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Tag: sindacati

Ast, al Mimit la prima riunione del Comitato esecutivo sull’Accordo di programma

Si è svolta al Ministero delle Imprese e del Made in Italy la prima riunione del Comitato esecutivo dei sottoscrittori dell’Accordo di Programma per Arvedi Ast, firmato nel giugno 2025. Un incontro per fare il punto sull’avanzamento del piano e sulle prospettive industriali dello stabilimento, con particolare riferimento ai costi dell’energia e agli strumenti disponibili per contenerne l’impatto sulle produzioni energivore, dopo l’allarme sui costi lanciato dall’azienda.

L’azienda ha illustrato lo stato di avanzamento del programma di investimenti: a oggi sono stati utilizzati 516 milioni di euro rispetto ai 557 milioni previsti. Restano invece in sospeso i 411 milioni di euro destinati al magnetico.

Le parole del ministro Urso

“Gli impegni assunti dal Mimit con l’Accordo di Programma per il rilancio, la riconversione industriale e la decarbonizzazione del sito di AST Terni sono stati mantenuti, a partire dai Contratti di sviluppo fino alla normativa nazionale sui rottami ferrosi, già presentata a Bruxelles e ora al vaglio delle istituzioni europee. Per questo seguiremo con attenzione l’avanzamento degli investimenti e il rispetto del cronoprogramma” ha dichiarato nel corso della riunione il ministro Adolfo Urso.

“Sul tema dell’energia – ha evidenziato Urso – ritengo necessario un approfondimento tecnico, insieme al Ministero dell’Ambiente e dell’Energia e alla Regione, per individuare una soluzione sostenibile per l’impresa e il territorio e compatibile con il quadro europeo. Allo stesso tempo, continueremo a lavorare in Europa per garantire condizioni adeguate alle nostre imprese strategiche. Serve un’azione di sistema”.

Le richieste dalla Regione

La Regione Umbria, presente con la presidente della Regione Stefania Proietti e gli assessori regionali Thomas De Luca e Francesco De Rebotti, esprime soddisfazione per aver chiesto e ottenuto l’apertura formale di un tavolo tecnico di confronto sul disegno di legge regionale pre-adottato in materia di grandi derivazioni idroelettriche. Il tavolo consentirà di verificare ex-ante ed eliminare eventuali criticità di legittimità costituzionale, garantendo la massima solidità giuridica e la certezza delle norme applicabili.

È stato comunicato e illustrato un cronoprogramma dettagliato che scandisce tutte le fasi amministrative da oggi fino alla naturale scadenza delle concessioni idroelettriche, prevista per il 2029. La definizione dei tempi offre un quadro chiaro a tutte le parti coinvolte per la gestione integrata della risorsa idrica ed energetica a supporto del territorio e della produzione industriale.

La Regione ha comunicato l’intenzione di avviare le procedure di gara per la Centrale idroelettrica di Pentima nel più breve tempo possibile. La gara verrà gestita in maniera separata ed autonoma rispetto al complesso delle altre concessioni regionali, tenendo conto del quadro patrimoniale specifico che vede le opere bagnate di proprietà della società Arvedi Ast.

La presidente Proietti ha confermato la propria immediata disponibilità a supportare in sede europea i provvedimenti nazionali diretti alla tutela della competitività siderurgica. L’azione congiunta si concentrerà prioritariamente sulla misura relativa al credito d’imposta per l’acquisto e l’utilizzo del rottame ferroso, leva fondamentale per l’abbattimento dei costi di produzione dei forni elettrici.

Fiom: urgente intervenire su energia rottame

“Dal nostro punto di vista – dichiarano Loris Scarpa, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del settore Siderurgia e Alessandro Rampiconi, segretario generale Fiom Terni – gli investimenti previsti si avviano alla conclusione in uno scenario più difficile di quello in cui erano stati programmati. Per questo è urgente che le istituzioni affrontino e risolvano, prima del 2029, le questioni legate ai costi dell’energia e all’approvvigionamento del rottame. Come Fiom abbiamo chiesto il rispetto degli impegni occupazionali, a partire dal completamento delle stabilizzazioni, e un turnover che contribuisca a migliorare l’organizzazione del lavoro e le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori”.

