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Tag: sindacati

Gara concessione acque Sangemini, i sindacati: bene le linee guida della Regione

Organizzazioni sindacali Flai Cgil, Fai Cisl, Uila Uil e la Rsu (Rappresentanza sindacale unitaria) della Sangemini Ami soddisfatte per l’approvazione delle linee guida da parte della Regione Umbria per la gara pubblica per il rilascio delle concessioni delle acque minerali del bacino Sangemini. Concessioni sulle quali le organizzazioni sindacali, ricordano in una nota, hanno “da sempre richiesto in tutte le interlocuzioni che si potessero dare garanzia in merito alla tenuta occupazionale dei lavoratori e che si potesse dare un indirizzo chiaro per un sviluppo industriale degli stabilimenti dei siti umbri”.

“Nella prossima procedura di evidenzia pubblica – spiegano Flai, Fai, Uila ed Rsu – si garantisce stabilità occupazionale ed eventuali premialità per chi abbia progetti che incrementino l’occupazione stessa. Oltre alla stabilità occupazionale di qualità nel tempo, la nostra posizione in merito allo sviluppo industriale è stata sempre chiara: è necessario investire nel rilancio dei marchi storici Sangemini, Grazia, Fabia, Aura e Amerino e tornare a produrre per un mercato di alto livello, con il rilancio del canale horeca, con bottiglie di vetro e investendo in una linea nuova. Anche questo è un punto che oggi troviamo nella delibera”.

“Noi non abbiamo altri interessi – precisano i sindacati – ma pensiamo che un’eventuale scissione delle concessioni potrebbe aprire a scenari che noi non condividiamo, appunto, per la garanzia degli attuali posti di lavoro. Chiediamo maggiore rispetto per i lavoratori della Sangemini/Amerino. Chi ha seguito la vertenza dal 2013 a oggi, sa benissimo di cosa parliamo. Siamo disponibili come sempre a un confronto costruttivo e a cercare di costruire percorsi virtuosi per il territorio e l’occupazione, ma non a mettere a rischio posti di lavoro per diatribe politiche che non ci appartengono”.

Moplefan | Ok la cassa integrazione, al lavoro per la nuova

Chiusa con esito positivo l’istruttoria sulla cassa integrazione 2023-2025 alla Moplefan. In attesa di aver il via libera ai nuovi ammortizzatori.

Queste le notizie fornite dai sindacati dopo l’incontro che si è tenuto a Roma al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) sulla situazione dell’industria ternana.

“Si conferma con esito positivo la chiusura dell’istruttoria relativa alla cassa integrazione per il periodo 2023/2025. È attualmente in corso un’interlocuzione con il Ministero del Lavoro per monitorare l’iter di approvazione della nuova Cigs (Cassa integrazione guadagni straordinaria). Abbiamo ribadito l’assoluta urgenza di una definizione in tempi brevi per garantire la continuità del sostegno al reddito dei lavoratori”, scrivono Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil a seguito dell

“Per quanto concerne la vendita degli assets aziendali non afferenti alla produzione – proseguono i sindacati – nonostante la sottoscrizione del preliminare d’acquisto sia già avvenuta, il perfezionamento definitivo dell’operazione è previsto entro e non oltre la fine di marzo. L’azienda ha confermato che, una volta incassati i proventi della vendita, procederà prioritariamente al saldo delle pendenze verso i creditori e alla liquidazione delle spettanze arretrate dovute ai lavoratori. In questa fase cruciale, resta fondamentale l’attività di ricerca di nuovi partner industriali. A breve è attesa la presentazione formale di una manifestazione d’interesse da parte di un nuovo investitore che dovrà essere vagliata dall’esperto”.

“Parallelamente, la società prosegue l’attività di scouting – concludono i sindacati – per individuare ulteriori soggetti interessati, valutando i profili anche se non strettamente legati al settore di riferimento. In attesa del prossimo aggiornamento ufficiale al Mimit, fissato per l’8 aprile, abbiamo avviato, insieme a istituzioni locali e regionali, Confindustria e azienda, un percorso di verifica e confronto costante sui temi sopra esposti”.

