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Tag: Orvieto

Povertà, più fragili le persone sole: i dati della Diocesi di Orvieto-Todi

ll 2,4% di tutti gli abitanti della diocesi di Orvieto-Todi nel corso del 2024 ha beneficiato di un aiuto da parte della Caritas. Sono i dati che emergono dal bilancio sociale diocesano, da cui risulta che le famiglie sostenute sono state 727 per un totale di 2181 persone.

Anche nel corso del 2024, sono state soprattutto le donne a rivolgersi ai centri di ascolto della Caritas. La povertà nella Diocesi ha tante facce, ma si evidenzia soprattutto quella delle persone che vivono da sole. La percentuale di quanti vivono senza un partner, si aggira intorno al 48,8% delle persone che sono state aiutate, ovvero oltre il 4% in più rispetto all’anno precedente.

Si può notare una certa equa distribuzione tra i soggetti con cittadinanza italiana e quelli con cittadinanza non italiana anche se la percentuale riferita ai cittadini italiani continua ad essere leggermente maggiore rispetto a quella dei cittadini non italiani. Non esiste dunque una discrepanza rilevante tra le famiglie con cittadinanza italiana e quelle con cittadinanza straniera che si rivolgono alla Caritas. Tra gli stranieri, le comunità maggiormente presenti sul territorio diocesano sono in ordine decrescente: marocchina, romena, moldava, ucraina, macedone, tunisina, albanese, egiziana.

Tra le persone assistite nel 2024, ce ne sono state 55 senza fissa dimora, ma la Caritas lancia anche un allarme per l’emergenza abitativa che si registra nel territorio. È proprio per tale ragione che la Delegazione Caritas Umbria ha deciso di promuovere, come segno giubilare in questo Anno Santo, una campagna di raccolta fondi volta ad accompagnare le sempre più numerose famiglie che non riescono a sostenere autonomamente le spese relative alla gestione della casa: l’affitto, le utenze, il mutuo e le altre spese relative all’abitazione.

Orvieto, entrambi bloccati i due progetti di iniziativa comunale finanziati dal Pnrr

Non c’è pace per i due progetti comunali orvietani finanziati attraverso i fondi del Pnrr. Dopo aver rescisso il contratto con l’azienda MaCoRi ed aver avviato un’azione legale da quasi mezzo milione di euro contro questa società che si era aggiudicata l’affidamento per la ricostruzione dell’asilo di Sferracavallo, adesso un altro guaio legale è scoppiato con il raggruppamento temporaneo di imprese che aveva iniziato a realizzare il centro polivalente per le politiche sociali e per la famiglia nei giardini di Orvieto Scalo, già sede delle scuole medie.

Si tratta di un “appalto integrato”, che prevede cioè la progettazione e l’esecuzione dei lavori per un valore complessivo di 5,3 milioni di euro, per i quali sono stati stanziati 2,3 milioni. A giugno scorso, l’assessore ai Lavori pubblici, Piergiorgio Pizzo, aveva dichiarato in Consiglio comunale che “la costruzione sta procedendo in linea con i tempi previsti nel nuovo cronoprogramma che ci ha consegnato la società appaltatrice. Attualmente devono iniziare i lavori per la palificata in cemento armato su cui verrà costruita l’opera, che confidiamo sarà ultimata nei tempi previsti dal Pnrr”.

Con una determina del 28 luglio, il settore Lavori pubblici del Comune ha invece preso atto che i lavori sono fermi ed ha dato mandato all’avvocato perugino Alessandro Bovari di procedere con la risoluzione del contratto, per un impegno di spesa di 4.500 euro, dal momento che il Comune di Orvieto non ha al proprio interno uno studio legale.

La motivazione è legata al “notevole ritardo nell’attuazione dell’opera che, ad oggi, vede realizzata la sola demolizione del fabbricato esistente senza ulteriori attività. E si preso atto della manifesta incapacità del raggruppamento di imprese di concludere i lavori entro i termini contrattuali”. Il raggruppamento di imprese è costituito dalle aziende “Eutecne” di Ponte San Giovanni e dalla “F&m Ingegneria spa” di Mirano, in provincia di Venezia.

Entrambi i cantieri legati ai due progetti Pnrr ottenuti dal Comune sono dunque bloccati e si sta cercando di rimediare a due situazioni che appaiono estremante complicate, perché sulla testa del Comune pende la spada di Damocle della perdita dei finanziamenti.

Il collaudo del centro per la famiglia di Orvieto Scalo deve avvenire entro il 30 giugno del 2026 e se in quella data non sarà pronto, addio ai soldi europei. Per quanto riguarda l’appalto per il lavoro dell’asilo, tra le motivazioni che avevano spinto l’amministrazione comunale a rescindere il contratto con la società MaCoRi e intentargli una causa da quasi mezzo milione di euro, c’è stata anche la “falsità della polizza” prodotta dall’azienda.

