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Tag: lavoro

Sanità umbra, pubblicato il bando per l’assunzione di 122 Oss

Dopo l’approvazione della graduatoria finale del concorso per 124 infermieri, la Regione Umbria annuncia la pubblicazione del concorso per l’assunzione a tempo indeterminato di 122 operatori sociosanitari da mettere a disposizione delle quattro Aziende sanitarie regionali.

L’Azienda unità sanitaria locale Umbria 2, in qualità di azienda capofila, ha pubblicato il bando di concorso pubblico unificato per titoli ed esami per la copertura a tempo indeterminato di 122 posti di operatore sociosanitario (oss). Il concorso è indetto in forma congiunta tra l’Azienda Usl. Umbria 1, l’Azienda Usl Umbria 2, l’Azienda ospedaliera Santa Maria della misericordia di Perugia e l’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni. I 122 posti sono ripartiti tra le quattro aziende sanitarie regionali: 50 all’ASL Umbria 1, 50 all’ASL Umbria 2, 12 all’azienda ospedaliera di perugia e 10 all’Azienda ospedaliera di Terni. La distribuzione include specifiche riserve di legge a favore dei volontari delle Forze Armate congedati senza demerito e degli operatori volontari del servizio civile universale o nazionale.

Per partecipare è richiesto il possesso dell’attestato di qualifica di operatore sociosanitario, conseguito ai sensi dell’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001. Le domande di partecipazione dovranno essere presentate esclusivamente online attraverso il portale del reclutamento InPA (www.inpa.gov.it) entro le ore 14:00 del 5 marzo 2026. Il bando integrale è disponibile sul sito aziendale www.uslumbria2.it nella sezione “Concorsi”. Per informazioni amministrative è possibile contattare l’Ufficio concorsi al numero 0743.210344 o 210450, dal lunedì al venerdì dalle 11:00 alle 12:30.

“Stiamo mantenendo la rotta su uno degli impegni più concreti che questa Giunta si è assunta – dichiara la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti – costruire un servizio sanitario regionale più forte, più vicino ai cittadini e capace di rispondere alle esigenze di una popolazione che cambia. Dopo la graduatoria degli infermieri, ora mettiamo a bando altri 122 Operatori Sociosanitari: figure insostituibili che ogni giorno, nei reparti e nei servizi territoriali, garantiscono assistenza, umanità e continuità di cura alle persone più fragili. Queste assunzioni non sono solo numeri: sono un investimento nella qualità della sanità umbra, nella dignità del lavoro e nella sicurezza di ogni famiglia della nostra regione. Continueremo su questa strada, con metodo e determinazione”.

Lavoro, in Umbria più assunzioni di stranieri della media nazionale

In Umbria un quarto delle persone assunte nell’ultimo anno è di nazionalità estera. Percentuale superiore a quella mediamente registrata in un’Italia, di oltre il 23%. In Umbria sono stranieri 17.660 neoassunti sul totale di 69.970 immessi al lavoro nel corso dell’ultimo anno. Rispetto al periodo pre-covid, l’incremento è stato del 188,5%, il terzo più alto in Italia. Probabilmente anche per la spinta della ricostruzione delle zone del terremoto, vista l’elevata percentuale di stranieri assunti in edilizia.

L’Umbria sta diventando una delle regioni con più presenza di lavoratori extracomunitari nelle imprese. Nel 2024 (l’ultimo anno per il quale si hanno dati definitivi, in attesa di quelli del 2025) i dipendenti extracomunitari erano 29.380 su un totale di 236.820 (il 12,4%).

Le province umbre

Nella provincia di Terni i neoassunti stranieri nell’ultimo anno sono stati 3.630 su un totale di 15.320 (23,7%), Percentuale che nella provincia di Perugia sale al 25,7%: 14.030 gli assunti stranieri su 54.660.

In Italia

Una situazione in controtendenza con quanto si osserva in Italia. Secondo una elaborazione effettuata dalla Fondazione Leone Moressa, i lavoratori dipendenti extracomunitari presenti in Italia sono poco meno di 2,2 milioni e le regioni dove l’incidenza percentuale sul totale lavoratori dipendenti è più elevata sono l’Emilia Romagna (17,4%), la Toscana e la Lombardia (entrambe con il 16,6).

Secondo l’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia, cresce a ritmo sostenuto la presenza di lavoratori stranieri nel mercato del lavoro italiano. Nel 2025 le assunzioni di immigrati sfiorano quota 1 milione e 360mila, pari al 23% del totale: in pratica, un nuovo assunto su quattro non è italiano. Il balzo rispetto al periodo pre-Covid è netto. Confrontando i dati con il 2019, il numero assoluto di ingressi è più che raddoppiato.

L’incidenza varia molto a seconda dei settori. In agricoltura quasi la metà delle nuove assunzioni riguarda stranieri (42,9%). Quote elevate anche nel tessile-abbigliamento-calzature (41,8%) e nelle costruzioni (33,6%), mentre pulizie e trasporti si attestano al 26,7%.

Guardando ai numeri assoluti, la ristorazione guida la classifica con 231.380 ingressi tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti, addetti alle pulizie e camerieri. Seguono i servizi di pulizia con 137.330 lavoratori e l’agricoltura con 105.540.