I punti del protocollo siglato tra Anci e sindacati

Linee guida condivise per una contrattazione sociale territoriale “forte, inclusiva e coerente con i principi costituzionali” nel protocollo d’intesa siglato tra Anci Umbria e le organizzazioni sindacali regionali (Cgil, Cisl, Uil, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil).

“Un accordo che pone al centro la persona, la giustizia sociale e la dignità della vecchiaia” si legge in una nota diramata da Anci.

Il documento è stato firmato da Federico Gori, presidente di Anci Umbria, Maria Rita Paggio, segretaria generale della Cgil Umbria, Angelo Manzotti, segretario generale della Cisl Umbria, Maurizio Molinari, segretario generale Uil Umbria, Andrea Farinelli, segretario generale dello Spi Cgil Umbria, Dario Bruschi, segretario generale dello Fnp Cisl Umbria (che per l’occasione della sottoscrizione è stato sostituito da Francesco Ferroni, segretario provinciale di Perugia), Elisa Leonardi, segretaria generale della Uilp Uil Umbria.

“Questa intesa – ha dichiarato Federico Gori – si fonda sulla convinzione che il benessere dei cittadini, e in particolare della popolazione anziana, non rappresenti un costo, ma una risorsa viva per le comunità locali. Solo attraverso un confronto costante è possibile dare risposte concrete ai bisogni delle persone. La popolazione umbra, tra le più anziane d’Italia, vive una condizione di crescente fragilità, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli comuni. I servizi sanitari e sociali faticano a rispondere ai bisogni emergenti, i medici di base sono sempre meno presenti nei territori periferici e i carichi di cura ricadono spesso sulle famiglie, in particolare sulle donne. Con questo protocollo si intende programmare iniziative comuni che favoriscano l’approfondimento e l’applicazione dei contenuti condivisi”.

I punti del protocollo

Il protocollo affronta sette ambiti tematici: relazioni sindacali, politiche fiscali e tributarie, servizi sociali e sanitari, residenzialità e abitare sociale, partecipazione e cittadinanza attiva, trasporto pubblico e mobilità, digitalizzazione e accesso ai servizi.

“Questo protocollo – hanno affermato anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali – aggiorna l’intesa già esistente tra Anci Umbria e le sigle sindacali. Nasce dalla consapevolezza che il confronto tra istituzioni e rappresentanze sociali sia oggi ancora più decisivo per garantire coesione, diritti e dignità, in una fase storica segnata da forti disuguaglianze, invecchiamento demografico, tagli al welfare e profonde trasformazioni sociali e tecnologiche. Con questa intesa le parti si impegnano a programmare iniziative comuni che favoriscano l’approfondimento e l’applicazione dei temi trattati”.

Le aree tematiche del protocollo


• Relazioni sindacali: promuovere relazioni strutturate attraverso un calendario annuale di incontri con le amministrazioni comunali, per discutere preventivamente atti di bilancio, piani sociali e principali scelte in materia di servizi e tributi locali, con l’intento di finalizzare accordi.
• Politiche fiscali e tributarie: favorire una fiscalità progressiva, con soglie di esenzione e riduzioni su Irpef comunale e Tari per le fasce più deboli; condividere criteri di equità e trasparenza nelle tariffe dei servizi pubblici locali; sollecitare accordi tra Comuni e Agenzia delle Entrate per contrastare l’evasione fiscale.
• Servizi sociali e sanitari: potenziare i servizi socio-sanitari territoriali, rafforzando assistenza domiciliare, integrazione sociosanitaria e sostegno ai caregiver; valorizzare consultori e centri antiviolenza nell’ambito delle politiche di genere; condividere strumenti di valutazione della spesa sociale, con attenzione al finanziamento del Prina e ai servizi per gli anziani non autosufficienti; rafforzare la rete dei servizi nei distretti e nelle aree interne, favorendo il confronto nella progettazione legata ai finanziamenti nazionali.
• Residenzialità e abitare sociale: verificare e valorizzare il patrimonio Erp inutilizzato, garantendo criteri di assegnazione trasparenti e inclusivi; sostenere l’accesso alla casa tramite fondi affitto e soluzioni abitative innovative per anziani soli.
• Partecipazione e cittadinanza attiva: promuovere il coinvolgimento degli anziani nella vita comunitaria, anche attraverso consulte o organismi di rappresentanza; incentivare iniziative di socializzazione e contrasto alla solitudine.
• Trasporto pubblico e mobilità: favorire l’accessibilità al trasporto pubblico per anziani e persone fragili, anche con forme agevolate o gratuite; garantire servizi di mobilità verso strutture sanitarie e sociali, soprattutto nelle aree a bassa densità.
• Digitalizzazione e accesso ai servizi: contrastare il digital divide tra gli anziani attraverso alfabetizzazione digitale, sportelli di assistenza e agevolazioni per l’accesso alle tecnologie.

