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Autore: Redazione

Confindustria Medio Tevere, Giorgio Comodi nuovo presidente

Giorgio Comodi, consigliere delegato di EMU Group, storica azienda di Marsciano specializzata nella produzione di arredi per l’esterno, guiderà la Sezione territoriale Media Valle del Tevere di Confindustria Umbria per il biennio 2024-2026.

L’Assemblea degli associati, che si è riunita al San Pietro Sopra le Acque Resort di Massa Martana, ha inoltre eletto alla vicepresidenza Federica Angelantoni (Angelantoni Industrie) e rinnovato il Consiglio direttivo.

Giorgio Comodi, già vicepresidente della Sezione, ha espresso un vivo ringraziamento alla presidente uscente Francesca Orsini Federici, giunta al termine del proprio mandato, evidenziando l’intenzione di portare avanti il percorso già intrapreso per contribuire allo sviluppo delle imprese e alla crescita del territorio.

“Ringrazio Francesca Orsini Federici – ha affermato Giorgio Comodi – per il lavoro svolto e l’impegno profuso in questi quattro anni. Sono onorato di assumere questo incarico a cui mi dedicherò, insieme alla vicepresidente e al Consiglio direttivo, con determinazione. Il nostro territorio esprime realtà industriali di eccellenza e un patrimonio importante in termini di competenze e capacità produttiva. Continueremo a lavorare per valorizzare al meglio il nostro sistema industriale, puntando sul confronto e sulla capacità di dialogo con le istituzioni, per crescere e alimentare l’attrattività. La collaborazione con le altre Sezioni territoriali e di categoria resterà un punto fermo nell’attività della nostra Sezione, in continuità con quanto fatto e coerentemente con gli indirizzi tracciati dalla presidenza di Confindustria Umbria”.

Innovazione tecnologica, transizione digitale ed ecologica, formazione e orientamento dei giovani resteranno temi centrali anche nel prossimo mandato: “Per assicurare al nostro sistema economico e territoriale la competitività necessaria nei nuovi contesti – ha aggiunto Giorgio Comodi – occorre investire in innovazione e in misure di sostenibilità. La Sezione continuerà a lavorare su tematiche legate a sicurezza nei luoghi di lavoro, ambiente e comunità energetiche rinnovabili. È inoltre fondamentale incentivare l’inserimento lavorativo dei giovani nelle imprese locali, attraverso una formazione che tenga conto delle attitudini degli studenti e delle esigenze delle aziende”.

Nel tracciare il bilancio dell’attività svolta dalla Sezione, la presidente uscente Francesca Orsini Federici ha ricordato le iniziative realizzate “per favorire una maggiore conoscenza tra le imprese, anche attraverso visite aziendali, con l’obiettivo di creare occasioni di confronto e relazioni di valore. Occorre implementare la visione di sviluppo del territorio attraverso azioni concrete che consentano al tessuto produttivo di cogliere al meglio le opportunità attualmente presenti, investendo sul proprio futuro e su quello della comunità in cui operano”.

Alla parte pubblica dell’Assemblea è intervenuto il professor Patrizio Graziani, docente di Imprenditorialità Sostenibile al Dipartimento di Management dell’Università di Roma La Sapienza e docente di Umbria Business School, che ha approfondito i temi dello sviluppo sostenibile, della implementazione dei criteri ESG e del coinvolgimento delle risorse umane.

Il nuovo gruppo dirigente

L’Assemblea ha eletto anche i componenti del Consiglio direttivo della Sezione Media Valle del Tevere:

Presidente

Giorgio Comodi, EMU Group

Vicepresidente

Federica Angelantoni, Angelantoni Industrie

Consiglio Direttivo

Gianluigi Angelantoni, Angelantoni Test Technologies

Ilaria Baccarelli, Roccafiore Wine Resort & SPA – Il Collino di Todi

Massimiliano Bellucci, CBL Electronics

Andrea Coletti, Lennok

Giacomo Giglioni, G.M.P.