Quasi 5 mila offerte di lavoro immediate | La richiesta di lavoratori stranieri

Secondo il Report della Camera di Commercio su dati Excelsior, quasi 9mila aziende umbre programmano ingressi di personale straniero. Nel 2025 17.660 assunzioni di immigrati, pari al 25,2% del totale. La media nazionale si ferma al 23,4%.

Intanto a febbraio sono previste 4.990 assunzioni complessive, il 51,6% è giudicato di difficile reperimento. Nel trimestre febbraio-aprile 16.820 ingressi, -7,1% sul 2025, meglio comunque del dato italiano -18,5%.

Mencaroni: “Rafforzare formazione, orientamento e politiche attive”

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I numeri confermano che il lavoro straniero non è un fenomeno marginale, ma una componente strutturale del nostro sistema produttivo. Se quasi quattro imprese su dieci che assumono prevedono ingressi di personale immigrato e una assunzione su quattro riguarda lavoratori esteri, significa che la competitività dell’Umbria passa anche dalla capacità di attrarre e integrare competenze. Allo stesso tempo, il 51,6% di profili difficili da reperire ci dice che il vero nodo è l’incontro tra domanda e offerta. La tenuta di febbraio e la flessione più contenuta rispetto al dato nazionale indicano prudenza, non arretramento. Ora serve rafforzare formazione, orientamento e politiche attive, perché in una regione che invecchia il capitale umano è la prima infrastruttura su cui investire”.

Imprese che assumono: il perimetro reale del dato

Il primo passaggio decisivo riguarda il campo di osservazione. Nel 2024, in Umbria, poco più di 22mila imprese hanno dichiarato di voler effettuare nuove assunzioni. Di queste, 8.750 aziende hanno programmato anche l’ingresso di lavoratori stranieri.

La percentuale (39,7%) non si riferisce quindi all’universo complessivo delle imprese attive, ma esclusivamente a quelle che hanno espresso un fabbisogno occupazionale. È una distinzione sostanziale: significa che quasi quattro imprese su dieci, tra quelle che cercano personale, prevedono di ricorrere anche a manodopera immigrata.

Il confronto con la media nazionale, ferma al 34,4%, colloca l’Umbria stabilmente sopra il dato italiano e all’ottavo posto tra le venti regioni. Davanti si trovano soprattutto territori del Centro-Nord con mercati del lavoro più dinamici e tassi di occupazione più elevati, mentre nel Mezzogiorno l’incidenza risulta sensibilmente inferiore.

Il dato non è episodico né congiunturale. È l’indicatore di una componente ormai strutturale del sistema produttivo regionale, che interessa agricoltura, manifattura, costruzioni, turismo e servizi alla persona. In molti comparti la disponibilità di lavoratori stranieri rappresenta un fattore di continuità operativa.

Un’assunzione su quattro riguarda personale straniero

Se si passa dal numero di imprese al volume delle assunzioni programmate, la fotografia resta coerente. Nel 2025 in Umbria sono state previste 17.660 assunzioni di lavoratori stranieri, pari al 25,2% del totale.

In altri termini, una assunzione su quattro riguarda personale immigrato. Anche in questo caso la regione supera la media nazionale, ferma al 23,4%, e si colloca al nono posto nella graduatoria per incidenza delle assunzioni di stranieri sul totale.

L’Umbria non guida la classifica, ma si muove nella fascia medio-alta. Il lavoro straniero non è una soluzione residuale, bensì una componente ordinaria della domanda. Non riguarda solo mansioni operative o stagionali: in diversi comparti la richiesta si estende a figure tecniche e professionali con competenze specifiche, segno di un fabbisogno distribuito lungo l’intera catena produttiva.

Un elemento spesso sottovalutato è la difficoltà di reperimento. Anche per il personale straniero le imprese segnalano criticità, seppure in misura generalmente inferiore rispetto ai lavoratori italiani. La tensione tra domanda e offerta attraversa l’intero mercato del lavoro e segnala un disallineamento persistente tra competenze disponibili e profili richiesti.

Febbraio 2026: stabilità in controtendenza

Guardando al complesso delle assunzioni – italiani e stranieri insieme – il mese di febbraio 2026 offre un segnale moderatamente positivo. Le imprese umbre hanno programmato 4.990 ingressi, con un lieve aumento rispetto a febbraio 2025.

Il confronto con l’Italia evidenzia una dinamica migliore: a livello nazionale si registra un saldo negativo di 7.130 assunzioni su base annua. Il rallentamento colpisce soprattutto le regioni meridionali, mentre nel Centro-Nord le variazioni risultano più contenute e in alcuni casi stabili.

In Umbria, tuttavia, emerge un dato significativo: il 51,6% delle assunzioni programmate a febbraio viene indicato come di “difficile reperimento”. Più di una su due. È la misura concreta di un mercato selettivo, in cui la richiesta di competenze tecniche, operative e specializzate fatica a trovare risposta immediata.

Il trimestre in flessione, ma meno della media nazionale

Il quadro cambia osservando il trimestre febbraio-aprile 2026. Le assunzioni programmate in Umbria scendono da 18.100 a 16.820, con una riduzione di 1.280 unità, pari al -7,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.