Assemblea Moplefan, i sindacati: “Non aspetteremo inerti il tavolo del 28 gennaio”

“Non aspetteremo inerti il tavolo del 28 gennaio, chiediamo pertanto una assunzione di responsabilità ad azienda, ministero e istituzioni locali e faremo di tutto per tutelare i lavoratori, per il futuro della Moplefan”. Così le segreterie regionali e territoriali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, riunite in assemblea con i lavoratori della Moplefan per discutere della situazione preoccupante in cui versa l’azienda.

“Dopo la comunicazione del 13 gennaio, da parte dell’azienda, della richiesta di accesso alla procedura composizione negoziata – spiegano i segretari provinciali e territoriali dei tre sindacati, Stefano Ribelli, Simone Sassone e Doriana Gramaccioni – la mancata risposta alla nostra richiesta di pagamento della mensilità di dicembre e della tredicesima, il 15 gennaio, è arrivata un’altra doccia fredda: il Ministero del Lavoro ha richiesto chiarimenti in merito alla vecchia cassa integrazione in vigore da novembre 2023. Questo inevitabilmente rallenta e potrebbe compromettere l’approvazione della proroga dell’ammortizzatore sociale a partire dal 1° dicembre 2025, lasciando i lavoratori in un limbo di incertezze, sospesi tra un’azienda in crisi e una burocrazia cieca”.

“Il tempo delle attese e della fiducia senza seguito – proseguono le organizzazioni sindacali – ormai è scaduto, pertanto, insieme a tutti i lavoratori ci appelliamo alle istituzioni locali e chiediamo che le stesse congiuntamente al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e al Ministero del Lavoro si mobilitino per garantire in primis ai lavoratori l’ammortizzatore sociale e per trovare una soluzione urgente alla situazione industriale in cui verte l’azienda. Infatti, nell’ultimo incontro al Ministero, mentre noi continuavamo a sottolineare l’acuirsi delle difficoltà per i lavoratori e la criticità della tenuta aziendale, ci era stato chiesto di ‘avere fiducia nel progetto’, adesso quel progetto sta crollando e a pagare sono i lavoratori.

Unicoop Etruria, altro incontro: il 20 si svelano i dettagli su dismissioni, personale e investimenti

I vertici di Unicoop Etruria hanno ribadito i capisaldi del piano industriale, nell’incontro avuto a Roma con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali: recupero delle quote di mercato; investimenti per la ristrutturazione e l’ammodernamento dei magazzini e dei negozi; riorganizzazione del perimetro di vendita e della struttura di sede. Ribadendo in questo “la massima tutela delle persone e lo stanziamento di risorse adeguate allo scopo”. L’entità del personale da tagliare e le modalità con le quali questo avverrà saranno oggetto di un ulteriore confronto, fissato per il 20 e 21 gennaio, in cui saranno dettagliate le soluzioni tecniche ipotizzate.

“L’obiettivo primario del piano, avallato e sostenuto dagli enti regionali e nazionali rappresentativi della cooperazione di consumo – si legge in una nota in cui Unicoop Etruria rinnova la disponibilità al dialogo ed al confronto con i sindacati – è il rilancio della presenza economica e sociale di Coop nell’Italia centrale”.

Unicoop Etruria è attualmente presente con 150 supermercati, oltre 5 mila dipendenti e 740 mila soci in Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo.

