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Tag: guardia di finanza

Guerra e speculazioni sui carburanti, la Finanza aumenta i controlli

Alla luce delle significative tensioni sui prezzi dei prodotti energetici registrati negli ultimi giorni, connesse
all’acuirsi della crisi geopolitica in Medio Oriente, la Guardia di Finanza, su indicazione del Ministro
dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha rafforzato il sistema dei controlli lungo l’intera filiera dei carburanti.

L’intensificazione dell’attività di controllo, che si inserisce nell’ambito delle più ampie funzioni di polizia
economico-finanziaria, risponde alla primaria esigenza di prevenire ogni forma di distorsione che possa recare pregiudizio ai consumatori e alterare il corretto funzionamento del mercato.

Gli interventi sono finalizzati, da un lato, a verificare l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e pubblicità dei prezzi al consumo, dall’altro, ad analizzare l’andamento dei valori di mercato dei prodotti
energetici, in tutte le fasi di commercializzazione, anche allo scopo di far emergere eventuali accordi
anticoncorrenziali.

Al contempo, tenuto conto che rapide oscillazioni dei prezzi al consumo possono alimentare il rischio di maggior ricorso a canali illeciti di approvvigionamento, sarà intensificato il controllo economico del territorio al fine di far emergere eventuali condotte di evasione o di frode, realizzate attraverso l’immissione in consumo di prodotti energetici sottratti al regime impositivo, la falsa classificazione merceologica dei carburanti e la irregolarità nella circolazione e tracciabilità dei prodotti.

(foto generica di archivio)

San Valentino e Carnevale, la Finanza sequestra prodotti contraffatti

Controlli straordinari contro la contraffazione e il commercio abusivo da parte del Comando provinciale guardia di finanza di Terni in in occasione delle festività di San Valentino e del Carnevale. Materiale che in alcuni casi può risultare pericoloso, soprattutto per i bambini.

Il Gruppo di Terni e la Tenenza di Orvieto hanno proceduto, in diverse località della provincia, al sequestro amministrativo di oltre sei mila prodotti non conformi agli standard europei, tra i quali decorazioni, maschere di carnevale e giocattoli vari, destinati ai consumatori in vista delle imminenti festività. Le motivazioni del sequestro sono connesse alla mancanza di marcatura CE o dichiarazione di conformità, nonché alla presenza di etichettature non conformi alle norme vigenti o all’assenza delle indicazioni concernenti la composizione di tali prodotti.

I titolari dei negozi controllati sono stati segnalati in via amministrativa alla locale Camera di Commercio per violazione del Codice del Consumo, con l’irrogazione di sanzioni pecuniarie per un importo che va da un minimo di 516,00 ad un massimo di 25.000,00 euro.

Le operazioni poste in essere dalle Fiamme Gialle ternane, confermano il costante impegno del Corpo nell’attività di prevenzione e repressione degli insidiosi fenomeni della contraffazione e del commercio di prodotti non conformi, non sicuri e dannosi per la salute pubblica, con il duplice fine di salvaguardare l’incolumità dei consumatori, spesso bambini, e garantire il rispetto delle regole del mercato, a tutto vantaggio degli operatori economici corretti.

Frode ai danni dell’Ue, denunciati 48 imprenditori agricoli

C’è anche Perugia tra le province italiane dove operavano i 48 imprenditori denunciati dalla guardia di finanza per frode ai danni dell’Unione Europea, sulla base di un’indagine condotta dalla Procura di Padova.

Secondo le accuse attraverso 12 imprese fittiziamente create suddividendo un’azienda agricola, avrebbero indebitamente percepito, tra il 2017 e il 2022, contributi del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (F.E.A.GA.) per oltre 20 milioni di euro.

La guardia di finanza ha dato esecuzione al provvedimento del gip del Tribunale di Padova, sequestrando beni per 17,2 milioni di euro oltre a 4 milioni di titoli di pagamento.

Le indagini sono state svolte, dal 2021 al 2025 dal Gruppo della Guardia di Finanza di Padova, in collaborazione con i Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Macerata e Rieti, le Sezioni Aeree della Guardia di Finanza di Pratica di Mare e di Pescara, nonché con il Nucleo Investigativo Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale (N.I.P.A.A.F.) dell’Arma dei Carabinieri di Rieti.
Attraverso perquisizioni, intercettazioni telefoniche, accertamenti bancari, acquisizioni documentali presso
Aziende Sanitarie di diverse Regioni, appostamenti e sorvoli aerei, è emerso che i 48 indagati indagati, domiciliati in Veneto tra le province di Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza, nonché in altre località del territorio nazionale (Ascoli Piceno, Brescia, L’Aquila, Macerata, Mantova, Perugia, Teramo, Rieti, Torino), tra il 2017 e il 2022, hanno indebitamente ottenuto contributi erogati dagli organismi pagatori nazionali AG.E.A., A.VE.PA., A.R.P.E.A. e Regione Lombardia, attraverso due distinte condotte fraudolente.