L’Accordo di Programma per Ast

L’Accordo costituisce il quadro di riferimento per il rilancio dello stabilimento ternano e prevede 557 milioni di euro di investimenti entro il 2028, destinati all’efficientamento e all’ammodernamento degli impianti, al rafforzamento della produzione di acciaio inox, allo sviluppo dell’acciaio elettrico e alla sostenibilità ambientale.

Il monitoraggio avviato oggi proseguirà nei prossimi mesi per verificare il rispetto degli obiettivi industriali e accompagnare il rafforzamento della competitività e dell’occupazione dello stabilimento umbro.

Sindacati alla stazione di Ponte San Giovanni dopo l’aggressione al personale ferroviario

I rappresentanti sindacali di Filt Cgil, Uilt, Ugl Ferrovieri e Orsa Ferrovie hanno effettuato un sopralluogo alla stazione ferroviaria di Ponte San Giovanni per incontrare il personale e ascoltare le criticità, dopo la grave aggressione subita da tre ferrovieri presenti nell’Ufficio movimento. Un uomo in evidente stato di alterazione aveva sfondato la porta dell’ufficio, minacciato di morte i lavoratori e utilizzando contro di loro l’estintore presente nei locali. Un’aggressione grave, che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche e che riporta con forza al centro dell’attenzione il tema della sicurezza del personale ferroviario.

“Il sopralluogo – hanno spiegato le organizzazioni sindacali – ha consentito di evidenziare una serie di criticità che richiedono interventi tempestivi e concreti da parte dell’azienda Rete ferroviaria italiana e degli enti preposti. Abbiamo pertanto sottoposto all’attenzione dei soggetti competenti una serie di proposte finalizzate a rafforzare le condizioni di sicurezza dello scalo, migliorare la protezione dei lavoratori e garantire una gestione più efficace delle situazioni di potenziale pericolo. La presenza di persone in evidente stato di alterazione psicofisica, soprattutto nelle ore notturne e nelle prime ore del mattino, rappresenta infatti una problematica che il personale segnala da tempo e che non può essere affrontata soltanto dopo il verificarsi di episodi di violenza. La sicurezza non può essere affidata all’emergenza: deve essere garantita attraverso prevenzione, presidio e interventi strutturali”. Filt Cgil, Uilt, Ugl Ferrovieri e Orsa Ferrovie chiedono quindi a Rfi e alle istituzioni competenti di “dare seguito in tempi rapidi alle richieste avanzate e di mettere in campo tutte le misure necessarie affinché episodi come quello del 7 agosto non abbiano a ripetersi. La tutela di chi lavora quotidianamente nelle stazioni e la sicurezza degli utenti devono rappresentare una priorità assoluta e non rinviabile”.

“Continueremo a vigilare sulla situazione – concludono i sindacati – e ci riserviamo di assumere ulteriori iniziative qualora non arrivassero risposte concrete e tempestive”.

Dimissioni Ferrucci, i sindacati chiedono continuità in Sviluppumbria

I sindacati del settore bancario e assicurativo hanno chiesto che venga garantita continuità e stabilità a Sviluppumbria Spa dopo le dimissioni del professor Luca Ferrucci da amministratore unico dell’agenzia regionale.

Scrivono le segreterie regionali dei sindacati e le Rappresentanze sindacali aziendali (Rsa) di Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil in Sviluppumbria spa: “La scelta solleva forti e immediate preoccupazioni nel merito, per questo sottolineiamo con la massima fermezza come in questa delicata fase storica sia assolutamente cruciale e non rinviabile garantire la piena continuità e stabilità operativa di Sviluppumbria”.

“Sviluppumbria – proseguono sindacati e Rsa – non può permettersi battute d’arresto o fasi di stallo gestionale. La concomitante fase di definizione per l’adozione del Defr 2027-2029 è un passaggio chiave che richiede la massima certezza di indirizzo e di operatività”. “La continuità e la stabilità della gestione aziendale – proseguono Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil – risultano indispensabili per dare concreta copertura a tutti gli impegni formali presi nel corso degli ultimi incontri con le rappresentanze sindacali. Il capitale umano dell’agenzia costituisce il vero presidio di continuità e l’asset strategico su cui poggia l’intera architettura delle politiche economiche regionali. In particolare, è prioritario e non più differibile la definizione e l’introduzione del Contratto integrativo aziendale, strumento fondamentale di valorizzazione e rafforzamento del capitale umano finalizzato allo sviluppo dell’agenzia e del territorio, oltre che elemento di equità contrattuale per tutto il personale dipendente. A coronamento di ciò, c’è l’atteso percorso di stabilizzazione del personale precario, un impegno primario verso tutti i lavoratori che assicurano quotidianamente l’operatività dell’azienda”.