Asilo e centro di Orvieto Scalo sono gli unici due progetti presentati dal Comune, ma Orvieto ha dovuto finora rinunciare anche ad un terzo progetto presentato dalla Asl, quello relativo all’ampliamento, all’ammodernamento e allo spostamento al piano inferiore del reparto ospedaliero per il pronto soccorso. A quanto è stato possibile apprendere, la demolizione della rampa di accesso al pronto soccorso avrebbe mandato fuori controllo i costi preventivati dal, momento che si trattava di un impegno di spesa vicino al milione di euro.

La conclusione è che i lavori per il pronto soccorso non sono ancora partiti e non è dato sapere se e quando saranno avviati.

Cresce il peso del Cammino di Larth nel turismo orvietano

Il cammino di trekking dell’Intrepido Larth si sta confermando come un’offerta sempre più importante nel sostenere il settore turistico ad Orvieto.

Il bilancio degli arrivi al termine del primo semestre dell’anno consente infatti di delineare i contorni di un fenomeno come quello del turismo lento che continua ad aumentare, contribuendo a diversificare l’offerta, incrementare il numero delle presenze e destagionalizzare i flussi. A fine giugno di quest’anno, le credenziali vendute sono state oltre mille, ovvero quante erano state quelle ritirate nel corso dell’intero 2024. Se la tendenza verrà mantenuta anche nella seconda metà dell’anno come sembra verosimile sulla base delle tante richieste che stanno arrivando agli organizzatori, il 2025 potrebbe chiudere con circa duemila presenze.

Secondo il resoconto dell’Osservatorio turistico della Regione, nel 2024 si sono registrati 128891 arrivi turistici italiani ad Orvieto. I mille arrivi legati al cammino dell’intrepido Larth incidono dunque per una percentuale di poco inferiore all’uno per cento del totale. Un rapporto che a fine 2025 potrebbe dunque diventare di due turisti su cento.

“La tendenza è quella di un costante incremento degli arrivi così come delle presenze anche grazie ad una continua opera di promozione e marketing – dicono i promotori del cammino dell’Intrepido Larth – una parte dei pernottamenti si indirizza ovviamente nei comuni di Bolsena e Bagnoregio, ma è anche vero che sta crescendo il numero di quanti soggiornano ad Orvieto una quarta notte rispetto ai tre giorni che si impiegano normalmente per percorrere i 58 chilometri del tragitto. Una quarta notte in cui si rimane sul territorio prima di iniziare il cammino circolare che parte e si conclude ad Orvieto, oppure dopo averlo completato”.

L’obiettivo adesso è quello di potenziare le presenze su Orvieto e si sta infatti lavorando per fare della città l’epicentro di una serie ulteriore di offerte di turismo lento. “A partire da questa estate, il cammino di Larth passerà infatti da tre giorni a quattro – dicono gli organizzatori Emanuele Rossi, Luca Sbarra e Claudio Lattanzi – proporremo infatti un intero giorno da trascorrere ad Orvieto perché sarà avviata una decisa azione di marketing sulla città dopo aver iniziato a promuovere il territorio. Anche la guida cartacea di Larth sarà ampliata per raggiungere questo obiettivo che è incentrato su una serie di itinerari indirizzati a promuovere il centro storico di Orvieto, in particolare lo splendido quartiere medievale, ma anche i borghi vicini a partire da Rocca Ripesena. Larth è un progetto in costante movimento e i flussi che esso genera devono essere indirizzati a sostegno dell’economia locale secondo una chiara impostazione di fondo perseguita fin dall’inizio. E’ solo il primo passo di una iniziativa più ambiziosa a cui si lavora senza sosta”.

Parcheggio piazza della Pace, gli interrogativi su quei soldi che il Comune non ha più incassato

Una gestione sulla quale è necessario fare chiarezza. Anche per capire se il Comune possa aver ricavato un danno erariale sotto forma di mancato incasso, per almeno tre mesi, del pedaggio degli autobus turistici, come da qualcuno ipotizzato.

Si tratta del parcheggio di piazza della Pace ad Orvieto, che è attualmente al centro di un accesso confronto politico dopo che la Giunta Tardani ha deciso di non rinnovare la convenzione con la società Valore srl della famiglia Palmieri a cui era stata affidata nel corso degli ultimi dieci anni sia la gestione dei bagni pubblici che il bar e punto di accoglienza.

