona: “Punto di riferimento per la comunità”

“Sono entusiasta di annunciare l’apertura di un nuovo ristorante McDonald’s proprio qui a Orvieto, città con una forte vocazione turistica” commenta Paolo Orabona, licenziatario McDonald’s. “Il mio obiettivo, insieme con tutto il mio team – aggiunge – è quello di offrire momenti unici di convivialità e il nostro pieno supporto al territorio locale, generando non solo occupazione ma anche valore sociale. Sono sicuro che, con i nostri servizi e la nostra nuova offerta di ristorazione in questa parte della città, potremo diventare un punto di riferimento per tutta la comunità locale”.

A regime 60 posti di lavoro

Il ristorante ha già selezionato e formato una trentina di giovani. Ed è in cerca di ulteriore personale in linea con il Piano di crescita nazionale, che per il 2025 prevede l’assunzione di 5.000 persone in tutta Italia. Ad Orvieto si punta ad arrivare a circa 60 posti di lavoro complessivi. Chiunque fosse interessato può presentare la propria candidatura direttamente nel nuovo locale, dove a breve sarà tagliato il nastro.

McDonald’s in Umbria e in Italia

Il McDonald’s di Orvieto Scalo sarà aperto dalla domenica al giovedì dalle 7.30 a mezzanotte (la corsia drive resterà aperta fino all’1). Nelle giornate di venerdì e sabato, invece, la chiusura è all’1 (la corsia drive alle 2). Con questa nuova apertura, McDonald’s in Umbria raggiunge quota 14 ristoranti (10 in provincia di Perugia, 3 a Terni).

In Italia da 39 anni, il marchio conta oggi oltre 770 ristoranti in tutto il Paese per un totale di 38.000 persone impiegate che servono ogni giorno 1.2 milioni di clienti. I ristoranti McDonald’s italiani sono gestiti per il 90% secondo la formula del franchising grazie agli oltre 160 imprenditori locali che testimoniano il radicamento del marchio al territorio. Anche per quanto riguarda i fornitori, McDonald’s conferma la volontà di essere un marchio “locale”. Ad oggi la maggior parte dei fornitori infatti sono italiani. Nel mondo McDonald’s è presente in oltre 100 Paesi con più di 41.000 ristoranti.

Per ulteriori informazioni:
www.mcdonalds.it 

“Protocollo sicurezza e qualità del lavoro”, Uil in audizione in Regione

La Seconda e la Terza commissione dell’Assemblea legislativa si sono riunite in seduta congiunta per l’audizione dei rappresentanti della Uil Umbria, che hanno presentato il “Protocollo regionale per la sicurezza e la qualità del lavoro negli appalti pubblici della Regione Umbria”.

Il segretario generale della Uil Umbria, Maurizio Molinari, ha parlato delle difficoltà dei lavoratori delle cooperative, anche per chi ha un contratto a tempo indeterminato, a “passare attraverso trattative lacrime e sangue non per quanto c’è scritto sul capitolato d’appalto, ma per l’utilizzo del criterio del massimo ribasso, che riduce il margine delle cooperative e gli stipendi stessi, lasciando i lavoratori alle prese con grandi disagi in quanto, nonostante titolari di una posizione lavorativa si trovano in difficoltà anche per ottenere risorse dagli istituti di credito, rimanendo nella impossibilità di affrontare il proprio futuro. Con il protocollo che presentiamo all’attenzione dell’Assemblea legislativa noi vogliamo ridare dignità al lavoro e garantire anche la sicurezza di chi lavora, quindi no al massimo ribasso o a gare prive di certificazioni adeguate. E in corso d’opera vi sia la possibilità che l’appalto possa essere ritirato. La legge ‘2/2024’ ha bisogno di fare un passo avanti. Chi ha un contratto a tempo indeterminato deve avere la stessa busta paga indipendentemente dal cambio di appalto, non dover ricominciare daccapo senza nemmeno sapere se il giorno dopo lavorerà. Il protocollo, firmato da tutti i capigruppo in Regione, è di enorme importanza, andiamo fino in fondo, integriamo la legge e facciamo un salto di qualità, saremmo la prima Regione a mettere in campo una legge che ridà dignità ai lavoratori ora privi di certezze quando cambia l’appalto”.