“Una eventuale ‘impasse’ gestionale provocata dalle dimissioni – proseguono da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil – si innesta su una situazione economica regionale già pesantemente gravata da una criticità strutturale ampiamente discussa, la progressiva contrazione della presenza degli operatori finanziari e bancari sul territorio umbro. Senza una guida solida, Sviluppumbria rischia di non poter svolgere quell’importante ruolo di raccordo e di ‘orientamento’ a supporto delle pmi, accentuando i divari territoriali”.

“Un’eventuale situazione di stallo – concludono da Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca Uil – rischia di compromettere gli effetti attesi dalle misure di programmazione regionale in corso di definizione e indebolire il proficuo percorso di dialogo intrapreso con la Regione Umbria per la definizione del ‘Protocollo Regione e Sindacati del Credito’, che individua in Sviluppumbria il perno per attrarre investimenti e gestire i fondi di coesione”.

Stf Loterios, spiragli di sviluppi positivi dopo l’incontro al Mimit nonostante le risposte della proprietà

Sulla vertenza della Stf Loterios si attendono sviluppi dopo il primo incontro presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). un incontro a cui hanno partecipato i rappresentanti sindacali di Fiom Cgil, Fim Cisl, e Uilm Uil, sia nazionali che territoriali, delle due Regioni interessate, Umbria e Lombardia, oltre alle Rsu dei due stabilimenti e ai rappresentanti di Regione Lombardia e Regione Umbria, la quale ha raccolto l’appello di lavoratrici e lavoratori lanciato anche nell’ultimo sciopero con presidio del 25 giugno a Fontignano e promosso l’iniziativa di aprire il tavolo in sede Ministeriale. Per l’azienda, poi, presenti Filippo Mecacci e l’amministratore unico di Ibisco Italia Gianfranco Astretto, che fa capo alla omonima società portoghese e che controlla la C Capital a sua volta proprietaria della Stf Loterios.

I rappresentanti delle segreterie territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, Nico Malossi, Andrea Calzoni e Daniele Brizi, hanno espresso “soddisfazione per la posizione espressa dai rappresentanti ministeriali che hanno definito il settore in cui opera la Stf Loterios strategico e vista la criticità della situazione attuale, hanno preso l’impegno di monitorare l’andamento della crisi in corso e i suoi possibili risvolti al fine di trovare soluzioni positive alla vertenza”.

“Le risposte date dall’impresa – rilevano i tre rappresentanti sindacali – continuano ad essere insoddisfacenti, senza una presa di responsabilità per la situazione venutasi a creare, tendendo continuamente a rimandare la soluzione ad un piano industriale. Oltretutto, l’azienda ha continuato a minimizzare, ancora una volta, su fatti importanti quali lo sfratto dall’immobile di Fontignano, il distacco della fornitura di energia a bassa tensione, la perdita del principale cliente per lo stabilimento di Fontignano, il ritardo nel pagamento dell’ultimo stipendio e dei primi due trimestri del 2026 del Fondo pensione complementare Cometa. Il Ministero, su richiesta delle organizzazioni sindacali, ha preso l’impegno di verificare e sollecitare l’azienda perché si creino le condizioni per un rilancio della Stf Loterios e le dovute garanzie occupazionali”. “Tutto questo passa attraverso la necessità che l’azienda presenti un piano industriale capace di rilanciare i due siti produttivi, Fontignano e Gerenzano – proseguono i sindacati –, e che lo stesso venga presentato, in prima istanza al Ministero e successivamente a tutte le forze sociali, istituzionali e sindacali interessate al prossimo incontro ministeriale che si terrà presumibilmente nella metà del mese di settembre. Dal tavolo è emersa la richiesta di riprendere i rapporti con i clienti storici pur sottolineando che una loro diversificazione potrebbe essere condizione di stabilità futura. Abbiamo, inoltre, più volte fatto notare come ad oggi per il sito di Fontignano non vi siano commesse, che i lavoratori sono da mesi in cassa integrazione, condizione che rischia di portare ad una sempre più maggiore perdita di professionalità il che comprometterebbe la condizione di ripresa produttiva”.