Nei giorni concitati di fine maggio, all’indomani del mancato rinnovo della convenzione e del rifiuto di prorogare il rapporto fino alla pubblicazione e successiva assegnazione del nuovo bando, l’amministratore di Valore srl, Valerio Palmieri, ricostruendo i difficili rapporti con il Comune, ha citato tra gli altri un episodio che, se confermato, potrebbe configurare anche un possibile danno erariale da diverse decine di migliaia di euro ai danni delle casse comunali. “A fine maggio 2024 l’amministrazione comunale ha ritenuto di interrompere l’affidamento del servizio per la riscossione della tariffa giornaliera dei bus, all’epoca gestito dal titolare dell’area camper. Dal primo giugno e fino al 31 agosto 2024 la sbarra è rimasta aperta, consentendo a chiunque di entrare ed uscire liberamente, senza pagare la sosta, che allora prevedeva una tariffa di 45 euro al giorno. L’unico modo di pagare era l’utilizzo (complicato) dell’app MyCicero, sul cui uso abbiamo cercato di istruire gli autisti/capogruppo virtuosi che volevano pagare a tutti i costi”.

I SOLDI “PERSI” DAL COMUNE

Ancora le parole di Palmieri: “Le rare apparizioni della polizia municipale volte a verificare i bus paganti tra quelli in sosta trovavano il piazzale semi vuoto, perché a sbarra aperta era utilizzato come punto di scarico/carico da chi voleva evitare di pagare. Tutto questo fin quando, per senso civico e per restituire un senso ad una situazione da far west, mi sono fatto avanti, proponendo di gestire in emergenza e gratuitamente il servizio dal 01/09/24 al 31/12/24. Ovviamente – evidenzia Palmieri – il Comune è stato ben felice di cedere temporaneamente tale onere alla nostra società, che ha incassato per conto dell’Ente ed a titolo gratuito oltre 30.000 euro in 4 mesi, con il solo ausilio di un pos del Comune e con la sbarra/gettoniera malfunzionante dal primo settembre, sostituita solo il 15 di novembre, andando e tornando ogni volta con la bicicletta dal locale alla sbarra, con una persona praticamente dedicata”.

LA SBARRA APERTA

In pratica, il Comune avrebbe preferito lasciare la sbarra aperta e rinunciare alla quasi totalità degli incassi, piuttosto che mantenere il servizio di riscossione all’Area Camper. Perché? Perché interrompere un rapporto di fiducia durato anni, tanto da permettere per molti di essi il pagamento del corrispettivo bus in contanti?

Tra l’altro, risulta che la convenzione dell’area camper all’epoca fosse ancora in essere e che sia scaduta il 18 di agosto dello stesso anno, per essere poi prorogata a fine dicembre, fino a pubblicazione del nuovo bando. Tralasciamo ogni commento sulle proroghe e sul periodo e sull’operare senza titolo.

Ma tornando ai 3 mesi senza il servizio di riscossione: se da settembre a dicembre la società Valore srl ha incassato per conto del Comune oltre 30 mila euro (esclusi i pagamenti effettuati via App o con bonifico anticipato, divenuti nel frattempo più utilizzati), quanti mancati incassi è possibile ipotizzare per il trimestre estivo? Venti, 30, 40 mila euro? Forse di più? Sarebbe interessante poter quantificare il mancato incasso, anche sulla scorta degli introiti portati a bilancio negli anni precedenti.

Ma non è facile ricevere una risposta in merito. Lo stesso Palmieri ha riferito di aver presentato il 20 marzo di quest’anno (via Pec) un progetto di riqualificazione, automazione e gestione diretta del parcheggio di Piazza della Pace, chiedendo al contempo un riscontro sugli incassi degli anni precedenti del servizio di riscossione bus. A distanza di quasi quattro mesi, ancora nessuna risposta.

Come è stato possibile rinunciare a quei soldi e chi ne è responsabile? Perché nessuno ha mai risposto a questa ricostruzione dell’imprenditore che descrive una situazione molto grave? Perché l’amministrazione comunale non lo smentisce? E perché l’opposizione non ha fatto il minimo cenno ad un episodio tanto clamoroso?

Tempesta sull’Orvietano, A1 ferma per alcune ore e cimitero chiuso per tre giorni

Resterà chiuso per tre giorni il Cimitero monumentale di Orvieto, a seguito dei danni provocati dalla tempesta che dalla tarda serata di domenica si è abbattuta sul comprensorio.

A fare danni soprattutto il vento, che ha abbattuto diverse piante. L’intervento principale è stato la caduta di una grossa pianta sull’autostrada A1, che ha bloccato l’intera carreggiata sud prima dell’uscita Attigliano. Fortunatamente non ci sono stati feriti; rimossa la grossa pianta da parte dei vigili del fuoco, è stato riaperto il traffico veicolare. Sul posto anche la polizia stradale e ANAS.