In un primo caso, attraverso il frazionamento di un’azienda attiva nel padovano in dodici imprese agricole ritenute dagli inquirenti “di comodo” dislocate in Veneto, Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, eludendo quindi i limiti imposti dalla Politica Agricola Comune (P.A.C.) in materia di aiuti diretti (c.d. disciplina del “capping”) che fissa il tetto massimo degli aiuti spettanti a ogni singola azienda agricola in 500.000 euro annui.

Eluso anche il divieto di pascolamento svolto da terzi (non più consentito dalla normativa nazionale a decorrere dal 2015), allo scopo di consentire a soggetti compiacenti di poter incassare contributi senza averne diritto.

Nel dettaglio, numerosi imprenditori agricoli del Nord Italia, essendo in possesso di titoli P.A.C. inutilizzati, si rivolgevano ai principali responsabili della frode, identificati in due padovani, per ottenere formalmente terreni, stalle, bestiame, pastori e veterinari, nonché servizi amministrativi e sanitari, così da precostituirsi i presupposti per avanzare la domanda di pagamento dei contributi. In realtà, i finanzieri hanno accertato che le aziende richiedenti il sostegno finanziario non esercitavano alcuna attività di pascolo: queste venivano svolte dagli ideatori padovani della frode – in violazione del divieto di pascolamento svolto da terzi – che conseguivano rilevanti vantaggi economici grazie all’incasso dei canoni di locazione dei terreni destinati al pascolo, concessi a prezzi fuori mercato.

All’esito delle attività investigative, la Procura Europea di Venezia ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo di quanto ritenuto profitto del reato. Condividendo l’impianto probatorio acquisito, il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Padova ha emesso appunto un decreto di sequestro preventivo, anche per equivalente, per complessivi di euro 17,2 milioni, nonché un provvedimento di sequestro preventivo impeditivo al trasferimento di titoli di pagamento pari a circa euro 4 milioni notificato ad AG.E.A. (che avrebbero generato, per ogni campagna agraria annuale, ulteriori indebite percezioni di pari importo).

Gli imprenditori agricoli sono stati inoltre segnalati alla Procura Regionale della Corte dei Conti del Veneto per un complessivo danno erariale di 32,1 milioni di euro, conseguente alle condotte fraudolente definitivamente accertate.

L’operazione della Guardia di Finanza – viene spiegato in una nota delle Fiamme gialle – ha permesso di recuperare le risorse finanziarie messe a disposizione dalla Politica Agricola Comune, perseguendo, tanto sul piano penale e della responsabilità erariale, il comportamento di coloro che agiscono nel mercato in modo sleale. L’indebito utilizzo di aiuti a sostegno dell’agricoltura, infatti, oltre a danneggiare le casse dell’Unione Europea, consente di applicare prezzi altamente competitivi, in d in danno degli operatori onesti e rispettosi delle regole, chiamati a sostenere maggiori oneri economici e finanziari.

Corruzione negli appalti, 5 indagati: arrestato anche un funzionario della Provincia di Perugia

Corruzione negli appalti pubblici. Questa l’ipotesi di reato formulata nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla guardia di finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Perugia, che ha portato agli arresti domiciliari di un funzionario della Provincia di Perugia, di un dipendente del Consorzio di Bonifica Val di Chiana Romana e Val di Peglia e del titolare di un’azienda con sede a Città della Pieve. Indagati anche un geometra di Ficulle (per il quale è stato disposto l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria) e un imprenditore di Perugia, che al momento non può contrattare con la pubblica amministrazione.

Le misure sono state adottate all’esito dell’interrogatorio preventivo effettuato dal gip con le contestazione emerse nel corso delle indagini.

I reati contestati a vario titolo ai cinque indagati sono quelli di corruzione, falso ideologico e turbata libertà degli incanti.

L’indagine ha preso avvio dalla denuncia di un professionista al quale era stato richiesta da un “intermediario” una somma di denaro in cambio dell’offerta di affidamento di un lavoro di progettazione pubblicato dalla Provincia di Perugia.

Le indagini condotte dalla guardia di finanza, scrive la Procura perugina, hanno portato ad individuare gravi indizi della presenza di “uno stratificato sistema di accordi e di favori tra imprenditori e pubblici ufficiali nel territorio perugino riguardanti le procedure di affidamento dei lavori per la realizzazione di opere pubbliche”.