Vertenza Unicoop, dopo lo sciopero lunedì confronto in Regione

Lunedì 22 dicembre incontro tra i vertici della Regione Umbria, sindacati e azienda, dopo lo sciopero di giovedì indetto dalle organizzazioni Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil per contrastare il piano industriale presentato dalla neonata cooperativa, che prevede consistenti cessioni di punti vendita, esuberi e un forte ridimensionamento delle sedi amministrative.

Sciopero che ha avuto un’adesione molto alta. In Umbria, nel magazzino e nella sede amministrativa di Castiglione del Lago i sindacati parlano rispettivamente dell’80 e del 60% di astensione dal lavoro, mentre molti punti vendita del territorio regionale sono riusciti ad aprire solo con grandi difficoltà. Numerosi anche i lavoratori intervenuti al presidio promosso dalle organizzazioni sindacali e dalla Rsu davanti alla sede castiglionese di Unicoop Etruria.

Oltre ai rappresentanti sindacali di Filcams, Fisascat e Uiltucs e delle organizzazioni confederali regionali Cgil, Cisl e Uil, erano presenti anche vari rappresentati delle istituzioni locali e regionali, con i sindaci Matteo Burico (Castiglione del Lago), che già nei giorni e mesi scorsi aveva ribadito la sua vicinanza alla lotta dei lavoratori, Fausto Risini (Città della Pieve), Luca Dini (Paciano) e Sandro Pasquali (Passignano sul Trasimeno) – anche a dimostrazione della preoccupazione per le conseguenze socio-economiche che un ridimensionamento di un’impresa importante come Unicoop Etruria potrebbe avere in questo territorio –, e i consiglieri regionali Cristian Betti, Fabrizio Ricci e Nilo Arcudi.

“Senza neanche mettere in campo concreti tentativi di rilancio e investimento – spiegano le organizzazioni sindacali – dopo anni di inefficienze e scelte gestionali discutibili, da noi puntualmente contestate, ancora una volta si prova a scaricarne il costo sul personale dipendente: la grande partecipazione di oggi e l’attenzione espressa anche da molte istituzioni locali, testimonia che i lavoratori non lo accetteranno e andranno fino in fondo per ottenere risposte adeguate”. “Pretendiamo un impegno vero sul futuro della rete vendita – fanno sapere ancora i sindacati – con investimenti sulle strutture e sul lavoro, il mantenimento di funzioni e personale a Castiglione, prospettive chiare per l’insegna Superconti e soprattutto tutela occupazionale per tutte e tutti, con adeguate garanzie sul fronte economico, normativo e contrattuale in caso di cessioni a terzi”.

Per la sede amministrativa di Castiglione del Lago, in particolare, i sindacati chiedono che le siano affidate precise funzioni e il mantenimento di un numero importante di lavoratori, anche con l’attivazione dello smart working per dialogare a distanza con la sede di Vignale. “Eventuali esuberi – aggiungono i sindacati – possono essere ricollocati nel magazzino di Castiglione del Lago che, come ci ha comunicato la cooperativa, sarà oggetto a un forte investimento e di una reinternalizzazione di quei reparti che dieci anni fa furono spostati a Terni. Fermando immediatamente ogni forma di esternalizzazione. Per la rete vendita della provincia di Perugia si parla della chiusura di sei negozi che contano circa 40 dipendenti: chiediamo la ricollocazione nei negozi limitrofi che sono attualmente sotto organico”.

Enel Green Power, presidio contro la chiusura del PT di Terni

Presidio di fronte alla sede di Enel Green Power di Terni organizzato da Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil Umbria.

I segretari generali Stefano Ribelli (Fitctem Terni), Ciro Di Noia (Flaei Umbria) e Doriana Gramaccioni (Uiltec Umbria) hanno ribadito, di fronte ai lavoratori presenti e ai giornalisti, che vogliono scongiurare la chiusura del centro di teleconduzione di Terni, che “secondo quanto comunicatoci dall’azienda dovrebbe avvenire alla fine di questo mese”.

