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Tag: energia

Contrasto alla povertà energetica, mozione approvata all’unanimità

“Contrasto alla povertà energetica e promozione di strumenti territoriali per una transizione equa”, l’Assemblea legislativa dell’Umbria ha approvato con voto unanime dei presenti (15) la mozione dei consiglieri regionali Maria Grazia Proietti e Francesco Filipponi (Pd).

Con l’approvazione dell’atto, la Giunta regionale viene impegnata a “definire e attuare un piano regionale per il contrasto alla povertà energetica che integri politiche sociali, abitative ed energetiche, con particolare attenzione ai nuclei familiari più vulnerabili e alle aree interne; rafforzare le misure di sostegno alle famiglie in difficoltà nel pagamento delle utenze, coordinando gli strumenti regionali con quelli nazionali e orientandoli in modo mirato ai soggetti in condizione di maggiore fragilità; promuovere la
diffusione delle Comunità energetiche rinnovabili sul territorio regionale, con priorità per i piccoli comuni e i contesti socialmente fragili, garantendo condizioni di accesso effettivo anche alle famiglie a basso reddito e agli enti del terzo settore; attivare un sistema di monitoraggio regionale sulla povertà energetica che consenta di aggiornare i dati, valutare l’efficacia delle misure adottate e orientare in modo continuo le politiche pubbliche”.

Illustrando l’atto di indirizzo, Maria Grazia Proietti ha ricordato che in Umbria oltre 25 mila famiglie, pari a circa 55 mila persone, si trovano in condizione di povertà energetica, con un’incidenza del 6,5% sul totale regionale, dato inferiore alla media nazionale, ma in crescita. Le categorie più esposte sono i nuclei a basso reddito, gli anziani soli, le famiglie numerose e i lavoratori autonomi e le microimprese, che subiscono un doppio impatto tra costi domestici e costi produttivi.

Il fenomeno è aggravato dalla qualità del patrimonio abitativo, spesso caratterizzato da scarsa efficienza energetica, e dalla presenza di aree interne in cui il costo dell’energia incide in modo più significativo sui redditi.

Le Regioni possono intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, integrando politiche sociali, energetiche e abitative e orientando le risorse disponibili verso le fasce più vulnerabili.

Guerra in Medio Oriente, in Umbria istituito il Tavolo Energia

Di fronte ai rincari dei prezzi di combustibili e agli aumenti delle bollette che si prospettano a seguito della guerra in Medio Oriente, la Regione Umbria ha istituito il Tavolo Energia per monitorare le contromisure necessarie ad affrontare l’attuale crisi dei prezzi mondiale. La priorità annunciata dalla Regione Umbria è garantire la piena capacità di risposta del territorio, tutelando in primo luogo settori energivori e vulnerabilità sociali.

Nell’atto la Giunta ha dato mandato per l’immediata attivazione di circa 36 milioni di euro di risorse ancora disponibili nell’ambito della Priorità 2 del Pr Fesr 2021/2027. Questi fondi saranno finalizzati al sostegno diretto delle imprese e alla tutela del tessuto sociale umbro. Ulteriori risorse in corso di individuazione andranno ad integrare le misure di sostegno mirate a beneficio dei servizi pubblici locali e di categorie di utenti maggiormente colpite dai rincari, potenziando così l’efficacia complessiva del piano straordinario di contrasto all’emergenza energetica.

Per accelerare la transizione con l’istituzione del Tavolo Energia la Giunta ha previsto inoltre il potenziamento del Servizio transizione energetica e sviluppo sostenibile con nuove risorse specializzate per gestire celermente i fondi e le pratiche amministrative. Il Tavolo Energia sarà composto dalla Giunta Regionale, dai direttori regionali, dai responsabili dei servizi tecnici e dai rappresentanti di Gepafin S.p.A. e Sviluppumbria S.p.A. Già all’inizio della prossima settimana saranno convocate le associazioni di categoria del mondo delle imprese e delle cooperative. L’organismo si riunirà con cadenza almeno bisettimanale per monitorare l’efficacia delle politiche intraprese in rapporto all’andamento della crisi, garantendo una risposta tempestiva e strutturale fino alla cessazione dell’emergenza. La Giunta regionale ribadisce che la tutela della dignità economica dei cittadini e la salvaguardia del sistema produttivo rimangono la priorità assoluta dell’amministrazione.