L’indagine è partita dai controlli relativi all’appalto per le costruzione delle sponde del fiume Chiani, nel comune di Monteleone di Orvieto.

Gli inquirenti hanno anche ripreso il momento in cui il titolare dell’impresa individuale di Perugia ha consegnato in un edificio della Provincia di Perugia, a Magione, una busta al funzionario pubblico. Ai finanzieri, il giorno dopo, il funzionario ha consegnato la busta, contenente buoni carburante per 400 euro.

Turismo, verifiche mirate della guardia di finanza: effettive irregolarità in 24 delle 29 strutture controllate

Guardia di finanza nella provincia di Perugia al setaccio di irregolarità nelle strutture ricettive e locazioni turistiche, con l’obiettivo prevenire e reprimere l’abusivismo e la concorrenza sleale nel settore.
L’attività – spiegano dal Comando provinciale della guardia di finanza di Perugia – si inserisce in un piano di controlli mirati, messo in atto anche a seguito delle numerose segnalazioni provenienti dalle principali associazioni di categoria, tra cui Federalberghi e Assoturismo, che, da tempo, denunciano la proliferazione di attività non in regola, capaci di alterare il mercato e danneggiare gli operatori che rispettano le normative.

Le Fiamme Gialle perugine hanno effettuato verifiche su attività situate nei comuni di Assisi, Foligno, Spoleto, Todi, Gubbio, Campello sul Clitunno e Umbertide.

I controlli sono stati preceduti da una fase di analisi e mappatura del rischio, realizzata anche sulla base delle risultanze delle banche dati e delle informazioni ottenibili dalle piattaforme online.

Dei 29 esercizi ispezionati, ben 24 (percentuale dell’83%) sono risultati non in regola: in diversi casi, è emersa la mancata comunicazione dell’avvio dell’attività ricettiva agli uffici comunali, l’assenza della dichiarazione di locazione degli alloggi e l’omessa esposizione del Codice Identificativo Nazionale (C.I.N.), introdotto dalla legge n. 191/2023 come strumento per garantire trasparenza e tracciabilità dell’offerta ricettiva.

Sono stati, inoltre, segnalati al competente Ufficio dell’Agenzia delle Entrate ricavi non dichiarati per oltre
880.000 euro e segnalati alla competente Autorità Giudiziaria 11 responsabili di altrettante strutture, responsabili di non aver comunicato le generalità degli ospiti, in violazione delle norme sulla sicurezza pubblica. Più in particolare, durante le attività ispettive, sono stati individuati tre soggetti (2 nel comune di Gubbio e 1 nel comune di Umbertide) che avevano concesso in locazione i propri immobili a fini turistici senza alcun tipo di contratto regolare e, soprattutto, senza adempiere agli obblighi fiscali, omettendo di dichiarare ricavi complessivi per oltre 90.000 euro.

A Todi è stata individuata una persona fisica residente all’estero, proprietaria di un immobile, utilizzato per svolgere l’attività di ricezione extra alberghiera, in forma non imprenditoriale. Gli accertamenti effettuati hanno permesso di riscontrare l’omessa dichiarazione dei redditi percepiti per circa 180.000 euro.

Anche a Campello sul Clitunno è stato scoperto un immobile utilizzato per svolgere, in forma non
imprenditoriale, attività di ricezione extra alberghiera: i correlati accertamenti effettuati hanno permesso di riscontrare l’omessa dichiarazione dei redditi per un importo complessivo pari a circa 195.000.

Nel corso delle attività di controllo, sono stati inoltre individuati 3 datori di lavoro che impiegavano 6 lavoratori in nero. Le sanzioni previste per ogni lavoratore irregolare vanno da un minimo di 1.950 a un massimo di 11.700 euro, per un importo complessivo massimo per oltre 70 mila euro.

L’azione di controllo, che – annunciano i finanzieri – proseguirà anche nei prossimi mesi, si inserisce in un più ampio programma di monitoraggio delle attività economiche nella provincia di Perugia, un’area a forte vocazione turistica che attrae ogni anno migliaia di visitatori, soprattutto nel periodo estivo e durante gli eventi culturali e religiosi.

Cantieri, negozi, bar e ristoranti: trovati più di cento lavoratori in nero o irregolari

Un centinaio di lavoratori in nero o comunque irregolari, tra cui una donna che, nel frattempo, prendeva anche l’assegno di disoccupazione. Mentre invece i quasi 900 negozi, bar e ristoranti della provincia di Perugia che hanno ricevuto i controlli della guardia di finanza hanno rispettato la regolarità dei pagamenti elettronici, consentendo tutti ai propri clienti di pagare con il pos.