“Confidiamo nel lavoro del Ministero e del proprio funzionario, il dottor Castano – concludono Calzoni, Malossi e Brizi – in contatto con l’azienda e la clientela della stessa, guardando al prossimo tavolo di settembre quale possibile punto di svolta positiva di una situazione ad oggi troppo pesante da sostenere”.

Lavoro con il caldo, dopo l’ordinanza regionale l’incontro con le parti per l’applicazione concreta

La Regione Umbria ha emesso l’ordinanza con i divieti per il lavoro nelle ore più calde della giornata in estate.

L’ordinanze vieta il lavoro “in condizioni di esposizione prolungata al sole”, dalle ore 12:30 alle ore 16:00, fino al 15 settembre 2026, sull’intero territorio regionale nelle aree o zone interessate dallo svolgimento di lavoro. Si applica ai settori agricolo e florovivaistico, nei cantieri edili all’aperto, nelle cave nonché nel settore della logistica (limitatamente ai piazzali destinati in via esclusiva e permanente alù deposito merci, con esclusione delle pertinenze dei magazzini coperti).

I divieti valgono limitatamente ai soli giorni e nelle aree in cui la mappa del rischio indicata sul sito https://www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/ riferita a: “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” ore 12:00, segnali un livello di rischio “ALTO”;

Il divieto non si applica per le Pubbliche Amministrazioni, per i concessionari di pubblico servizio, per i loro appaltatori, quando trattasi di interventi di pubblica utilità, di protezione civile o di salvaguardia della pubblica incolumità, “fatta salva in ogni caso l’adozione di idonee misure organizzative ed operative che riconducano il rischio di esposizione dei lavoratori alle alte temperature ad un livello accettabile secondo la valutazione del rischio condotta dal datore di lavoro, come previsto dal decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i”-

Per il lavoro di consegna merci tramite mezzi a pedalata anche assistita, la parte organizzatrice deve provvedere ad inserire il rischio calore nei parametri di calcolo dei tempi di consegna e distanze massime di percorrenza, senza che questo comporti alcuna conseguenza negativa in termini salariali e reputazionali, anche intervenendo a tal fine sul proprio algoritmo laddove il servizio sia organizzato tramite piattaforma digitale. Deve inoltre farsi carico di fornire agli operatori ogni ausilio finalizzato alla mitigazione del rischio conformemente a quanto indicato nelle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare”.

La mancata osservanza degli obblighi previsti dall’ordinanza comporta le sanzioni come per legge (art. 650 c.p.).

La Regione raccomanda ai Comuni “di valutare l’opportunità di derogare, temporaneamente e previa verifica della situazione contingente, ai regolamenti locali in materia di contenimento delle emissioni acustiche, al fine di consentire lo svolgimento delle attività lavorative in fasce orarie più fresche”.

I sindacati chiedono controlli per verificare il rispetto dell’ordinanza. Che però presenta dei problemi pratici per la sua applicazione. Da qui l’incontro con le parti sociali che si terrà nei prossimi giorni.

Sangraf, sindacati critici dopo l’incontro al Mimit

Sindacati critici al termine dell’incontro, a Roma, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). La proprietà ha infatti presentato una relazione che le organizzazioni sindacali territoriali Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil hanno giudicato “non solo del tutto insufficiente, ma anche totalmente scollegata dalla realtà operativa”.

“Durante la riunione – fanno sapere i sindacati – la direzione aziendale ha ipotizzato l’ennesima data di ripartenza della produzione dello stabilimento narnese, condizionandola però a una serie di variabili e di ‘se’ che non offrono alcuna garanzia. Inoltre, mentre l’azienda dichiara che la casa madre continuerà a supportare il sito, quello che a oggi si percepisce e, soprattutto, si vive fa pensare tutto il contrario”.

“Abbiamo denunciato con forza il declino strutturale dello stabilimento – proseguono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil – e ribadito l’importanza strategica di Sangraf a livello nazionale ed europeo. La verità è che la situazione in cui versano i reparti non rispecchia minimamente le rassicurazioni della proprietà. Non ci sono impegni formali che confermino la volontà del gruppo di investire nella ripresa produttiva, e dopo i continui rinvii, la credibilità della dirigenza è oggi purtroppo pari a zero. La gravità della situazione è stata ribadita con toni accesi anche dalle istituzioni locali e regionali presenti”.

