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Autore: Sara Grossi

Tasse, multe e bollette degli ultimi 25 anni, “debito” di 14.257 euro per ogni umbro

In Sardegna, dal 2000 al 2024, ci sono 22.390 milioni di euro di tasse, contributi, imposte, bollette e multe non riscosse dal fisco italiano o da altri enti.

Si tratta di 14.257 euro a testa, secondo l’elaborazione fatta dalla Cgia di Mestre sull’indagine presentata dal direttore dell’Agenzia delle entrate/Riscossione nell’audizione tenutasi in Senato.

Il debito fiscale pro capite più elevato maturato in questi ultimi 25 anni è in capo ai residenti del Lazio con 39.673 euro. Seguono i campani con 27.264 euro e i lombardi con 25.904 euro. Le situazioni più virtuose, invece, le scorgiamo nelle regioni a statuto speciale del Nord. Se in Valle d’Aosta il debito pro capite ancora da riscuotere è di 12.533 euro, in Friuli Venezia Giulia è di 11.125 euro e
in Trentino Alto Adige di soli 6.964 euro.

Se invece si misurano i mancati pagamenti di tasse, contributi e multe in valore assoluto, la situazione più critica si verifica in Lombardia con 259,3 miliardi di euro di debiti. Seguono il Lazio con 226,7 miliardi, la Campania con 152,5 miliardi e l’Emilia Romagna con 87,9 miliardi. I dati negativi del Lazio e della Lombardia, evidenzia la Cgia di Mestre, sono condizionati dalla presenza in queste due regioni della stragrande maggioranza delle big tech, delle multinazionali e dei grandi gruppi industriali presenti nel Paese.

La Commissione regionale a Prisciano, i provvedimenti per polveri e vibrazioni

E’ stato un sopralluogo sul campo, il primo da questo è stato sollevato il problema delle polveri e delle vibrazioni a Prisciano, quello della Seconda commissione regionale, che ha tenuto la sua audizione al circolo Arci del quartiere ternano, su richiesta del Comitato dei resident.

Presenti il Comitato di Prisciano-Terni Est, l’amministratore delegato di Arvedi AST e i rappresentanti di Tapojarvi, le associazioni sindacali e il sindaco di Terni Bandecchi, oltre ai servizi regionali che seguono le procedure autorizzative e Arpa Umbria.

“Tutto questo – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca – è stato possibile solo grazie alla presidente della commissione, Letizia Michelini, e ai membri della Seconda commissione che hanno voluto accogliere la richiesta dando spazio a questo importante momento di confronto. L’obiettivo primario è garantire che le soluzioni volte a risolvere definitivamente il problema vengano messe in campo nel rispetto delle tempistiche previste un punto cruciale su cui stiamo concentrando i nostri sforzi è la messa a regime della nuova rampa scorie nei tempi previsti. Parallelamente, riteniamo imprescindibile portare avanti con determinazione la pratica di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) in relazione ai valori del nichel”.

Le richieste al Ministero

“È importante sottolineare – prosegue l’assessore – che gli attuali valori obiettivo diventeranno limiti di legge a partire dal 2030, rendendo necessario un intervento tempestivo e risolutivo. In quest’ottica, abbiamo già avanzato e risollecitato una richiesta al Ministero competente per poter rimodulare le risorse dell’Accordo di Programma sulla qualità dell’aria, senza ricevere ancora alcuna risposta. L’intenzione è di rendere queste risorse disponibili anche per sostenere gli investimenti dell’azienda nella riduzione delle emissioni industriali. Comprendiamo le preoccupazioni dei residenti e siamo consapevoli del problema. L’audizione odierna rappresenta un momento cruciale di ascolto diretto delle loro istanze, rendendo tangibile la situazione anche a coloro che non ne avevano mai avuto contezza”.

Il problema scorie

Passando al problema delle scorie, l’assessore evidenzia come sia necessario rendere meno conveniente lo smaltimento in discarica rispetto al recupero, chiedendo un impegno al governo per dare uno spazio di mercato vantaggioso alle materie prime seconde rispetto a quelle derivanti da attività estrattiva.

Parallelamente, la Regione intende rendere progressivamente più oneroso lo smaltimento in discarica. “Ringraziamo l’azienda e l’amministratore delegato Dimitri Menecali per aver garantito un impegno concreto sul percorso di riduzione dei fattori di pressione ambientale sulla città, impegni che come regione non ci sottrarremo dal sostenere anche nell’ambito della discussione sull’accordo di programma AST e allo stesso tempo di esigere e verificare puntualmente. Ringrazio le forze sindacali e per la sensibilità e l’impegno dimostrati – conclude l’assessore – la nostra amministrazione regionale è determinata a mettere al primo punto la salute e intende farlo proprio ascoltando chi ogni giorno è in prima linea nei luoghi di lavoro”.