Amanzio Granieri, Elcom System

Vladimiro Margutti, Ecomet

Gianni Meneghini, F.B.M. Fornaci Briziarelli Marsciano

Alessandro Viola, Viola Consulting

Past President

Francesca Orsini Federici, Angelantoni Industrie

Farmaci riconfezionati con dosi giornalieri: dove richiedere il servizio gratuito

In oltre 150 farmacie dell’Umbria (l’elenco è consultabile al sito www.umbria.federfarma.it nella sezione Servizi al Cittadino) è possibile, per gli ultra 55enni affetti da ipertensione, BPCO o diabete, di richiedere gratuitamente il riconfezionamento dei propri farmaci in dosi giornaliere. Un importante servizio che offre un prezioso sostegno anche ai caregiver ed alle persone che, quotidianamente, si prendono cura e danno assistenza a familiari e persone che assumono un elevato numero di farmaci.

Si potrà migliorare ulteriormente l’aderenza terapeutica dei pazienti con almeno 55 anni (affetti da ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva o diabete), che assumano almeno tre medicinali. La personalizzazione dei farmaci per garantire l’aderenza alla terapia, mira ad evidenziare i soggetti a rischio aggravamento a causa di una mancata aderenza alla terapia prescritta ed a tracciare i fattori sociali che potrebbero influire sul tasso di aderenza stessa. Spesso il compito di far assumere correttamente i farmaci è espletato da familiari, badanti e/o caregiver, che adesso possono affidarsi gratuitamente anche alle farmacie, in modo da avere un programma ed un’assunzione precisa e sicura dei medicinali per le persone che assistono.

“Con questo monitoraggio, inoltre – afferma il presidente di Federfarma Umbria Stefano Monicchi – si può arrivare anche ad una riduzione dei costi per le prestazioni specialistiche, per ricoveri e per accessi al Pronto Soccorso dovuti all’aggravamento della patologia, con conseguente risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale. Tutto ciò grazie all’importante funzione svolta dalle farmacie, sempre a disposizione dei cittadini”. Le farmacie umbre lanciano dunque un nuovo servizio, che segue l’importante attività di screening effettuata negli ultimi anni (cardiovascolare, colon retto, aderenza farmacologica) ed anche la possibilità, per i cittadini della regione, di effettuare prestazioni di telemedicina come elettrocardiogramma, holter pressorio, holter cardiaco, spirometria.

“Dialoghi di Spirito”: a Orvieto incontro sul ruolo dell’artigianato nel futuro della città

“Rinascita urbana: il ruolo centrale dell’artigianato nel futuro delle città”. Questo il titolo del quaderno della Fondazione Germozzi che sarà presentato giovedì 19 settembre, alle ore 17 a Orvieto (Palazzo dei Sette) nell’incontro organizzato da Confartigianato.

L’evento, che rientra nei “Dialoghi di Spirito Artigiano” della Fondazione Germozzi – Confartigianato, offrirà l’occasione per un confronto sul tema di come le attività artigiane, anche nella società attuale, caratterizzino e influiscano sullo sviluppo, economico e sociale, del tessuto urbano e della comunità che la abita.

Del resto il format dei “Dialoghi di Spirito Artigiano” porta a contatto della realtà urbane e produttiva le elaborazioni e le linee di tendenza della manifattura e della cultura artigianale, come elemento vivo e costituente i valori della realizzazione dell’uomo.

L’iniziativa, in collaborazione con Cassa di Risparmio di Orvieto e Confidi UNI.CO, è realizzata dalle associazioni territoriali Confartigianato Terni, Viterbo e Rieti, che continuano in questo modo il proprio impegno, costituendo ormai in Italia una buona pratica di sinergia operativa e collaborazione interregionale nel non facile campo della rappresentatività territoriale delle imprese.