Ma numerosi sono stati gli interventi a cui sono stati chiamati i vigili del fuoco in gran parte della provincia di Terni e nell’Orvietano in particolare.

Cammino dell’intrepido Larth, record nel primo semestre 2025

Una primavera con numeri straordinari sul fronte delle presenze traina un semestre da record per il Cammino di trekking dell’Intrepido Larth. Il primo progetto di marketing territoriale mai realizzato tra Orvieto, Bolsena e Civita di Bagnoregio potrebbe chiudere l’anno in corso con un incremento di visitatori esattamente doppio rispetto al 2024, se si confermerà il trend di questi primi sei mesi. Prendendo come riferimento il numero delle credenziali ritirate dai camminatori, emergono delle cifre concentrate solo tra il 20 aprile ed il 30 giugno che testimoniano la presenza di 1012 turisti, ovvero la stessa quantità che si era registrata nel corso dell’intero 2024. Più nel dettaglio, tra gennaio ed il 28 febbraio sono state consegnate 51 credenziali, 156 tra marzo e Pasqua ed oltre mille da Pasqua a fine giugno. 

Da gennaio a fine giugno dunque oltre 1200 camminatori hanno percorso il tragitto che unisce in un percorso ad anello di 58 chilometri Orvieto con Bolsena e con Civita.

“Il progetto – spiegano gli organizzatori-è stato ideato per raggiungere tre obiettivi che sono la destagionalizzazione dell’offerta turistica del territorio, l’incremento in termini assoluti del numero dei visitatori in maniera tale da trasformare questa forma di turismo lento in un valore aggiunto per la nostra economia turistica e l’avvio di una collaborazione strategica a livello territoriale con alcune località del Lazio.  A distanza di un anno e mezzo dall’avvio dell’iniziativa-aggiungono-si può dire che i risultati si stiano raggiungendo anche se le ambizioni sono molto elevate ed il lavoro da svolgere ancora tanto“.

Il 2025 dovrebbe chiudersi con oltre 2000 turisti complessivi, seppur si tratti sempre di un dato conteggiato per difetto perché non tutti i camminatori ritirano le credenziali. “Il progetto ha un valore fortemente sociale e di condivisione comunitaria-aggiungono i promotori-e anche questo aspetto ha visto importanti progressi, non solo con il coinvolgimento economico dei produttori ed artigiani locali nella realizzazione de gadget, ma anche per quanto riguarda l’obiettivo del rilancio del borgo di Sugano, prima meta del percorso” aggiungono. Lo scorso anno, a Sugano hanno infatti transitato centinaia di persone, mentre da un paio di mesi ha preso il via la realizzazione di una biblioteca ad uso pubblico, come primo passo del più ampio “Progetto Sugano”.

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Orvieto, il crollo demografico si fa sentire anche sul mercato immobiliare

Il crollo demografico trascina verso il basso anche il mercato immobiliare di Orvieto, che continua tuttavia a rimanere il più alto di tutta la provincia, di gran lunga superiore allo stesso capoluogo.

La spirale demografica che si è avvitata su stessa sta però facendo sentire una morsa feroce e trascina verso il basso anche il prezzo delle case, come conseguenza immediata della drammatica e costante perdita di abitanti.

Secondo l’osservatorio del mercato del sito immobiliare.it. a maggio per gli immobili residenziali in vendita sono stati richiesti in media 1606 euro al metro quadro, con una diminuzione del 4,91% rispetto a maggio 2024 quando il valore era stato di 1689 euro.

Negli ultimi 2 anni, il prezzo medio all’interno del comune di Orvieto ha raggiunto il suo massimo nel mese di dicembre 2023, con un valore di 1722 euro al metro quadro. Il mese in cui è stato richiesto il prezzo più basso è stato agosto 2024: per un immobile in vendita sono stati richiesti in media 1572 euro al metro quadro.

Certo, per comprare casa ad Orvieto servono mediamente sempre oltre 600 euro al metro quadrato in più rispetto a Terni, dove il valore è di appena 1042 euro. E non è cosa da poco, considerando le dimensioni e l’importanza del capoluogo, ma il calo dell’ultimo anno segna un cambio di passo per il mercato del mattone orvietano; una città in caduta libera dal punto di vista dell’attrattività residenziale.