I sindacati riportano inoltre che il Mimit, “preso atto dell’enorme divergenza tra le dichiarazioni dell’azienda e la realtà esposta dai sindacati e dalle istituzioni regionali e locali”, ha espresso “forti perplessità sul mancato riavvio della produzione, sottolineando come il mercato di riferimento italiano (le acciaierie), nel periodo di fermo della Sangraf, è stato ed è tuttora in marcia”.

Il Ministero, secondo quanto riportano le organizzazioni sindacali, avrebbe “espressamente richiesto alla proprietà un’interlocuzione più corretta e trasparente, fissando un aggiornamento tassativo entro il mese di giugno. Nel frattempo, lo stesso si è impegnato a svolgere incontri con l’azienda pretendendo la presenza della casa madre per approfondire le loro intenzioni e capire il piano industriale. Questo passaggio sarà fondamentale per verificare lo stato reale dell’azienda e tracciare una strada definitiva. Il funzionario del Ministero – concludono Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec UIil – ha ribadito che il Mimit attenzionerà in maniera particolare questa vertenza, vista la criticità e la precarietà della situazione, affermando con forza che non saranno più ammessi passi falsi”.

Al tavolo, convocato con urgenza su sollecitazione di tutte le istituzioni e i sindacati, hanno preso parte l’assessore allo Sviluppo Economico Francesco De Rebotti con la dirigente del Servizio sistemi produttivi, trasferimento tecnologico e poli di innovazione, servizi finanziari, lavoro e crisi industriali e l’ingegnere responsabile della sezione interventi per la sostenibilità ambientale ed energetica e per l’economia circolare Nicola Locchi, il presidente della Provincia di Terni Stefano Bandecchi con il capo di gabinetto Raffaello Federighi, il sindaco di Narni Lorenzo Lucarelli con l’architetto Antonio Zitti, rappresentanti del Ministero guidati dal dottor Losego, i vertici aziendali della sede italiana e le organizzazioni sindacali.

Le Istituzioni ritengono importante il ruolo del Ministero nell’interlocuzione con la proprietà estera, alla quale chiedono chiarezza.

Gara concessione acque Sangemini, i sindacati: bene le linee guida della Regione

Organizzazioni sindacali Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil e la Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) della Sangemini Ami soddisfatte per l’approvazione delle linee guida da parte della Regione Umbria per la gara pubblica per il rilascio delle concessioni delle acque minerali del bacino Sangemini. Concessioni sulle quali le organizzazioni sindacali, ricordano in una nota, hanno “da sempre richiesto in tutte le interlocuzioni che si potessero dare garanzia in merito alla tenuta occupazionale dei lavoratori e che si potesse dare un indirizzo chiaro per un sviluppo industriale degli stabilimenti dei siti umbri”.

“Nella prossima procedura di evidenzia pubblica – spiegano Flai, Fai, Uila ed Rsu – si garantisce stabilità occupazionale ed eventuali premialità per chi abbia progetti che incrementino l’occupazione stessa. Oltre alla stabilità occupazionale di qualità nel tempo, la nostra posizione in merito allo sviluppo industriale è stata sempre chiara: è necessario investire nel rilancio dei marchi storici Sangemini, Grazia, Fabia, Aura e Amerino e tornare a produrre per un mercato di alto livello, con il rilancio del canale horeca, con bottiglie di vetro e investendo in una linea nuova. Anche questo è un punto che oggi troviamo nella delibera”.

“Noi non abbiamo altri interessi – precisano i sindacati – ma pensiamo che un’eventuale scissione delle concessioni potrebbe aprire a scenari che noi non condividiamo, appunto, per la garanzia degli attuali posti di lavoro. Chiediamo maggiore rispetto per i lavoratori della Sangemini/Amerino. Chi ha seguito la vertenza dal 2013 a oggi, sa benissimo di cosa parliamo. Siamo disponibili come sempre a un confronto costruttivo e a cercare di costruire percorsi virtuosi per il territorio e l’occupazione, ma non a mettere a rischio posti di lavoro per diatribe politiche che non ci appartengono”.

Moplefan | Ok la cassa integrazione, al lavoro per la nuova

Chiusa con esito positivo l’istruttoria sulla cassa integrazione 2023-2025 alla Moplefan. In attesa di aver il via libera ai nuovi ammortizzatori.