L’evento sarà introdotto da Roberta Tardani sindaca di Orvieto, Mauro Franceschini presidente di Confartigianato Imprese Umbria e Micheal Del Moro presidente di Confartigianato Imprese Lazio.

La tavola rotonda, moderata dal giornalista Massimo Sbardella, vedrà la partecipazione di Maurizio Aluffi segretario Confartigianato Imprese Rieti, Paolo Manfredi consulente Confartigianato per la trasformazione digitale, Michele Michelini della Direzione Sviluppo Economico delal Regione Umbria, Carlo Ottone direttore Generale MICH (Maestrale Innovation Creating Hub), Fabio Renzi segretario generale Fondazione Symbola. Conclude i lavori Michele Medori, segretario Confartigianato Imprese Terni.

Un’occasione non comune per ragionare delle trasformazioni economiche di breve e di lungo periodo e acquisire gli strumenti culturali e operativi per non subire queste trasformazioni, ma anzi per riconoscerne e sfruttarne le opportunità. Considerandole come il panorama di intervento dei vecchi e nuovi business, in una prospettiva che non marginalizza, ma esalta la cultura della manifattura artigianale, anche e soprattutto nelle città medie e nelle aree interne.

Approvata (con polemiche) la Legge sulla Famiglia, dotazione da 30 milioni

Approvata dal Consiglio regionale dell’Umbria la Legge sulla Famiglia, con una dotazione di 30 milioni di euro a sostegno di bambini e genitori, giovani, disabili, anziani e in generale di nuclei che vivono situazioni di disagio, difficoltà o precarietà socio economica, secondo le azioni previste all’interno di questa legge quadro in materia sociale.

La proposta di legge “Integrazioni e modificazioni al testo unico Sanità e Servizi sociali” era stata presentata da Fioroni (Lega) e firmata anche dagli esponenti delle altre forze politiche del centrodestra e da Fora (Patto civico).

Molto lungo e articolato il dibattito, al quale hanno assistito numerose persone a vario titolo interessate a questa legge. Le opposizioni – in particolare Pd e M5s – hanno invano chiesto che venisse usata la formula “famiglie”, al plurale, per prevede in modo inclusivo le diverse tipologie di nuclei che compongono l’attuale società. Quanto alla tempistica, a poche settimane dal voto, la governatrice Tesei ha ribadito che non c’è una volontà propagandistica per un testo che non ha una finalità ideologica ma concreata, dato che a differenza di altre leggi del passato ha avuto una sua dotazione finanziaria.

Gli emendamenti proposti dalle opposizioni sono stati tutti respinti. La legge è stata approvata con i voti del centrodestra e di Donatella Porzi, che pure ne criticato tempi e metodo. Bianconi si è astenuto, gli esponenti del Pd, per protesta, non hanno partecipato al voto sul testo finale.

Ast, incontro in Regione: anche i sindacati chiedono certezza su investimenti e Accordo di programma

Che il Governo si faccia garante del percorso che dovrà portare in tempi certi a concludere l’Accordo di programma e il piano industriale di Ast “nella sua interezza”, secondo gli impegni assunti da Arvedi ad aprile 2022. 

E’ quanto hanno chiesto le organizzazioni sindacali di categoria Fim – Fiom, Uilm – Fismic -Ugl territoriali durante l’incontro avuto in Regione con la governatrice Tesei, insieme al vicesindaco di Terni Corridore e al presidente della Provincia Pernazza, sulla situazione attuale e nel prossimo futuro della Acciai Speciali Terni, tra nodo dei costi energetici per la produzione siderurgica, le ricadute sul Piano industriale di Ast dopo la chiusura del secondo forno e i tempi dell’Accordo di programma, dopo la sollecitazione fatta da Confartigianato.

L’incontro, fanno sapere le stesse organizzazioni sindacali, è stato interlocutorio. Le istituzioni locali di fatto hanno confermato quanto affermato dal ministro Urso in sede di interrogazione parlamentare, ovvero che il Governo non può intervenire direttamente sui costi energetici. E questo al netto delle interlocuzioni della presidente Tesei con Enel, che ha confermato la possibilità solo di accordi commerciali.