Le locazioni

La “grande fuga” da Orvieto, principalmente dovuta a motivi economici, si è consumata in maniera allarmante nell’ultimo periodo. Secondo i dati elaborati dall’Istat infatti, la città ha perso ben il 5,2 della sua popolazione complessiva dall’inizio del 2019 fino alla fine del 2024. Oltre 220 persone se ne vanno ogni anno dalla città dove anche le locazioni di lungo periodo sono diventate un grande problema a causa del proliferare enorme dei b&b che hanno drasticamente ridotto le abitazioni disponibili per più mesi. Anche il valore delle locazioni comunque è in calo. A maggio per gli immobili residenziali in affitto sono stati richiesti in media 6,80 euro al mese per metro quadro, con una diminuzione del 2,44% rispetto a maggio 2024 quando era di 6,97 mensili. Negli ultimi due anni, il prezzo medio all’interno del comune di Orvieto ha raggiunto il suo massimo nel mese di settembre 2023, con un valore di 7,73 al metro quadro. Il mese in cui è stato richiesto il prezzo più basso è stato novembre 2024: per un immobile in affitto sono stati richiesti in media € 5,35 al mese per metro quadro.

Parte dal basso la forte spinta per rilanciare il progetto “Orvieto città cardioprotetta”

“Io sono la prova evidente che i defibrillatori sono fondamentali per salvare la vita alle persone. Se sono vivo lo devo al defibrillatore che venne attivato nel vecchio ospedale di Orvieto dove arrivai ormai 29 anni dopo aver avuto un malore cardiaco. Mi hanno salvato cosi. L’associazione ‘Amici del cuore’ è stata una grande esperienza. Grazie alla generosità di molte persone, eravamo riusciti a raccogliere moltissimi fondi e fare tante donazioni di defibrillatori anche ai vari reparti ospedalieri. Solo al Comune di Orvieto abbiamo regalato macchinari per 150 mila euro di valore”. La testimonianza di Sandro Salucci, componente dell’associazione “Amici del Cuore”, ha rappresentato il punto più significativo nell’incontro organizzato al museo Greco dal club Amici della Stampa, a cui hanno aderito molte associazioni e gruppi politici di fronte ad un pubblico che ha riempito la sala nonostante il periodo estivo.

Daniele Di Loreto, vice presidente dell’associazione “Amici del Cuore” fondata da Giampiero Giordano ed oggi consigliere comunale, ha ricostruito i primi passi del sodalizio, descrivendo la grande mobilitazione che aveva portato anche alla formazione di oltre 600 rianimatori tra i semplici cittadini. “Con una recente mozione che abbiamo presentato in Consiglio comunale – ha spiegato – chiediamo non solo che la cardioprotezione venga ripresa e finalmente realizzata, ma che sia anche estesa anche alle altre zone del vasto territorio orvietano come le frazioni che sono distanti dall’ospedale”.

Giuseppe Germani, ex sindaco nel biennio 2017-2018 quando il progetto si è arrestato perché non è stata sottoscritta la convenzione per la gestione dei defibrillatori che avrebbe dovuto garantire la protezione civile, ha spiegato come era stato impostato il lavoro. “Preparammo il documento per la gestione, c’era il problema della formazione del personale perché la tecnologia dell’epoca prevedeva la necessità di usare i defibrillatori con una adeguata preparazione, maggiore di oggi. Individuammo nella protezione civile il soggetto che avrebbero potuto prendersi in carico la manutenzione degli impianti che erano stati installati. I tempi tecnici legati alla predisposizione della relativa convenzione non consentirono però di arrivare alla conclusione di questo percorso prima che terminasse il mandato elettorale. L’abitudine di scaricare sugli altri le responsabilità è particolarmente diffusa ad Orvieto. Quando la nostra amministrazione completò il suo ciclo, erano perfettamente funzionanti quasi tutti e 13 di defibrillatori. La successiva amministrazione avrebbe dovuto trovare una cifra modesta di poche decine di migliaia di euro che erano indispensabili per poterne garantire la manutenzione nel tempo. Avendo comunque noi individuato il gestore nella protezione civile la cui attività viene già finanziata normalmente dal Comune, non si sarebbero dovute reperire risorse aggiuntive particolarmente elevate. Per riprendere il progetto, credo che l’ipotesi della protezione civile possa essere rilanciata, ma allo stesso modo di altri soggetti pubblici e privati la cui attività di manutenzione non comporta comunque costi proibitivi. Non conosco il motivo per cui l’amministrazione che è venuta dopo la nostra non abbia portato avanti il progetto. Da oggi dovremmo prenderci l’impegno di riprendere questo progetto. Con o senza l’amministrazione comunale, è necessario dotare il nostro territorio della cardioprotezione”.

