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Autore: Matteo Savino

Mattarella all’Università per Stranieri: simbolo dell’Italia accogliente

Nella Perugia di Capitini “campione della non violenza e della pace”, che dell’Università per Stranieri di Perugia è stato rettore nell’immediato secondo dopoguerra, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato il fondamentale ruolo della cultura “per la comprensione reciproca e la cooperazione tra i popoli” inaugurando il centesimo anno accademico dell’Ateneo a Palazzo Gallenga.

Mattarella ha parlato dell’UniStra come luogo di “diversità che hanno un comune valore che le tiene insieme: l’Italia Paese accogliente”. Un ruolo che l’Ateneo perugino ha svolto in questi cento anni anche in contesti difficili: “Compiti di grande rilievo – ha detto il Capo dello Stato – che meritano la riconoscenza della Repubblica”.

Di pace e di accoglienza – anche con un appello per facilitare la permanenza degli studenti stranieri in Italia – ha parlato anche il rettore Valerio De Cesaris (nella foto insieme al Capo dello Stato).

Ed un esempio concreti è arrivato dalle testimonianze di studentesse e studenti che frequentano l’Università per Stranieri di Perugia, esperienza, ha evidenziato, di grande valore umano.

Ad accogliere il Capo dello Stato a Perugia la governatrice umbra Stefania Proietti, la sindaca Vittoria Ferdinandi e il presidente della Provincia di Perugia Sandro Pasquali.

Carburanti, la finanza nei distributori: su 288 controllati 43 irregolarità

Su 288 distributori di carburanti controllati dalla guardia di finanza in Umbria nell’ultimo anno sono state riscontrate 43 irregolarità, di varia natura e gravità.

Nello specifico, i Comandi territoriali della provincia di Perugia hanno effettuato 262 verifiche nei confronti di altrettanti distributori, con l’obiettivo di accertare il rispetto delle normative riguardanti la comunicazione dei prezzi al Ministero delle Imprese e Made in Italy, la pubblicità dei prezzi e l’esposizione corretta delle tariffe medie. Interventi che mirano soprattutto a verificare la corrispondenza dei prezzi esposti con quelli effettivamente praticati durante l’erogazione. Gli accertamenti eseguiti hanno riguardato una selezione di distributori individuati attraverso specifici profili di rischio, analizzati dal Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza.

All’esito dei controlli, 34 distributori, pari al 13% del totale controllato, non rispettavano le normative, con conseguente applicazione di sanzioni pecuniarie. Le violazioni riscontrate, in vari Comuni della provincia come Perugia, Città di Castello, Umbertide, Foligno, Valtopina, Cannara, Montefalco, Spoleto, Norcia, Magione, Passignano sul Trasimeno, Corciano, Gubbio, Todi e Collazzone, riguardano principalmente la mancata esposizione e pubblicazione dei prezzi praticati e la mancata indicazione, sugli appositi cartelloni separati, dei prezzi delle altre tipologie di carburanti speciali.

Nella provincia di Terni le Fiamme gialle hanno invece effettuato 26 controlli nei confronti di distributori di carburanti, all’esito dei quali 9 titolari d’impresa, pari al 34% del totale ispezionato, operanti nei Comuni di Arrone, Ficulle, Montecastrilli e Narni, sono risultati non in regola. In particolare per la mancata comunicazione dei prezzi al MIMIT ed i restanti per l’omessa esposizione delle tariffe praticate. Non sono emerse, invece, irregolarità nelle quantità di carburante effettivamente erogate.

Il dispositivo di prevenzione – annuncia la guardia di finanza – continuerà anche nel 2025, con ulteriori controlli sulla circolazione di prodotti petroliferi e sull’intera filiera, inclusi i depositi e i distributori di carburante.

Geloso, perseguita la moglie anche di fronte alla loro bambina

A causa della sua gelosia non risparmiava sfuriate, umiliazioni ed anche aggressioni fisiche nei confronti della compagna, anche in presenza della loro bambina.

Proprio per timore che la situazione potesse nuocere in particolare alla piccola, la donna ha deciso di denunciare tutto alla polizia di Perugia, chiedendo di essere accolta, insieme alla figlia, in una struttura protetta.

Le indagini – anche attraverso le testimonianze raccolte da altre persone informate su quanto avveniva in quella casa – hanno portato a richiedere nei confronti del 26enne l’allontanamento e il divieto di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla donna. Misura emessa dal gip, visti i gravi indizi di colpevolezza.

