Skip to main content

Tag: imprese

“Scettro dell’Imprenditorialità”, così nei comuni umbri

Todi tra i comuni umbri sopra i 10mila abitanti, Montefalco per quelli compresi tra 5mila e 10mila abitanti, Norcia per quelli sotto i 5mila abitanti. Sono i tre comuni umbri, per le varie fasce di dimensione, a cui, secondo i dati della Camera di commercio dell’Umbria, va lo “Scettro dell’Imprenditorialità”, per la quantità di imprese rispetto al numero di residenti.

Tra i municipi più grandi la palma resta a Todi, con 12 imprese attive ogni 100 abitanti, con una vocazione imprenditoriale superiore di quasi il 74%% a quella dell’ultimo in graduatoria (San Giustino). Montefalco, nei municipi tra 5mila e 10mila abitanti, vanta 13,3 aziende attive ogni 100 abitanti e tra i municipi da 2mila a 5mila residenti Norcia ha una densità imprenditoriale di 15,1 imprese attive per ogni 100 residenti. Una cifra, quella di Norcia, che ne fa il comune umbro sopra i 2mila abitanti che presenta la maggiore densità imprenditoriale.

Lo Scettro dell’Imprenditorialità

Lo “Scettro dell’Imprenditorialità” (che riguarda sia il numero degli abitanti che delle imprese attive al 31 dicembre 2025) fotografa con precisione dove, in Umbria, l’impresa è più diffusa, più radicata e le trasformazioni di questa diffusione a livello territoriale. Il criterio utilizzato è tanto semplice quanto rivelatore: il numero di imprese attive ogni 100 abitanti. Più è alto questo valore, più è elevata la vocazione a fare impresa.

Il dato centrale riguarda esclusivamente le imprese attive, cioè quelle non solo iscritte al Registro delle Imprese tenuto dalla Camera di Commercio dell’Umbria, ma effettivamente operative. Un passaggio tutt’altro che formale: in Umbria le imprese registrate sono 90.231, ma quelle attive sono 77.777. È su queste che si misura la reale capacità di un territorio di generare economia, lavoro e valore.

Umbria sopra la media italiana

Nel 2025 l’Umbria conferma una densità imprenditoriale nettamente superiore alla media nazionale. In regione si contano 9,1 imprese ogni 100 abitanti, contro 8,5 della media italiana. Il risultato è chiaro: la vocazione imprenditoriale umbra resta più diffusa – anche se non in maniera esorbitante – rispetto al resto del Paese. Si tratta di un tratto strutturale del sistema economico regionale, che attraversa dimensioni territoriali diverse.

Comuni oltre i 10mila abitanti

Nella fascia più rilevante – quella dei comuni con almeno 10mila abitanti, dove si concentra la parte più consistente della popolazione e dove anche la dimensione media delle imprese (numero di addetti per azienda) è più elevata – lo Scettro dell’Imprenditorialità quest’anno va ancora a Todi con 12 imprese attive ogni 100 abitanti. Un dato che lo pone nettamente davanti a Castiglione del Lago (10,4), Assisi e Orvieto (entrambi con 10,1). Completano la “Top Ten” Bastia Umbra (9,9), Gubbio e Città di Castello (9,8), seguite da Gualdo Tadino, Marsciano (entrambe con10,6) e Umbertide (9,0).

In coda alla graduatoria si collocano San Giustino (6,9 imprese ogni 100 aitanti), Amelia (7,9), Magione (8,0), Terni e Corciano (8,2). Tra gli altri municipi sopra i 10mila abitanti Spoleto presenta 8,8 imprese ogni 100 abitanti, Foligno 8,6 e Narni 8,3.

Perugia, capoluogo regionale, tra i 19 comuni oltre i 10mila abitanti si colloca al 13° posto, con 8,6 imprese attive ogni 100 abitanti.

Il confronto è eloquente: tra Todi e San Giustino, ossia tra il primo e l’ultimo comune umbro sopra i 10mila abitanti per numero di imprese ogni 100 abitanti sfiora il 74%. In altre parole, a Todi la propensione a fare impresa è del 73,9% più alta rispetto al comune fanalino di coda. Tra i due capoluoghi di provincia, invece, Perugia mostra una vocazione imprenditoriale solo del 4,9% superiore a Terni, molto meno di quanto l’immaginario collettivo potrebbe far pensare.

Comuni tra 5mila e 10mila abitanti

Nella fascia intermedia si registra nel 2025 il sorpasso di Montefalco (13,3 imprese attive ogni 100 abitanti) su Gualdo Cattaneo (12), che fino al 2014 ha detenuto lo “Scettro dell’Imprenditorialità” tra i municipi 5mila-10mila residenti, anche se già nel 2024 Montefalco appariva in crescita e a una spanna da Gualdo Cattaneo. Alle loro spalle Nocera Umbra (9,9), Trevi e Panicale (9,9), Spello (9,4).

In fondo alla classifica Passignano sul Trasimeno (7,8) e Città della Pieve (8,5). Deruta ha 9,2 imprese attive ogni 100 abitanti e Torgiano 8,6. Anche qui il divario è netto: Montefalco presenta una vocazione imprenditoriale superiore di oltre il 70% rispetto a Passignano sul Trasimeno, ultimo in graduatoria in questa fascia di comuni.

Comuni tra 2mila e 5mila abitanti

Novità dello “Scettro” di quest’anno è la graduatoria dedicata ai comuni tra 2mila e 5mila abitanti, introdotta per evitare le forti oscillazioni tipiche dei centri molto piccoli, che negli anni scorsi venivano invece considerati. In questa fascia lo “Scettro dell’Imprenditorialità” va a Norcia, che con 15,1 imprese ogni 100 abitanti mostra una densità imprenditoriale molto elevata, tanto da essere il comune umbro con il numero maggiore di aziende attive ogni 100 abitanti.