Roberta Palazzetti ha parlato di esempi virtuosi diffusi in varie parti del mondo. “Arrivare tardi su questa iniziativa, anche se in origine eravamo all’avanguardia, comporta il vantaggio di poter imparare dagli altri. Per Orvieto possiamo oggi pensare al meglio del meglio. La città modello nel mondo è Seattle dove sono partiti nel 1971 ed oggi hanno portato il 70 % dei cittadini ad essere in grado di fare il primo soccorso. Ci sono 5 mila defibrillatori attivi. Hanno un tasso di sopravvivenza del 56% dei casi contro il 10 % dell’Italia. A Monza, in Brianza dal 95 hanno creato una associazione “Brianza per il cuore” che ha installato ad oggi 500 defibrillatori mappati digitalmente e formato 26 mila persone, ci sono anche i condomini cardioprotetti. Poi c’è il caso di Ancona dove è partito tutto da una iniziativa del sindaco. Bisogna coinvolgere la popolazione e questa riunione di oggi serve anche a questo”. Palazzetti si è poi soffermata sulle varie opzioni operative che possono essere adottate.

Da parte del responsabile della Croce Rossa, il volontario Alessandro Lidonni è venuta la notizia che la Cri è disponibile a mettersi a disposizione per la ripartenza del progetto. “La Croce rossa può mettere a disposizione gli esperti per effettuare al meglio i corsi di formazione” Ha poi parlato della iniziativa di Narni nella cui amministrazione c’è un assessore delegato al progetto ed esiste una associazione che dona sistematicamente i defibrillatori grazie alla raccolta di fondi che promuovono regolarmente. Adesso stanno lavorando per dotare di defibrillatori l’auto della polizia locale. Peccato che Orvieto adesso debba copiare gli altri dopo essere stata la prima in Italia a partire”.

A nome del neo costituito comitato “Orvieto civica, il commerciante Giorgio Campanari, ha presentato alcuni progetti a cui si è lavorato nell’ultimo periodo insieme a rappresentanti dell’associazione Nova e Cosp. “Abbiamo elaborato tre ipotesi diverse – ha spiegato – tenendo conto di quanto si era fatto ad Orvieto e dell’esperienza di altri centri. Un primo progetto che ha un costo inferiore ai 60 mila euro prevede di garantire la presenza di una postazione di primo soccorso mobile con ambulanza con personale sanitario nel centro storico ogni sabato e domenica dell’anno, per assicurare assistenza immediata durante l’afflusso turistico regolare e straordinario. Poi un secondo progetto per fornire una presenza sanitaria mobile ridotta ma strategica, attiva solo la domenica nei mesi di maggiore affluenza turistica, da aprile–ottobre e dicembre, con medico solo nei giorni critici, per un costo di meno di 15 mila euro”.

L’ex responsabile della protezione civile Giuliano Santelli ha detto: “La protezione civile in questa fase viene occupata per altro, ma partecipare ai bandi è possibile a patto di lavorarci in maniera sistematica. All’epoca facevamo la formazione per il pronto soccorso con la Croce rossa e le forze dell’ordine per i bambini a villa Paolina. Facemmo una mappatura, a fine legislatura però essendo il Comune in fase di dissesto non si diede corso al progetto. Nel 2029, con la nuova amministrazione, eseguimmo studiato anche il modello di Pavia la cui protezione civile si occupa dei defibrillatori, cosa che in versione ridotta fa anche il gruppo della prociv di Monteleone di Orvieto. Valutammo anche di coinvolgere la polizia locale, ma c’erano problemi di fondi. Oggi comunque le attività legate alla formazione sono meno impegnative di allora. E’ possibile ripartire con un nuovo progetto che faccia tesoro di tutte queste esperienze anche del passato”.

L’ex responsabile del tribunale del Malato, Gianni Mencarelli ha infine ricordato che “L’interlocutore principale da prendere in considerazione in questa vicenda credo sia principalmente la Asl e si dovrebbe presentare a Regione ed Asl anche una richiesta specifica per sostenere questa iniziativa che immagino possa svilupparsi nel prossimo futuro nella casa di comunità in fase di realizzazione a piazza duomo”.

Al termine dell’incontro, Rebecca Burla, figlia di Massimo, il commerciante deceduto lo scorso mese di maggio in seguito ad un malore cardiaco, ha sollevato forti interrogativi sul fatto che, anche successivamente al drammatico episodio, fossero ancora in circolazione in città cartine informative che recavano le indicazioni dei defibrillatori presenti nel centro storico, ma nella realtà disattivati ormai da anni. Una questione che è attualmente oggetto della relativa inchiesta giudiziaria e alla quale non è stata fornita alcuna risposta a causa dell’assenza all’incontro sia del sindaco che degli assessori comunali.