Per evitare che l’uomo violi le prescrizioni, gli è stato applicato il braccialetto elettronico.

Anziana prof ferita in casa, denunciato un minorenne

Denunciato un minorenne per l’aggressione subita in casa lo scorso 7 gennaio da una professoressa in pensione. La donna, di 83 anni, aveva trovato uno sconosciuto, all’alba, nella sua abitazione, nella zona della stazione ferroviaria, a Terni.

Il giovane, prima di fuggire, l’aveva ferita gravemente al volto con un coltello.

La donna era stata trasportata all’ospedale di Terni. Subito erano scattate le indagini da parte dei carabinieri per risalire all’autore dell’aggressione.

Ora la svolta, con la Procura di Terni che ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Perugia, procedendo nei confronti del minorenne, al quale vengono contestati i rati di rapina aggravata e lesioni.

Al giovane è stato è stato notificato un avviso di accertamenti tecnici irripetibili.

Petardi nel deposito e incendio, denunciati tre giovanissimi

I petardi, fatti esplodere nel magazzino adibito a deposito di atti amministrativi, avevano provocato un principio di incendio. Che il tempestivo intervento dei vigili del fuoco aveva domato, evitando che le fiamme si potessero propagare al resto del deposito.

I carabinieri della stazione di Tavernelle hanno rintracciato e denunciato i tre presunti responsabili del blitz effettuato lo scorso dicembre all’interno del magazzino. Si tratta di due sedicenni e di un ventenne, che dovranno rispondere delle accuse contestate loro. Oltre a parte dei documenti conservati, le fiamme avevano anche danneggiato alcuni mobili del magazzino.

Ma soprattutto, qualora si fosse propagato l’incendio avrebbe potuto costituire un serio pericolo per la pubblica incolumità.

Nodo energia Ast: “Accordo di Programma infruttuosa pantomima”

“Un’enorme perdita di tempo e una generale e infruttuosa pantomima”. L’assessore regionale allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti, bolla così la vicenda dell’Accordo di Programma con Ast, dopo che il Gruppo Arvedi, attraverso il ceo Dimitri Menecali, ha ribadito che non ci sarà alcuna firma se prima non verrà messa nero su bianco una soluzione “contingente e strutturale” al problema del costo dell’energia. Da sempre posto dall’azienda, sui tavoli locali e ministeriali, come punto imprescindibile per effettuate nuovi investimenti sul polo siderurgico e sul territorio ternano.

“Fin da subito – scrive De Rebotti – è stato chiaro che l’incaglio fosse, come più volte ripetuto, il tema del costo dell’energia e i rinvii per la firma dei mesi scorsi, giustificati dalla prossimità delle elezioni regionali, si dimostrano oggi con evidenza solo un inutile e dannoso tentativo di procrastinare il nulla. Perché, è questa la verità – attacca l’assessore – mai si sono costruite soluzioni che ne permettessero la definizione”.

Scrive ancora De Rebotti: “Oggi la vicenda rischia di condizionare pesantemente il futuro di Ast, della tenuta occupazionale e del progetto industriale all’interno del quale sono contenuti importanti investimenti di matrice ambientale. Abbiamo testardamente inseguito possibili soluzioni al tema energetico, rimane in campo il percorso già avviato dalla Regione sul tema delle concessioni che può portare beneficio alle imprese umbre dal 2029 in poi. Ma ora è indispensabile, dopo la presa di posizione di AST, riportare immediatamente la questione sul tavolo del governo. Non sono più permessi disimpegni per nessuno degli attori in campo. Lo dobbiamo ai lavoratori e alla comunità ternana e regionale”.

Alla luce di queste valutazioni la Regione convocherà in tempi rapidi a Terni i rappresentanti del Parlamento Italiano ed Europeo. Chiedendo l’immediata convocazione del tavolo ministeriale sul progetto industriale di Ast, come invocato dai sindacati nell’incontro avuto venerdì in Regione.

Macchinari e abbigliamento, ecco l’export umbro che teme i dazi di Trump

Prodotti per un valore di 668 milioni di euro nell’ultimo anno di cui si hanno dato definitivi (il 2023) sono partiti dalla Sardegna alla volta degli Stati Uniti. Pari all’1 % dei 67.166 milioni di merci che l’Italia ha esportato nel Paese a stelle e strisce. Il secondo Paese di destinazione dei prodotti italiani, dopo la Germania.