Irpef e Irap, approvata la manovra dopo una maratona in Consiglio

E’ legge la manovra finanziaria aggiuntiva da 184 milioni nel prossimo triennio varata dalla Giunta Proietti. Il testo, con il maxi emendamento deciso dalla maggioranza dopo giorni di dibattiti, proteste e confronti con le parti sociali, è stato approvato in Consiglio regionale dopo una seduta durata 10ore.

La manovra finale prevede un aumento del gettito derivante da Irpef su dipendenti e pensionati per 52 milioni già da quest’anno. Che con l’introito assicurato dall’aumento dell’Irap (+0,40%) per le imprese (ad esclusione di quelle che hanno già visto un incremento dell’aliquota e del terzo settore) salirà nel 2026 a 66 milioni, così come nel 2027.

Scende dunque la maggiore pressione fiscale rispetto alla proposta inizialmente approvata dalla Giunta, con una manovra che nel triennio era di 184 milioni. E che prevede dal 2026 un aumento dell’Irap dello 0,50% (in aggiunta all’aliquota del 3,90%) e del bollo auto del 10%.

Le aliquote Irpef

Queste le nuove aliquote Irpef rispetto a quelle in vigore fino al 2024:

  1. fino a 15.000 euro, maggiorazione dello 0,5%;
  2. oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro, maggiorazione dello 1,79%;
  3. oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro maggiorazione dello 1,89%;
  4. oltre 50.000 euro, maggiorazione dello 2,1%.

Nel triennio 2025-27 la maggiorazione viene annullata per chi ha un imponibile fino a 15mila euro. Viene tolta l’addizionale Irpef per i redditi tra 15mila e 28mila euro: in questa fascia, dunque, nel triennio si pagheranno meno tasse.

Per la fascia tra 28mila e 50mila euro l’aumento sarà attenuato da uno sgravio di 150 euro a contribuente.

Riduzioni che hanno portato ad un maggior aggravio per chi ha redditi sopra 50mila euro lordi.

Scontro in Aula tra maggioranza e opposizione

Bocciate le proposte della minoranza, che, in subordine alla richiesta di ritirare la manovra, ha chiesto un correttivo in base al numero dei componenti il nucleo familiare e che l’extragettito fosse utilizzato al solo fabbisogno sanitario.

Richiesta, quest’ultima, che la maggioranza ha sempre respinto. Del resto, proprio la possibilità di utilizzare l’extragettito per altre materie oltre alla sanità ha portato a tappe forzate all’approvazione della manovra entro il15 aprile, nonostante il tentativo di ostruzionismo da parte del centrodestra.

Per l’opposizione si tratta di una manovra varata con il pretesto di un inesistente rischio di commissariamento della sanità, visto che i 34 milioni del deficit si potevano reperire in altre modo. Per la maggioranza si tratta di un provvedimento equo, che consente di far fronte al deficit strutturale della sanità umbra.

Terni, fiaccolata per Ilaria e contro la violenza di genere. A Roma la confessione della mamma di Mark

Ha confessato di aver aiutato il figlio, Mark Samson, a ripulire la camera da letto dove era stata appena uccisa a coltellate Ilaria Sula.

In Questura a Roma, nell’interrogatorio durato quasi tre ore, ha ammesso le proprie responsabilità. Nonostante il figlio avesse detto agli inquirenti di aver fatto tutto da solo.

Versione a cui gli inquirenti non hanno mai creduto. Impossibile che il ragazzo abbia potuto far sparire ogni traccia meticolosamente. Ed impossibile che i genitori, che erano in casa nel momento in cui Mark ha sferrato le coltellate fatali, non abbiano sentito le urla della ragazza, che ha provato a difendersi, come testimoniano le ferite trovate su più parti del corpo.

Per questo, oltre alla madre ora formalmente indagata per concorso in occultamento di cadavere, è al vaglio la posizione del padre del ragazzo. Che ha mostrato “freddezza e insensibilità” nell’uccidere l’ex fidanzata, come ha scritto nell’ordinanza il gip di Roma Antonella Minunni.

Ilaria Sula è stata sepolta nel cimitero di Terni, dopo una cerimonia laica, al termine della processione che ha scortato il feretro.

In serata a Terni si è poi svolta una fiaccolata per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la violenza di genere, organizzata dal Comune di Terni.

Riduzioni Irpef e niente aumento del bollo auto, ma restano le tasse in più per le impese

Dai 90 milioni inizialmente deliberati dalla Giunta regionale scende a 52 milioni per quest’anno la manovra che la maggioranza porterà in Aula giovedì per l’approvazione entro il 15 aprile, termine entro il quale devono essere indicati gli aumenti delle addizionali in via ordinaria.