La flessione esiste, ma risulta nettamente più contenuta rispetto al dato nazionale. In Italia il calo nel trimestre raggiunge il -18,5%, equivalente a quasi 96mila assunzioni in meno. I segni negativi sono diffusi in quasi tutte le regioni, con poche eccezioni concentrate nel Nord-Ovest.

L’Umbria mostra dunque una tenuta relativa. La programmazione si riduce, ma non si contrae in modo brusco. È un segnale di prudenza più che di arretramento, in un contesto economico che resta incerto e selettivo.

Una componente strutturale da monitorare

Nel complesso, i dati delineano una regione in cui il lavoro straniero rappresenta una leva strutturale della domanda di personale: quasi 18mila ingressi l’anno, una quota superiore alla media nazionale sia per numero di imprese coinvolte sia per incidenza sulle assunzioni complessive.

Parallelamente, l’avvio del 2026 segnala un rallentamento nella programmazione trimestrale, pur meno accentuato rispetto al quadro italiano. Il doppio movimento – fabbisogno stabile di lavoratori stranieri e prudenza nelle previsioni complessive – restituisce l’immagine di un sistema produttivo che continua a cercare competenze, ma con maggiore cautela e selettività.

In una regione segnata dall’invecchiamento demografico e dalla riduzione della forza lavoro disponibile, la presenza di lavoratori stranieri – anche tra i lavori più qualificati – non è più una variabile accessoria. È una componente ordinaria dell’equilibrio occupazionale. E la capacità di intercettare competenze, formarle e integrarle rappresenta oggi uno degli snodi decisivi per la competitività e la sostenibilità del territorio nel medio periodo.

Fiscalisti e geometri: tante richieste di lavoro, ma pochi diplomati

Una richiesta a settimana, 64 in un anno. È il numero delle domande di inserimento lavorativo pervenute all’ITET “Aldo Capitini” di Perugia attraverso il servizio di Job Placement attivato dalla scuola per mettere in contatto aziende e studi professionali con ex studenti e neodiplomati degli indirizzi economici e tecnologici. Nel dettaglio, le richieste hanno riguardato 16 studi fiscali e tributari, 29 aziende interessate a diplomati dell’area economica e 19 aziende o studi professionali del settore Costruzioni, Ambiente e Territorio (Cat). Numeri che confermano quanto emerge anche dalle rilevazioni del Sistema Excelsior: il tessuto produttivo umbro continua a registrare una domanda significativa di profili tecnici ed economici.

A fronte di queste opportunità, le candidature disponibili sono risultate poche, ma non si tratta di disinteresse né di mancanza di competenze. “Per soddisfare pienamente le richieste del territorio – spiega il dirigente scolastico Silvio Improta – il Capitini dovrebbe diplomare il doppio o il triplo degli studenti negli indirizzi economici e tecnologici. La cosiddetta “mancanza di candidature” nasce da un dato strutturale: circa la metà dei nostri diplomati prosegue gli studi universitari e molti degli altri trovano occupazione immediatamente dopo il diploma”.

Una dinamica che testimonia l’elevata occupabilità dei percorsi formativi dell’istituto, ma che al tempo stesso evidenzia un fabbisogno crescente di figure tecniche sul territorio. Non a caso, nell’ultimo anno non è stato possibile assegnare due borse lavoro da 3.000 euro ciascuna, destinate ai neodiplomati, proprio per l’insufficienza di candidature. “Le imprese cercano competenze tecniche, amministrative, contabili e progettuali – aggiunge Improta – e i nostri diplomati possiedono esattamente queste competenze. Gli istituti tecnici oggi rappresentano una leva strategica per lo sviluppo economico del territorio”.

Un tema che trova eco anche nelle analisi della Camera di Commercio dell’Umbria, che più volte ha richiamato l’attenzione sul disallineamento tra domanda e offerta di lavoro qualificato. Una stima del Sistema Informativo Excelsior, basata sui dati di Unioncamere e del Ministero del Lavoro, indica che nel periodo 2025-2029 in Umbria serviranno 13.400 addetti con diploma di istruzione secondaria superiore tecnico-professionale e che una richiesta su quattro (3.400) riguarda diplomati Afm (ex Ragioneria). Per il resto, si cercano 2.000 (14,9%) diplomati dell’indirizzo Turismo ed enogastronomia, 1.100 (8,2%) dell’indirizzo informatico e altrettanti del corso Cat – Geometri. “Iscrivetevi agli istituti tecnici: la Regione e il Paese hanno bisogno di voi”, l’appello proveniente dal mondo produttivo e professionale.

L’Umbria tra 10 anni perderà il 9% della forza lavoro: previsioni e contromisure

L’AUR (Agenzia Umbria Ricerche) lancia l’allarme: il calo demografico peserà notevolmente sull’economia umbra già nei prossimi anni. Questo il focus del lavoro della dr.ssa Elisabetta Tondini, sulla base delle proiezioni demografiche Istat che indicano, da qui al prossimo decennio, la popolazione italiana n calo ovunque, ad eccezione di Lombardia, Emilia-Romagna e delle due province autonome). Ancora più importante, però, è la dinamica della fascia 15–64 anni: la perdita di persone in età da lavoro sarà diffusa, non risparmierà nessun territorio e sarà più accentuata tra le regioni economicamente più svantaggiate.