Energia, cambia la legge regionale | Aree non idonee e mappatura per l’eolico

Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato le modifiche alla legge regionale 16 ottobre 2025 n. 7 (Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro) adeguandola al nuovo quadro normativo nazionale definito dai nuovi articoli del Dlgs 190/2024 e agli impegni presi nelle interlocuzioni con il Governo nazionale.

Tale intervento – apportato all’interno dell’atto 287 ‘Modificazioni di leggi regionali cosiddetto Omnibus’ – della LR 7/2025 risponde, innanzitutto, all’esigenza di recepire quanto disposto a livello statale per effetto dell’entrata in vigore delle novità del DLgs 190/2024 in materia di disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. “Abbiamo tenuto fede agli impegni assunti dalla presidente Stefania Proietti con il Governo, nello spirito di leale collaborazione, a seguito dell’interlocuzione con i Ministeri competenti. Mentre siamo rimasti assolutamente fermi sulle aree non idonee. Non possiamo in alcun modo accettare che il nostro territorio sia oggetto di una predazione senza alcuna pianificazione” commenta l’assessore Thomas De Luca.

Quanto alle aree non idonee viene, infatti, richiamato il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 settembre 2010, ancora vigente, che le delinea. Viene, altresì, chiarito che tale classificazione non origina un divieto assoluto di installazione. In queste aree, piuttosto, gli obiettivi di protezione sono tali da rendere molto probabile un esito negativo in sede di valutazione. Viene modificato e rivisto il precedente “principio di prevalenza di idoneità” alla luce delle nuove disposizioni statali e dei rilievi posti dal Governo. Nello specifico, il regime semplificato disposto per le aree idonee si applica soltanto qualora l’impianto da fonti rinnovabili ricada interamente all’interno delle aree idonee individuate dalla Regione Umbria. Ulteriori modifiche sono in sostanza conseguenza dell’accoglimento dei rilievi formulati dai Ministeri in sede di esame della legittimità costituzionale della LR 7/2025 che la Regione si è resa disponibile a recepire.

“Nello spirito di leale collaborazione che contraddistingue questa amministrazione – precisa l’assessore De Luca – abbiamo lavorato per adeguare il testo regionale al mutato quadro normativo nazionale a seguito del decreto Transizione 5.0. Tuttavia, la nostra direzione resta ferma e coerente: la transizione energetica per l’Umbria è quella che mira all’autonomia energetica senza abdicare al governo del territorio e al contempo tutelando il nostro patrimonio paesaggistico da grandi impianti sovradimensionati e da rischi di speculazione. L’Umbria è stata la prima regione a definire idonee le aree per progetti a servizio delle CER perché crediamo che autoprodursi energia sia un diritto dei cittadini e delle imprese locali, non un terreno di conquista”.

Le modifiche definiscono un quadro di maggiore certezza normativa circoscrivendo con precisione le “ulteriori aree idonee” individuate dalla Regione Umbria. Viene inoltre confermata una mappatura delle aree a bassa esposizione panoramica per impianti eolici, da condividere con la soprintendenza dell’Umbria.

“Con questo atto – conclude De Luca – vogliamo superare l’incertezza normativa che rischiava di bloccare i piccoli progetti destinati al tessuto economico regionale. L’adeguamento ai rilievi ministeriali non intacca la nostra visione: una transizione energetica democratica, diffusa e governata dalle istituzioni locali, capace di conciliare la produzione di energia pulita con la difesa identitaria del cuore verde d’Italia”.

Guerra in Medio Oriente e caro-energia, l’appello di Confartigianato Umbria

L’instabilità internazionale legata al conflitto in Medio Oriente sta proiettando un’ombra pesante sulle prospettive economiche anche dell’Umbria. Confartigianato Umbria denuncia un impatto devastante dei costi energetici e del gasolio (ormai sopra i 2 euro) che rischia di bloccare gli investimenti delle micro e piccole imprese (MPI) e metterle fuori mercato.

“Siamo di fronte – dichiara Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Umbria – a una tempesta perfetta. Le tensioni in Medio Oriente non sono un problema lontano, ma si riflettono immediatamente sulle nostre bollette e sui costi dei carburanti. L’incertezza frena immediatamente la propensione agli investimenti. Non è accettabile che in questo scenario lo Stato realizzi automaticamente un extra-gettito IVA sui rincari: chiediamo che queste risorse siano restituite alle imprese attraverso un taglio delle accise. Per le nostre imprese artigiane, il costo dell’energia è la prima barriera alla competitività”.