Treni, l’incontro a Orvieto: “Fronte comune anche con le altre regioni”

Fare fronte comune nel confronto con il Ministero dei Trasporti, Rfi e Trenitalia. Questo l’invito che l’assessore regionale ai Trasporti dell’Umbria, Francesco De Rebotti, ha rivolto agli amministratori umbri, del Lazio e della Toscana che hanno aderito all’incontro, da lui promosso a Orvieto, per discutere del futuro del trasporto ferroviario.

All’incontro erano presenti amministratori locali, il presidente Anci Umbria, Federico Gori, l’assessore ai Trasporti della Toscana Stefano Baccelli, la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani, rappresentanti della Regione Lazio, comitati dei pendolari e dell’Osservatorio trasporti, Lazio, amministratori del territorio.

Analizzate le criticità attuali e le prospettive di un servizio che incide direttamente sulla qualità della vita dei cittadini e sulla competitività dei territori, con un chiaro invito a costruire un “fronte comune” che includa anche le altre Regioni e il Governo per tutelare il diritto alla mobilità.

L’assessore De Rebotti ha posto l’accento sulla necessità di unire le forze per affrontare seriamente la questione dei trasporti ferroviari, evidenziando come i problemi non si fermino ai confini amministrativi, dato che i treni regionali, pur con contratti di servizio diversi, viaggiano su direttrici comuni come Roma-Firenze e Roma-Ancona. Ha sottolineato come la vicinanza a Roma aumenti la domanda di mobilità quotidiana per lavoro, studio e turismo, e come le difficoltà siano aggravate dai cantieri in corso, che in estate interesseranno anche la linea Terni-Foligno. Ha poi descritto una quotidianità fatta di tempi di percorrenza più lunghi, orari incerti e cancellazioni improvvise. Un punto cruciale sollevato dall’Assessore umbro riguarda la delibera dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, che dal gennaio 2026 (o forse già da dicembre 2025) permetterà la circolazione sulla direttissima solo ai treni che superano i 200 km/h. Per questo, ha detto De Rebotti, “le Regioni hanno chiesto nuovi convogli, ma serve più tempo. Chiediamo di posticipare l’entrata in vigore della norma al 2027 per garantire un servizio umano e continuo”. Ha aggiunto che “la relazione ferroviaria con Roma è fondamentale anche per sostenere la crescita demografica delle aree interne. Non possiamo trattare questo tema come un piccolo pezzo di puzzle. Serve consapevolezza e una strategia nazionale”.

Nel corso dell’incontro, sono emersi vari interventi e proposte volte a migliorare la situazione attuale. Tra i punti salienti, si è parlato della necessità di recuperare gli standard di servizio persi, dell’importanza di una mobilitazione dei sindaci per portare la voce dei territori e del legame indissolubile tra trasporti, sviluppo economico e qualità della vita. È stato inoltre ribadito il ruolo fondamentale dei comitati dei pendolari nel sollecitare azioni concrete per avere trasporti regolari ed efficienti, con richieste di interventi immediati, specialmente per le zone maggiormente penalizzate.

“Il confronto deve salire di livello – ha detto De Rebotti nelle conclusioni – è un’emergenza che impone alle Regioni di stare unite davanti all’interlocutore vero: il Ministero delle Infrastrutture, RFI e Trenitalia. Dobbiamo scegliere se rassegnarci alla situazione attuale o concertare insieme un nuovo modello che mantenga un equilibrio tra mercato e trasporto pubblico locale”.

Il percorso proseguirà nelle prossime settimane con ulteriori appuntamenti tecnici e politici, con l’obiettivo di costruire un’alleanza interregionale forte e coesa, capace di tutelare concretamente il diritto alla mobilità dei cittadini umbri e di tutto il Centro Italia.

Cammini di trekking, leva per realizzare una nuova politica di crescita territoriale nell’orvietano

Considerare i cammini di trekking come il punto di forza intorno al quale costruire un’azione di rilancio che parte dal turismo per arrivare all’incremento della residenzialità. Si tratta di una strategia che Orvieto può perseguire con successo avendo come punto di partenza i numeri straordinari che continua a macinare il progetto del cammino dell’intrepido Larth, ma a patto di essere tutti consapevoli che abbiamo a che fare non solo con una nuova offerta turistica, ma con il punto di innesco di una nuova strategia di marketing territoriale a cui devono fornire il loro essenziale contributo molti attori sociali. Intanto qualche numero. Nel corso del 2024, i pernottamenti lungo i cammini italiani hanno superato quota un milione e 435 mila, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. Il ministero del Turismo ha registrato 71 milioni di presenze e oltre 11 milioni di arrivi nel settore open air nel 2024, con un impatto economico complessivo di oltre 8 miliardi di euro . Il cammino dell’intrepido Larth ha prodotto lo scorso anno un indotto stimato al ribasso in 240 mila euro, ma i numeri di metà 2025 ufficializzeranno una crescita ulteriore che dovrebbe consentire di chiudere l’anno in corso con cifre record. Solo tra aprile e maggio si sono contate ben oltre le 900 presenze. Si è di fronte ad un fenomeno turistico, di marketing ed economico di straordinario livello, ma adesso la vera sfida è allargare lo sguardo attraverso una strategia realisticamente ambiziosa e condivisa.