Il calo della forza lavoro in Umbria

In questo scenario, l’Umbria entro il 2035 rischia di perdere il 3,4% di abitanti e l’8,9% di quelli di età compresa tra 15 e 64 anni. Cioè quasi il 9% della sua potenziale forza lavorativa. Con rischi di ulteriore marginalizzazione.

Il solo fattore demografico determinerebbe una flessione economica – seppure con intensità differenti – diffusa in tutte le regioni italiane. Il Pil italiano dal 2023 al 2035 fletterebbe dell’8,0%. Quello umbro del 9,3%. Peggio dell’Umbria farebbero, oltre la Valle d’Aosta, le regioni meridionali.

La produttività

Per conservare nel 2035 il livello del Pil italiano dell’anno base (il 2023) sarebbe necessario, ad esempio, un incremento cumulato della produttività del lavoro pari all’8,7%, che corrisponderebbe a circa uno 0,7% annuo. In Umbria, la crescita della produttività del lavoro dovrebbe salire del 10,2%, per un tasso annuo dello 0,8%; nelle regioni meridionali, caratterizzate da cali demografici particolarmente consistenti, occorrerebbero aumenti anche ampiamente superiori all’1% annuo.

Il lavoro femminile

Tra le possibili dinamiche per evitare questo declino, lo studio analizza l’aumento del lavoro femminile. Ipotizzando un incremento diffuso del tasso di occupazione femminile di 5 punti percentuali e l’invariabilità delle altre componenti, l’impatto negativo diminuirebbe sensibilmente. In Umbria la perdita di Pil si ridurrebbe dal -9,3% al -5,6%: un miglioramento, certo, che non sarebbe però sufficiente a stabilizzare l’economia regionale. La mitigazione del calo del Pil riuscirebbe a evitare la contrazione economica solo in poche regioni del Nord, ovvero quelle che beneficiano di un incremento demografico.

Aumento generale del tasso di occupazione

Un passo ulteriore sarebbe un aumento anche dell’occupazione maschile (ipotizzato pari a 3 punti percentuali). In questo caso il quadro migliorerebbe ancora, ma anche questa combinazione non basterebbe a compensare gli effetti indotti dal calo demografico e mantenere l’economia regionale ai livelli del 2023: con le uniche eccezioni di Lombardia, Emilia-Romagna e le province autonome, per tutte le altre regioni si prospetterebbe una retrocessione economica che si farebbe minima per la Toscana (-0,4%) e massima per la Sardegna (-10,3%). Per l’Umbria il calo si attesterebbe al -3,5% (a fronte del -1,8% nazionale) e il PIL pro-capite mostrerebbe invece un lieve incremento, segno di una flessione demografica più sostenuta di quella economica.

Estensione dell’età pensionabile

In un contesto di invecchiamento demografico e crescente pressione sulla sostenibilità dei sistemi previdenziali, l’estensione dell’età pensionabile rappresenta una delle leve più discusse ma potenzialmente più efficaci per rafforzare la base occupazionale, oltre che contenere al contempo la spesa pubblica. Quali sarebbero allora gli effetti macroeconomici derivanti dall’innalzamento dell’età pensionabile, ad esempio, a 69 anni, con l’invariabilità della propensione all’occupazione di uomini e donne e della produttività del lavoro? Le risultanze di questa stima si collocherebbero tra due ipotesi limite. Nella prima l’allungamento dell’età pensionabile apporterebbe un sostanziale beneficio soprattutto nei territori con elevata partecipazione al lavoro, dunque in tutte le regioni del Centro-Nord: per l’Umbria il Pil aumenterebbe dello 0,9% (a fronte del +1,5% nazionale). Nella seconda ipotesi, l’effetto amplificatore sulla crescita risulterebbe molto più contenuto e limitato solo a quattro territori. L’Umbria subirebbe un calo del Pil pari al 3,1% (a fronte del -1,7% italiano).

Flussi migratori

L’aspetto che nell’immediato potrebbe attenuare il calo della forza lavoro è la componente migratoria. Poiché può contribuire a riequilibrare la piramide demografica attenuando la riduzione della popolazione attiva e sostenendo la capacità di generare lavoro. Una gestione efficace e lungimirante dei flussi migratori – per quanto complessa – può incidere in modo significativo nel contrastare lo squilibrio demografico e nel rafforzare la forza lavoro. Ma si tratta di un fattore fortemente aleatorio – viene sottolineato – influenzato da variabili geopolitiche e socioeconomiche difficilmente prevedibili.

È dunque un altro il fattore – è la conclusione dello studio – che, strettamente legato alla sfera economica, si impone come volano strategico su cui è indispensabile investire: la produttività del lavoro.