“Il settore della logistica e dell’autotrasporto – afferma Stefano Boco, presidente regionale e vicepresidente nazionale di Confartigianato Trasporti – è quello che paga il prezzo più alto in questa fase di crisi globale. Abbiamo denunciato al Ministero dei Trasporti una situazione insostenibile: con il gasolio sopra i 2 euro le imprese non hanno più liquidità e rischiano il fermo dei mezzi nei piazzali. Per scongiurare la paralisi dell’economia, servono risposte immediate: dall’utilizzo istantaneo del rimborso accise senza attendere i 60 giorni, alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi, fino a un credito d’imposta straordinario per compensare i rincari, come già fatto in passato. Occorre affrontare in modo coordinato il tema della competitività delle imprese”.

“Non servono palliativi ma interventi strutturali – aggiunge Franceschini -. In Umbria questo significa anche dare una missione chiara alla ZES Unica, che deve diventare il perno del rilancio logistico e produttivo. Chiediamo semplificazioni e crediti d’imposta e altri strumenti regionali dedicati al rinnovo dei mezzi e delle tecnologie. L’Umbria rischia altrimenti di restare schiacciata dalla concorrenza dei vettori esteri che non subiscono la nostra stessa pressione fiscale”.

Confartigianato Umbria ritiene dunque che l’emergenza internazionale richieda una risposta locale forte, che utilizzi ogni euro della programmazione e della ZES per mettere in sicurezza il valore artigiano del territorio.

Caro-bollette da 422 milioni per le imprese umbre: ecco chi “paga” di più la guerra in Medio Oriente

Attenzione soprattutto sul polo siderurgico e chimico del ternano, particolarmente energivoro, per il caro-energia conseguente alla guerra in Medio Oriente. Un problema che però ovviamente è sentito da tutte le imprese umbre, che secondo l’allarme lanciato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre potrebbero pagare quest’anno 190 milioni di euro in più per le bollette di energia elettrica e gas, passando da 1.411 milioni a 1.601 milioni di euro.

Un incremento percentuale, quello stimato per l’Umbria, identico alla media nazionale: +13,5% (9.792 milioni di euro in più la stima dei costi per le imprese in tutta Italia).

Come evidenzia la Cgia, con un’eventuale impennata dei costi delle bollette elettriche, i settori economici più “colpiti” potrebbero essere quelli che registrano i consumi più importanti: metallurgia (acciaierie, fonderie, ferriere, etc.); commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.); altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, parrucchieri, estetiste, etc.); alimentari (pastifici, prosciuttifici, panifici, molini, etc.); alberghi, bar e ristoranti; trasporto e logistica;
chimica.

Il Governo impugna la legge umbra sugli impianti energetici alternativi

Il Consiglio dei Ministri ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la Legge regionale 16 ottobre 2025 dell’Umbria, n. 7 “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”.

“Tale impugnativa – commenta l’assessore regionale Thomas De Luca – giunge inaspettatamente, a conclusione di un lungo processo di confronto nel corso del quale la presidente aveva accolto tutte le osservazioni dei Ministeri, ad eccezione della richiesta avanzata dal MASE di sopprimere l’articolo 4 che prevedeva l’individuazione di aree non idonee alla realizzazione di impianti da Fonti di Energia Rinnovabile (FER)”.

Il Ministero della Cultura, il Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste e il Ministero dell’Economia e delle Finanze avevano espresso parere favorevole in merito agli impegni di modifica presentati dalla Giunta regionale; al contrario, il Ministero guidato dall’onorevole Gilberto Pichetto Fratin ha respinto le proposte, avanzando l’impugnativa sulla base di una specifica interpretazione del nuovo decreto Transizione 5.0.