“Non ci possiamo permettere la perdita di un centro importante come questo – affermano i segretari -, anche perché si tratta dell’ultimo centro direzionale Enel in Umbria. Se ciò avvenisse, vorrebbe dire che la nostra regione subirà un ulteriore ridimensionamento. Questa scelta, infatti, si va ad aggiungere alla perdita della direzione Area Rete su Perugia (acquisita a suo tempo dalla Marche), allo spostamento della direzione, all’incertezza sul futuro industriale ed al ridimensionamento dei livelli occupazionali di Pietrafitta (malgrado il nuovo impianto manca una visione industriale per il futuro) , alla chiusura dell’impianto di Bastardo (che negli anni ’90 occupava circa 240 unità più l’indotto, ad oggi senza alcun futuro) e alla chiusura sempre su quel territorio del polo di eccellenza di formazione dell’Enel – il Nucleo Addestramento Specialistico a Gualdo Cattaneo. Passando agli assets ternani, oltre alla chiusura del laboratorio misure e prove e teletrasmissioni abbiamo assistito ad un grande ridimensionamento della forza lavoro delle officine di Manutenzione Specialistica che si occupa di manutenzione a livello nazionale (un tempo si contavano 150 unità e oggi meno di 20). In questo caso – informano – abbiamo subito un’esternalizzazione delle attività a vantaggio di aziende esterne prevalentemente di fuori regione. Oltre a questo, sempre sul ternano – aggiungono i segretari -, c’è stata una riduzione anche del personale che presidia e gestisce la manutenzione degli impianti dell’asset della nostra realtà. Questo si riflette sulla sicurezza degli operatori e sulla sicurezza idraulica del territorio. Se venisse meno la conoscenza degli impianti che hanno i lavoratori del posto di teleconduzione sarebbe un aggravante ed un ulteriore rischio per gli operatori degli impianti e delle dighe soprattutto nella gestione delle emergenze idriche (piene e maltempo)”.

Alla luce di tutto questo, i sindacati dicono “no” ad un’ulteriore depauperamento del territorio “effettuato da Enel in modo unilaterale. Noi – affermano – chiediamo per questo la creazione di un tavolo partecipativo e fattivo con le istituzioni locali, regionali e nazionali, per far sì che l’azienda torni ad investire in maniera concreta in Umbria. Chiediamo inoltre a tutte le forze istituzionali, alla Regione in particolare, quale proprietaria della concessione, di lavorare ad un percorso con Enel diverso da quello intrapreso fino ad oggi, in modo che siano incrementati gli investimenti nel nostro territorio con l’obiettivo di accrescere le funzioni attualmente presenti ed aumentare i livelli occupazionali e lo sviluppo del territorio ternano. Dobbiamo tornare al nostro prestigioso passato: per troppo tempo abbiamo assistito all’allontanamento dall’Umbria di centri direzionali e produttivi da parte di molteplici aziende (alcune a partecipazione statale). Tutto questo non possiamo più tollerarlo ma, soprattutto, non possiamo più permettercelo. Oggi, qui, con questo presidio che ha visto una larga partecipazione dei lavoratoti e delle lavoratrici di Enel Green Power, Filctem, Flaei, Uiltec, ribadiscono la loro assoluta contrarietà alla chiusura del posto di teleconduzione di Terni”. Esortando ad una “battaglia istituzionale” a difesa del PT di Terni.

Parla di “scelta miope e dannosa per il territorio” la parlamentare Emma Pavanelli. Presente al presidio insieme all’assessore regionale Thomas De Luca, che a sua volta ha attaccato: “Non siamo ospiti a casa nostra. Metteremo in campo, sin dai prossimi giorni, tutte le iniziative per far rispettare il territorio a cominciare da una ricognizione di tutti gli impianti che sono di proprietà della Regione”.

“La chiusura unilaterale del Posto di Teleconduzione è nei fatti un atto di aggressione irricevibile del nostro territorio – ha proseguito l’assessore De Luca – in particolare verso l’Umbria meridionale che negli ultimi decenni è stata spogliata di asset strategici fondamentali. Un’azione che crediamo sia direttamente conseguente alle scelte della Regione Umbria in merito alle grandi derivazioni idroelettriche sulle future concessioni. Vogliamo rassicurare il concessionario che non faremo nessun passo indietro. Riteniamo che Enel sia un player di fondamentale importanza anche in ottica delle future gare, ma la nostra determinazione a difendere la sicurezza e il futuro del territorio umbro viene prima di tutto. Se Enel volesse andare avanti su questa strada, noi ricostituiremo il Punto di Teleconduzione subito dopo il reingresso della Regione Umbria all’interno della gestione delle centrali”.