Lavoro, part-time e dimissioni: la parità di genere è ancora lontana

In Italia solo il 57,4% delle donne lavora (9.4 punti percentuali in meno rispetto a quello maschile) e il 70% delle dimissioni è femminile. Il 30% delle donne occupate lavora part time – spesso in modo involontario – contro appena il 7% degli uomini. Tra le madri under 35 il part time sale addirittura al 60%. E nel biennio 2023-2024, su 100mila dimissioni volontarie dal lavoro, 70mila hanno riguardato donne, costrette a lasciare l’occupazione soprattutto per l’impossibilità di conciliare tempi di lavoro e carichi di cura familiare.

Dati che raccontano una crescita frenata e un talento sprecato, quelli presentati nel convegno “Competitività significa Parità”, svoltosi al Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria. Tra gli intervenuti l’assessore regionale Simona Meloni, il presidente dell’Ente camerale, Giorgio Mencaroni, la Consigliera nazionale di parità supplente, Agnese Nadia Canevari, la Consigliera di Parità della Regione Umbria, Rosita Garzi.

Numeri che, pur segnando un miglioramento rispetto al passato, raccontano ancora un Paese che fatica a valorizzare pienamente il lavoro femminile. Ed è proprio da questi dati che ha preso le mosse il convegno “Competitività significa Parità”, svoltosi questa mattina a Perugia, presso il Centro Congressi della Camera di Commercio dell’Umbria.

L’iniziativa si inserisce nelle attività di promozione e divulgazione del progetto PAGINA – Parità di Genere in Azienda, promosso dalla Consigliera di Parità della Regione Umbria, dalla Regione Umbria e dalla Camera di Commercio dell’Umbria, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un progetto che ha già dimostrato la propria efficacia: il bando collegato al percorso formativo ha registrato un’ottima partecipazione delle imprese umbre, confermando un interesse reale e diffuso verso la Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022.

PAGINA accompagna le aziende in un percorso strutturato e basato su indicatori misurabili, che interviene su governance, gestione delle risorse umane, equità retributiva, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro, con l’obiettivo di prepararle concretamente al conseguimento della certificazione e, soprattutto, di diffondere una nuova cultura organizzativa.

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, che ha evidenziato come “la parità di genere in azienda e la sua certificazione siano un’ottima realtà normativa, ma richiedano ancora molto lavoro di implementazione”. Mencaroni ha sottolineato come oggi il percorso sia seguito soprattutto da imprese femminili, mentre “le altre sono ancora meno coinvolte”, aggiungendo però che “diventerà sempre più evidente che la parità di genere significa maggiore competitività dell’impresa”. Da qui la necessità, secondo il presidente camerale, di “una forte animazione da parte delle istituzioni, delle associazioni di categoria e dei corpi sociali intermedi”, esattamente ciò che il progetto PAGINA sta realizzando.

L’assessora regionale alle Politiche di parità di genere e antidiscriminazione, Simona Meloni, intervenuta da remoto, ha richiamato “la centralità del lavoro e dell’indipendenza economica per garantire una parità reale tra uomo e donna”, ricordando l’impegno della Regione in una strategia condivisa con istituzioni e parti sociali. “La tutela del lavoro femminile è ancora poco centrata – ha affermato – e stiamo lavorando con Inps e Inail per renderla più ampia ed efficace”. Annunciato anche l’aggiornamento della legge regionale del 2015 sulle politiche di genere, “una norma che dieci anni fa fu una novità assoluta e fece da battistrada ad altre regioni”.

Un quadro nazionale ancora critico è stato delineato da Agnese Nadia Canevari, Consigliera nazionale di parità supplente, che ha fornito i dati più aggiornati sul mercato del lavoro. “La disuguaglianza di genere continua a rallentare la crescita del Paese”, ha affermato, pur riconoscendo che “passi avanti sono stati fatti” e che aumentano gli esempi virtuosi. La sfida, secondo Canevari, è “ridefinire i modelli organizzativi di lavoro per rendere le imprese più giuste, più inclusive e più competitive”. Centrale anche il tema del gender pay gap, con il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea sulla trasparenza retributiva, che dovrebbe entrare in vigore da giugno.

La Consigliera di Parità della Regione Umbria, Rosita Garzi, è entrata nel merito dei meccanismi che ancora producono disuguaglianza, nel suo intervento dedicato a “un modello organizzativo più equo e più inclusivo”“Gender pay gap, segregazione verticale e orizzontale, penalizzazione legata alla maternità: sono i principali fenomeni discriminanti che caratterizzano le organizzazioni in Italia”, ha spiegato, affrontando anche i temi del clima aziendale, della gestione del conflitto e della giustizia organizzativa. Equità, inclusione e produttività – insieme ai vantaggi fiscali – sono le principali motivazioni che spingono le imprese verso la certificazione della parità di genere.

Spazio anche alle esperienze concrete con l’intervento di Elisa Severino, HR manager di Tarkett Official, azienda con sede a Terni e già certificata. Severino ha ricordato come “la nostra azienda abbia una forte cultura delle certificazioni: ne abbiamo sette e abbiamo accolto subito anche quella di genere, perché la nostra organizzazione aveva già tutte le caratteristiche per ottenerla”.