Queste le notizie fornite dai sindacati dopo l’incontro che si è tenuto a Roma al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sulla situazione dell’industria ternana.

“Si conferma con esito positivo la chiusura dell’istruttoria relativa alla cassa integrazione per il periodo 2023/2025. È attualmente in corso un’interlocuzione con il Ministero del Lavoro per monitorare l’iter di approvazione della nuova Cigs (Cassa integrazione guadagni straordinaria). Abbiamo ribadito l’assoluta urgenza di una definizione in tempi brevi per garantire la continuità del sostegno al reddito dei lavoratori”, scrivono Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil a seguito dell

“Per quanto concerne la vendita degli assets aziendali non afferenti alla produzione – proseguono i sindacati – nonostante la sottoscrizione del preliminare d’acquisto sia già avvenuta, il perfezionamento definitivo dell’operazione è previsto entro e non oltre la fine di marzo. L’azienda ha confermato che, una volta incassati i proventi della vendita, procederà prioritariamente al saldo delle pendenze verso i creditori e alla liquidazione delle spettanze arretrate dovute ai lavoratori. In questa fase cruciale, resta fondamentale l’attività di ricerca di nuovi partner industriali. A breve è attesa la presentazione formale di una manifestazione d’interesse da parte di un nuovo investitore che dovrà essere vagliata dall’esperto”.

“Parallelamente, la società prosegue l’attività di scouting – concludono i sindacati – per individuare ulteriori soggetti interessati, valutando i profili anche se non strettamente legati al settore di riferimento. In attesa del prossimo aggiornamento ufficiale al Mimit, fissato per l’8 aprile, abbiamo avviato, insieme a istituzioni locali e regionali, Confindustria e azienda, un percorso di verifica e confronto costante sui temi sopra esposti”.

I punti del protocollo siglato tra Anci e sindacati

Linee guida condivise per una contrattazione sociale territoriale “forte, inclusiva e coerente con i principi costituzionali” nel protocollo d’intesa siglato tra Anci Umbria e le organizzazioni sindacali regionali (Cgil, Cisl, Uil, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil).

“Un accordo che pone al centro la persona, la giustizia sociale e la dignità della vecchiaia” si legge in una nota diramata da Anci.

Il documento è stato firmato da Federico Gori, presidente di Anci Umbria, Maria Rita Paggio, segretaria generale della Cgil Umbria, Angelo Manzotti, segretario generale della Cisl Umbria, Maurizio Molinari, segretario generale Uil Umbria, Andrea Farinelli, segretario generale dello Spi Cgil Umbria, Dario Bruschi, segretario generale dello Fnp Cisl Umbria (che per l’occasione della sottoscrizione è stato sostituito da Francesco Ferroni, segretario provinciale di Perugia), Elisa Leonardi, segretaria generale della Uilp Uil Umbria.

“Questa intesa – ha dichiarato Federico Gori – si fonda sulla convinzione che il benessere dei cittadini, e in particolare della popolazione anziana, non rappresenti un costo, ma una risorsa viva per le comunità locali. Solo attraverso un confronto costante è possibile dare risposte concrete ai bisogni delle persone. La popolazione umbra, tra le più anziane d’Italia, vive una condizione di crescente fragilità, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli comuni. I servizi sanitari e sociali faticano a rispondere ai bisogni emergenti, i medici di base sono sempre meno presenti nei territori periferici e i carichi di cura ricadono spesso sulle famiglie, in particolare sulle donne. Con questo protocollo si intende programmare iniziative comuni che favoriscano l’approfondimento e l’applicazione dei contenuti condivisi”.

I punti del protocollo

Il protocollo affronta sette ambiti tematici: relazioni sindacali, politiche fiscali e tributarie, servizi sociali e sanitari, residenzialità e abitare sociale, partecipazione e cittadinanza attiva, trasporto pubblico e mobilità, digitalizzazione e accesso ai servizi.

“Questo protocollo – hanno affermato anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali – aggiorna l’intesa già esistente tra Anci Umbria e le sigle sindacali. Nasce dalla consapevolezza che il confronto tra istituzioni e rappresentanze sociali sia oggi ancora più decisivo per garantire coesione, diritti e dignità, in una fase storica segnata da forti disuguaglianze, invecchiamento demografico, tagli al welfare e profonde trasformazioni sociali e tecnologiche. Con questa intesa le parti si impegnano a programmare iniziative comuni che favoriscano l’approfondimento e l’applicazione dei temi trattati”.

