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Tag: sindacati

Ccnl Telecomunicazioni, in Umbria chiamati allo sciopero 2.500 lavoratori

Lunedì mattina presidio davanti della sede di Confindustria a Perugia indetta dalle sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil

Lunedì 31 marzo scioperano i lavoratori del settore delle telecomunicazioni. Le sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno infatti indetto uno sciopero per un intero turno lavorativo per chiedere il rinnovo del Ccnl (Contratto collettivo nazionale di lavoro) Telecomunicazioni, scaduto ormai da oltre due anni.

In concomitanza, per sostenere le rivendicazioni, i sindacati hanno anche organizzato un presidio sotto la sede di Confindustria Umbria, a Perugia, a partire dalle 10. A essere interessati dalla protesta, nelle due province, sono circa 2.500 lavoratori.

“Il confronto con le parti datoriali – fanno sapere le organizzazioni sindacali – è in una fase di stallo da dicembre. Se la discussione sulla parte normativa è stata molto accesa, ma al contempo proficua, trovando una sintesi su quasi tutti i punti oggetto di confronto, relativamente alla parte economica l’atteggiamento di alcune aziende capofila delle Telco ha determinato un’incomprensibile fase di stallo. È sempre più evidente che a causa della miopia del management delle aziende che ha guidato questo settore per anni, e la totale assenza di logica in prospettiva industriale di un settore strategico per il Paese, da parte dei vari governi succedutisi nell’ultimo decennio, il settore delle telecomunicazioni perde oltre un miliardo di ricavi all’anno. Sta emergendo chiara la rabbia delle lavoratrici e dei lavoratori, indisponibili a pagare le conseguenze delle scelte governative e manageriali. I fenomeni inflattivi dei precedenti anni hanno messo a dura prova il potere di acquisto, e con forza emerge la richiesta di un rinnovo di contratto che restituisca un giusto aumento salariale”.

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Tasse per la sanità, dopo gli incontri con sindacati e imprese la Giunta rivaluta la manovra

Una partecipazione tardiva (“ma c’è urgenza”, si è giustificata la presidente Stefania Proietti) ma che forse porterà ad una revisione della manovra che la Giunta regionale ha preadottato nella seduta di venerdì 21 marzo.

Lo ha spiegato la stessa governatrice nella conferenza stampa in cui ha mostrato il primo studio con cui l’advisor KPMG ha “certificato” un rosso nella gestione delle quattro Aziende sanitarie umbre che per il 2024 è di 243 milioni di euro, che con i 153 milioni della gestione sanitaria accentrata porta a un deficit complessivo per il 2024 di 90 milioni di euro. Più altri 5 milioni di minori trasferimenti stimati, ma a cui occorre togliere il payback che l’Umbria incasserà dallo Stato per il rimborso di parte della spesa farmaceutica.

Numeri che comunque l’opposizione, che da martedì sta occupando il Consiglio regionale, contesta.

Salvaguardare il reddito 15-28mila euro

L’idea è quella di ridurre l’aliquota Irpef per lo scaglione di reddito tra 15.001 e 28.000 euro, attraverso un fondo di salvaguardia. Ed altri aggiustamenti.

Che però la maggioranza è intenzionata ad approvare entro il 15 aprile, termine fissato dalla Finanziaria per modificare le aliquote delle addizionali comunali e regionali.

Intanto, nell’incontro tecnico con il Mef spostato al primo aprile l’Umbria vuole arrivare con la manovra preadottata di 90 milioni per l’anno in corso, che coprirebbe il disavanzo massimo stimato sulla base, appunto, della due diligenze affidata all’advisor privato.

Il primo aprile il tavolo del Mef

In attesa dell’incontro con i sindaci fissato per giovedì, dopo le critiche e le richieste dei sindacati lunedì mattina e il confronto con i rappresentanti delle associazioni di categoria mercoledì mattina, la Giunta è pronta a rivedere in parte la manovra.

La presidente Proietti e l’assessore al Bilancio Tommaso Bori hanno giustificato il salto della prima fase della concertazione con le parti sociali con la necessità di preadottare la manovra in modo urgente, dato che inizialmente il tavolo tecnico con il Mef era fissato per il 25 marzo. Manovra, hanno detto Proietti e Bori, necessaria per evitare il commissariamento della sanità pubblica.