“La determinazione del Governo, presieduto dall’onorevole Giorgia Meloni, di impugnare la nostra legge per il solo fatto di aver previsto, in conformità con il quadro normativo nazionale, l’individuazione di aree non idonee all’installazione di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile – accusa De Luca – costituisce una diretta aggressione al territorio umbro. Tale articolo è scaturito da circa cento consultazioni territoriali, sollecitate dai sindaci di ogni schieramento politico, inclusi esponenti dei partiti di governo, alcuni dei quali ricoprono altresì la carica di parlamentari nelle fila della maggioranza che lo sostiene. Le stesse aziende che realizzano impianti FER sono contrarie all’eliminazione totale delle aree non idonee, per evitare perdere soldi e tempo investendo in contesti ad alto rischio. Le aree non idonee sono state individuate con l’obiettivo di tutelare il territorio dalla proliferazione incontrollata di impianti industriali sulle aree ad alta vocazione ambientale, paesaggistica, culturale e turistica dell’Umbria. Si configura un vero e proprio paradosso, poiché contestualmente, il nuovo decreto ci preclude la possibilità di individuare aree idonee per la realizzazione di impianti a servizio delle comunità energetiche, delle famiglie e delle imprese umbre”.

Le modifiche al Testo Unico delle Fonti Rinnovabili, con il nuovo articolo 11-bis del D.lgs 190/2024, riducono tra il 3 e lo 0% del territorio regionale la possibilità di individuare aree idonee per la Regione Umbria.

“La nostra legge regionale si fondava su un equilibrio ben definito – prosegue l’assessore De Luca – regolamentare e indirizzare i grandi impianti industriali verso le aree idonee e salvaguardare la vulnerabilità paesaggistica, culturale e ambientale proteggendo la nostra terra attraverso la definizione di aree non idonee. Non intendiamo accettare la possibilità che pale eoliche di 250 metri possano essere realizzate nel diretto cono visuale del Duomo di Orvieto o all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Ci si interroga su come sia possibile accettare, dopo il riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio immateriale UNESCO, che impianti agrivoltaici estesi per centinaia di ettari possano essere installati sulle colline del Sagrantino di Montefalco o sulla fascia olivata Assisi-Spoleto. Il Governo dovrebbe fornire delucidazioni su come intenda promuovere il turismo esperienziale in Umbria, contestualmente alla liberalizzazione della realizzazione di impianti di biodigestione aventi capacità di centinaia di migliaia di tonnellate”.

La Regione Umbria sostiene che la possibilità per le Regioni di individuare aree non idonee, non sia stata abrogata totalmente dalle nuove modifiche normative in quanto il Decreto Interministeriale del 10 settembre 2010, le linee guida per la realizzazione di impianti FER, risulterebbe ancora in vigore.

Conclude De Luca: “Abbiamo sempre dimostrato la nostra leale collaborazione con il Governo ma la Giunta regionale non farà alcun passo indietro perché riteniamo doveroso difendere il nostro territorio. Siamo determinati a condurre l’Umbria verso un futuro prossimo al 100% rinnovabile governando e pianificando la transizione. Siamo fiduciosi che la Corte Costituzionale riconoscerà la piena legittimità della nostra legge regionale, superando le forzature di coloro che, a parole, propinano quotidianamente la loro retorica sulla difesa della Patria, salvo poi, con i fatti, cederla pezzo per pezzo, consegnando il nostro patrimonio unico ad una predazione territoriale”.

Imprese e istituzioni, la road map della transizione energetica regionale

“Energia, Ambiente, Territorio – Quali prospettive per l’Umbria” è il tema sul quale si sono confrontate imprese, esperti accademici e istituzioni per definire strategie congiunte su sostenibilità, transizione energetica e sviluppo del territorio umbro.

L’iniziativa, promossa congiuntamente da Confartigianato Imprese Umbria, Confindustria Umbria e Legacoop Umbria, ha fornito una panoramica aggiornata sulle sfide che attendono il tessuto produttivo regionale in tema di competitività e sostenibilità. Moderato dal direttore del Corriere dell’Umbria, Sergio Casagrande, l’evento ha registrato una vasta partecipazione di imprenditori, tecnici ed esperti.

I lavori sono stati introdotti dai saluti istituzionali delle realtà promotrici e delle istituzioni locali.
Giovanni Maria Angelini Paroli, assessore del Comune di Spoleto, ha aperto la sessione sottolineando l’impegno della città nel sostenere la transizione energetica e la necessità di una forte collaborazione tra enti pubblici e sistema produttivo per individuare soluzioni efficaci e condivise.

È seguito il saluto di Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Imprese Umbria, che ha evidenziato come le imprese umbre stiano affrontando un momento decisivo: “La transizione energetica non è più rimandabile. È necessario garantire certezze e strumenti realmente utilizzabili dalle nostre piccole e medie imprese”.