Le aree tematiche del protocollo


• Relazioni sindacali: promuovere relazioni strutturate attraverso un calendario annuale di incontri con le amministrazioni comunali, per discutere preventivamente atti di bilancio, piani sociali e principali scelte in materia di servizi e tributi locali, con l’intento di finalizzare accordi.
• Politiche fiscali e tributarie: favorire una fiscalità progressiva, con soglie di esenzione e riduzioni su Irpef comunale e Tari per le fasce più deboli; condividere criteri di equità e trasparenza nelle tariffe dei servizi pubblici locali; sollecitare accordi tra Comuni e Agenzia delle Entrate per contrastare l’evasione fiscale.
• Servizi sociali e sanitari: potenziare i servizi socio-sanitari territoriali, rafforzando assistenza domiciliare, integrazione sociosanitaria e sostegno ai caregiver; valorizzare consultori e centri antiviolenza nell’ambito delle politiche di genere; condividere strumenti di valutazione della spesa sociale, con attenzione al finanziamento del Prina e ai servizi per gli anziani non autosufficienti; rafforzare la rete dei servizi nei distretti e nelle aree interne, favorendo il confronto nella progettazione legata ai finanziamenti nazionali.
• Residenzialità e abitare sociale: verificare e valorizzare il patrimonio Erp inutilizzato, garantendo criteri di assegnazione trasparenti e inclusivi; sostenere l’accesso alla casa tramite fondi affitto e soluzioni abitative innovative per anziani soli.
• Partecipazione e cittadinanza attiva: promuovere il coinvolgimento degli anziani nella vita comunitaria, anche attraverso consulte o organismi di rappresentanza; incentivare iniziative di socializzazione e contrasto alla solitudine.
• Trasporto pubblico e mobilità: favorire l’accessibilità al trasporto pubblico per anziani e persone fragili, anche con forme agevolate o gratuite; garantire servizi di mobilità verso strutture sanitarie e sociali, soprattutto nelle aree a bassa densità.
• Digitalizzazione e accesso ai servizi: contrastare il digital divide tra gli anziani attraverso alfabetizzazione digitale, sportelli di assistenza e agevolazioni per l’accesso alle tecnologie.

Assemblea Moplefan, i sindacati: “Non aspetteremo inerti il tavolo del 28 gennaio”

“Non aspetteremo inerti il tavolo del 28 gennaio, chiediamo pertanto una assunzione di responsabilità ad azienda, ministero e istituzioni locali e faremo di tutto per tutelare i lavoratori, per il futuro della Moplefan”. Così le segreterie regionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, riunite in assemblea con i lavoratori della Moplefan per discutere della situazione preoccupante in cui versa l’azienda.

“Dopo la comunicazione del 13 gennaio, da parte dell’azienda, della richiesta di accesso alla procedura composizione negoziata – spiegano i segretari provinciali e territoriali dei tre sindacati, Stefano Ribelli, Simone Sassone e Doriana Gramaccioni – la mancata risposta alla nostra richiesta di pagamento della mensilità di dicembre e della tredicesima, il 15 gennaio, è arrivata un’altra doccia fredda: il Ministero del Lavoro ha richiesto chiarimenti in merito alla vecchia cassa integrazione in vigore da novembre 2023. Questo inevitabilmente rallenta e potrebbe compromettere l’approvazione della proroga dell’ammortizzatore sociale a partire dal 1° dicembre 2025, lasciando i lavoratori in un limbo di incertezze, sospesi tra un’azienda in crisi e una burocrazia cieca”.

“Il tempo delle attese e della fiducia senza seguito – proseguono le organizzazioni sindacali – ormai è scaduto, pertanto, insieme a tutti i lavoratori ci appelliamo alle istituzioni locali e chiediamo che le stesse congiuntamente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero del Lavoro si mobilitino per garantire in primis ai lavoratori l’ammortizzatore sociale e per trovare una soluzione urgente alla situazione industriale in cui verte l’azienda. Infatti, nell’ultimo incontro al Ministero, mentre noi continuavamo a sottolineare l’acuirsi delle difficoltà per i lavoratori e la criticità della tenuta aziendale, ci era stato chiesto di ‘avere fiducia nel progetto’, adesso quel progetto sta crollando e a pagare sono i lavoratori.