Di grande interesse anche gli interventi da remoto di Gianluca Puliga, dirigente del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, e di Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere. Puliga ha ricordato l’obiettivo europeo delle 3.000 imprese ed enti certificati entro giugno 2026, sottolineando che “oggi siamo già a 12.349 certificazioni, un risultato che possiamo definire un grande successo” e ribadendo che “questo strumento resterà nel nostro sistema normativo anche dopo la fine del Pnrr”.
Pompei ha invece richiamato il ruolo storico del sistema camerale, ricordando che “già nel 1998 nacquero i Centri per l’Imprenditoria Femminile” e che la certificazione rappresenta “la naturale evoluzione di quell’impegno trentennale”.

A tirare le conclusioni è stato il segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, Federico Sisti, che ha individuato il filo rosso dell’intera mattinata “nella consapevolezza che Italia e Umbria vogliono fare un salto in avanti sulla parità di genere”. Un salto da fare insieme, “per una società più sostenibile e per aumentare la competitività delle imprese”.

Umbria, boom di lavoratori over 50 nel settore privato

Terni è la seconda provincia in Italia dove più alta è l’età media dei lavoratori dipendenti nel settore privato: 43,61 anni. Dietro solo (e di poco) alla provincia di Potenza.

Con 20.513 dipendenti che hanno più di 50 anni, pari al 37,4% di coloro che sono ricevono una busta paga da imprese private presenti nella provincia di Terni.

La media italiana – secondo l’elaborazione fatta dall’Ufficio studi della Cgia su dati Inps – è di 41,91 anni di età, con il 32,7% degli over 50.

Ad abbassare un po’ l’età media dei dipendenti del settore privato in Umbria c’è il dato della provincia di Perugia: 42,23 anni. Con il 33,1% del totale dei dipendenti che ha più di 50 anni.

L’Umbria è comunque sul podio delle regioni per anzianità dei lavoratori dipendenti del settore privato: sul totale di 236.820 gli over 50 sono 80.650 (pari al 34,1%) con un’età media di 42,55. Un’età più alta si trova solo in Basilicata e in Molise.

Un dato, quello umbro, a cui contribuiscono vari fattori. L’elevata età media della popolazione (anche se la Liguria, ad esempio, presenta una situazione diversa). L’elevata incidenza dell’impiego pubblico sul totale. Ed anche la cosiddetta fuga dei cervelli, con i giovani che spesso lasciano la regione perché attratti dal lavoro nelle grandi imprese (non solo per una questione di salario, ma di aspettative di carriera, riduzione del rischio e qualità delle opportunità percepite) che hanno sede fuori dai confini regionali e spesso nazionali.

Lavoro e formazione, l’Umbria ha superato gli obiettivi Pnrr col programma Gol

L’Umbria ha superato con largo anticipo e volumi superiori alle attese i nuovi target del Programma Gol (Garanzia occupabilità lavoratori).

Nella rendicontazione complessiva trasmessa all’Unità di Missione del Pnrr, Arpal Umbria ha certificato il pieno superamento degli obiettivi previsti per la Missione 5 (Componente 1), recentemente aggiornati dal Decreto del ministero del Lavoro n. 171 del 4 dicembre 2025.

Nello specifico, l’Umbria ha attestato il raggiungimento di 55.860 beneficiari che hanno usufruito delle politiche del lavoro tramite la rete dei Centri per l’Impiego, le Agenzie per il lavoro (Apl) e gli Organismi di formazione, a fronte di un target fissato a 52.627. Performance di particolare rilievo emergono sul fronte della formazione, con 14.725 persone che hanno concluso un percorso entro la fine del 2025. Di pregio il dato sul rafforzamento delle competenze digitali, asset sempre più richiesto dalle imprese: sono ben 6.444 gli utenti formati in questo ambito, superando la soglia di 5.877 prevista dal programma. Con questi risultati, l’Umbria non solo ha centrato il target di 11.151 beneficiari fissato per dicembre, ma ha già traguardato l’obiettivo di ulteriori 1.142 unità previsto per il 30 giugno 2026.

L’assessore regionale alle Politiche del Lavoro, Francesco De Rebotti, ha espresso soddisfazione per l’operato dell’Agenzia in questa fase di commissariamento e per l’impegno corale della rete regionale: “Sento il dovere di ringraziare le Agenzie per il Lavoro, gli Enti di formazione e il personale di Arpal. In particolare, i Centri per l’impiego hanno gestito le prese in carico con estrema professionalità, mentre la rete dei servizi privati e degli organismi formativi ha contribuito in modo decisivo a un traguardo sfidante, raggiunto anche in condizioni non sempre agevoli”.

“Il lavoro portato avanti – conclude De Rebotti – nell’ottica del miglioramento continuo che intendiamo applicare rispetto allo sviluppo della totalità dei servizi, non ha solo valenza territoriale e proietta l’Umbria tra le prime regioni per efficienza, contribuendo significativamente al successo del PNRR su scala nazionale. Il risultato odierno è frutto anche di una vasta campagna di comunicazione e di collaborazioni strategiche capillari, come quella con i Dipartimenti dell’Università degli Studi di Perugia e le sedi Adisu, grazie ai quali l’Agenzia ha intercettato numerosi giovani che hanno aderito con entusiasmo al bonus formazione Gol”.