Seguono Massa Martana (13.2), Cascia (12,3), Giano dell’Umbria (12,1), Collazzone e Valfabbrica (entrambe con 11,8). In coda quattro comuni del Ternano come Attigliano (6), San Gemini (6,7), Stroncone (7,6), Castel Viscardo (7,9) e uno del Perugino (Sigillo 12,6).

Tornano a crescere le imprese in Umbria, nonostante il calo nel commercio

Nel 2025 è aumentato il numero delle imprese in Umbria, ma la crescita è lenta e resta lontana dalla media nazionale. Dal punto di vista territoriale, Terni fa meglio di Perugia. Tra i settori, pesa il calo del commercio, che in un anno perde 462 attività, mentre crescono servizi e professioni.

È quanto emerge dal report Movimprese di Infocamere, su dati della Camera di Commercio dell’Umbria: nella regione si contano 273 imprese in più, pari a una crescita dello 0,3%, a fronte di una media nazionale dello 0,96%.

Il risultato, pur positivo dopo il segno meno del 2024 (-0,36%), conferma quindi una dinamica più debole rispetto al quadro italiano, che nello stesso periodo registra un saldo attivo dello 0,96% (+56.599 imprese), oltre al triplo rispetto all’Umbria. Nella graduatoria nazionale l’Umbria si colloca al 14° posto su 20 regioni. Nel Centro Italia il risultato non è il peggiore, ma resta inferiore a quello di Toscana (+0,43%) e soprattutto Lazio (+2,08%), mentre le Marche si fermano a +0,27%.

Tra le due province umbre, Terni segna un andamento migliore rispetto a Perugia: +0,35% contro +0,28%. In termini assoluti, nel Ternano le nuove imprese sono 76, nel Perugino 197, per un totale regionale di 273 aziende in più. Complessivamente le imprese registrate passano da 89.958 a 90.231.

Va inoltre segnalato che le imprese attive crescono leggermente più di quelle registrate (+0,35% contro +0,30%), arrivando a quota 77.777. Il dato può riflettere sia una maggiore pulizia dei registri camerali sia il ritorno all’attività di imprese formalmente iscritte ma inattive negli anni precedenti.

La “qualità”

Prosegue, seppur lentamente, l’irrobustimento del tessuto imprenditoriale regionale. Le società di capitali aumentano anche in Umbria, ma meno che nel resto d’Italia. Nel 2025 le società di capitali attive crescono del 3,3% in regione, contro il +4,5% nazionale. La loro incidenza sul totale delle imprese umbre resta così più bassa della media italiana: 24,9% contro 29,3%.

Le imprese individuali e le società di persone continuano quindi a rappresentare una quota elevata del sistema produttivo regionale e mostrano maggiori difficoltà nel passaggio verso forme più strutturate. I segnali di miglioramento non mancano, ma l’Umbria nel 2025 non riesce a tenere il passo del resto del Paese, ampliando ulteriormente il divario.

Settori: pesa il calo del commercio

Dal punto di vista settoriale, al netto della crescita delle imprese non classificate, il dato più rilevante è il forte calo del commercio: tra il 2024 e il 2025 si contano 462 imprese in meno, di cui 315 in provincia di Perugia e 147 in quella di Terni. Le chiusure superano nettamente le nuove aperture.

A incidere sono la ristrutturazione in atto nel settore e una domanda ancora debole, nonostante la spinta del turismo. Nel 2025 in Umbria i consumi pro capite crescono dell’1,1% rispetto all’anno precedente: un aumento modesto se confrontato con l’incremento dei costi sostenuti dalle imprese, ma in linea con la media nazionale.

Continua anche la flessione del manifatturiero, che perde 172 imprese (-154 a Perugia e -18 a Terni). Frenano le costruzioni (-54 imprese) e arretrano i servizi immobiliari. A sostenere il bilancio complessivo è invece il resto del terziario, che registra un aumento delle attività.

In particolare, si segnala la crescita di 40 imprese nel settore delle Attività professionali, scientifiche e tecniche, considerato uno degli indicatori dell’innovazione. Un segnale incoraggiante sul fronte della transizione digitale ed ecologica, soprattutto in provincia di Perugia, che tuttavia non è ancora sufficiente a colmare il divario strutturale dell’Umbria rispetto alla media nazionale in termini di dinamica imprenditoriale.

Il commento

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I numeri ci dicono che l’Umbria cresce, ma lo fa con una velocità che resta insufficiente rispetto alla media nazionale. A pesare è anche una domanda dei consumi ancora debole, un tema che non riguarda solo la nostra regione ma che incide ovunque sulla capacità delle imprese di investire e consolidarsi. Il dato del commercio in difficoltà va letto in questo contesto e richiede attenzione e strumenti adeguati. Allo stesso tempo, segnali positivi arrivano dall’aumento delle imprese nei servizi professionali, scientifici e tecnici, che indicano una direzione chiara sul fronte dell’innovazione. È su questa capacità di rinnovamento che va costruita una crescita più solida e duratura per il sistema produttivo umbro”.

Imprese e istituzioni, la road map della transizione energetica regionale

“Energia, Ambiente, Territorio – Quali prospettive per l’Umbria” è il tema sul quale si sono confrontate imprese, esperti accademici e istituzioni per definire strategie congiunte su sostenibilità, transizione energetica e sviluppo del territorio umbro.

L’iniziativa, promossa congiuntamente da Confartigianato Imprese Umbria, Confindustria Umbria e Legacoop Umbria, ha fornito una panoramica aggiornata sulle sfide che attendono il tessuto produttivo regionale in tema di competitività e sostenibilità. Moderato dal direttore del Corriere dell’Umbria, Sergio Casagrande, l’evento ha registrato una vasta partecipazione di imprenditori, tecnici ed esperti.