Le organizzazioni sindacali hanno ribadito che “è finito il tempo dei buoni propositi” e richiesto in tempi rapidi un chiarimento con tutti gli stakeholder sul tema, fino ad arrivare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Inoltre hanno espresso “grande preoccupazione” sul futuro del sito, anche a fronte delle fermate impiantistiche che l’azienda ha dichiarato con l’apertura della cassa integrazione ordinaria per 200 persone e la contestuale lavorazione di bramme prodotte al difuori dello stabilimento ternano.

“È indispensabile in questa fase – scrivono i sindacati – chiarire gli impegni di Arvedi su Ast rappresentati il 1° aprile 2022 in termini di assetti, investimenti, produzioni di Inox, Fucinati, Tubi e i relativi livelli occupazionali diretti e dell’indotto. Per questo abbiamo raffigurato alle istituzioni le nostre perplessità sul piano di rilancio del Tubificio che per noi altro non è, invece, che un nuovo ridimensionamento”.

Tali preoccupazioni, affermano i sindacati, sono state condivise da tutto il tavolo istituzionale.

“C’è bisogno di tempi celeri e certi – concludono le segreterie territoriali di Fim – Fiom, Uilm – Fismic -Ugl e le Rsu del Gruppo Ast – per ciò che rappresenta Ast nel territorio in termini sociali ed economici. Per questo è indispensabile un’interlocuzione con il Governo che veda presenti le organizzazioni dei lavoratori che deve portare a conclusione l’accordo di programma e il piano industriale nella sua interezza”.

Fondi residui cig per le politiche del lavoro, dibattito in Regione

L’Assemblea legislativa dell’Umbria ha discusso l’interrogazione a risposta immediata relativa a “Utilizzo
dei fondi residui della cassa integrazione destinati alle politiche attive del lavoro della Regione Umbria e gestiti da Arpal” presentata dal consigliere del Pd Tommaso Bori.

L’interrogazione riguarda una cifra notevole e certificata sia a livello locale che nazionale, ovvero 20 milioni di euro, ha specificato Bori. Aggiungendo: “Questa cifra riguarda i fondi residui della cassa integrazione destinati alle politiche attive del lavoro, gestite da Arpal. Tutti i residui potevano essere
ridestinati per incentivare le assunzioni al lavoro. Ad oggi, al contrario, queste cifre rischiano di essere restituite a livello nazionale perché non utilizzate. La spesa andava programmata attraverso convenzioni stipulate con l’Inps, l’avallo di Anpal, la struttura nazionale del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ma tutto questo è accaduto in altre regioni, a partire dalla Toscana, ma non l’Umbria. I 20 milioni erano anche un utile incentivo alle assunzioni”.

“Il programma ‘Gol’ in Umbria -ha proseguito Bori – è stata caratterizzato da migliaia di prese in carico, vale a dire di soggetti che avevano la possibilità di lavorare e che avevano bisogno di essere presi in carico dalle realtà territoriali, ma che oltre a questo non si è andati, fermandosi solo ai colloqui senza finalizzare il tutto con le assunzioni. Queste risorse potevano essere utili ad incentivare dunque l’assunzione da parte di aziende. Chiediamo quindi come la Giunta ed Arpal di conseguenza intende utilizzare i 20 milioni di euro o se siamo di fronte al rischio di restituirli a livello nazionale”.