Export che, con la crisi dell’economia tedesca e con i dazi minacciati dal presidente statunitense Trump rischia di veder ridotti i propri volumi.

L’Umbria esporta verso gli Stati Uniti soprattutto macchinari per 182 milioni di euro, prodotti di abbigliamento per 121 milioni e macchine per l’agricoltura per 43 milioni.

Il mercato statunitense tuttavia aveva prospettive di espansione per l’Umbria: in un anno l’export verso gli Stati Uniti è aumentato di 58 milioni di euro, in termini percentuali dell’9,4% in un anno. Ed ora anche le imprese dell’Umbria si interrogano sul futuro, dopo la battaglia commerciale che il presidente Trump sembra intenzionato ad intraprendere su scala mondiale e che rischia di colpire anche l’Unione Europea.

Accordo di programma, Ast ribadisce: prima risolvere il nodo energia

O si risolve in modo definitivo, “contingente e strutturale”, il nodo dei costi energetici o Arvedi Ast non firmerà l’Accordo di programma.

All’indomani dell’incontro in Regione in cui è stato prospettato ai sindacati che resta fermo, come garantito dal ministro Urso, di arrivare entro febbraio alla firma dell’Accordo di programma, la proprietà delle Acciaierie ternane mette (o per meglio dire, rimette) un punto fermo che gela le aspettative di lavoratori e imprese dell’indotto.

Con una nota, l’amministratore delegato dell’azienda, Dimitri Menecali, ribadisce la necessità di “risolvere il problema del costo dell’energia prima di qualsiasi Accordo di programma”.

Concetto meglio esplicato nel prosieguo della breve, ma esplicativa nota: “Nessuno, e dunque neppure Arvedi Ast in buona fede può assumersi la responsabilità di firmare un accordo che non contenga la soluzione, contingente e strutturale, del costo dell’energia, poiché comprometterebbe la competitività, lo sviluppo, il rilancio dell’azienda e il futuro dei posti di lavoro”.

Il messaggio – nonostante le rassicurazioni di Regione e Governo – è chiaro: se non si trova una soluzione definitiva e duratura al problema dei costi energetici, il gruppo Arvedi non intende assumersi formali per il polo ternano.

Un “paletto”, quello ribadito dalla proprietà, che rischia quantomeno di spostare l’arco temporale per la sospirata firma dell’Accordo di programma.

Vertice su Ast, i sindacati pressano il Governo sull’Accordo di programma e Arvedi per il Piano industriale

Da una parte le sollecitazioni al Governo affinché metta effettivamente in campo gli strumenti di incentivi pubblici a supporto degli investimenti privati indicati nell’Accordo di programma per Terni. Dall’altra, la richiesta al gruppo Arvedi di presentare un Piano industriale che disegni realisticamente il ruolo del polo siderurgico ternano anche nel mercato internazionale.

Ast, tra nodo energia e accordo di programma:
la nota dell’ad Menecali

E’ quanto Cgil, Cisl e Uil hanno porto sul tavolo, nell’incontro convocato dalla Regione su sollecitazione degli stessi sindacati per hiarire lo stato di avanzamento dell’Accordo di Programma per Arvedi Acciai Speciali Terni.

Cgil-Cisl-Uil di Terni condividendo quanto espresso e sollecitato dalle organizzazioni metalmeccaniche, confermano tutto il proprio supporto, alle stesse, nella delicata discussione che riguarda il sito Ast sia in termini di prospettiva di sviluppo che occupazionale.

L’appello al Governo

“Come Cgil Cisl Uil – scrivono i sindacati – riteniamo che se da una parte l’Accordo di programma rappresenta una occasione da non dissipare, dall’altra è anche un’occasione per rivitalizzare quelle Relazioni industriali che hanno fatto di Terni un punto di riferimento per la manifattura e il sindacato.
Relativamente all’accordo di programma, abbiamo ribadito che la legittima richiesta del gruppo Arvedi effettuata nei confronti del Governo, relativa al supporto degli strumenti di finanza pubblica al piano di investimento privato, va portata velocemente a conclusione, verificando e esplicitando una volta per tutte i contenuti, facendo assumere agli attori istituzionali e aziendali la responsabilità della firma o non firma per chiudere questo lungo periodo di indeterminatezza e transizione”.