I lavori sono stati introdotti dai saluti istituzionali delle realtà promotrici e delle istituzioni locali.
Giovanni Maria Angelini Paroli, assessore del Comune di Spoleto, ha aperto la sessione sottolineando l’impegno della città nel sostenere la transizione energetica e la necessità di una forte collaborazione tra enti pubblici e sistema produttivo per individuare soluzioni efficaci e condivise.

È seguito il saluto di Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Imprese Umbria, che ha evidenziato come le imprese umbre stiano affrontando un momento decisivo: “La transizione energetica non è più rimandabile. È necessario garantire certezze e strumenti realmente utilizzabili dalle nostre piccole e medie imprese”.

Laura Caparvi, presidente della Sezione Energia di Confindustria Umbria. La Dott.ssa Caparvi ha sottolineato l’esigenza di rendere autonome regioni e imprese da una configurazione geopolitica difficile, specificando: “La nostra dipendenza dal gas ci rende vulnerabili. L’uscita dai fossili e la gestione del prezzo impongono concretezza, meno burocrazia e un forte accordo pubblico-privato per definire tempistiche certe”. La Caparvi ha auspicato che la nuova legge regionale abbia pienamente recepito queste priorità.

Danilo Valenti, presidente di Legacoop Umbria, ha rimarcato l’importanza delle comunità energetiche e della cooperazione come strumenti fondamentali per rendere la transizione accessibile a cittadini e imprese.

ENERGIA: Gli scenari futuri dell’Italia

A seguire, Bruno Panieri direttore Politiche Economiche di Confartigianato Imprese, ha presentato un’analisi approfondita sui futuri scenari energetici italiani, mettendo in luce il ruolo cruciale dell’efficienza energetica e delle Comunità Energetiche Rinnovabili nel contenimento dei costi e nel rafforzamento dell’indipendenza energetica del Paese.
Panieri ha sostenuto un approccio “laico verso la tecnologia”: “Non bisogna frenare l’avanzamento tecnologico per valorizzare le rinnovabili. Ogni opzione va valutata, compresi generazione distribuita, nuove tecnologie e l’eventuale contributo del nucleare. L’Intelligenza Artificiale potrà supportare la gestione dei flussi energetici”.

Panel: Transizione energetica, Paesaggio e il Disegno di Legge Regionale

Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata all’analisi degli impatti del disegno di legge regionale ‘Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro’, con il confronto fra rappresentanti istituzionali, tecnici e imprese.
L’assessore regionale all’energia, all’ambiente, all’adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici, alle politiche del paesaggio e alla programmazione urbanistica, Thomas De Luca, ha sottolineato che la decarbonizzazione passa da un mix equilibrato di fonti, puntando sulle rinnovabili disponibili e non dipendenti da scenari geopolitici incerti.
Ha citato il ruolo strategico dell’idroelettrico in Umbria e la scelta di sviluppare l’eolico nelle aree idonee, garantendo criteri di sostenibilità e bassa visibilità paesaggistica.

Alfonso Morelli, direttore generale di ARPA Umbria, ha confermato il ruolo dell’Agenzia nel supporto tecnico alla Regione e nella valutazione degli impatti. Morelli ha evidenziato l’importanza di strumenti innovativi: “Dovremo confrontarci sempre più con l’Intelligenza Artificiale per gestione dei consumi e valutazioni ambientali”.

Il focus sulle Comunità Energetiche Rinnovabili è stato approfondito dagli interventi di Paolo Garofoli (CER Insieme Sostenibili) e Nicola Stabile (CER Cooperativa Perugia Green Energy). Entrambi hanno sottolineato la necessità di superare resistenze culturali e interpretare la CER non come un semplice progetto sociale, ma come una vera organizzazione dotata di impianti, investimenti e responsabilità operative.

Conclusioni: le prospettive del settore elettrico

A chiusura del convegno, la prof.ssa Linda Barelli (Dipartimento di Ingegneria – Sistemi elettrici per l’energia, UNIPG) ha analizzato i principali trend della transizione energetica, supportata dai dati Terna e dalle più recenti pubblicazioni internazionali.

Le direttrici fondamentali saranno due:
1. la sostituzione dei combustibili fossili con energia rinnovabile;
2. la diffusione di infrastrutture elettriche più capillari, intelligenti e integrate.
Il convegno si è concluso con un forte segnale di unità fra istituzioni, imprese e mondo accademico. Le analisi presentate e il confronto fra i relatori hanno delineato una roadmap chiara: costruire un’Umbria più sostenibile, innovativa e competitiva, capace di coniugare la tutela del paesaggio con le esigenze della transizione energetica.

L’Umbria recupera imprese | Gli ultimi dati Movimprese e l’analisi

Nel terzo trimestre 2025 nella regione il numero delle aziende in Umbria è continuato a crescere. Il recupero nel numero delle imprese quindi prosegue, ma il confronto con un anno fa resta ancora negativo. Segnali di vitalità per le società di capitale, anche se la distanza dal resto del Paese si allarga.

Il risultato è comunque importante: mentre l’Italia e il Centro tirano il fiato, segnando una leggera flessione dopo il rimbalzo primaverile, l’Umbria si muove in controtendenza, confermando un tessuto imprenditoriale che prova a ritrovare equilibrio e fiducia dopo che, fino a due trimestri fa, aveva evidenziato una fase difficile.

Questo il quadro dell’imprenditoria umbra che emerge dai dati di Movimprese di Infocamere, la piattaforma del sistema camerale italiano che fotografa la dinamica delle imprese sul territorio. Nel trimestre luglio-settembre 2025, le imprese umbre iscritte al Registro camerale sono 90.440, in aumento di 132 unità rispetto al secondo trimestre.