“La delibera che abbiamo dovuto pre-adottare – hanno dichiarato la presidente Proietti e il vicepresidente Bori – rappresenta uno ‘scudo’ con il quale presentarci il primo aprile al tavolo del Mef (Ministero economia e finanza) ed evitare il commissariamento ad acta. I 90 milioni che in essa sono stati previsti rappresentano il massimo del fabbisogno finanziario di cui stimiamo avere bisogno, ma da questa stima vogliamo riuscire a scendere il più possibile. Per questo, dopo il punto fermo che abbiamo messo pre-adottando tale atto, vogliamo confrontarci con tutti i soggetti interessati per mettere a punto la manovra che sarà legge solo con la sua approvazione in Assemblea legislativa”.

La nota delle associazioni di categoria

Le associazioni hanno espresso preoccupazione “perché, se da un lato commissariare la sanità significherebbe ridurre ulteriormente i servizi essenziali rivolti alla collettività, mettendo in difficoltà tutti, a partire dalle persone più fragili, dall’altro lato l’aumento della tassazione è una soluzione nefasta in un momento in cui l’economia rischia di entrare in recessione, la crescita è vicina allo zero, gli investimenti privati registrano il segno meno e i consumi, già fermi, rischiano un’ulteriore compressione a fronte della riduzione dei redditi disponibili dei cittadini. Pertanto l’aumento delle addizionali e le riforme strutturali – hanno ribadito in una nota congiunta firmata da CNA Umbria – Confartigianato Imprese Umbria – Confindustria Umbria – Confapi Umbria – Confcommercio Umbria – Confesercenti regionale dell’Umbria – Confcooperative Umbria – Legacoop Umbria – Confagricoltura Umbria – per noi rappresentano due facce della stessa medaglia, non può esservi l’una senza che vi sia l’altra”.

Chieste riforme strutturali

Per le associazioni la prima cosa da fare entro la prima decade di aprile è migliorare la manovra fiscale deliberata dalla Giunta. “Ma se vogliamo evitare che si creino nuovi buchi di bilancio e soprattutto se vogliamo rendere l’Umbria più attrattiva nei confronti di nuovi residenti, a partire dai giovani altamente scolarizzati, la seconda cosa da fare – hanno sostenuto le associazioni – è quella di avviare subito e portare a compimento in breve tempo una serie di riforme strutturali che contribuiscano a rendere l’Umbria più competitiva”.

Concertazione e semplificazione

“Allo stesso tempo – hanno proseguito le associazioni datoriali – andrebbero riviste le politiche di sviluppo regionali, che dovrebbero avere come asse portante la crescita dimensionale di tutti i tipi di imprese, attraverso il pieno utilizzo delle risorse europee del FESR, FSE+ e CSR, ma anche con un forte processo di semplificazione normativa regionale e comunale. Ad oggi lo sportello unico per le attività produttive in alcuni comuni continua ad essere una chimera. Tutto ciò è necessario che passi per un forte processo di concertazione con le parti sociali, anche attraverso la cosiddetta co-progettazione. Partendo da una criticità è necessario lavorare assieme per creare un contesto favorevole all’attrazione di nuove imprese, investitori e talenti, stimolando la crescita di un ecosistema dinamico e competitivo. Questo processo innescherebbe effetti moltiplicatori sull’economia regionale, con un incremento dell’occupazione, dell’innovazione e della produttività. Ne deriverebbero – hanno concluso i rappresentanti delle associazioni d’impresa – maggiori entrate fiscali e contributive, risorse fondamentali per sostenere politiche di sviluppo economico e sociale e per rafforzare i servizi pubblici e lavorare la qualità della vita dei cittadini”.

Regione, scontro con sindacati e opposizione sull’aumento delle tasse

I sindacati bocciano l’aumento delle tasse che la Giunta Proietti si appresta a varare, con la manovra preadottata che ha avuto lunedì il primo via libera in Commissione, dopo l’uscita dell’opposizione.

La bocciano nel merito, lamentando di essere stati convocati solo dopo la loro richiesta di incontro ed a giochi praticamente fatti. Ma la bocciano anche nel merito, ritenendo che non possano essere le categorie di lavoratori e pensionati a pagare il “buco” sui conti della sanità che l’advisor privato incaricato dalla stessa Giunta ha quantificato in 90 milioni.