Per De Luca il Posto di Teleconduzione di Terni “è un presidio irrinunciabile a tutela strategica del nostro territorio, un baluardo di sicurezza fondamentale”.

In chiusura, l’assessore De Luca ha proposto l’apertura di una cabina di regia con il coinvolgimento dei parlamentari umbri e anche dei membri del governo in cui il punto di partenza sarà la ricognizione di tutti gli impianti del territorio: “La nostra posizione è chiara e ferma: continuiamo a combattere questa chiusura con ogni mezzo disponibile. Se si aprono contenziosi con il territorio andranno affrontati e risolti. Sarà, inoltre, nostra premura inserire nei prossimi capitolati un vincolo di localizzazione in Umbria delle infrastrutture e delle risorse umane utili alla conduzione degli impianti”.

Posto Teleconduzione, nuovo appello dei sindacati per scongiurare la chiusura

Nuovo appello, da parte dei sindacati, alle istituzioni locali e regionali e alle forze politiche, per scongiurare la chiusura del Posto di Teleconduzione di Terni.

“Rispetto alle logiche prettamente economiche e non più sostenibili di Enel, chiediamo a tutti di far prevalere la sicurezza del territorio ternano, la salvaguardia dell’occupazione sul territorio umbro e che si interrompa drasticamente il continuo depauperamento della nostra regione nei confronti dei servizi essenziali e fondamentali”, scrivono i segretari Fabio Mencarelli e Stefano Ribelli di Filctem Cgil, Ciro Di Noia di Flaei Cisl e Doriana Gramaccioni di Uiltec Uil.

“Rispetto a quanto sta accadendo e alle modalità di gestione delle relazioni sindacali/industriali la strategia che Enel sta mettendo in atto in tutte le società del gruppo – spiegano i segretari Mencarelli, Ribelli, Di Noia e Gramaccioni – ha come unico obiettivo quello di anteporre logiche finanziarie e di risparmio a ogni costo rispetto al servizio primario che dovrebbe fornire. I costi di gestione del personale sono irrisori (circa l’8% del bilancio globale, Enel risulta ad oggi una tra le aziende più efficientate), nonostante le entrate garantite dalle quote che Enel percepisce quale concessionaria di vari servizi come quello della distribuzione elettrica o della gestione degli impianti di generazione, come appunto quelli per la produzione idroelettrica nel caso specifico”.

“L’azienda – dichiarano i segretari di Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil – ha inviato alle organizzazioni sindacali una richiesta di incontro perché ha la ferrea intenzione di proseguire con la chiusura del Pt e quindi di procedere con le valutazioni riguardo i riflessi sul personale interessato. Enel prosegue nel suo intento noncurante della ferma presa di posizione contraria della Regione Umbria, espressa tramite una mozione unanime (ricordando che la Regione è la proprietaria degli impianti), tanto meno delle richieste degli assessori regionali, dei responsabili provinciali, del sindaco di Terni, e soprattutto senza tenere conto del parere, a nostro avviso più importante, della Protezione civile rispetto al rischio idrogeologico e di controllo del territorio. Questo potrebbe rappresentare l’atto finale del depotenziamento degli asset sul territorio regionale già svuotato di tutte le funzioni strategiche”.

L’on. Emma Pavanelli parla di “ennesimo atto di abbandono del territorio umbro da parte di un soggetto che, per missione e struttura, dovrebbe tutelare l’interesse collettivo prima di ogni logica di mero profitto”.

“Colpisce il silenzio del Governo – attacca Pavanelli – che pur detenendo una quota significativa di controllo su Enel attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, non esercita alcun indirizzo politico capace di invertire questa rotta miope e dannosa. Un’inerzia colpevole, che equivale a un tacito via libera al depotenziamento di presidi fondamentali per la sicurezza del territorio e per l’occupazione”.