Il confronto annuale
Se però il confronto si sposta su base tendenziale, cioè rispetto allo stesso periodo del 2024, il quadro cambia. Un anno fa le imprese registrate erano 91.088: il saldo negativo è di 648 aziende, pari a un calo dello 0,7%.
In Italia la flessione è del 0,6%, nel Centro del 0,5%.
Un quadro dunque ambivalente: bene nel confronto ravvicinato, meno brillante nel confronto annuale. Ma la direzione di marcia è tornata quella giusta, e questo è il segnale che più conta in una fase ancora incerta.

Dieci anni di trasformazioni
Se si guarda al decennio 2015-2025, l’Umbria registra una contrazione più marcata rispetto alla media nazionale e al Centro Italia. Dieci anni fa, nel terzo trimestre 2015, le imprese iscritte erano 95.422, quasi 5.000 in più rispetto a oggi.
Il calo complessivo è quindi del 5,2%, contro il -3% dell’Italia e il -3,6% del Centro.
Un arretramento che racconta le difficoltà di un territorio colpito duramente dalle crisi globali, ma anche la capacità di adattamento di chi è rimasto, investendo in nuovi modelli organizzativi e digitali.

Le società di capitale tornano a muoversi
Segnali incoraggianti arrivano dalle società di capitale, considerate un termometro della solidità di un sistema produttivo. Nel terzo trimestre 2025 l’Umbria ne conta 25.907, pari al 28,6% del totale delle imprese.

Un valore ancora distante dalla media nazionale del 33,4%, ma in crescita rispetto ai trimestri precedenti: +200 società rispetto al secondo trimestre, dopo un rimbalzo già avviato nella primavera 2025.
Sul fronte annuale, tuttavia, il bilancio resta in lieve rosso: tra il terzo trimestre 2024 e lo stesso periodo del 2025 si registra una flessione da 17.207 a 17.171 società di capitale.
È un arretramento minimo, ma che segnala come le imprese umbre più strutturate abbiano faticato più della media nazionale a reggere l’urto post-Covid, probabilmente perché più esposte in settori colpiti duramente dalle restrizioni o perché meno dotate di riserve e strumenti finanziari.

Una crescita ancora da consolidare
Nel lungo periodo, la quota delle società di capitale sul totale delle imprese umbre è comunque cresciuta in modo costante: era il 21,5% nel 2015, è salita al 25,8% nel 2019 e ha toccato il 28,6% nel 2025.
Ma la distanza con l’Italia, invece di ridursi, si è ampliata.
Se nel 2019 l’indice umbro era pari all’89,6% del dato nazionale, nel 2025 è sceso all’85,6%. Un gap che racconta un tessuto economico ancora troppo frammentato, dove la microimpresa resta il modello prevalente.
Eppure, rispetto al 2015, l’Umbria ha guadagnato terreno: dieci anni fa era ferma all’81,2% dell’indice nazionale.

La mappa delle imprese umbre
Nel III trimestre 2025, la composizione per forma giuridica conferma la netta prevalenza delle imprese individuali, che restano la spina dorsale dell’economia regionale: 44.952 aziende, pari al 49,7% del totale.
Seguono le società di capitale, con 25.906 imprese (28,6%), e le società di persone, pari a 17.172 unità (19%).
Chiudono il quadro le altre forme giuridiche con 2.410 imprese, il 2,7% del totale.

Tra resilienza e reazione
La fotografia che emerge è quella di un’Umbria che prova a reagire pur restando fragile, come dimostra anche il calo su base annuale del numero delle imprese.
La fase di ricostruzione economica post-pandemia si intreccia con un processo di selezione naturale delle imprese: chi ha saputo innovare e digitalizzarsi regge, chi è rimasto ancorato a modelli tradizionali fatica.
Il messaggio, tuttavia, è chiaro: la vitalità del sistema imprenditoriale umbro non è spenta. È un segnale da leggere con attenzione e da sostenere con politiche mirate, capaci di rafforzare la struttura del tessuto produttivo, favorendo la transizione verso modelli d’impresa più solidi, capitalizzati e innovativi.

“I dati Movimprese del terzo trimestre 2025, dopo quelli positivi del II semestre – commenta il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – evidenziano un’Umbria che sta reagendo, anche in un contesto nazionale che torna a rallentare. È un segnale importante, perché dimostra che il sistema produttivo regionale ha ritrovato un po’ di fiducia e sta tornando a investire, dopo che fino a due trimestri fa aveva passato una fase difficile. Certo, la distanza con la media italiana resta, ma la direzione è quella giusta: serve continuità, non solo nel sostegno alle imprese ma anche nella semplificazione amministrativa e nell’accesso al credito. Il nostro compito, come Camera di Commercio, è accompagnare tutto questo, valorizzando chi scommette su qualità, digitalizzazione e capitale umano. L’Umbria non deve rinunciare a giocare un ruolo da protagonista in questa fase di transizione economica”.

Più soldi alle imprese ternane, ma nel Perugino aumenta la stretta del credito

In un sistema del credito che nel 2025 è tornato a finanziare in modo consistente il mondo delle imprese, l’Umbria ha visto contrarsi ulteriormente i prestiti dalle banche all’economia locale.

A luglio di quest’anno l’ammontare dei prestiti alle imprese era infatti di 8.529 milioni di euro, contro i 8.654 milioni della fine del dicembre 2024. Pari a 125 milioni di euro in meno. Con una contrazione percentuale dell’1,4% che collocano nella classifica nazionale stilata dall’Ufficio studi della Cgia colloca l’Umbria al penultimo posto, dietro soltanto al Molise.

Umbria a due velocità

Il dato regionale è il risultato di dinamiche opposte nelle due province. Con il Perugino che nei 7 mesi ha visto una contrazione del 3,5%, con 248,5 milioni di euro in meno affidati alle imprese (l’erogazione a luglio è scesa a 6.805,5). E il Ternano che invece ha conosciuto nello stesso periodo un incremento del 7,7% (+123,4 milioni di euro in valori assoluti), che collocano la provincia al quarto posto nazionale. In provincia di Terni a luglio le banche hanno prestato alle imprese 1.723,3 milioni di euro.