Cifra e procedura che l’opposizione di centrodestra contesta. Chiedendo all’amministrazione regionale di mostrare le carte dell’incarico affidato a questo soggetto estero e soprattutto la relazione finale del suo lavoro. Ma anche le eventuali diffide ricevute dal Ministero che indicherebbero che veramente si è intrapreso l’iter verso il commissariamento della sanità umbra, come paventato dal centrosinistra nel giustificare una manovra ritenuta invece “coraggiosa”.

Davanti all’assenza delle carte richieste, e contestando i numeri del deficit, i consiglieri del centrodestra hanno disertato il voto in Prima Commissione, che ha poi portato all’ok alla manovra che, come ricordato dall’assessore Bori, prevede già dal 2025 un aumento dell’addizionale regionale Irpef per i redditi sopra a 15mila euro: si arriverà all’1,95% fino a 28mila euro; al 2,05% fino a 50mila; a 2,1 oltre i 50mila. Dal 2026, poi, l’Irap aumenterà dello 0,5%, mentre il bollo auto salirà del 10%, escluse le categorie esenti.

Ai sindacati la presidente Proietti ha detto che la giunta è già al lavoro “per trovare margini d’azione che riducano ulteriormente l’impatto della manovra per le fasce di popolazione con i redditi più bassi”.

La partecipazione con i sindacati, che hanno anche annunciato il possibile ricorso alla mobilitazione se la Giunta non farà un passo indietro, specie sull’Irpef, proseguirà nei prossimi giorni. E parallelamente, l’atto già approvato dalla Giunta e dalla Prima Commissione sarà condiviso con le associazioni economiche e delle professioni e all’Anci.

Le opposizioni, intanto, annunciano battaglia in Aula nella seduta di martedì.

L’ultimo commosso saluto a Sandro Mendoza, poi la fiaccolata contro i rischi sul lavoro

I funerali del 26enne morto a seguito delle gravi ustionati nell’incidente all’interno dell’Ast: “Come un figlio”

Le comunità di Terni e dell’Umbria intera, rappresentate dal sindaco Stefano Bandecchi e dalla presidente Stefania Proietti, si sono strette intorno alla famiglia Mendoza Bailon nel giorno dell’ultimo saluto a Sanderson Ney, per tutti Sandro, il 26enne dipendente della Tapojarvi morto dopo giorni di agonia per le ustioni provocate nell’incidente nell’area Ast.
Nella giornata di lutto cittadino, in tanti hanno raggiunto la Sala del regno dei Testimoni di Geova per il rito di addio al giovane Sandro. “Per molti come un figlio”, come è stato ricordato nelle commoventi parole rivolte di fronte ai familiari, ai colleghi di lavori ed ai dipendenti di tutto l’indotto Ast, ai rappresentanti sindacali e alle autorità presenti.
Il sindaco Bandecchi ha voluto portare in spalla la bara con il corpo di Sandro, che ora riposa nel cimitero di piazzale Caduti di Montelungo.
Una giornata di lutto, con bandiere a mezz’asta e serrande chiuse per alcune ore, per la città di Terni, che mercoledì sera ospiterà la fiaccolata di sensibilizzazione ai rischi sul lavoro organizzata dai sindacati.

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“No agli aumenti delle tasse”, i sindacati bocciano una manovra regionale per la quale non sono stati consultati

Cgil, Cisl e Uil: sanità fuori controllo e con disservizi, ma il deficit non può essere pagato da lavoratori, pensionati e fasce deboli

Che la sanità fosse fuori controllo, a scapito dei cittadini e delle cittadine che hanno toccato con mano i disservizi, era un elemento a noi noto, lo abbiamo denunciato da tempo e non rimaniamo affatto sorpresi dalle cifre emerse in questi giorni. Non è da ora che denunciamo la situazione critica dei bilanci della sanità regionale e i tagli alle Regioni portati avanti dal governo nazionale, ma a ripagare questo deficit di 90 milioni di euro non possono essere i lavoratori, i pensionati e i cittadini delle fasce medio-basse, che già devono fare i conti con stipendi molto al di sotto della media nazionale”.

Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria prendono posizione sugli aumenti di Irpef, Irap e bollo auto annunciati dalla Regione senza un preventivo confronto con le parti sociali.

“Questa manovra – lamentano le organizzazioni sindacali – va a incidere su una situazione già grave, in una regione dove sempre più si stanno affermando le nuove povertà a causa di salari bassi, precarietà e lavoro di scarsa qualità. Non possiamo accettare nuovi aumenti di tasse che colpiscano i lavoratori e i pensionati”.