Laura Caparvi, presidente della Sezione Energia di Confindustria Umbria. La Dott.ssa Caparvi ha sottolineato l’esigenza di rendere autonome regioni e imprese da una configurazione geopolitica difficile, specificando: “La nostra dipendenza dal gas ci rende vulnerabili. L’uscita dai fossili e la gestione del prezzo impongono concretezza, meno burocrazia e un forte accordo pubblico-privato per definire tempistiche certe”. La Caparvi ha auspicato che la nuova legge regionale abbia pienamente recepito queste priorità.

Danilo Valenti, presidente di Legacoop Umbria, ha rimarcato l’importanza delle comunità energetiche e della cooperazione come strumenti fondamentali per rendere la transizione accessibile a cittadini e imprese.

ENERGIA: Gli scenari futuri dell’Italia

A seguire, Bruno Panieri direttore Politiche Economiche di Confartigianato Imprese, ha presentato un’analisi approfondita sui futuri scenari energetici italiani, mettendo in luce il ruolo cruciale dell’efficienza energetica e delle Comunità Energetiche Rinnovabili nel contenimento dei costi e nel rafforzamento dell’indipendenza energetica del Paese.
Panieri ha sostenuto un approccio “laico verso la tecnologia”: “Non bisogna frenare l’avanzamento tecnologico per valorizzare le rinnovabili. Ogni opzione va valutata, compresi generazione distribuita, nuove tecnologie e l’eventuale contributo del nucleare. L’Intelligenza Artificiale potrà supportare la gestione dei flussi energetici”.

Panel: Transizione energetica, Paesaggio e il Disegno di Legge Regionale

Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata all’analisi degli impatti del disegno di legge regionale ‘Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro’, con il confronto fra rappresentanti istituzionali, tecnici e imprese.
L’assessore regionale all’energia, all’ambiente, all’adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici, alle politiche del paesaggio e alla programmazione urbanistica, Thomas De Luca, ha sottolineato che la decarbonizzazione passa da un mix equilibrato di fonti, puntando sulle rinnovabili disponibili e non dipendenti da scenari geopolitici incerti.
Ha citato il ruolo strategico dell’idroelettrico in Umbria e la scelta di sviluppare l’eolico nelle aree idonee, garantendo criteri di sostenibilità e bassa visibilità paesaggistica.

Alfonso Morelli, direttore generale di ARPA Umbria, ha confermato il ruolo dell’Agenzia nel supporto tecnico alla Regione e nella valutazione degli impatti. Morelli ha evidenziato l’importanza di strumenti innovativi: “Dovremo confrontarci sempre più con l’Intelligenza Artificiale per gestione dei consumi e valutazioni ambientali”.

Il focus sulle Comunità Energetiche Rinnovabili è stato approfondito dagli interventi di Paolo Garofoli (CER Insieme Sostenibili) e Nicola Stabile (CER Cooperativa Perugia Green Energy). Entrambi hanno sottolineato la necessità di superare resistenze culturali e interpretare la CER non come un semplice progetto sociale, ma come una vera organizzazione dotata di impianti, investimenti e responsabilità operative.

Conclusioni: le prospettive del settore elettrico

A chiusura del convegno, la prof.ssa Linda Barelli (Dipartimento di Ingegneria – Sistemi elettrici per l’energia, UNIPG) ha analizzato i principali trend della transizione energetica, supportata dai dati Terna e dalle più recenti pubblicazioni internazionali.

Le direttrici fondamentali saranno due:
1. la sostituzione dei combustibili fossili con energia rinnovabile;
2. la diffusione di infrastrutture elettriche più capillari, intelligenti e integrate.
Il convegno si è concluso con un forte segnale di unità fra istituzioni, imprese e mondo accademico. Le analisi presentate e il confronto fra i relatori hanno delineato una roadmap chiara: costruire un’Umbria più sostenibile, innovativa e competitiva, capace di coniugare la tutela del paesaggio con le esigenze della transizione energetica.

Energia, green e geopolitica, l’economia Sachs a Terni per Nemetria

“Un piano di connessione energetica tra Europa, Medio Oriente e Nord Africa”. E’ questa la proposta che dalla Biblioteca storica delle Acciaierie Arvedi Ast di Terni, ha lanciato l’economista Jeffrey D.Sachs in occasione del convegno ‘La transizione verso l’energia pulita e la sostenibilità in Italia e in Europa’, organizzato da Nemetria.