In Italia

A livello nazionale, negli ultimi quattro mesi, l’Ufficio studi della Cgia evidenzia come i prestiti siano tornati ad aumentare. Rispetto all’inizio di quest’anno, lo stock erogato alle attività economiche è cresciuto di quasi 5,5 miliardi di euro, raggiungendo in termini complessivi la quota di 647 miliardi: 5,5 miliardi in più del dato riferito al 31 dicembre 2024.

Tuttavia, non tutte le imprese hanno beneficiato di questa ritrovata disponibilità delle banche a prestare liquidità al sistema economico. Nei
primi sette mesi del 2025, infatti, alle attività con più di 20 addetti la variazione è stata positiva e pari all’1,5 per cento (+8,2 miliardi di
euro), mentre alle aziende con meno di 20 addetti l’incremento è stato negativo e pari al 2,8 per cento (-2,7 miliardi).

Le regioni

A livello regionale spicca la contrazione degli impieghi registrata in Veneto. Una caduta verticale che dura ininterrottamente dal 2011. In questi ultimi 7 mesi monitorati dalla Cgia, le banche hanno decurtato alle imprese 868 milioni di euro (-1,4 per cento) di prestiti. Purtroppo, la “scomparsa” di Antonveneta (2013), di Veneto Banca, della Banca Popolare di Vicenza e del Banco Popolare (queste ultime tre tutte nel
2017) continuano a produrre effetti negativi ancora adesso.

Male anche l’Umbria (-1,4 per cento pari a -125 milioni di euro) e, in particolare, il Molise (-2,1 per cento pari a -28 milioni)

Le province

Quasi la metà delle province italiane non ha ancora visto aumentare i prestiti bancari alle imprese. Le situazioni più difficili permangono a Imperia e Prato che hanno registrato una diminuzione in valore percentuale dell’ammontare del credito alle imprese entrambe del 5,6 per cento. Seguono Vercelli con il -5,7 per cento (pari a -81,6 milioni di euro) e Avellino con il -5,8 per cento (-109 milioni).

Tra le realtà più virtuose, invece, compaiono Aosta, che guida questa particolare graduatoria nazionale con un aumento del 18,3 per cento (+284,6 milioni di euro). Subito dopo Trieste con il +12,8 per cento (+383,5 milioni) e Oristano con il +9,2 per cento (+65,7 milioni).

Tra le grandi aree economico/produttive del Paese spicca il +4,1 per cento di Roma (+2,3 miliardi) che occupa l’8° posto, il +3,4 per cento di Bergamo (+530 milioni) che si colloca al 16° posto, il +2,6 per cento di Firenze (+329,2 milioni) che si piazza al 22° posto e il +2,2 per cento di Milano (+2,3 miliardi) che si posiziona al 28° posto.

Bando, mezzo milione per le imprese | Domande dal 13 ottobre

Bando contributi in conto interessi 2025, dalla Camera di commercio dell’Umbria 500mila euro per le imprese umbre per ridurre il costo del credito, favorire investimenti e liquidità aziendale. Domande online dal 13 ottobre 2025 al 31 marzo 2026 tramite la piattaforma ReStart.

La dichiarazione

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Sostenere le imprese umbre significa rafforzare il motore dello sviluppo e dell’occupazione. Con questo bando offriamo un aiuto concreto a chi ha progetti da realizzare e non deve vedere i propri sogni frenati dal costo del credito. La Camera di Commercio è al fianco delle micro e piccole aziende, che rappresentano l’anima produttiva della regione e la sua più autentica energia. Vogliamo accompagnarle in un percorso di crescita, innovazione e competitività, rendendo più facile trasformare idee e investimenti in opportunità reali”.

A chi è rivolto

Il bando è rivolto a tutte le micro e piccole imprese attive nella regione, con l’unica eccezione delle imprese agricole. Possono presentare domanda le aziende iscritte e in regola con il Registro delle imprese, che non siano in stato di liquidazione o fallimento e che rispettino gli obblighi contributivi e di sicurezza sul lavoro.

I finanziamenti ammessi

Sono ammissibili i finanziamenti con queste caratteristiche:

· durata minima 12 mesi e massima 60 mesi;

· importo compreso tra 30.000 e 120.000 euro;

· erogazione successiva alla pubblicazione del bando;

· tasso fisso o variabile;

· piani di ammortamento mensili, trimestrali o semestrali;

· finalizzazione a investimenti aziendali, acquisto scorte, pagamento fornitori o reintegro di capitale circolante.

Sono esclusi i finanziamenti destinati al consolidamento di passività bancarie o confidi.

L’entità del contributo

Il sostegno consiste in un abbattimento degli interessi di 2 punti percentuali, che può salire a 4 punti percentuali nel caso in cui sia presente una garanzia di Confidi vigilato. Inoltre, le imprese in possesso del rating di legalità riceveranno una premialità di 250 euro.

Come e quando presentare la domanda

Le richieste vanno inoltrate esclusivamente in via telematica, con firma digitale, attraverso la piattaforma ReStart (https://restart.infocamere.it).
Il periodo di apertura del bando va dal 13 ottobre 2025 alle ore 9:00 al 31 marzo 2026 alle ore 17:00.

Alla domanda è necessario allegare, tra gli altri documenti:

· il contratto di finanziamento con banca o confidi;

· l’eventuale delibera di garanzia;

· il piano di ammortamento approvato;

· la documentazione attestante l’erogazione del finanziamento.

Ogni impresa può presentare una sola domanda, relativa a un unico contratto di finanziamento.

I criteri di assegnazione

I contributi verranno assegnati seguendo l’ordine cronologico di arrivo delle domande complete, fino all’esaurimento delle risorse disponibili. L’istruttoria si concluderà entro 90 giorni dalla chiusura del bando, con provvedimento del Segretario generale della Camera di Commercio.