Imprese, lavoro, immobili, pace fiscale, buoni pasto: le misure della Finanziaria

La Cgia ha sintetizzato le misure per famiglie e imprese contenute nella legge di bilancio 2026-2028.

Tasse, sigarette, auto
gli effetti sulle tasche degli umbri

Imprese

Perle imprese introdotto, su base triennale, il regime di iperammortamento per gli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e/o digitale delle imprese effettuati tra il 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028.

Istituito anche un fondo, con una dotazione di 1,3 miliardi di euro, volto a incrementare le risorse a disposizione per il credito d’imposta a favore delle imprese per gli investimenti effettuati secondo il modello “Industria 4.0”.

Finanziato il credito d’imposta nella Zona economica speciale unica (ZES unica Mezzogiorno), che però non riguarderà tutto il territorio di Umbria e Marche. Le due Regioni sono in pressing con il Governo sull’UE per ottenere l’estensione del beneficio a tutto il territorio regionale.

Finanziato il credito d’imposta per le imprese che operano o si insediano nelle Zone logistiche semplificate (ZLS).

Rifinanziati anche i contratti di sviluppo e la misura agevolativa “Nuova Sabatini” per il sostegno agli investimenti in beni strumentali da parte di micro, piccole e medie imprese.

Pacchi e buoni pasto

La soglia esentasse dei buoni pasto elettronici per i dipendenti passa da 8 euro a 10 euro.

Introdotto un contributo di 2 euro su tutte le spedizioni di valore inferiore a 150 euro provenienti da paesi extra UE.

Pace fiscale

Vengono introdotti interventi di pacificazione fiscale rivolti ai contribuenti per i carichi affidati all’agente della riscossione fino al 31 dicembre 2023. Questi ultimi potranno essere definiti in una unica soluzione oppure pagati in 9 anni, in 54 rate bimestrali uguali. La misura è rivolta ai contribuenti che hanno presentato la dichiarazione ma hanno omesso il pagamento.

Misure fiscali e sostegno al reddito

Per i contribuenti riduzione della seconda aliquota dell’IRPEF – scaglione tra 28 e 50mila euro – che passa dal 35% al 33%. La riduzione sarà sterilizzata solo per i redditi superiori a 200.000 euro. In Umbria questa misura si unisce all’aumento dell’1,89% dell’aliquota già scattata nel 2025, al netto di un contributo di 150 euro previsto per attenuare la misura.

Regime fiscale agevolato su rinnovi contrattuali (5% sugli aumenti a partire dal 2024 per redditi fino a 33mila euro), premi di produttività, lavoro festivo/notturno e trattamento accessorio.

Immobili

Confermata per il 2026 la disciplina in merito al bonus ristrutturazione sulla prima casa al 50% e al 36% dalla seconda in poi e il bonus mobili fino a 5mila euro.

Cambia la normativa sugli affitti brevi. Dal terzo immobile scatta l’attività di impresa (prima dal quinto).

Altre tasse

Confermato l’innalzamento a 35mila euro della soglia di redditi da lavoro dipendente o da pensione che permette di beneficiare della cosiddetta flat tax al 15 per cento sui redditi autonomi.

Raddoppiate le aliquote dell’imposta sulle transazioni finanziarie a partire dal 2026 (cosiddetta Tobin tax).

Famiglie, lavoro e politiche sociali

Al fine di favorire l’accesso a determinate prestazioni agevolate si introduce una revisione della disciplina per il calcolo dell’ISEE. In particolare, viene innalzata da 52.500 a 91.500 euro la soglia del valore della prima casa esclusa dal calcolo ISEE (tetto innalzato fino a 120mila euro per i nuclei residenti nelle città metropolitane).

Per il 2026, rispetto al 2025, viene rafforzato il bonus mamme, che passa da 40 a 60 euro mensili a favore delle lavoratrici con almeno due figli e reddito fino a 40mila euro. Potenziati anche il congedo parentale e il congedo per malattia dei figli minori.

Le famiglie con ISEE fino a 30mila euro potranno inoltre beneficiare del bonus libri comunale per l’acquisto di libri scolastici per le scuole superiori e di un contributo fino a 1.500 euro per chi sceglie le scuole paritarie (medie e primo biennio superiori).

Rifinanziata per gli anni 2026 e 2027 la “Carta dedicata a te”, un contributo di 500 euro per le famiglie con ISEE non superiore a 15mila euro per l’acquisto di beni alimentari di prima necessità.

Istituito il fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati e divorziati con una dotazione di 20 milioni a decorrere dal 2026 e un fondo per il sostegno del caregiver familiare (1,15 milioni per il 2026).

Sterilizzato l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile, a partire dal 2027, per i lavoratori impegnati in attività usuranti e gravose. Per le restanti categorie di lavoratori l’aumento sarà di un solo mese nel 2027 e di due mesi nel 2028. Per il personale militare delle forze armate, inclusi carabinieri, guardia di finanza, polizia e vigili del fuoco è previsto dal 1° gennaio 2028 – oltre all’aumento che scatterà per tutti – l’incremento di un mese per il 2028, di un ulteriore mese per il 2029 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2030 dei requisiti per il pensionamento.

Previsto l’incremento di 20 euro al mese per le pensioni dei soggetti in condizioni disagiate.