Per questo, sin dal pomeriggio di venerdì hanno chiesto un incontro urgente con i vertici della Regione “affinché ritorni sui suoi passi e rimoduli questa manovra”.

“Colpisce invece – sottolineano Cgil, Cisl e Uil – il mancato coinvolgimento preventivo da parte Giunta regionale che nei primi incontri che abbiamo avuto aveva annunciato invece di aprire una nuova stagione di confronto con le parti sociali. Serve, dunque, urgentemente un tavolo che possa riannodare un filo di dialogo e di confronto fondamentale per governare una regione piccola, ma complessa, come l’Umbria. È necessario che la manovra che si vuole predisporre eviti di mettere in difficoltà gli umbri, già alle prese con stipendi bassi, lavori precari, inflazione e caro energia”.

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E’ morto il trasportatore 26enne ustionato all’Ast, proclamato lo sciopero

È morto all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dopo sei giorni di agonia, Sanderson Mendoza, l’operaio 26enne dell’azienda Tapojarvi, gravemente ustionato dalle scorie di acciaio fuso che stava trasportando con il suo mezzo nell’area Ast di Terni.

Per cause in corso di accertamento, le scorie incandescenti erano fuoriuscite dal paiolo, incendiando il Klingher che il giovane, originario dell’Ecuador, stava conducendo.

Nonostante gli interventi immediati, il giovane era stato estratto dal mezzo con gravi ustioni sull’80 per cento del corpo. Quindi il ricovero all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove è arrivato in condizioni disperate. Dopo sei giorni in coma farmacologico, è morto nella giornata di domenica.

Appresa la tragica notizia, la Rsu della fabbrica e le segreterie dei sindacati metalmeccanici hanno indetto uno sciopero immediato, appena il ciclo produttivo lo consentirà.

La Procura, che aveva aperto un’inchiesta sull’incidente, ora muterà l’ipotesi di reato su cui sta indagando.

Il sindaco di Terni, Stefani Bandecchi, ha espresso cordoglio alla famiglia di Sanderson Mendoza a nome di tutta la città di Terni. Ed ha ribadito il proprio impegno affinché i luoghi di lavoro siano occasione di sviluppo, indipendenza economica, realizzazione professionale e personale, in condizioni di sicurezza.

Anche la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e la Giunta regionale hanno espresso forte cordoglio per la morte di Sanderson Mendoza: “Siamo vicini ai familiari e ai colleghi – le parole della presidente Proietti – questo nuovo drammatico incidente sul lavoro ci impegna sempre di più ad attivarci per il rispetto delle norme. Il tema della sicurezza sul lavoro deve rimanere prioritario per la tutela dei lavoratori e per garantire anche la qualità degli ambienti di lavoro. La Regione Umbria sarà in prima linea con un Piano ad hoc potenziando l’attività di controllo nelle fabbriche con un’attenzione anche alla formazione obbligatoria dei lavoratori e al rispetto dei protocolli di sicurezza. Intensificheremo in base alle nostre competenze le attività di prevenzione per arginare questo grande problema che rappresenta una sconfitta per tutti noi”.

Investito dall’acciaio fuso, il 26 conducente del mezzo è in prognosi riservata

Si trova ricoverato in prognosi riservata all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, con ustioni sull’80 per cento del corpo, il 26enne dipendente della ditta Tapojarvi che era alla guida del mezzo andato a fuoco nel sito Ast di Terni per la fuoriuscita dell’acciaio fuso che trasportava.

Sono in corso le indagini per comprendere le cause del grave incidente e l’area, così come il mezzo distrutto, sono sotto sequestro.

I sindacati Fim, Fiom e Uilm e le Rsu in Ast e in Tapojärvi, dopo un incontro nella tarda serata di lunedì, hanno deciso di proclamare lo sciopero di 8 ore in tutti i turni di lavoro di martedì 11 marzo, esteso a tutto il personale diretto e ditte terze di Ast e Tubificio.

I sindacati ricordano in più occasioni di aver chiesto un maggiore impegno per garantire la sicurezza. E che proprio nel sito di Ast hanno chiesto un aggiornamento del Protocollo Salute – Sicurezza – Ambiente.

Coop Centro Italia verso Unicoop Etruria, così la nuova Rsu

La Filcams Cgil resta il primo sindacato nelle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) di Coop Centro Italia in Umbria.