La piega invece, nel bilancio dei primi 8 mesi dell’anno di controlli da parte della guardia di finanza, è rappresentato dal lavoro nero. In tutto ne sono stati scoperti 73, ai quali si aggiungono 28 addetti irregolari. In tutto sono stati ispezionati 173 luoghi di lavoro, tra cantieri edili, ristoranti, attività di commercio ortofrutticolo, aziende agricole e organizzazione di eventi. Le sanzioni variano da 1.950 euro a 11.700 euro.

I controlli sono stati effettuati a Bevagna, Costacciaro, Fossato di Vico, Bastia Umbra, Deruta, Gubbio, Città di Castello, Montone. E Foligno, dove in un laboratorio di pasticceria sono stati trovati tre dipendenti non regolarmente assunti, tra cui quella che percepiva la Naspi dall’Inps. E’ scattata una sanzione da 5.780 euro e la temporanea sospensione dell’attività, che ha poi riaperto dopo aver ottemperato alle prescrizioni indicate al termine del controllo.

Frode agricola, condannati 4 imprenditori: coinvolta anche un’azienda del Perugino

C’è anche un’azienda umbra tra le sei riconducibili a imprenditori veneti che sono stati condannati per una frode ai danni del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA).

Una volta che la sentenza è diventata esecutiva con l’ultimo grado di giudizio, la guardia di finanza di Padova ha eseguito una confisca di beni per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro e il sequestro di un’ulteriore cifra di poco inferiore ai 4 milioni.

I quattro imprenditori sono stati giudicati responsabili di aver architettato un sistema di frode che ha permesso alle sei aziende agricole, con sede nelle province di Padova, L’Aquila e Perugia, di accedere indebitamente ai contributi europei del FEAGA. Il tutto utilizzando due prestanome che hanno ottenuto agevolazioni in quanto “giovani imprenditori”, senza che ne avessero realmente i requisiti.

Dopo la condanna passata in giudicato sono state confiscate partecipazioni societarie, disponibilità finanziarie, polizze assicurative, immobili, terreni e un intero complesso aziendale, per un valore stimato di oltre 3,3 milioni di euro. Inoltre, la Procura Regionale della Corte dei Conti del Veneto ha disposto un sequestro conservativo anticipato di beni per ulteriori 3,9 milioni.

Guardia di finanza, nel mirino chi non emette gli scontrini fiscali

A Ferragosto, su 60 esercizi controllati dalla guardia di finanza del Comando provinciale di Perugia, in 23 non emettevano correttamente scontrini fiscali. Controlli che però non possono avere una valenza statistica, ovviamente, dato che sono stati mirati nei confronti di attività già sospettate di una pratica scorretta.

Ma i dati forniti dal Comando della guardia di finanza provinciale di Perugia mostrano come comunque sia diffuso un fenomeno contro il quale le Fiamme gialle annunciano ulteriori controlli.

Le verifiche hanno portato anche a scoprire lavoratori in nero utilizzati in un ristorante di Gualdo Tadino e il mancato pagamento, in diversi esercizi, del canone Rai.

Valuta, contraffazione e sicurezza alimentare: i controlli all’aeroporto dell’Umbria anche col “cash dog”

Trasporto di denaro, beni contraffatti, sicurezza alimentare e altri traffici illeciti. I funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli (ADM) e i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza della Sezione operativa territoriale aeroportuale di Perugia che presidiano le aree dedicate ai controlli dell’aeroporto internazionale “San Francesco d’Assisi” hanno fatto il punto sui primi sei mesi di attività allo scalo umbro, che sta conoscendo un aumento di traffico e quindi, potenzialmente, di illeciti.

Normativa valutaria

Con riferimento alla disciplina valutaria, nel corso dell’anno, sono stati svolti 82 controlli effettuati nei confronti di altrettanti passeggeri, per un ammontare complessivo di valuta e titoli postati al seguito pari ad oltre 667.333 mila euro.