Una data che consentirebbe alla Giunta di utilizzare l’extragettito assicurato dall’aumento delle tasse anche per altre misure, oltre ai conti della sanità. Sui quali continua lo scontro con l’opposizione, che lunedì mattina anche alle associazioni di categoria (incontrate dopo aver manifestato in piazza insieme ai sindacati) ha ribadito: il credito di 48 milioni derivante dal pay-back dispositivi medici è esigibile e porta addirittura ad un avanzo rispetto ai 34 milioni del deficit per il 2024 a cui si aggiunge una quota per la ricostituzione del Fondo di dotazione, per complessivi 39 milioni, con le rateizzazioni da concordare con il Mef.

Ipotizzando una ricostituzione del Fondo in tre anni con tre rate da 13 milioni di euro ed aggiungendo i 5 milioni di euro di tagli di trasferimenti statali, la Giunta vuole assicurarsi un introito aggiuntivo di 52 milioni di euro, appunto. Arrivassero i 48 milioni del pay-back dispositivi medici, gran parte dell’extragettito, se approvato entro il 15 aprile, potrebbe finanziare altre politiche.

Le nuove aliquote Irpef

La Giunta intende creare una no tax area azzerando l’addizionale Irpef per i redditi fino a 28mila euro, mentre per la fascia 28-50mila euro si prevedono sgravi, in particolare per gli scaglioni più bassi (intorno a 30mila euro con una riduzione di circa 100 euro).

Resta l’Irap

Il dimezzamento della Manovra arriva da un’aliquota invariata per la fascia di reddito tra 15-mila e 28mila euro e una riduzione dell’incremento per quelle superiori. Da gennaio 2026 non scatta l’aumento del bollo auto del 10%. La Giunta sta valutando di attenuare l’aumento dell’Irap, che scatterà dal2026: dello 0,40% e non più dello 0,50%. Il prelievo per le imprese interessate salirebbe dunque dal 3,90% al 4,30%.

La mossa dell’opposizione

Questo l’emendamento illustrato ai sindacati, incontrati in mattinata, ed alle associazioni di categoria, ricevute nel pomeriggio. Parti sociali che, alla luce dei numeri emersi e soprattutto della non immediatezza di un rischio di commissariamento della sanità come inizialmente prospettato, chiedono, pur con alcune distinzioni e comunque con diversa enfasi, di ritirare la manovra. Che però la maggioranza intende votare in Aula giovedì.

Ma l’opposizione, nel frattempo, ha depositato una mozione di sfiducia nei confronti della presidente Stefania Proietti. Questione che “congela” l’attività dell’Assemblea per 5 giorni. Facendo slittare ogni altro argomento, compresa l’approvazione della Manovra. A meno che per quest’ultimo la maggioranza non si appelli ad uno stato di necessità, che potrebbe essere giustificato dai conti a rischio. Da dimostrare, questa volta, carte alla mano.

La posizione dei sindacati

Queste le valutazioni dei tre segretari generali regionali al termine dell’incontro.

“La rimodulazione della manovra da 90 milioni a 52 milioni di euro – ha dichiarato Paggio (Cgil) – è già un risultato importante, così come l’azzeramento dell’aliquota addizionale regionale tra i 15mila e 28mila euro, perché tutela le fasce più esposte e più a basso reddito. In pratica chi appartiene a questa fascia non paga più nemmeno l’addizionale che pagava in precedenza. Parliamo del 72% dei contribuenti umbri, cioè chi ha un reddito inferiore ai 28mila euro. Sulla fascia tra i 28mila e 50mila euro restano invece ancora forti criticità, che come Cgil avevamo già denunciato nel precedente incontro, ma i correttivi introdotti dalla giunta, pur non risolvendo definitivamente il problema, sono comunque un passo in avanti”. Oltre a quello già detto, è prevista anche la creazione di un fondo taglia tasse, da alimentare attraverso una revisione e razionalizzazione della spesa e riforme strutturali, per il quale la Regione si è detta disponibile ad aprire un confronto con i sindacati per la sua destinazione. “Come Cgil – ha reso noto Paggio – vorremmo che tale fondo fosse destinato alle fasce di reddito più basse, che hanno avuto comunque aumenti per via della manovra: parliamo quindi delle fasce di reddito poco superiori ai 28 mila euro”.

Molto più critica la posizione della Uil. “Da una giunta di sinistra – ha affermato Molinari (Uil) – ci saremmo aspettati una serie di misure diverse. La mole di debito, infatti, non è tale da giustificare un aumento della tassazione. A livello nazionale siamo in prima linea per chiedere la detassazione degli aumenti contrattuali e non possiamo dunque accettare innalzamenti dell’Irpef regionale, fermo restando che stamattina ci è stato illustrato uno sforzo importante per rimodulare quanto previsto. Serviva un tavolo tecnico, convocato in maniera permanente, per iniziare a riformare il sistema Umbria. A questo punto diventa sempre più urgente parlare di riforme, con il Piano sanitario in primis. Occorre aprire il ‘Cantiere Umbria’, per rendere il sistema regionale più competitivo e lavorare su una crescita del Pil che sia sostenuta da lavoro sicuro e ben retribuito”.