Prorogata l’APE sociale con riferimento a determinate fattispecie. Estesa la platea delle aziende che dovranno conferire il TFR al fondo INPS: anche i datori di lavoro che raggiungono i 50 dipendenti negli anni successivi a quello di inizio attività, ad esclusione, per gli anni 2026 e 2027, dei datori di lavoro per i quali la media annuale (del relativo anno precedente) sia inferiore a 60 lavoratori dipendenti, saranno obbligati a versare al fondo INPS le quote di TFR non destinate alla previdenza complementare. Dal 2032 l’obbligo sarà esteso alle aziende da 40 dipendenti. Inoltre, dal 1° luglio 2026, scatta l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti del settore privato, se non esprimono la propria scelta entro 60 giorni dall’assunzione.

Sanità

Ai rifinanziamenti previsti l’anno scorso dalla legge di bilancio, pari a oltre 5 miliardi per il 2026, a 5,7 miliardi per il 2027 e a quasi 7 miliardi per il 2028, si aggiungono 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi a decorrere dal 2027. Una parte di tali risorse sarà destinata a nuove assunzioni e al miglioramento dei trattamenti in favore del personale sanitario. Introdotte misure volte a ridurre le liste di attesa e il rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie.

Banche e assicurazioni

Confermato il contributo del settore finanziario, con il coinvolgimento di banche e assicurazioni.

Per gli istituti di credito è previsto un aumento di due punti percentuali dell’IRAP per tre anni, con una franchigia di 90 mila euro nel 2027 e 2028, lo slittamento delle DTA (imposte differite attive) e la possibilità di distribuire le riserve da extraprofitti con il pagamento di un contributo straordinario. Viene inoltre ridotta la deducibilità sulle perdite pregresse ed eccedenze ACE: per il 2026 la percentuale scende dal 43% al 35%, mentre per il 2027 passa dal 54% al 42%. Infine, la deducibilità degli interessi passivi è prevista nei limiti del 96% per il 2026, del 97% per il 2027, del 98% per il 2028 e del 99% per il 2029.

L’aumento dell’Irap, da cui sono escluse SIM, SGR, SICAV e holding industriali, si applica anche alle assicurazioni. Previsto inoltre per le assicurazioni il versamento di un acconto pari all’85% del contributo sul premio delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti dovuto per l’anno precedente.

Gepafin assume full-time un esperto in gestione e politiche di ingegneria finanziaria a supporto delle imprese

Gepafin Spa, la società regionale pubblico-privata, ha indetto una selezione per titoli e colloquio per l’assunzione a tempo indeterminato con contratto di lavoro full-time di un ‘Esperto in gestione e politiche di ingegneria finanziaria a supporto delle imprese’, garantendo pari opportunità tra uomo e donna nel lavoro ai sensi del Decreto legislativo numero 198 del 2006 (e successive modificazioni e integrazioni). Per candidarsi c’è tempo fino a giovedì 22 gennaio 2026.

Gepafin è la società finanziaria della Regione dell’Umbria partecipata al 44% da 10 istituti bancari, iscritta all’elenco degli Intermediari Finanziari ex art. 106 TUB. Svolge attività di concessione di finanziamenti, rilascio di garanzie e interventi in equity e quasi-equity. Per la selezione del candidato, la società si avvarrà del supporto tecnico professionale della di Manpower srl.

“L’inquadramento contrattuale e il trattamento economico annuo – informa in una nota Gepafin Spa – saranno commisurati all’esperienza e alle competenze maturate nel ruolo, inoltre gli emolumenti saranno soggetti alle trattenute erariali, assistenziali, previdenziali e a quanto previsto dalla normativa vigente in materia. L’incarico è incompatibile con l’esercizio di qualunque altro impiego, professione, industria o commercio”.

La domanda

Per l’ammissione alla selezione si dovrà produrre la domanda di partecipazione per via telematica dalla seguente pagina del sito istituzionale di Gepafin https://gepafin.it/societa-trasparente/selezione-del-personale/ – Reclutamento del Personale, all’interno della sezione ‘Società Trasparente – Selezione del Personale’.

Sulla piattaforma saranno disponibili per la consultazione l’avviso di selezione con le informazioni sul profilo professionale ricercato, i requisiti richiesti, il manuale per l’utilizzo dell’applicativo e alcune Faq con soluzioni note. La compilazione e l’invio telematico della domanda dovrà avvenire entro le ore 23.59 del 22 gennaio 2026. È previsto un servizio di assistenza ai candidati (helpdesk) per l’inserimento dei dati e della domanda. L’assistenza tecnica, garantita fino alle 24 ore precedenti alla scadenza, avverrà tramite la casella di posta elettronica dedicata support@upconcorsi.it .

“Gepafin – conclude la nota – si riserva la facoltà di revocare o annullare la presente selezione, destituire o rinviare lo svolgimento della stessa, nonché le connesse attività di assunzione, e di sospendere la nomina dei candidati idonei in ragione di esigenze attualmente non valutabili né prevedibili, nonché in applicazione di disposizioni di contenimento della spesa che impedissero, in tutto o in parte, assunzioni di personale”.