Nella provincia di Perugia hanno votato 686 lavoratori su poco meno di mille aventi diritto e Filcams ha ottenuto 533 voti e 52 delegati Rsu su 74, risultato che ha permesso al sindacato di ottenere il 78% dei consensi. Uiltucs Uil ha invece fatto registrare 22 delegati Rsu e 153 voti. Il voto ha riguardato i negozi della provincia e il magazzino di Castiglione del Lago.

Per quanto riguarda la provincia di Terni sono stati 178 i votanti sui 223 aventi diritto e Filcams ha ottenuto 129 consensi e 10 delegati Rsu di cui sei donne e quattro uomini, mentre 4 delegati Rsu sono andati a Uiltcs.

Un appuntamento elettorale per il quale c’era grande attenzione, alla luce della fusione in atto per creare Unicoop Etruria.

“Questo importante risultato – hanno commentato da Filcams Cgil di Perugia e Terni –, che le lavoratrici e i lavoratori ci hanno affidato, ci consegna una grande responsabilità e ci spinge nel continuare a impegnarci sempre più nella difesa dei diritti e dei livelli occupazionali, tanto più, in una fase delicata come quella della fusione tra Coop Centro Italia e Unicoop Tirreno”.

“Ringraziamo tutte le lavoratrici e i lavoratori per la fiducia dimostrata – hanno concluso da Filcams Cgil di Perugia e Terni –, tutte le persone che si sono candidate e quelle elette per la disponibilità dimostrata e per aver contribuito fattivamente al raggiungimento di questa vittoria. Ora al fianco delle nuove Rsu, per continuare a rappresentare al meglio le istanze delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Il tavolo dal prefetto per ridurre l’impatto delle lavorazioni Ast

Si è riunito a Terni il tavolo prefettizio richiesto dalle organizzazioni sindacali per verificare le azioni di riduzione dell’impatto ambientale delle lavorazioni di Ast.

Presenti, insieme all’azienda e alle organizzazioni sindacali, rappresentanti del Comune, dell’Arpa, dell’Asl, dei vigili del fuoco e della Regione.

Ast ha relazionato sugli investimenti e gli obiettivi sulle prescrizioni del nichel per il 2030. Analisi che Uilm, Uil e le Rsu di Ast ritengono “positive ma non esaustive”.

Inoltre credono che le iniziative effettuate sulla polverosità della zona di Prisciano, possano, come da dichiarazione aziendale, una volta completamente concretizzate, abbattere nel 2026 le criticità fino ad ora riscontrate.

La UILM, la UIL e le RSU di AST nella rappresentazione degli organi competenti, ARPA ed ASL, rispetto alle soglie di legge prendono atto dei dati forniti e della loro veridicità, dati tutti rientranti nei limite previsti.

E’ stato poi chiesto un tavolo comunale con tutti gli organi presenti all’incontro per monitorare continuamente l’aria ed i terreni circostanti.

Azienda e cittadinanza possono convivere, ribadiscono i sindacati. Purché vengano garantiti adeguati investimenti.

Ast, tre possibili soluzioni per il nodo energia

Tre possibili soluzioni per sciogliere il nodo energia, quello che blocca la firma dell’Accordo di programma da parte del Gruppo Arvedi e che fa temere anche per il futuro del polo siderurgico ternano.

Le segreterie territoriali di Terni di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl hanno incontrato i parlamentari europei eletti nella circoscrizione centro, i parlamentari umbri, insieme alla Regione Umbria e al Comune di Terni per una valutazione sul dossier Acciai Speciali Terni.

Erano presenti gli eurodeputati Camilla Laureti e Dario Tamburrano; i deputati Anna Ascani, Raffaele Nevi, Emma Pavanelli, Elisabetta Piccolotti e in collegamento Marco Lombardo; il senatore Walter Verini. Per la Regione Umbria, l’assessore all’Ambiente Thomas De Luca e l’assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti; per il Comune di Terni il sindaco Stefano Bandecchi e l’assessore allo Sviluppo economico Sergio Cardinali.