Trasparenza e controlli

La Camera di Commercio potrà effettuare controlli a campione per verificare la veridicità delle dichiarazioni rese dalle imprese. In caso di irregolarità, il contributo sarà revocato e dovrà essere restituito. Requisiti essenziali restano la regolarità contributiva e il rispetto delle normative in materia di sicurezza sul lavoro.

Dove trovare tutte le informazioni

Per agevolare le imprese, la Camera di Commercio dell’Umbria ha reso disponibile sul proprio sito internet tutto il materiale necessario per partecipare: bando integrale, modulistica, modelli di procura e domanda, istruzioni operative.

Tutti i documenti si trovano sul sito della Camera di Commercio dell’Umbria al link: https://shorturl.at/nkRcM

L’Ente camerale ricorda che non esistono intermediari autorizzati a contattare direttamente le imprese per la presentazione delle domande e che l’unico canale ufficiale è quello previsto dal bando.

Meno imprese, ma più strutturate: così cambia la geografia economica dell’Umbria

Meno imprese in Umbria, ma più strutturate e con un numero maggiore di addetti. E’ il quadro del report della Camera di Commercio, che vede dal 2019 ad oggi l’Umbria crescere più di Italia e Centro sotto la spinta di piccole e medie, mentre arretrano le micro più fragili. Un’analisi che mostra come sta cambiando la geografia imprenditoriale in Umbria, anche nel confronto con l’Italia e con il Centro.

Un indicatore che conta

La dimensione media delle imprese umbre – misurata in addetti per impresa – è da anni un fattore sensibile per la competitività. Un sistema produttivo troppo polverizzato tende infatti a investire meno, innovare con più difficoltà e resistere meno alle crisi. I dati del Sistema camerale relativi al secondo trimestre 2025 mostrano ora un miglioramento: la media sale a 3,7 addetti, rispetto ai 3,5 del 2019. L’aumento è del +5,7%, superiore al +5,0% dell’Italia e al +4,9% del Centro. In valori assoluti l’Umbria resta sotto i livelli medi (Italia 4,3, Centro 4,5), ma accorcia le distanze grazie a un passo più sostenuto.

Il decennio 2015-2025

Sul lungo periodo la dimensione media umbra passa da 3,4 a 3,7 addetti (+8,8%), mentre l’Italia cresce del 7,5% e il Centro del 9,8%. Va però distinta la dinamica: tra 2015 e 2019 l’Umbria cresceva lentamente (+2,9%), meno delle altre aree; dal 2019 al 2025 il quadro cambia e la regione accelera oltre la media. Non un salto improvviso, ma un trend consolidato negli ultimi anni. Questo andamento segnala che il tessuto locale, pur fragile, ha trovato nuove leve di rafforzamento.

Meno imprese, più addetti

Dal 2019 al 2025 le imprese attive umbre calano da 79.790 a 77.861 (-2,4%). Nello stesso periodo gli addetti aumentano da 279.220 a 287.471 (+3,0%). È un andamento più favorevole del +2,9% italiano e nettamente migliore del -1,2% del Centro. Le realtà più deboli hanno chiuso, mentre quelle rimaste hanno assorbito manodopera, guadagnando peso organizzativo. Un processo di selezione naturale che riduce la frammentazione rafforzando il tessuto complessivo.

Piccole e medie protagoniste

A trainare l’aumento sono soprattutto piccole e medie imprese, quelle che dispongono di scala minima per innovare. Nel decennio 2015-2025 le medie tra 100 e 249 addetti segnano +35,8% di occupati; quelle tra 50 e 99 addetti +16,2%. Le piccole crescono con +18,2% (10-19 addetti) e +16,5% (20-49). Soffrono invece le micro, in particolare quelle con 1-5 addetti. Le grandi vedono un incremento del 7,6% degli addetti quelle tra 250 e 499 dipendenti e del 4,6% quelle da 500 addetti in su.

La geografia che cambia

La distribuzione degli addetti evidenzia un riequilibrio. Le micro scendono dal 40,7% al 34,7% degli occupati. Salgono le piccole dal 23,2% al 26,1%, le medie dal 12,1% al 14,6% e anche le grandi dal 13,7% al 14,4%. Le micro restano prevalenti nel tessuto, ma con un peso minore: un passaggio importante perché in Italia le imprese di dimensione intermedia garantiscono gran parte della produttività e dell’export.

Più dipendenti veri

Tra 2019 e 2025 in Umbria i dipendenti non familiari crescono del +7,9%, meglio dell’Italia (+6,2%) e del Centro (+2,0%). Su dieci anni l’incremento è +13,1%, contro +11,1% e +11,3%. Parallelamente calano i parenti coinvolti. È un segnale di qualità: più lavoro dipendente regolare, più contratti a tutela, più competenze interne. La crescita dimensionale non riguarda solo la quantità ma anche la struttura occupazionale, con un tessuto meno basato su relazioni familiari e più su rapporti professionali.

Politiche e formazione

Il cambiamento non nasce dal caso. Negli ultimi anni in Umbria si è lavorato per innalzare la taglia media d’impresa attraverso bandi con fondi europei e programmi di formazione rivolti sia a imprenditori che a dipendenti. Queste leve hanno sostenuto investimenti, digitalizzazione e aggiornamento organizzativo. Un percorso che ha permesso ad alcune micro di diventare piccole e a diverse piccole di crescere ulteriormente. La crescita dimensionale è quindi l’esito di politiche mirate ma anche di una selezione spontanea: le imprese meno attrezzate hanno ceduto il passo a quelle capaci di strutturarsi.