Il Piano industriale

“L’esito della discussione sull’Accordo di programma – aggiungono però i sindacati – non può inficiare comunque la necessità e l’urgenza di approfondire e condividere un piano industriale, che garantisca al sito di Terni la capacità di rimanere un player internazionale e soprattutto per il valore che Ast rappresenta nell’economia territoriale, regionale, nazionale ed europea”.

Cgil, Cisl e Uil hanno così avvalorato la necessità di discutere e certificare in sede di Governo il Piano Industriale di Ast, “come sempre fatto nella storia delle relazioni sindacali ternane” ricordano, al fine di avere certezze “sugli impegni che l’attuale proprietà intende assumere per garantire la strategicità delle produzioni di acciai speciali; per gli investimenti per un piano di sviluppo commerciale, di processo e di prodotti; per le risorse per un piano ambientale; per un piano sociale rivolto all’occupazione dei diretti, operai impiegati e quadri, e dell’indotto”.

Cgil Cisl Uil ritengono Arvedi Ast un global player in grado di elaborare un Piano industriale rivolto anche al mercato internazionale, “in grado di garantire, potenziandoli ulteriormente, gli standard in materia di qualità del lavoro e rispetto dell’ambiente”.

Nuovo “Patto di Territorio”

Nell’incontro i sindacati hanno evidenziato, come sollecitato da tempo e purtroppo inascoltati, che un eventuale Accordo di programma per Ast debba essere ricompreso dentro un nuovo Patto di Territorio “capace di ‘rigenerare’ gli strumenti e i riconoscimenti già presenti, implementarli con i nuovi, cogliendo le sfide europee legate alla sostenibilità ambientale economica, sociale. Dobbiamo lavorare attorno ad uno strumento più inclusivo – dicono i rappresentanti di Cgil-Cisl-Uil – capace di immaginare una città sostenibile in grado di fermare il declino. Insomma ragionare di un nuovo Patto di Territorio per il comprensorio all’interno di un nuovo modello di sviluppo, rappresenta la capacità di individuare un orizzonte ed un progetto territoriale capace di capitalizzare le tante risorse disponibili, accrescere fattori localizzativi e competitivi, per uno sviluppo complessivo di tutto il sistema territoriale aumentandone l’attrattività, generando nuova e buona occupazione e migliorando complessivamente la qualità della vita delle cittadine e dei cittadini”.

Così gli scarti delle aziende del tessile possono diventare una risorsa

Gli scarti delle lavorazioni delle imprese della filiera del tessile, da rifiuto a risorsa. Questa l’opportunità di cui si è discusso nell’incontro “VerdeIn Med regional hub, per una transizione sostenibile del settore tessile”, che si è tenuto all’Accademia di Belle Arti di Perugia. Un progetto di respiro europeo, promosso da Confindustria, Legambiente e dall’Accademia stessa.

Il confronto è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione attuale e i possibili sviluppi anche nel breve tempo, le tecnologie esistenti e utilizzabili, i possibili sviluppi per dare al ciclo dei tessuti una conclusione diversa da quella della discarica.

All’incontro, oltre ai rappresentanti di Tsa (Trasimeno Servizi Ambientali) e dell’Accademia, hanno preso parte anche il Comune di Perugia, con l’assessore all’ambiente, David Grohmann, la Regione Umbria, Arpa, Auri, Camera di Commercio e i rappresentanti di alcune importanti aziende del territorio, tra cui la Brunello Cucinelli.

Un cambio di visione e di approccio alla raccolta e al recupero dei materiali di scarto che interessa il mondo della produzione tessile. Una nuova frontiera su cui Tsa sta focalizzando da tempo la sua attenzione soprattutto per le potenzialità che ha sia sul fronte della sostenibilità ambientale che economico.

“La gestione dei rifiuti tessili, per meglio dire il loro recupero e riutilizzo nell’ambito di un’economia circolare che punta alla massima sostenibilità non è più solo un’ipotesi o un auspicio – ha spiegato il consigliere delegato Alessio Lutazi, che ha partecipato per Tsa insieme a Francesco Caldari – ma una necessità che implica un impegno concreto, ma anche condiviso tra tutti i soggetti che, a vario titolo, hanno voce in capitolo. Nel tempo è cambiato l’approccio al materiale di scarto come sono cambiate le tecnologie che consentono di differenziare in maniera sistematica. Ora è il momento di mettere a frutto idee e potenzialità. Tsa è pronta a fare la propria parte”.