“Non scaricare sui lavoratori le divisioni politiche” è stata la prima richiesta dei sindacalisti. La relazione introduttiva di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl ha ripercorso “i tre lunghi anni passati ad aspettare la firma dell’accordo di programma che non è mai arrivata disattendendo tutti gli orizzonti temporali dichiarati dall’azienda, dalla Regione e dai governi che si sono succeduti, compresi gli ultimi perentori dettati dal ministro Adolfo Urso: il 20 gennaio per risolvere la questione del caro energia, sia nella fase transitoria che strutturalmente, e alla fine di febbraio per sapere se ci sarà o meno una firma sull’accordo di programma. Come organizzazioni sindacali abbiamo ricordato che il nodo del caro energia è stato posto temporalmente prima di quello della discarica e abbiamo ribadito che senza l’accordo di programma c’è bisogno di discutere il piano industriale nei contenuti e nei tempi di realizzazione, tenuto conto del carattere strategico dell’azienda e delle sue produzioni a livello nazionale per rendere sempre più competitiva Ast nei mercati globali”. “

Tutti i livelli istituzionali – ricordano i sindacati – hanno ribadito che il costo dell’energia è una questione rilevante sia in Italia che in Europa per tutte le aziende energivore e che bisogna lavorare per trovare una serie di soluzioni combinate, indipendentemente se il tema è a latere o dentro l’accordo di programma, per avvicinarsi alla proposta dell’azienda. Sempre da tutta la politica si è evidenziata, però, la necessità che l’azienda manifesti la propria disponibilità ed elasticità ad adottare gli strumenti in essere, come fu per l’interconnector ripreso nell’accordo ministeriale con le organizzazioni sindacali nel 2014 e attraverso nuovi strumenti futuri, sapendo che soluzioni diverse sono difficilmente realizzabili”.

Nodo energia, le possibili soluzioni

Tra le soluzioni possibili emerse nella discussione ce ne sono tre principali. Innanzitutto, un decreto che sarà discusso nel prossimo Consiglio dei ministri per affrontare il caro bollette, con particolare riferimento alle aziende energivore che potranno recuperare risorse attraverso il sistema ETS (Emission Trading Systems). Inoltre il bando Energy Release 2.0 che scade in proroga il 3 marzo. Infine, l’utilizzo della centrale Edison del polo chimico di Terni per il fabbisogno di Ast.

“Sul primo punto – commentano Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl – non possiamo che aspettare l’esito della discussione nel Consiglio dei ministri con la speranza che all’annuncio fatto due settimane fa si possa concretizzare il prima possibile. Sul secondo punto, nel confronto diretto con la Direzione di Acciai Speciali Terni abbiamo recepito la disponibilità dell’azienda a aderire al bando, anche se la stessa azienda non lo ritiene risolutivo come unica istanza. Sul terzo punto abbiamo preso atto delle dichiarazioni del sindaco di Terni che ha sostenuto che la soluzione della centrale Edison è risolvibile da subito e con la volontà politica del Governo si potrebbero risparmiare anche i costi del vettore. Il Sindaco inoltre ha dichiarato che Ast ed Edison sono già in contatto per valutare la fattibilità, il tutto monitorato dall’assessore Cardinali. Questa circostanza, però, non è confermata in quanto da una nostra verifica con l’azienda ci risulta che Edison, a oggi, ha solo un mero rapporto commerciale di fornitura. Dopo quasi 4 ore di discussione abbiamo ribadito che anche a fronte delle novità emerse, è ancora più urgente e necessario avere una convocazione del ministro Adolfo Urso al Mimit (Ministero delle imprese e del Made in Italy) per conoscere la risultanza della proposta con ‘solide basi giuridiche’ che Ast ci ha detto avrebbe avanzato e che merita indubbiamente una risposta, e poi, per valutare eventualmente la nuova fase aperta e consentire la discussione del piano industriale sottolineando che comunque l’AST non è un’azienda, a oggi, in crisi”.

Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl di Terni fanno sapere che, “in ogni caso, verificheranno la disponibilità dell’azienda ad avviare la discussione e ad avere garantiti gli investimenti ambientali aggiuntivi a quelli produttivi come base essenziale per l’obiettivo minimo di salvaguardare gli asset, gli assetti e i livelli occupazionali dell’intero sito che deve diventare ancora più compatibile con l’ambiente. Per questo motivo gli investimenti per l’ambiente devono rimanere un capitolo a sé, perché servono per coniugare la prospettiva di sviluppo e la convivenza, visto lo storico legame tra la fabbrica e la città e il rapporto tra ambiente, salute, sicurezza e lavoro”. Rimane ora l’appuntamento del 5 marzo convocato dal prefetto di Terni Antonietta Orlando su richiesta delle organizzazioni sindacali dove si conta di approfondire questi aspetti.