Un confronto utile

Collocare i dati umbri nel quadro nazionale aiuta a leggere la traiettoria. L’Italia, pur restando sopra nei valori assoluti, nella crescita dimensionale delle aziende non ha registrato lo stesso ritmo dell’Umbria post-2019. Nel Centro Italia, invece, la contrazione del numero di imprese non è stata compensata da una crescita analoga degli addetti. L’Umbria si distingue dunque per un modello meno statico, che riduce le fragilità e si avvicina a configurazioni più solide.

Implicazioni operative

Tre conseguenze principali emergono da questo quadro. Il primo è una maggiore stabilità, grazie a una base crescente di lavoratori dipendenti non familiari.

Il secondo effetto è una maggiore capacità di investimento, concentrata nelle fasce 10-49 e 50-250 addetti.

Infine, la riduzione della polverizzazione, con un innalzamento della soglia minima di efficienza.

Elementi che incidono sulla competitività e sulla capacità di attrarre finanziamenti e partnership, specie nei settori innovativi.

Lavoro, è l’artigianato a trainare la ripresa dei piccoli centri terremotati

L’artigianato guida la ripresa dell’economia nelle zone terremotate. Se si esclude Spoleto, negli altri 14 comuni del cosiddetti “cratere” dieci anni dopo il sisma del 2016 si registra un +11% di addetti. Nello stesso periodo, l’Umbria ha visto un calo del 4,3% e l’Italia del 7,2%.

I dipendenti subordinati registrano un +39,5 (Umbria +1,5% e Italia -6,2%). Complessivamente imprese in calo dell’11,2%: questo significa che ce ne sono di meno, ma sono più strutturate e in grado di assicurare più occupazione.

E’ quanto mostra, in sintesi, il report della Camera di Commercio dell’Umbria, nell’ambito del Progetto Fenice.

Meno imprese, ma più addetti

L’analisi copre il decennio dal secondo trimestre 2015 al secondo trimestre 2025, includendo il 2019 come anno pre-pandemico. Nei comuni montani del cratere (Arrone, Cascia, Cerreto di Spoleto, Ferentillo, Montefranco, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Preci, Polino, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano e Vallo di Nera) escludendo Spoleto che, essendo una città, ha dinamiche sue proprie differenti dalla situazione più omogenea esistente negli altri comuni, le imprese artigiane attive sono calate da 489 a 411, con una perdita dell’11,2%.

Numeri peggiori della media regionale (-5,5%) e nazionale (-4%). Ma dietro questa contrazione si cela un paradosso positivo: gli addetti sono aumentati dell’11%, passando da 1.008 a 1.149. Una dinamica positiva che va in direzione opposta rispetto al resto del Paese: l’Umbria ha perso 3.936 addetti (-4,3%), l’Italia addirittura 214mila (-7,2%).

È il segnale che, seppur meno numerose, le imprese artigiane rimaste hanno saputo irrobustirsi, assumere e crescere di dimensione. La media è salita da 2,1 a 2,8 addetti per azienda, ribaltando il rapporto con la regione che nel 2015 aveva valori più alti.

Tanti dipendenti subordinati

Il vero spartiacque è nella qualità dell’occupazione. Nei 14 comuni del cratere, i dipendenti subordinati – lavoratori dipendenti veri e propri, non familiari – sono aumentati del 39,5%: da 370 a 629. Un dato che fa impressione se confrontato con l’Umbria (+1,5%) e con l’Italia, che ha perso il 6,2%.

In parallelo i collaboratori familiari sono scesi da 638 a 520 (-20,2%). Nel 2015 erano quasi il doppio dei dipendenti, nel 2019 si erano equilibrati, nel 2025 i subordinati hanno preso il sopravvento. È la fine del modello tradizionale e l’inizio di un artigianato più moderno, che non si regge solo sul nucleo familiare ma apre le porte a professionalità esterne.

Un passaggio che segna la differenza tra resistere e competere. E che racconta come il terremoto, pur devastante, abbia accelerato una trasformazione che altrove fatica a decollare.

Male Spoleto

Se si include Spoleto, il quadro resta positivo ma si smorza. La città, con oltre 36mila abitanti – più di tutti gli altri 14 comuni messi insieme – riduce la crescita degli addetti allo 0,6% e frena l’aumento dei dipendenti al 9,1%.

Le dinamiche spoletine, più simili al trend regionale, non agganciano la stessa traiettoria di rafforzamento. Il cratere montano appare così come un contesto a sé, più coeso e più segnato dalla ricostruzione, mentre Spoleto segue un percorso urbano e meno trainato dall’emergenza post-sisma.

I settori che trainano

Dentro i numeri si vedono i mestieri che hanno beneficiato di più. In dieci anni, gli addetti legati all’alloggio e alla ristorazione sono quasi raddoppiati, da 109 a 213, spinti dalla presenza del personale dei cantieri della ricostruzione e dalla ripresa post terremoto di un certo flusso turistico.

La manifattura cresce da 831 a 879 addetti, segno che anche i settori tradizionali possono adattarsi. L’agricoltura artigiana rimane stabile con 79 addetti, mentre trasporti e magazzinaggio segnano una leggera contrazione. Le “altre attività di servizi”, che includono anche comparti innovativi, assorbono circa 400 occupati.

Oltre la ricostruzione

La domanda è inevitabile: cosa accadrà quando i cantieri finiranno? La ricostruzione ha agito da motore straordinario, ma non potrà durare all’infinito. Se non si consolida ora la crescita, il rischio è di perdere terreno.

La priorità è rendere strutturale l’irrobustimento, puntando su innovazione, formazione, filiere e attrazione di giovani. Non basta resistere: serve costruire un futuro competitivo. Il cratere montano ha dimostrato che l’artigianato può cambiare pelle anche nelle zone più fragili. La sfida è trasformare l’eccezione in regola, facendo di questi territori un laboratorio di resilienza che diventa sviluppo.