L’ALTERNATIVA ALLA POLITICA DEGLI EVENTI

Per sostenere il progetto che verrà implementato con il nuovo cammino del miracolo del Corpus domini e poi altri analoghi, sta sorgendo l’associazione “Idee in cammino” a cui daranno il proprio contributo numerose persone che condividono questa visione di alto profilo. I cammini di trekking servono essenzialmente a garantire un flusso economico in un certo territorio e rappresentano un’alternativa o una integrazione alla politica degli eventi. A differenza di questi ultimi però comportano un impegno organizzativo e uno sforzo finanziario ridotto. Non si deve ricominciare ogni volta da capo, fronteggiando imprevisti e contingenze varie. Un cammino che funziona richiede di essere promosso e implementato, ma è meno rischioso e meno costoso di un evento. L’esperienza di Larth si sta inoltre dimostrando estremamente interessante e proficua anche per aggredire e ridimensionare una carenza strutturale della nostra offerta turistica che è quella della stagionalità. Lo dimostrano i numeri di inizio dicembre e di tutti gli altri mesi invernali. La sfida da gestire adesso è legata all’incremento della permanenza e la strategia non può che essere quella di “chiudere il cerchio” proponendo e vendendo direttamente pacchetti turistici focalizzati sull’orvietano, in cui anche la scontistica sui pernottamenti deve giocare un ruolo non secondario. L’obiettivo è trattenere i turisti quanto più possibile e molto di quello che esiste oggi non riesce a raggiungere lo scopo. E’ necessario entrare in una logica di nuova programazione della permanenza, ben consapevoli che ad oggi questo lavoro non lo svolge davvero nessuna agenzia turistica mentre ci sono invece quà e là significative esperienze di singoli operatori di cui fare tesoro.

NUOVE OFFERTE E SERVIZI

Dobbiamo mettere in rete ciò che esiste, ma anche creare nuove offerte. Rientra in questa stategia il “Progetto Sugano”, ovvero una azione combinata in cui l”investimento” a favore della comunità del borgo (biblioteca di uso pubblico) si somma alla creazione di nuove attrattive come la trasformazione del paese in un museo a cielo aperto per arrivare alla valorizzazione di un percorso ad hoc costituito dal trittico: laghetto-impianto idroeolettrico Netti-area delle fonti del Tione. Coinvolgimento della popolazione, delle istituzioni locali e del mondo economico sono requisiti essenziali. Il progetto è già avviato e tutti possono svolgervi un ruolo importante. L’imprenditoria sociale che vede impegnato il sottoscritto insieme ad altri compagni di avventura dall’ammirevole entusiasmo, energia e generosità come Emanuele Rossi e Luca Sbarra può fare molto e lo sta dimostrando. Ad un certo punto però deve battere un colpo anche la politica. Il nostro lavoro serve per portare qui migliaia di persone che altrimenti non ci sarebbero venute. Dobbiamo indurle nella tentazione di considerare Orvieto non solo un luogo da visitare, ma un posto in cui poter valutare di venire a vivere. Per ottenere questo risultato è necessario fare tante cose sul fronte dei servizi, dello sviluppo economico e dei trasporti, ma iniziando dal chiarirci le idee sul cosa fare per il mercato immobiliare. Per nostra fortuna non siamo nelle condizioni disperate di vendere le case ad un euro come hanno iniziato a fare per primi i luoghi spopolati nella provincia di Catania e i paesini sperduti delle valli alpine e degli Appennini, ma dobbiamo decidere quali vogliamo che siano i futuri abitanti di Orvieto. Esclusivamente gente facoltosa che può muoversi agevolmente in un mercato immobiliare alto come l’attuale o vogliamo attrare anche ceto medio? Se la riposta è la seconda, è arrivato il momento di cominciare a lavorare su una serie di iniziative che riguardino la gestione ai fini abitativi del patrimonio comunale, nuovi rapporti con il mondo delle aziende (edilizia contrattata), incentivi fiscali e aiuti per chi ristruttura in certe zone come le frazioni, probabile revisione dei regolamenti comunali, ruolo delle banche, maggiore coinvolgimento dell’Ater. E’ arrivato il momento di rimettersi in cammino.