“È inoltre particolarmente significativo, e non può essere ignorato – aggiunge la parlamentare pentastellata – che la stessa Protezione Civile abbia riconosciuto esplicitamente il ruolo determinante svolto dagli operatori del PT di Terni nella gestione delle emergenze ambientali. Solo questi lavoratori, infatti, possiedono la competenza, l’esperienza e la prontezza operativa necessarie per intervenire tempestivamente sugli impianti idroelettrici, contribuendo così alla prevenzione di gravi rischi idrogeologici. La loro funzione di interfaccia tecnica con la Protezione Civile è essenziale per garantire una comunicazione efficace e interventi mirati sul territorio, come dimostrato in occasione dell’emergenza del gennaio 2021, quando – sotto la gestione di Erg – si registrò un grave malfunzionamento proprio per l’assenza di presidio qualificato. Siamo di fronte non solo a un problema occupazionale, ma a un serio pericolo per la sicurezza idraulica dell’Umbria e, più in generale, a un grave segnale di dismissione dello Stato dai propri doveri verso le comunità locali. Presenterò l’ennesima interrogazione parlamentare nei confronti della linea di azione di Eni e chiedo a tutte le forze politiche e istituzionali di uscire dall’ambiguità e prendere posizione, in modo chiaro e netto, contro la desertificazione dei servizi essenziali in Umbria. Alla logica finanziaria esasperata, rispondiamo con la logica del bene comune”.

E-Distribuzione, presidio sindacale davanti alla sede di Perugia

Presidio sindacale, giovedì mattina, davanti alla sede di E-Distribuzione Enel di Perugia.

Filtcem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil Umbria e provinciali hanno manifestato per tenere alta l’attenzione sulle motivazioni che hanno portato alla procedura di raffreddamento.

“Stiamo attraversando un periodo di piena transizione energetica – hanno fatto sapere i segretari generali Fabio Mencarelli (Filtcem Cgil Perugia), Ciro Di Noia (Flaei Cisl Umbria) e Doriana Gramaccioni (Uiltec Uil Umbria) – e per affrontarlo sono necessarie scelte lungimiranti e coraggiose. Siamo qua con i lavoratori per contestare le scelte aziendali da noi non condivise in quanto in questo particolare momento c’è bisogno di grandi investimenti da parte di Enel, soprattutto sul personale”.

Il riferimento è ai finanziamenti e ai progetti del Pnrr che devono essere attuati grazie anche e soprattutto alle compretenze del personale in forza lavoro.

Ma non solo: i sindacati sottolineano come sia necessario investire in risorse umane e quindi in nuove assunzioni. “I carichi di lavoro – aggiungono – continuano ad essere eccessivi anche per garantire la regolare turnazione. Oltre a questo ai lavoratori viene chiesto di cambiare modalità di orari di lavoro, sfalzando lo stesso tra mattina e pomeriggio, imponendo così di rivedere l’equilibrio e la conciliazione tra tempi di lavoro e quelli della vita privata”.

Muore per un malore mentre è al lavoro, le accuse dei sindacati

E’ morto mentre stava lavorando nei magazzini di una catena della grande distribuzione, a Magione. Fatale è stato un malore.

I sindacati, in un nota firmata da Silvia Cascianelli (Filt Cgil), Valerio Natili (Fisascat Cisl) e Stefano Cecchetti (UilTrasporti), parlano però di morte sul lavoro: “Troppo assurdo lasciare la famiglia, alla quale va tutto il nostro cordoglio, per recarsi al lavoro per la sopravvivenza giornaliera e non fare più ritorno. Che si tratti di un infortunio o un malore, non fa differenza; non si può continuare a morire per lavoro. Oggi la frenesia dei tempi, la produttività da raggiungere per rispondere a logiche impostate solo sul mero interesse economico/finanziario, troppo spesso fanno dimenticare che sono persone quelle a cui non si garantisce un dignitoso e sereno lavoro. Va posto uno stop e va resettato l’approccio del mondo del lavoro rispetto a salute e sicurezza”.