“Dall’incontro in Regione – è il commento che arriva dal segretario Cisl, Manzotti – si ravvisano alcuni passi avanti, ma non siamo soddisfatti. Prima di aumentare le tasse per i cittadini umbri dobbiamo discutere del nuovo piano sanitario regionale per efficientare i servizi sanitari che devono essere rispondenti alle esigenze dei cittadini e dei territori. È necessaria quindi un’opera di razionalizzazione della spesa sanitaria. Qualora la riforma sanitaria non dovesse portare ai risultati sperati si potrà discutere della manovra fiscale regionale.

“L’altro dato importante – hanno spiegato Paggio, Manzotti e Molinari – è che non è più previsto l’aumento del bollo auto, così come noi avevamo chiesto. Per noi è un risultato molto importante perché gli umbri, vista le caratteristiche della regione, sono in gran parte costretti ad avere l’auto per andare a lavorare e studiare. Infine, c’è l’impegno della giunta a confrontarsi sul nuovo piano sanitario regionale e mettere mano alle difficoltà strutturali che hanno portato a questo disavanzo e che hanno determinato le condizioni per cui i cittadini sono costretti a pagare per farsi curare”.

Sanitari aggrediti negli ospedali di Foligno e Terni, i sindacati chiedono misure urgenti

Cgil Fp e Uil Fpl si appellano alle istituzioni affinché adeguino le strutture per consentire agli operatori di lavorare in sicurezza

Indignazione, ma anche determinazione ad assumere misure concrete di tutela degli operatori sanitari dopo le ultime aggressioni subite negli ospedali di Foligno e di Terni.

“Non è tollerabile che il personale sanitario, che già opera in una condizione di carenza, con turni faticosi e stressanti, con un sempre crescente sovraffollamento di pazienti, debba essere soggetto ad aggressioni da parte degli utenti” commenta la Fp Cgil Terni.

“La solidarietà non basta – proseguono da Fp Cgil Terni –. È necessario, trovare soluzioni, sono anni che denunciamo le difficili condizioni di lavoro del personale dell’azienda Ospedaliera in generale e in particolare del pronto soccorso. Ora è il tempo delle soluzioni, prima che succeda l’irreparabile. Se l’aggressore fosse stato armato? Ora ci troveremo a piangere l’ennesimo morto sul lavoro”.

“Una giovane infermiera – sottolineano da Fp Cgil – durante il turno, è stata colpita con un pugno, un’azione violenta che ferisce e sconvolge non solo nel fisico. Chi sta lavorando, facendo il proprio dovere, non può diventare lo sfogo violento di chi non vede soddisfatte le proprie aspettative di salute da un sistema sanitario sempre più distante dai bisogni delle persone”.

“Anche grazie all’azione del sindacato, a breve – annuncia Fp Cgil Terni – partiranno i lavori di ampliamento e ristrutturazione del Pronto soccorso. È l’occasione per prevedere misure strutturali per garantire la sicurezza del personale, pertanto, da subito, chiediamo: che il posto di Polizia sia spostato da dove è al momento ubicato e sia in una posizione ben visibile all’interno dei locali del Pronto soccorso; l’aumento del personale sanitario e la formazione del personale”.

La Cgil chiede all’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni e alle istituzioni, “prefetto, Regione Umbria e Comune di Terni di farsi carico del problema a tutela dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori”.

La Uil Fpl Azienda ospedaliera di Terni stigmatizza quanto accaduto e chiede interventi: “La sicurezza del personale sanitario, in Umbria, è ormai un’emergenza e l’ennesima aggressione, avvenuta giovedì sera al Pronto soccorso dell’ospedale di Terni, testimonia il livello di allarme. La scena è stata, purtroppo, quella che troppo spesso si ripete: un paziente ha iniziato ad inveire verbalmente e in maniera aggressiva, urlando con insulti nei confronti del personale in mezzo ad altri pazienti anche fragili ed anziani, anch’essi in attesa; lui era un codice minore che attendeva un esame di radiografia. Il medico in turno, e parte del personale, sentendo le urla sono prontamente accorsi per placare la situazione e porsi a difesa anche degli altri utenti in attesa. A quel punto però la persona non ha sentito ragioni, diventando sempre più aggressivo. L’epilogo è stato che il paziente ha cercato di colpire con un pugno il medico che è riuscito a schivarlo spostandosi dalla traiettoria; il fendente però è arrivato a colpire in pieno volto un’infermiera che era accanto colpendola ad un occhio con il pugno causando un trauma oculare in fase di valutazione ed un ematoma già visibile dopo pochi minuti”.