In tale contesto, sono state accertate 20 infrazioni per la detenzione di valuta superiore al limite consentito (fissato dalla normativa a 10 mila euro), 19 delle quali sanate contestualmente all’accertamento grazie all’istituto della oblazione mentre in 1 caso si è proceduto al sequestro della valuta (1.020 euro). 43 i passeggeri risultati in possesso di somme significative, tra gli 8.000 e i 10.000 euro; in 1 caso, su richiesta del passeggero, è stata accettata la dichiarazione sopra soglia.
In tale contesto, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Perugia, sulla base delle
informazioni contenute nelle banche dati in dotazione al Corpo, hanno accertato nei confronti di 6 passeggeri, sottoposti a controllo, una posizione debitoria nei confronti dell’Erario superiore a 50.000 euro, procedendo al sequestro preventivo d’urgenza ex art. 321, comma 3-bis c.p.p., di somme per circa 43.045,00 euro e alla loro denuncia in stato di libertà, per violazione dell’art. 11, comma 1, del D.Lgs. n. 74/2000.

L’incremento del traffico passeggeri registrato negli ultimi tempi, ha portato alla decisione di aumentare la presenza dei finanzieri presso lo scalo aeroportuale con il supporto, oltre che delle unità cinofile antidroga, anche di un “cash dog”, ossia di un cane specializzato nella ricerca di valuta, con la finalità di arginare il preoccupante fenomeno del trasporto di denaro contante oltre i limiti consentiti dalla legge, rilevato – con sempre maggior frequenza – su alcune rotte da e verso l’estero.

Contraffazione

Il personale della ADM e quello della Guardia di Finanza hanno proceduto, inoltre, al sequestro di merci
contraffate per un totale di 6 pezzi, riproducenti i marchi e loghi delle più note case di moda italiane ed estere.
Gli equivalenti “originali” avrebbero avuto un valore di mercato di svariate centinaia di euro. A questi si
aggiunge anche un falso orologio Rolex Datejust, nascosto in un trolley con tanto di scatola e vari certificati di garanzia, tutti contraffatti, il cui valore originale avrebbe superato i 13.000 euro che lo stesso passeggero ha dichiarato di aver acquistato in un negozio albanese per poco più di 100 euro.
Stupefacenti – Contrabbando TLE.
È, inoltre, proseguita l’azione di prevenzione e contrasto al traffico di sostanze stupefacenti e all’introduzione di tabacchi lavorati esteri (TLE) in eccesso rispetto alla franchigia consentita. Nei primi sei mesi sono stati sequestrati oltre 1,8 kg di tabacco ed emesse sanzioni che hanno consentito di versare all’Erario, mediante l’istituto della oblazione, l’importo di euro 11.000.

Sicurezza alimentare

Sono state 14 le infrazioni accertate in violazione delle disposizioni di cui al Regolamento Unionale n. 206/2009 in materia di trasporto di prodotti alimentari di origine animale e vegetale. Nel corso del semestre, sono stati in particolare sequestrati, per l’immediata distruzione, più di 80 kg. di prodotti alimentari. Si tratta di scorte di cibo risultate essere occultate nel bagaglio al seguito di passeggeri, soprattutto in arrivo dall’Albania, in stato di conservazione non idoneo al consumo umano o potenzialmente pericoloso per la trasmissione di pandemie.

Altre attività

Ammontano invece a 622 i rimborsi “tax-free”, mentre 14 sono stati i controlli risultati rispondenti alla
legislazione effettuati sui microchip di animali da compagnia (PET), al seguito dei viaggiatori.
Nell’anno in cui si annuncia un nuovo record di passeggeri in transito, nei primi sei mesi, sono stati sottoposti a controllo dalla GdF e dalla ADM oltre 1.500 soggetti in arrivo e partenza dallo scalo perugino.
In tale periodo i funzionari della ADM hanno dato, altresì, supporto alle Forze di polizia italiane ed europee in occasione di varie operazioni internazionali volte al contrasto del traffico illecito di merci di varie tipologie.

Ritrovato l’uomo disperso vicino al Castello di Titignano

E’ stato ritrovato, vivo ma con una ferita alla testa, l’uomo che non era rientrato venerdì sera dopo un’escursione cn gli amici nei pressi del Castello di Titignano, nel comune di Orvieto.

Le ricerche hanno impegnato le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU), unità cinofile, squadre dei vigili del fuoco e droni.

Grazie all’attivazione, da parte del SASU, delle squadre della Guardia di Finanza dotate di mezzo aereo e avanzati sistemi software per la ricerca di persone disperse, è stato possibile individuare rapidamente il soggetto.

Sul posto erano presenti anche i Carabinieri di Orvieto, che hanno fornito supporto alle operazioni di coordinamento e sicurezza.

Una volta localizzato dal personale della Guardia di Finanza, la Centrale Operativa 118 ha disposto l’intervento dell’elisoccorso regionale Nibbio 01, con a bordo un medico, un infermiere e un tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino e Speleologico, per raggiungere e assistere la persona, che ha raccontato di aver battuto la testa a seguito di una caduta, perdendo i sensi.