La risposta di Fioroni

Nella sua risposta l’assessore Michele Fioroni ha ricordato in premessa che “secondo dichiarazione del
Presidente Giorgia Meloni l’Umbria, rispetto alla media nazionale, ha 5 punti in più sull’occupazione. Siamo stati la prima Regione ad anticipare, attraverso il programma ‘Re-work’ e grazie alle risorse di quei fondi della cassa integrazione – ha precisato Fioroni – un primo piano di incentivi emettendo 10 milioni di
euro sulle assunzioni. Nella manovra ‘All-in’ sono già previsti 8 milioni di incentivi all’assunzione fino al raggiungimento di 15 milioni. Misure che prevedono, con fondi Fse, una politica che vede attivi 20 milioni
di euro per incentivazione alle assunzioni non solo per i soggetti di ‘Gol’ (tendenzialmente svantaggiati), ma anche per favorire il ‘Gender-gap’. Le risorse residue (art. 22 decreto leg.vo 148/2015) hanno
avuto un ruolo molto importante nella spesa delle Regioni quando, sotto covid, hanno dovuto gestire per Inps lo scarico a terra della cassa integrazione e grazie a questo la Regione Umbria è riuscita ad erogare ai cittadini e ai lavoratori umbri la cassa integrazione nei tempi e con efficacia maggiore rispetto alle altre Regioni. Relativamente alla riprogrammazione delle risorse, ricordando che Anpal non esiste più, sottolineo che non mancano incentivi per l’assunzione, anzi l’Umbria è stata la prima Regione a prevederli in complementarità con ‘Gol’”.

“Le aziende umbre, grazie alla manovra ‘All-in’ – ha aggiunto l’assessore – avranno a disposizione 10
milioni di euro di incentivi, che rigurdano non solo i beneficiari di ‘Gol’, ma verrà utilizzato un meccanismo innovativo che considera l’entità dell’incentivo all’assunzione inversamente proporzionale rispetto alla vicinanza del lavoratore al mercato del lavoro, ovvero più il lavoratore è svantaggiato e lontano dal mercato del lavoro, più l’azienda avrà un contributo elevato per la sua assunzione”.

La replica di Bori

Parole che non hanno soddisfatto Bori. “L’assessore ha parlato molto, ma detto poco. La domanda riguardava i 20 milioni di euro che rischiano di essere restituiti a livello nazionale invece di aiutare le aziende ed i lavoratori umbri. Su cosa ha fatto lei ed Arpal non abbiamo avuto risposta. La realtà
è che 20 milioni di euro disponibili non vengono utilizzati per mancanza di programmi e progetti concreti. Lei ha provveduto ad aggiornare il programma del 2023 ma non ha previsto la destinazione dei fondi. ‘All-in’ è una misura tardiva che non è in grado di utilizzare risorse”.

Fiume di cocaina in Umbria, 7 misure cautelari tra Foligno e Spoleto

I carabinieri della Compagnia di Spoleto hanno dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Spoleto, su richiesta della locale Procura della Repubblica, diretta dal procuratore capo Claudio Cicchella, nei confronti di 7 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di detenzione ai fini di spaccio e spaccio di sostanze stupefacenti continuata e in concorso.

L’operazione è scattata – alle prime luci dell’alba – oltre che nella provincia di Perugia anche in quelle di Fermo, Frosinone e Siena con il supporto di militari dei locali Comandi Provinciali, della componente aerea del 16º Nucleo Elicotteri Carabinieri di Rieti e del Nucleo Cinofili di Pesaro.

Le indagini, avviate nel mese di aprile dello scorso anno e protrattesi sino alla primavera del 2024, hanno consentito di identificare soggetti di origine albanese e italiana, di età compresa tra i 19 e i 44 anni, che alimentavano e gestivano alcune piazze di spaccio tra Spoleto e Foligno.

L’attività ha avuto il suo naturale sviluppo, a seguito del sequestro di 50 gr. di cocaina nei confronti di uno degli indagati nel corso di servizi a contrasto dello spaccio. A riscontro dell’assunto accusatorio nel mese di novembre 2023 è stato arrestato in flagranza di reato un giovane pusher albanese operante nell’hinterland spoletino, da cui scaturiva il sequestro di diverse dosi destinate allo spaccio e successivamente, nel mese di dicembre, è stato arrestato uno degli indagati, attualmente sottoposto al regime cautelare degli arresti domiciliari, per la detenzione di 100 grammi di cocaina destinati alla vendita al dettaglio con il successivo sequestro di circa 3.000 euro, ritenuto provento dell’attività di spaccio.
Tali attività di riscontro consentivano di porre le basi informative per l’avvio di un’indagine maggiormente articolata, direttamente condotta anche con l’ausilio di strumenti tecnici.