“Questa situazione – prosegue il sindacato – mette in evidenza che: i Pronto soccorso godono di un inadeguato servizio di sicurezza, nel nostro caso addirittura il poliziotto si trova in una zona distante dal pronto soccorso e soltanto per alcune ore al giorno. Se questa volta l’aggressore avesse estratto un coltello e fosse successo qualcosa di irreparabile? Serve personale della Polizia presente h 24 nei locali interni del Pronto Soccorso , a stretto contatto con personale e utenza, oltre a un adeguato piano della sicurezza interna (il DVR). Infine, ma non a discolpa degli aggressori, occorre ricondurre coerentemente questi eventi criminosi, sempre più frequenti, alla ormai insopportabile inadeguatezza del servizio sanitario nazionale. Occorrerà rivedere le priorità di questo paese, che non sono e non possono essere le armi o le guerre persino combattute per squallidi interessi che non sono di casa nostra. In tutto ciò il personale sanitario fa letteralmente miracoli, sotto organico, in taluni casi sottopagato, persino preso in giro. Ricordiamo le sviolinate in occasione della pandemia, alle quali non ha fatto seguito un bel nulla di efficace”.

In precedenza, il segretario regionale Uil Fpl Diego Carducci era intervenuto dopo il caso di Foligno, evidenziando “un problema di sicurezza all’interno del San Giovanni Battista, per troppo a lungo sottovalutato dalla Direzione aziendale che invitiamo ad intervenire quanto prima”.

“A nostro parere – le parole di Carducci – fermo restando le problematiche della sanità che ancora oggi è troppo ospedalocentrica e troppo poco concentrata sul territorio, l’ospedale di Foligno presenta delle peculiarità che lo rendono più esposto in tema di sicurezza. Si tratta di una struttura con accessi ovunque e i reparti diventano insicuri senza più un controllo all’ingresso. Serve riattivare la sorveglianza h24 all’ingresso, il contingentamento degli ingressi dopo una certa ora e riattivato il servizio di vigilanza così com’era prima del Covid. Il numero di aggressioni al personale sanitario è diventato impressionante che impone un cambio di passo. Cambio di passo che chiediamo su tutti i fronti, perché gli operatori e i cittadini non possono pagare il dazio di scelte sbagliate”.

“I medici e gli operatori sanitari – ha ricordato il rappresentante sindacale – sono un servizio pubblico, chiamato a lavorare secondo certe regole prestabilite. Non è accettabile che la loro sicurezza sia a rischio sui luoghi di lavoro e non è accettabile neanche che la loro professionalità sia messa a rischio. Chiediamo dunque all’Azienda sanitaria di prendersi carico dell’accaduto e di intervenire, prima che episodi del genere possano avere anche esiti infausti. D’altronde, ricordiamo che il Testo unico sulla sicurezza, il D.lgs 81/2008 specifica come sia in capo al datore la sicurezza del personale, sui luoghi di lavoro”.

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Aumento tasse, giovedì la pratica in Consiglio: gli ultimi sviluppi

Lunedì parti sociali ancora attese in Regione per un confronto sulla Manovra preadottata dalla Giunta regionale. Contestualmente agli aggiornamenti degli incontri con la Giunta, anche la minoranza ha chiesto un confronto con le categorie per spiegare perché ritiene la manovra inutile, almeno rispetto al fabbisogno reale dei conti della sanità.

Rispetto al “balletto” di cifre, tra maggioranza e opposizione, sui conti della sanità, secondo i numeri portati dalla Regione al Tavolo tecnico del Mef, il disavanzo delle quattro Aziende sanitarie umbre è di circa 34 milioni. A questa cifra si aggiungono i 39 milioni del Fondo di dotazione che la Regione è chiamata nel tempo a ricostituire.

L’opposizione ritiene inoltre esigibili i 48 milioni del pay-back dispositivi medici, sulla base di quanto indicato dalla Tabella A contenuta nell’art. 8 del decreto legge n. 34 del 30 marzo 2023.
Mettendo da parte quest’ultima cifra che rappresenta un ulteriore argomento di scontro della politica, ed ipotizzando che l’Umbria si impegni a ricostituire in tre anni il fondo di dotazione, il fabbisogno è per il primo anno di circa 47 milioni di euro (34+13). La metà rispetto ai 90 milioni di extra-gettito che garantirebbe la Manovra, così come approvata in Giunta, già da quest’anno. Con un aumento dell’Irpef che porterebbe il prelievo alle seguenti aliquote:

  • da 0 a 15mila euro immutato con il solo prelievo statale dell’1,23%;
  • da 15mila a 28mila euro con un’aliquota complessiva che passerebbe dall’1,62% al 3,18%;
  • da 28mila a 50mila euro dall’1,67% al 3,28%;
  • oltre i 50mila euro dall’1,83% al 3,33%.