Il protocollo

La Regione, in qualità di stazione appaltante, dovrà esaminare gli appalti dando luogo ad incontri preventivi. Dovrà essere prevista l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e integrativi, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente e maggiormente rappresentative sul piano nazionale, questo risulterà utile anche per affrontare il dumping contrattuale, un problema da affrontare concretamente. Per quanto concerne l’edilizia va prevista l’obbligatorietà dell’iscrizione alla Cassa edile. La clausola sociale deve essere vincolante per tutte le stazioni appaltanti, sempre orientata alla stabilità occupazionale e al riassorbimento del personale. Va superato il criterio del massimo ribasso a fronte di un ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Va anche arginato il ricorso al subappalto, possibile causa di situazioni di frammentazione delle responsabilità e l’indebolimento delle tutele lavorative e previdenziali. La parte pubblica deve riconoscere l’importanza della tracciabilità nei cantieri quale presidio di legalità, sicurezza e regolarità contributiva. Nei capitoli speciali di appalto relativi a lavori pubblici va dunque inserito l’obbligo di applicazione delle procedure del ‘Cantiere trasparente’. Ogni cantiere dovrà essere tracciabile, vigilato, regolamentato e abitato da lavoratori consapevoli, protetti, formati e dignitosamente retribuiti. Altri punti cardine saranno quelli della trasparenza, del contrasto totale alle infiltrazioni della criminalità, la regolarità contributiva e pagamenti e retribuzioni dignitose.

Molinari: il nostro un intento costruttivo

Questo il commento del segretario della Uil Umbria, Maurizio Molinari: “E’ iniziato, con la nostra audizione, il percorso che ha portato il Protocollo regionale per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro elaborato dalla Uil, all’attenzione della Regione. Abbiamo infatti partecipato all’incontro con la Seconda e la Terza commissione di Palazzo Cesaroni, spiegando quanto il nostro intento sia costruttivo: dare una direzione che possa anche essere la base per nuova normativa in grado di incidere anche sulla giungla degli appalti, che poi si ripercuote sulla sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è quello ridare dignità al lavoro”.

“Ringraziamo tutti i capigruppo che avevano firmato la proposta, i presidenti delle Commissioni Letizia Michelini e Luca Simonetti e tutti i consiglieri che hanno partecipato all’incontro, per lo spirito costruttivo dimostrato che mette al centro l’obiettivo e non la bandierina politica. Auspichiamo dunque che il percorso possa andare avanti, con il contributo di tutti i portatori di interesse, a tutela del lavoro e dei lavoratori e affinché la nostra Regione possa essere di nuovo un esempio per buone pratiche. Da parte nostra – assicura Molinari – ci sarà il massimo dell’attenzione, della disponibilità e della sensibilità per un lavoro aperto, inclusivo e concreto che porti risultati tangibili quanto prima”.

In Umbria 371mila lavoratori non in regola

Degli oltre 371mila occupati in Umbria, più di 35mila sono irregolari. La Cgia stima una percentuale di irregolarità del 9,5%. In una classifica negativa guidata dalla Calabria e che conta in tutta Italia quasi 2 milioni e mezzo di irregolari (per una media del 9,7%).

Sono uomini e donne che lavorano completamente in nero o quasi; quando operano in qualità di subordinati non sono sottoposti ad alcun contratto nazionale di lavoro. Se, invece, lavorano in proprio, ovviamente non possiedono la partita Iva. In valore assoluto il numero più elevato è concentrato in Lombardia con 379.800 unità. Seguono i 319.400 residenti nel Lazio e i 270.200 abitanti della Campania.

Se, invece, calcoliamo il tasso di irregolarità, dato dal rapporto tra il numero di occupati irregolari e il totale degli occupati di ciascuna regione, in Calabria registriamo il tasso più elevato pari al 17,1%. Seguono la Campania con il 14,2%, la Sicilia con il 13,6% e la Puglia con il 12,6%.

(immagine generica d’archivio)

“Sistema integrato mercato del lavoro”, l’Umbria adegua la sua legge al Pnrr

La Terza commissione dell’Assemblea legislativa umbra, dopo la presentazione di istruttorie ed emendamenti, ha approvato a maggioranza (astenuti i consiglieri di opposizione) il disegno di legge predisposto dalla Giunta, che verrà inviato all’Aula per essere approvato il 25 settembre, nel rispetto
delle tempistiche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Si modifica dunque la legge regionale n.1/2018 “Sistema integrato per il mercato del lavoro, l’apprendimento permanente e la promozione dell’occupazione. Istituzione dell’Agenzia regionale
per le politiche attive del lavoro (Arpal)”, secondo le richieste del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

I lavori sono stati aperti dall’illustrazione delle istruttorie degli Uffici e degli emendamenti presentati dalla Giunta, che armonizzano e adattano le prescrizioni del Pnrr al testo della vigente legge regionale. L’iniziativa legislativa dell’Esecutivo di Palazzo Donini segue la procedura d‘urgenza in ragione del termine
del 30 settembre 2025 stabilito per l’adeguamento delle leggi regionali alla “Missione 7-10 Riforma 5 – Piano nuove competenze – transizioni” del Pnrr.

Il testo verrà inviato all’Aula per essere approvato nella seduta del 25 settembre: relatori Luca Simonetti
(maggioranza) e Eleonora Pace (minoranza).