L’ipotesi accusatoria, suffragata da captazioni telefoniche ed ambientali, ha trovato degli importanti sviluppi investigativi negli accertamenti condotti dai carabinieri, con riscontri acquisiti durante i servizi preventivi effettuati sul territorio con specifiche attività di osservazione, controllo e pedinamento, nonché controlli su strada con il prezioso impiego degli equipaggi dell’Aliquota Radiomobile in perfetta sinergia con le pattuglie delle Stazioni carabinieri.

L’attività svolta dagli investigatori, che si concludeva nel mese di marzo 2024, ha permesso dunque di smantellare importanti “piazze” di spaccio a Spoleto e a Foligno. Gli indagati gestivano un’importante giro d’affari derivante dalla vendita dello stupefacente.

Chili di droga dalle Marche

In particolare gli albanesi dimoranti in Foligno, ora tutti in carcere, si approvvigionavano di alcuni chilogrammi di cocaina al mese tramite un canale di rifornimento che riconduceva al litorale marchigiano e che faceva riferimento ad un referente del posto, loro connazionale, anch’egli ora in carcere.
Oltre ai sequestri operati, sono stati monitorati numerosi trasporti di partite di cocaina da parte di alcuni degli indagati, ma anche molti episodi di detenzione e successiva cessione della droga, per più kg di sostanza stupefacente che immessa sul territorio avrebbe avuto un considerevole valore di mercato.
La cocaina, appena giunta a destinazione alla periferia del comune di Foligno, veniva interrata tra la boscaglia e da lì, di volta in volta, dagli stessi prelevata per essere sottoposta, in appartamenti adibiti a veri e propri laboratori, al taglio e confezionamento in dosi, che venivano poi distribuite in favore delle piazze di spaccio tra le vie del centro storico dei comuni di Spoleto e Foligno, luoghi alla ribalta della stampa per la movida, proprio mediante l’impiego di pusher, utilizzati anche come vettori, in grado di rifornire rapidamente i clienti al dettaglio.

Il blitz dei carabinieri

Nel corso delle indagini i militari hanno rinvenuto, occultato in agro boschivo, un involucro contenente circa 450 grammi di cocaina, nonché 500 grammi di marijuana sottoposti a sequestro, che venduti al dettaglio avrebbero fruttato circa 60.000 euro, riconducibile all’attività illecita posta in essere dagli indagati.

Il gip di Spoleto, considerata la gravità indiziaria in ordine ai reati ascritti, ricorrendo la sussistenza delle esigenze cautelari – tra le quali il pericolo di reiterazione dei reati – valutata la pericolosità sociale ha emesso per 4 indagati la misura della custodia in carcere, per 2 l’obbligo di dimora nel comune di residenza con obbligo di permanenza in casa durante le ore notturne e per 1 il divieto di dimora nella regione Umbria.

Contestualmente agli arresti, sono state eseguite perquisizioni domiciliari, veicolari e presso n. 2 esercizi commerciali che hanno consentito di rinvenire e sequestrare diverse dosi di stupefacente, bilancini e materiale per il confezionamento, nonché circa 40.000 euro in contanti, somma ritenuta verosimilmente provento dell’attività illecita.

L’attività illecita investigata, sulla base delle riscontrate prassi operative messe in atto e tenuto conto del volume d’affari, era in via di espansione: specificatamente tale entità autonoma, costituita dalla prevalente presenza di soggetti di origine albanese – di sicuro carisma criminale -, si trovava al punto di svolta e assestamento verso la creazione di un’organizzazione strutturata.