Il commissariamento paventato

Pur non ricorrendo l momento le condizioni per un rischio di commissariamento della sanità umbra sulla base dell’iter di legge, Regioni che hanno visto la propria sanità commissariata, come la Calabria, applicano un’addizionale Irpef al 2,03%.

Alla luce delle proteste e delle proposte delle parti sociali e dell’evidenza circa i numeri reali del deficit della sanità (sempre che non si tenga conto dell’introito del pay-back dispositivi medici) la Giunta regionale si è detta disponibile ad attenuare (o annullare del tutto) l’aumento Irpef per la fascia di reddito tra 15mila e 28mila euro.

L’utilizzo dell’extra-gettito

Non è ancora chiaro se l’eventuale clausola di salvaguardia per questo scaglione debba essere compensato, ed eventualmente in quale misura, con ulteriori aggravi delle aliquote per le altre fasce di reddito, che con gli aumenti previsti si avvicinano già al massimo. Perché ad oggi non è chiaro quanto l’esecutivo regionale intenda realizzare da questa Manovra aggiuntiva, né le destinazioni di questo extra-gettito. Indicate genericamente nella stessa delibera n. 260/2025: trasporto pubblico locale, diritto allo studio, interventi in ambito socio-educativo, sviluppo economico, politiche attive del lavoro, ambiente, cofinanziamento programmi comunitari.

L’urgenza di approvare la Manovra entro il 15 aprile, punto fermo della maggioranza, sembra del resto indicare la volontà di poter utilizzare l’extra-gettito anche per politiche altre rispetto alle esigenze di pareggio dei conti della sanità. Obiettivo, quest’ultimo, che deve essere raggiunto non soltanto aumentando il prelievo fiscale, ma anche attraverso una riduzione degli sprechi e delle diseconomie possibili con le riforme dalle parti auspicate.

L’Irap e gli effetti sull’economia

Per il 2026 e 2027, la Manovra prevede di elevare l’extra-gettito a 116 milioni di euro circa, attraverso un aumento del 10% del bollo auto e dello 0,50% dell’aliquota Irap a carico di gran parte delle imprese.
L’incremento dell’Irap si aggiunge all’aliquota attuale del 3,90, raggiungendo il 4,40 per le imprese ordinarie (con una clausola di salvaguardia per le attività esenti o che già hanno avuto un aumento).

Una Manovra che interviene in un periodo di grande incertezza economica, caratterizzato dagli aumenti dei costi energetici (e quindi delle materie prime e dei costi di produzione in generale). Con aspettative nel breve breve-medio periodo di attenuazione del traino rappresentato dal settore dell’edilizia (per effetto del venir meno di misure straordinarie, come il Superbonus 110 e degli interventi finanziati con il PNRR che dovranno concludersi entro il 2026).

Infine, la guerra dei dazi che potrebbe scatenarsi a seguito delle misure dell’amministrazione statunitense potrebbe portare a conseguenze la cui portata non è al momento pienamente calcolabile. Ma che, se colpisce direttamente alcuni settori, rischia indirettamente di ripercuotersi in modo negativo su tutta l’economia.
Valutazioni, queste, che interessano le imprese, ma anche le famiglie umbre, sia come lavoratori dipendenti, sia come consumatori. Compresi i pensionati e le fasce deboli sulle quali, direttamente, si ritiene di non gravare se non con l’aumento del bollo auto.

Verso il Consiglio del 10 aprile

L’Assemblea legislativa è convocata per giovedì 10 aprile. Esaurito il question-time, l’odine del giorno al punto n. 3 prevede la pratica relativa alla Manovra preadottata dalla Giunta il 21 marzo scorso. Sulla quale la maggioranza intende portare appunto un maxi-emendamento che preveda una tutela per congelare l’Irpef per la fascia di reddito tra 15 e28mila euro. L’opposizione annuncia però battaglia, con ogni mezzo.

L’obiettivo della maggioranza è comunque quello di approvare la Manovra entro il 15 aprile.

Il docufilm sul Trasimeno, un successo l’anteprima al Caporali VIDEO

E’ un omaggio alla comunità, un invito alla scoperta, un racconto da vivere il 22 di 22 minuti per rappresentare l’essenza del Trasimeno.

Il Nuovo Cinema Caporali di Castiglione del Lago ha ospitato la prima del docufilm ‘Racconti del Trasimeno – Cinque storie da una terra di mezzo’, prodotto dall’Unione dei Comuni del Trasimeno (Area Turismo).

Un cortometraggio, realizzato totalmente da professionisti locali, finalizzato alla valorizzazione turistica del territorio degli otto comuni aderenti all’Unione (Castiglione del Lago, Città della Pieve, Magione, Paciano, Panicale, Passignano, Piegaro e Tuoro), delle ricchezze naturali, culturali ed enogastronomiche dell’intero comprensorio.