Sachs, professore alla Columbia University e punto di riferimento globale nei processi di transizione sostenibile, ha approfondito le sfide e le opportunità legate alla transizione energetica mettendo in luce come la strategia verso uno sviluppo green non può escludere l’energia idroelettrica, eolica, solare e nucleare, evidenziando anche l’impatto negativo della crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina. “L’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina – ha affermato Sachs – ha sconvolto l’Europa privandola di tantissime fonti di energia a basso costo, ho sempre creduto che questa guerra è stata un errore che ci ha colti impreparati”.

E a proposito del piano a cui l’Europa dovrebbe lavorare per una connessione energetica con il Medio Oriente e il Nord Africa “è necessario – ha detto appunto Sachs – ma ora l’Europa ha fatto un altro errore che è quello di dire ‘Sì’ alla spesa di centinaia e centinaia di migliaia di dollari per andare a comprare delle armi dagli Stati Uniti, errore fatale perché la spesa doveva essere rivolta verso l’energia sostenibile per rendere l’Europa più pacifica, più solidale e soprattutto più ecocompatibile”.

L’incontro si inserisce nel solco delle attività promosse da Nemetria che, come sottolineato dal vicepresidente Angelo Maria Petroni, ha sin dalla sua nascita nel 1987 l’obiettivo di “migliorare, educare, sensibilizzare la popolazione dell’Umbria, ma non solo, sulle tematiche della modernità, dell’economia, della crescita umana con la persona al centro. Oggi sicuramente un tema fondamentale è quello dell’energia perché c’è bisogno di un’energia più pulita”, inoltre “senza energia pulita e a basso costo l’Italia e l’Europa rischiano una deindustrializzazione che sarebbe dannosa”. Petroni ha anche ricordato come in Umbria l’industria rappresenti la prima attività economica, davanti anche al turismo.

A proposito di acciaio green, Sachs afferma che “esistono delle tecnologie pulite per la produzione dell’acciaio, che utilizzano l’idrogeno e vanno a sostituire il carbone in favore del gas naturale. Sono procedure in fase di ricerca ma è senza dubbio la strada che va intrapresa”.

Transizione energetica, il confronto con imprese e comitati sul dl della Giunta

‘Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro’, in audizione in II Commissione regionale le associazioni di categoria e di comitati sul Disegno di legge della Giunta. Presente alla riunione anche l’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca, che ha rimarcato come lo spirito della legge sia quello di osservare i fabbisogni di cittadini e imprese senza però costruire impianti sovradimensionati nel territorio.

Dagli interventi degli auditi è emersa una sostanziale condivisione rispetto all’impianto normativo e sull’urgenza di dotare la Regione Umbria di una apposita “legge equilibrata tra la transizione energetica e la tutela del paesaggio”.

Proposte sono emerse sulla necessità di una maggiore semplificazione per la strutturazione delle
Comunità energetiche rinnovabili. Massima importanza è stata data al tema della diversificazione delle diverse forme di produzione e stoccaggio dell’energia con l’auspicio di facilitare l’approccio alla collaborazione soprattutto tra le piccole e medie imprese.

Le associazioni di categoria

Hanno partecipato all’audizione rappresentanti di: Legacoop Umbria, Confapi PMI Umbria, Confcooperative Umbria, Coldiretti Umbria, Confagricoltura Umbria, CIA Umbria, associazione Italia Solare, Coordinamento promotori petizione ‘No agli impianti eolici nell’Appennino. Difendiamo l’Umbria cuore verde d’Italia’, associazione Anev.

Nicola Stabile (Legacoop Umbria) dopo aver dichiarato condivisione sulle linee del Disegno di legge ha sottolineato l’importanza di uno sviluppo senza grandi concentrazioni ed essere vicino al consumo.
Avvicinare il produttore al consumatore è fondamentale anche per le generazioni future. Auspichiamo che venga mitigato quanto previsto per l’organizzazione delle Cer soprattutto rispetto al comma che chiede di avere, già nella richiesta delle autorizzazioni, il numero necessario degli associati per la sua costituzione”.