Il risultato conseguito costituisce l’esito della costante azione di prevenzione e repressione dei reati in materia di stupefacenti da parte dei militari dell’Arma, sotto la costante direzione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Spoleto.

Picchia il padre e lo minaccia col coltello, fermato dai familiari

Prima dell’arrivo della polizia sono stati i familiari a fermare la furia del 23enne che aveva minacciato di morte il padre brandendo un coltello e poi picchiandolo violentemente.

A quel punto il padre ha chiamato il Numero Unico di Emergenza Europeo, e il personale della polizia di Stato del Commissariato di P.S. di Foligno è intervenuto nell’abitazione, a Foligno, dove era avvenuta la violenta lite in famiglia, poi degenerata.

Dopo aver acquisito la querela della persona offesa ed essersi sincerati del suo stato di salute, i poliziotti hanno denunciato all’autorità giudiziaria il giovane per il reato di minacce gravi ed aggravate.

Comunità energetiche e rinnovabili, fondi per 4,4 milioni

Fondi per un totale di 4,4 milioni di euro destinati a finanziare interventi di ottimizzazione energetica del patrimonio pubblico e alla promozione delle Comunità energetiche rinnovabili (CER).

La misura, approvata dalla Giunta regionale è stata assunta nell’ambito dell’Accordo per la Coesione 2021-2027, un programma strategico che mira a sostenere la transizione verso fonti di energia sostenibili e a incentivare il coinvolgimento degli enti pubblici locali in questo processo.

Il bando pubblico, che verrà attivato dal Servizio Energia, Ambiente e Rifiuti, sarà rivolto a tutti gli enti pubblici locali dell’Umbria, con l’obiettivo di favorire nuove modalità di approvvigionamento energetico. Le risorse verranno destinate principalmente per la realizzazione degli interventi, con una parte dedicata al supporto dei costi di adesione alle CER. L’approvazione dei criteri di ammissibilità, di valutazione tecnico-economica e di premialità è stato un passo significativo per garantire una distribuzione omogenea delle risorse. Le attività supportate da questo bando potranno integrare l’uso delle fonti rinnovabili per la gestione energetica degli edifici pubblici.

Umbria la regione con la più bassa dispersione scolastica

E’ l’Umbria la regione italiana con la più bassa dispersione scolastica nel 2023. Secondo l’elaborazione fatta dalla Cgia di Mestre su dati Istat i giovani tra 18 e 24 anni che hanno dichiarato di aver abbandonato prematuramente il percorso scolastico o comunque formativo sono il 5,6% del totale. Una percentuale che è circa la metà di quella italiana. In tutto sono 3mila circa i giovani umbri che hanno solo la licenza media.

In Italia la media di abbandono scolastico è del 10,5%. Con 431mila giovani che hanno solo la licenza media.

Un tema, quello della povertà educativa, molto sentito nel Mezzogiorno, ma con una presenza altrettanto preoccupante anche in alcune aree geografiche del Nord. E sebbene in questi ultimi anni sia in diminuzione la percentuale a livello nazionale di coloro che in età tra i 18 e i 24 hanno abbandonato gli studi sul totale della popolazione corrispondente, rimane una criticità che colpisce in particolare i giovani con alle spalle famiglie caratterizzate da un forte disagio sociale o alle prese con seri problemi economici.

In Italia sono il Sud e le Isole a presentare i livelli di abbandono scolastico più elevati. La regione maggiormente in difficoltà è la Sardegna, che nel 2023 ha registrato un tasso del 17,3%. Seguono la Sicilia con il 17,1% e, sorprendentemente, la Provincia di Bolzano con il 16,2%. Subito dopo ci sono la Campania con il 16%, la Puglia con il 12,8% e la Calabria con l’11,8%. In termini assoluti il maggior numero di
giovani che hanno lasciato la scuola prematuramente è riferito alla Campania ed è pari a 72mila unità, seguono la Sicilia con 62mila, la Lombardia con 53mila e la Puglia con 38mila.