“Per fare questo – ha spiegato la responsabile dell’Area Turismo dell’Unione, Francesca Corgna – abbiamo scelto di ricorrere al racconto diretto e alle emozioni vissute da chi la nostra terra la conosce a fondo perché in essa conduce la propria esistenza”. Diretto dal regista Gabriele Pampanelli, con la sceneggiatura di Giovanni Dozzini e la presentazione di Stefano Baffetti, il docufilm affida infatti a cinque testimoni il compito di raccontare e descrivere il territorio, che custodisce ancora antiche tradizioni, sapori autentici e un ambiente di pregio. E così il racconto si dipana entrando nelle vite e negli interessi di Anna, appassionata produttrice di vino, di Ettore, giovane custode di questo lago grazie al suo mestiere di pescatore, Margherita, poliedrica operatrice culturale, Filippo, che sfrutta l’energia delle acque del lago attraverso il kite surf, e Silvia, immersa costantemente nella dolcezza di queste colline, essendo guida di mountain bike.

Il docufilm, da oggi on line sul canale YouTube https://www.youtube.com/@TrasimenoTurismo e sul sito www.trasimenoapp.com, vuole essere uno strumento di promozione al servizio dei comuni, degli uffici di informazione e accoglienza turistica, degli operatori economici del settore turistico e culturale e delle strutture ricettive, per offrire ai visitatori un’esperienza più coinvolgente. La sua versatilità lo rende adatto a un uso anche formativo e didattico.

GUARDA IL VIDEO

“Consegniamo oggi un prodotto – ha affermato il sindaco di Castiglione del Lago, Matteo Burico – che fa emergere il grande lavoro fatto con determinazione dall’Area Turismo dell’Unione. Gli otto comuni del Trasimeno hanno fatto tanto per il turismo, stiamo cercando di dare più informazioni possibili, ma abbiamo bisogno di una legge regionale per dare ai territori la possibilità di rivendicare le proprie differenze. Un atto coraggioso, un piccolo mattone di un territorio che vuole stare unito e vuole farsi conoscere”. “Dobbiamo rafforzare l’immagine dell’Umbria – ha dichiarato l’assessore regionale al turismo, Simona Meloni –: l’Umbria dei laghi, dei parchi, delle città d’arte, dei borghi, della spiritualità. Dobbiamo lavorare per una permanenza più lunga in Umbria e questo si ottiene mettendo in rete i territori. Nei prossimi anni lavoreremo inoltre per mettere sempre più in collegamento il turismo con le produzioni enogastronomiche”. Per il presidente dell’Unione dei Comuni e vicepresidente della Provincia di Perugia, Sandro Pasquali, il docufilm ha il merito di far emergere come il “Trasimeno non sia un paesaggio di memoria, ma di vita quotidiana”. “Aver avuto la forza – ha detto – di metterlo su pellicola vuol dire intraprendere un percorso per raccontare quello che noi siamo realmente, attraverso il territorio e i saperi. Bisogna avere il coraggio di raccontare quello che siamo, perché qui c’è uno stile di vita, un modello che in tanti ora stanno scegliendo, diventando essi stessi veicolo di promozione. Quello stesso stile di vita che va messo anche al centro delle scelte politiche”.

Sulla stessa linea il regista del lungometraggio: “Abbiamo raccontato – ha riferito Pampanelli – la verità e da questa ci siamo lasciati stupire. La bellezza è sempre lì a portata di mano, basta avere la capacità di aprire il cuore per poterla notare”.

Giubileo, Acutis e San Francesco: 3 milioni all’Umbria per accogliere i pellegrini

Il decreto con le risorse presentato al tavolo istituzionale, previsti anche servizi speciali per garantire la sicurezza

Arrivano 3 milioni di euro per l’Umbria che si appresta ad accogliere i pellegrini per il Giubileo, la cerimonia di canonizzazione del Beato Acutis e le iniziative per l’ottavo centenario della morte di San Francesco.

Il decreto con l’indicazione delle risorse è stato illustrato nel secondo tavolo tecnico Giubileo 2025–Regione Umbria, presieduto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, con la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti (collegata da remoto), esponenti di tutte le amministrazioni coinvolte, tra cui Prefetture di Perugia e Terni; Dipartimenti Programmazione e coordinamento politica economica (Cipess) e della Protezione civile; Ministeri per gli Affari europei, il sud e le politiche di coesione e il Pnrr, del Turismo, dell’Interno, delle Infrastrutture e dei trasporti; Roma Capitale, Ragioneria Generale dello Stato, Anas, Ferrovie dello Stato, Società Giubileo 2025, Dicastero per l’evangelizzazione, Comitato Nazionale 8° centenario morte San Francesco d’Assisi.

L’articolazione della spesa sarà prodotta dalla Regione che assumerà anche veste di soggetto attuatore. La presidente ha rappresentato al tavolo le interlocuzioni produttive avute con Ferrovie, Rfi, Trenitalia, Anas, Protezione civile.