Valeria Cardinali (Confapi): “Ritroviamo con piacere nella legge alcune nostre indicazioni emerse in precedenti incontri con l’assessore. Si tratta di un tema da affrontare con chiarezza e fermezza come quello del fabbisogno energetico delle piccole e medie imprese per le quali è importantissimo facilitare l’approccio per metterle insieme. Bisogna facilitare la produzione di energie rinnovabili dialogando con le strutture interessate. Serve facilitare le autorizzazioni attraverso la semplificazione dei percorsi con i
Comuni e con un rapporto stretto tra associazioni di categoria”.

Carlo Di Somma (Confcooperative) ha espresso un giudizio positivo sul Ddl sottolineando però la necessità di rivedere il passaggio normativo relativo alla costituzione delle Cer.

Anna Chiacchierini (Coldiretti): “Bene l’ apertura alle audizioni alle associazioni agricole. Nella transizione ecologica e la sicurezza energetica il settore agricolo è centrale perché produce un’economia virtuosa e
circolare. Siamo fermamente contrari al consumo di suolo fertile. Abbiamo bisogno di ulteriori precisazioni per capire meglio gli interventi che con questa legge si vorrebbero mettere in campo”.

Roberto Trovati (Confagricoltura): “Difficile costituire le Cer, ma lo è ancor più farle funzionare perché vengono viste come fonte di guadagno economico e questo è limitato e fuorviante. Il loro vero
senso va attribuito al valore di tutela ambientale. Per condividere l’energia, prima bisogna produrla. È importante dare l’opportunità di poter installare impianti fotovoltaici con una lettura coraggiosa quindi dare la possibilità ai consumatori di potersi associare anche in seguito”.

Roberto Volta (CIA) ha annunciato l’invio di un documento sottolineando la “piena approvazione del testo del Disegno di legge”.

Rocco Biscontini (Italia Solare): “Condividiamo lo schema del Ddl. Bene il riconoscimento delle energie rinnovabili e l’attenzione data al tema degli accumuli. È però importante prestare molta attenzione alle
normative nazionali per non rischiare di andare in contrapposizione. Sul tema dell’agrivoltaico è importante fare riferimento a norme nazionali ed europee. Sono importantissimi tempi certi per le
autorizzazioni”.

Alessandro Alessandri (coordinamento ‘No agli impianti eolici nell’Appennino’): “Abbiamo la certezza di
rappresentare molti di più dei 7mila sottoscrittori della petizione. Continuiamo a dire un secco no a tutti i progetti che prevedono le tipologie di impianti presentati per la nostra montagna, compresa la
Valnerina e Spoleto. Continuiamo a denunciare questa invasione speculativa. Sono stati presentati progetti per una capacità di 544 megawatt, sostanzialmente un terzo degli obiettivi 2030 della regione
Umbria e questo su un territorio che rappresenta il 4 per cento di quello umbro. Questa non può essere la previsione regionale. Serve dunque una legge che scongiuri questo scempio attraverso un quadro
normativo chiaro. Condividiamo gli obiettivi della legge perché minimizza gli impatti ambientali e privilegia le aree industriali già antropizzate. Nella legge va meglio specificata la distanza di sicurezza tra gli impianti e i centri abitati”.

Simone Togni (Anev): “Il Ddl presenta differenze rispetto al quadro normativo nazionale soprattutto in materia di aree idonee e procedimenti dei regimi amministrativi per l’autorizzazione degli impianti. Questa legge dispone misure restrittive e retroattive analoghe a quelle della legge regionale della Sardegna impugnata dalla Presidenza dei Consiglio dei Ministri. Il raggiungimento degli obiettivi regionali al 2030 potranno essere traguardati non solo con l’apporto di impianti medi e piccoli, per questo va riconosciuto il valore della produzione da impianti utility-scale, come quelli eolici, che garantiscono una
densità di produzione elevata a parità di localizzazione”.

De Luca: queste le finalità della legge

“La ratio della legge – ha spiegato l’assessore De Luca – è quella di indirizzare, in una logica di governo e pianificazione del territorio, investimenti privati verso aree con vocazione idonea alla realizzazione di impianti Fer e riuscire a mantenere quanto più integre e conservate possibile altre aree. L’obiettivo è riuscire a disincentivare quanto più possibile la realizzazione di impianti in aree non idonee e incentivare e valorizzare la realizzazione di impianti in aree idonee dove le autorizzazioni prevedono la riduzione
dei tempi di un terzo e soprattutto non è vincolante il parere dell’autorità competente in materia paesaggistica. Le aree non idonee sono quelle ad elevata probabilità di esito negativo. Rispetto
all’intervento della legge su iter autorizzativi in essere va detto che lo fa negli aspetti valutativi. Tra questi è richiesto, come in Emilia Romagna, un livello minimo di produzione di 2.300 ore annue di
producibilità minima dell’impianto. Altri criteri riguardano la sicurezza, la distanza dai centri abitati, aspetti che dovrebbero essere basilari in ogni progetto”.