La sfida sociale e il Progetto Fenice

Accanto ai segnali positivi, resta aperta una sfida cruciale: quella demografica. Il cratere montano soffre infatti di spopolamento e invecchiamento della popolazione, con il rischio che la vitalità economica non trovi nuova linfa nelle generazioni future. Perché la crescita non resti un episodio legato solo alla ricostruzione, occorre attrarre giovani e competenze innovative, trasformando questi territori in luoghi capaci di offrire opportunità stabili. Le risorse del PNRR, la spinta della digitalizzazione e le opportunità della transizione verde possono diventare leve decisive per consolidare i risultati e garantire che l’artigianato del cratere resti competitivo anche oltre l’emergenza. E in questo contesto si inserisce il Progetto Fenice, nato dalla collaborazione fra Università per Stranieri di Perugia, Comune di Norcia, Camera di Commercio dell’Umbria e Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica, per aiutare concretamente a ricostruire il tessuto sociale, culturale ed economico delle aree colpite dal sisma.

La dichiarazione di Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Questi numeri ci dicono che la montagna umbra del cratere, pur ferita dal sisma del 2016, ha reagito con una sorprendente capacità di rafforzamento. Meno imprese ma più solide, più grandi, con più occupati, mentre la regione e l’Italia hanno perso terreno. La spinta della ricostruzione ha avuto un ruolo decisivo, ma la vera sfida è andare oltre e rendere strutturale questa crescita. Dobbiamo accompagnare le aziende nell’innovazione e nell’accesso a nuove competenze, perché l’artigianato non può restare legato soltanto all’onda lunga dell’emergenza. Il capitale umano è il cuore di questo processo – sottolinea Mencaroni – e come Camera di Commercio continueremo a sostenerlo con strumenti concreti di sviluppo territoriale. Perché non basta resistere: serve costruire un futuro competitivo. Il cratere montano ha dimostrato che l’artigianato può cambiare pelle anche nelle zone più fragili. La sfida – conclude – è trasformare l’eccezione in regola, facendo di questi territori un laboratorio di resilienza che diventa sviluppo”.

Avviso Large, dalla Regione altri 3 milioni per le imprese che investono in innovazione

Rifinanziato con 3 milioni di euro dalla Giunta regionale l’Avviso Large 2023, per il sostegno delle imprese umbre che investono in progetti produttivi innovativi e di rilievo.

L’intervento è rivolto a iniziative di investimento, sia materiali che immateriali, con un importo compreso tra 200.000 e 1,5 milioni di euro. Grazie a questa nuova dotazione, sarà possibile finanziare numerosi progetti già presentati e positivamente valutati, ma che non avevano trovato copertura a causa dell’esaurimento delle risorse iniziali.

Le nuove risorse derivano dal Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC), recentemente rese disponibili e riprogrammate dall’Amministrazione regionale, con l’obiettivo di contemperare le diverse esigenze di sviluppo espresse dal territorio.

“Con questa misura – sottolinea l’assessore De Rebotti – la Regione conferma l’impegno a sostenere la crescita e la competitività del tessuto produttivo umbro, offrendo alle imprese strumenti concreti per innovare e rafforzare la loro presenza sui mercati, in combinato con le recenti azioni a sostegno degli investimenti sull’occupazione stabile e le nuove assunzioni”.

Il rifinanziamento dell’Avviso Large 2023 rappresenta un ulteriore passo nella strategia regionale di sostegno agli investimenti produttivi e conferma la volontà di valorizzare i progetti già selezionati per qualità e capacità di generare impatto economico e occupazionale. Con questa decisione, la Regione Umbria ribadisce la propria vicinanza al mondo delle imprese e rafforza il percorso di rilancio dell’economia locale, puntando su innovazione, sostenibilità e competitività.

(foto generica d’archivio)

Cittadini e imprese, nuova modulistica standardizzata

Sarà più semplice, per chi vive in Umbria e per le imprese che vi lavorano, presentare istanze, segnalazioni e comunicazioni sarà ancora più semplice e veloce: la Regione Umbria, su iniziativa del vicepresidente con delega all’Innovazione Tommaso Bori, ha approvato la nuova modulistica unificata standardizzata.

L’utilizzo della nuova modulistica, che nasce dal recepimento delle intese sancite in sede di Conferenza unificata delle Regioni, permetterà di ridurre gli oneri amministrativi e assicurare omogeneità e chiarezza dei procedimenti, anche in vista della digitalizzazione degli sportelli unici Suap (Sportello unico per le attività produttive) e Sue (Sportello unico per l’edilizia).

“L’adozione della modulistica unificata garantirà l’interoperabilità dei sistemi e la condivisione dei dati all’interno del catalogo SSU (Sistema informatico degli sportelli unici) – ha spiegato l’assessore Bori – con benefici in termini di efficienza, trasparenza e qualità dei servizi. Semplificare e uniformare i procedimenti amministrativi ha evidenti vantaggi per le attività economiche-produttive e rientra a pieno titolo nel percorso di semplificazione avviato dal dipartimento della Funzione pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei ministri”.

Nello specifico i moduli unificati approvati, presto disponibili nel sito della Regione Umbria, sono i seguenti: segnalazione certificata di inizio attività per strutture ricettive extra-alberghiere; comunicazione per la variazione nelle strutture ricettive; segnalazione certificata di inizio attività per locazione breve/turistica; comunicazioni di variazione di denominazione/ragione sociale/sede legale/domicilio digitale/legale rappresentante/compagine sociale; segnalazione certificata di inizio attività per l’esercizio di strutture ricettive alberghiere; segnalazione certificata di inizio attività per strutture ricettive all’aria aperta; notifica ai fini della registrazione; comunicazione di vendita sottocosto; comunicazione per il subingresso in attività; scheda anagrafica.

Oltre alla modulistica nazionale sono stati introdotti e approvati altri due modelli validi a livello regionale: comunicazione apertura alloggio del pellegrino e comunicazione di inizio attività per locazione breve/turistica a carattere non imprenditoriale.