Da parte del Ministero dell’Interno e delle Prefetture interessate saranno potenziati e riorganizzati i servizi per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica e assicurata un’accurata gestione. I comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza seguono costantemente l’evolversi dei vari aspetti.

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Manovra: imprese e sindacati attendono modifiche, nuovo scontro politico in Commissione

La manovra va cambiata. Per non gravare sulle famiglie più vulnerabili. E perché il deficit della sanità è sensibilmente più basso di quello inizialmente ipotizzato, che aveva portato ad una manovra aggiuntiva di 90 milioni per quest’anno e di 116 milioni dal prossimo anno.

Le associazioni di categoria, ricevute giovedì a Palazzo Donini dalla Giunta, hanno però evidenziato l’importanza di prevedere anche interventi mirati a favorire la crescita economica e la competitività del sistema produttivo umbro.

La Giunta regionale ha rinnovato la disponibilità a proseguire il confronto per arrivare a una definizione finale della manovra il più possibile condivisa e il più possibile equa con la possibilità di una riduzione del carico fiscale se si dovesse raggiungere l’equilibrio tramite la revisione della spesa e le riforme.

I sindacati: manovra da ritirare

Più tumultuoso l’incontro con i sindacati di mercoledì, che è stato poi aggiornato a lunedì 7 aprile. I rappresentanti di lavoratori e sindacati attendono di comprendere le modifiche che la Giunta intenderà adottare. Tutti concordi sulla necessità di eliminare gli aumenti Irpef per la fascia di reddito tra 15 e 28mila euro. I sindacati hanno poi chiesto di mettere mano al nuovo Piano sanitario.

In conferenza stampa, i tre segretari generali hanno espresso le loro posizioni sull’incontro avuto, in attesa del prossimo.

“Per noi – ha commentato Maria Rita Paggio, Cgil – è fondamentale che ci sia una discussione complessiva sul nuovo Piano sanitario regionale per capire come si è arrivati a questo punto e come si può evitare che accada di nuovo. La preoccupazione che abbiamo è chiarire qual è la prospettiva per una inversione di tendenza del sistema sanitario regionale, che così com’è non funziona. Bisogna fare un ragionamento complessivo sui temi generali che riguardi anche le liste d’attesa, la non autosufficienza e la sanità territoriale. Siamo preoccupati non solo per l’oggi ma anche rispetto al domani”.

Il segretario della Uil, Maurizio Molinari, ha stigmatizzato ancora una volta la mancanza di trasparenza. “Non penso che una manovra del genere sia accettabile – ha detto Molinari –. Non si è fatto un passo indietro da parte della Regione, non credo che lunedì qualcosa cambi, andremo all’incontro ma le prospettive non sono rosee. Abbiamo dato la nostra disponibilità per vedere come ristrutturare la sanità, seppure questa è competenza della politica, ma abbiamo chiesto un totale passo indietro sulla delibera di marzo e sui 34 milioni di euro che non c’è stato. Sappiamo che l’economia umbra ha bisogno di una sterzata e di una politica che pensi a come riportare il Pil in positivo cercando di trovare nuove formule. Le scelte deve farle la politica, non è possibile che ogni volta che c’è un buco il bancomat devono essere i cittadini. Voglio capire anche le scelte a livello nazionale: togliere 40 milioni di euro alla sanità umbra non è uno scherzo”.

Angelo Manzotti, Cisl: “Abbiamo fatto chiarezza sui numeri. Il disavanzo in sanità conia 34 milioni di euro, dato strutturato degli ultimi 5 anni. Abbiamo chiesto di accantonare la delibera di marzo e affrontare le cause che hanno portato da una sanità attiva a una sanità passiva. Prima di andare a mettere le mani in tasca a cittadini e ai contribuenti chiediamo di avviare tavolo di trattativa per un nuovo Piano sanitario regionale che oggi non risponde più alle esigenze dei cittadini. Un piano sanitario non più centrato sugli ospedali ma che risponda sul territorio alle esigenze dei cittadini”.

Nuovo scontro in Commissione

Intanto, sempre nella giornata di giovedì, c’è stata l’audizione in Terza Commissione dei tecnici di Kpmg, l’advisor esterno incaricato di redigere il “famoso” report sui conti della sanità umbra. Report che, è stato chiarito, ancora non c’è. Esiste un “documento di lavoro in progress”, quello da cui emergono i 34 milioni di defit, ai quali si aggiungono i 39 milioni del Fondo di dotazione da ricostituire nel tempo. I numeri che la Regione Umbria ha portato al Tavolo tecnico del Mef.

Insomma, nessun passo avanti è stato fatto. Prosegue lo scontro politico. Con l’opposizione che prosegue l’occupazione del Consiglio regionale e la maggioranza determinata a varare la manovra in via ordinaria, entro la scadenza del 15 aprile.