“Rispetto alla costituzione delle Cer – ha proseguito – oggi nelle aree idonee e in quelle ordinarie le Comunità energetiche beneficiano di tutte le agevolazioni previste dalla normativa nazionale. Rispetto alle opere di rete, all’interno della legge c’è una valutazione basata sul principio di prossimità. Sul
tema dell’agrivoltaico, le aree agricole vengono vietate all’installazione di moduli fotovoltaici a terra. È quindi evidente che il consumo di suolo sia già assolutamente preservato”.

De Luca ha detto che “questa legge non è una moratoria verso l’eolico. Rispetto alle aree idonee inseriremo alcuni criteri, su cui stiamo lavorando, tra cui un tetto massimo all’altezza degli impianti. Un
impianto di 250 metri in Umbria diventa preclusivo. Esacerbare la conflittualità non conviene a nessuno. Il punto di equilibrio deve essere quello di definire chiaramente i criteri. Se si realizza un impianto – ha concludo – si deve tenere conto del beneficio che può rappresentare per la comunità umbra”.

Ok al Conto Termico 3.0: il nuovo decreto in sintesi

Con l’approvazione in Conferenza Unificata, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato il decreto che aggiorna e potenzia il meccanismo, chiamato Conto Termico 3.0, di incentivazione per interventi di piccole dimensioni, finalizzati all’incremento dell’efficienza energetica e alla produzione di energia termica da fonti rinnovabili negli edifici. Il testo prevede un limite di spesa annua di 900 milioni, di cui 400 destinati alle Pa e 500 per i privati.

“È un provvedimento molto atteso – ha dichiarato il Ministro Gilberto Pichetto – soprattutto dagli enti locali, e per il quale il MASE ha lavorato con grande solerzia. Con le novità introdotte puntiamo a migliorare l’efficienza degli impianti termici negli edifici: una leva fondamentale per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e contenere i costi dell’energia. Con il Conto Termico 3.0 rendiamo più semplice, accessibile ed efficace uno strumento già apprezzato da amministrazioni pubbliche, imprese e cittadini”, ha concluso Pichetto.

Il nuovo decreto in sintesi

Il nuovo decreto semplifica l’accesso al meccanismo, amplia la platea dei beneficiari, aggiorna le tipologie di interventi agevolabili e le spese ammissibili, tenendo conto dell’evoluzione tecnologica e dei prezzi di mercato.

Sono potenziati anche gli interventi ammissibili in ambito terziario.

Tra le principali novità introdotte vi è l’estensione dei beneficiari, con gli enti del Terzo Settore equiparati alle amministrazioni pubbliche. Sono aggiornati inoltre i massimali di spesa, specifici e assoluti, per adeguarli ai nuovi costi di mercato.

Il perimetro degli edifici coinvolti per gli interventi di efficienza energetica, finora riservati alla PA, è ampliato anche agli edifici non residenziali privati.

In aggiunta agli interventi già previsti, quali l’isolamento termico, l’installazione di pompe di calore o di collettori solari, sono incentivabili nuove tipologie di intervento quali ad esempio gli impianti solari fotovoltaici con sistemi di accumulo e colonnine di ricarica per veicoli elettrici, purché installati congiuntamente alla sostituzione dell’impianto termico con pompe di calore elettriche.

Il nuovo decreto riconosce una copertura media del 65% delle spese ammissibili che arriva al 100% nel caso di interventi realizzati su edifici pubblici in comuni fino a 15.000 abitanti, scuole pubbliche, ospedali e strutture sanitarie pubbliche, comprese quelle residenziali, di cura, assistenza o ricovero.

Viene introdotta la possibilità, per soggetti pubblici e privati, di accedere agli incentivi anche attraverso Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) o configurazioni di autoconsumo collettivo.

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE), responsabile dell’attuazione del meccanismo, provvederà all’aggiornamento del portale informatico per la presentazione delle richieste entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto.