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Tag: investimenti

Imprese umbre, 900 milioni di investimenti nel 2026 (al netto della ZES)

Le imprese umbre contano di effettuare quest’anno 900 milioni di investimenti, di cui 300 milioni
attivabili con gli incentivi fiscali di tipo nuovo su impianti, macchinari e software. E’ la stima contenuta nel Report della Camera di Commercio dell’Umbria, basato su un’approfondita indagine di Infocamere, sull’impatto previsto circa gli iper-ammortamenti e le maxi-deduzioni introdotte dalla Manovra 2026 (che cambiano il sistema finora adottato del credito d’imposta). Un dato complessivo al netto degli ulteriori investimenti che potranno essere attivati grazie alle agevolazioni della ZES.

Mencaroni: il 2026 può diventare un anno importante

Spiega Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati di questo report ci dicono che il 2026 può diventare un anno importante per gli investimenti delle imprese umbre se consideriamo che ai 900 milioni stimati, di cui 300 grazie agli incentivi fiscali, vanno aggiunte le opportunità rappresentate dalla Zes. La Manovra introduce incentivi più selettivi ma anche più orientati all’economia reale, che premiano chi investe davvero in impianti, macchinari e innovazione. In Umbria partiamo da una condizione favorevole: un capitale produttivo maturo e una diffusa presenza di piccole imprese che possono utilizzare efficacemente le nuove agevolazioni. La sfida ora è trasformare questa leva fiscale in scelte concrete di investimento. Come Camera di Commercio lavoreremo perché le imprese colgano appieno questa opportunità, accompagnandole in un passaggio che può rafforzare competitività, produttività e capacità di stare sui mercati”.

Cambiano gli incentivi agli investimenti

La Manovra finanziaria 2026 segna un cambio di impostazione degli incentivi alle imprese. Dopo anni in cui il sostegno agli investimenti si è concentrato soprattutto sui crediti d’imposta, il legislatore punta ora con decisione su iper-ammortamenti e maxi-deduzioni.
Il meccanismo è semplice: chi investe in beni strumentali nuovi – impianti, macchinari e software – può dedurre fiscalmente un valore superiore a quanto effettivamente speso, riducendo l’imponibile e quindi le imposte da pagare. Non si tratta di un contributo diretto, ma di una leva che rende più conveniente anticipare o aumentare gli investimenti.

Le novità rispetto ai crediti d’imposta del passato

Rispetto ai crediti d’imposta degli anni passati, il nuovo sistema richiede una maggiore capacità fiscale, perché il beneficio passa dalla deduzione dell’imponibile e non da un credito da compensare. La misura è quindi meno automatica, ma non è riservata alle sole grandi imprese. In Umbria, dove il tessuto produttivo è composto in larga parte da micro e piccole imprese con utili e imposte da ridurre, gli investimenti di dimensione contenuta rientrano più facilmente nelle fasce di incentivo più favorevoli, rendendo le maxi-deduzioni pienamente utilizzabili. Il discrimine non è la dimensione dell’impresa, ma la presenza di utile e di imposte da ridurre.

Il quadro nazionale: bilanci con spazio per investire

Il contesto in cui si inseriscono i nuovi incentivi è favorevole. Un’indagine di InfoCamere ha analizzato oltre 107mila i bilanci presentati nel 2025 depositati nel Registro delle imprese delle Camere di commercio.
Nei settori a maggiore intensità di capitale – quelli che investono di più in impianti, macchinari e software – i beni risultano ammortizzati mediamente al 62%, mentre le imposte correnti raggiungono in media 91.350 euro.
Questi numeri indicano due elementi chiave: da un lato un capitale produttivo già in parte “maturo”, dall’altro una capienza fiscale sufficiente per assorbire le maxi-deduzioni, soprattutto nella manifattura e tra le imprese di minori dimensioni.

Perché l’Umbria può reagire meglio della media

Se questo è il quadro nazionale, l’Umbria presenta caratteristiche che possono amplificare l’effetto degli incentivi. I dati InfoCamere mostrano che, nei settori a maggiore intensità di impianti, macchinari e software, l’ammortamento medio in Umbria sale al 64%, contro il 62% della media italiana.
In termini semplici, il capitale produttivo umbro è ancora più vicino alla fase di rinnovo. A questo si aggiunge la struttura del tessuto economico regionale, caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, che effettuano investimenti di dimensione contenuta e quindi rientrano più facilmente nelle fasce di incentivo più favorevoli.

Quanta “benzina fiscale” hanno le imprese umbre

Un altro elemento decisivo è la capienza fiscale. In Umbria le imprese pagano complessivamente oltre 460 milioni di euro di imposte correnti. Questo dato è fondamentale perché gli iper-ammortamenti funzionano solo se l’impresa ha imposte da ridurre.
In altre parole, il limite non è la mancanza di imposte da compensare: anche ipotizzando incentivi molto generosi, la base fiscale regionale è sufficiente ad assorbire volumi elevati di investimenti agevolati.

Dal capitale esistente alla stima degli investimenti 2026

Per stimare l’impatto reale degli incentivi bisogna però guardare anche alla dimensione del capitale produttivo. In Umbria il valore complessivo di impianti, macchinari e software supera i 6 miliardi di euro.
Una parte di questo capitale viene normalmente rinnovata ogni anno, indipendentemente dagli incentivi. Ma con beni ammortizzati mediamente al 64%, i nuovi strumenti fiscali possono anticipare investimenti che altrimenti sarebbero stati rinviati e aumentare il volume complessivo di spesa nel breve periodo.

Il risultato: fino a 900 milioni di investimenti nel 2026

Tenendo insieme tutti questi elementi – capienza fiscale, dimensione del parco beni strumentali, grado di ammortamento e struttura del tessuto produttivo – emerge una stima prudente ma significativa.
Nel 2026, in Umbria, gli investimenti in impianti, macchinari e software possono avvicinarsi ai 900 milioni di euro.
Di questi, circa 600 milioni rappresentano il normale ciclo di rinnovo del capitale produttivo, mentre circa 300 milioni possono essere considerati attivabili o anticipabili grazie ai nuovi incentivi introdotti dalla Manovra. A questi numeri andranno aggiunti gli investimenti che le aziende attiveranno grazie alla ZES (Zona Economica Speciale), che è un capitolo a sé stante.

La vera sfida: trasformare gli incentivi in investimenti reali

I numeri indicano che le condizioni per investire ci sono: bilanci con capienza, capitale produttivo maturo e strumenti fiscali più incisivi. La vera sfida del 2026 sarà trasformare la leva fiscale in investimenti concreti, in nuovi macchinari, impianti più efficienti e software più avanzati.
In questo passaggio, la conoscenza delle misure e la capacità di utilizzarle correttamente faranno la differenza tra un incentivo solo sulla carta e un reale impulso alla competitività delle imprese umbre.

Avviso Large, dalla Regione altri 3 milioni per le imprese che investono in innovazione

Rifinanziato con 3 milioni di euro dalla Giunta regionale l’Avviso Large 2023, per il sostegno delle imprese umbre che investono in progetti produttivi innovativi e di rilievo.

L’intervento è rivolto a iniziative di investimento, sia materiali che immateriali, con un importo compreso tra 200.000 e 1,5 milioni di euro. Grazie a questa nuova dotazione, sarà possibile finanziare numerosi progetti già presentati e positivamente valutati, ma che non avevano trovato copertura a causa dell’esaurimento delle risorse iniziali.

Le nuove risorse derivano dal Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC), recentemente rese disponibili e riprogrammate dall’Amministrazione regionale, con l’obiettivo di contemperare le diverse esigenze di sviluppo espresse dal territorio.

“Con questa misura – sottolinea l’assessore De Rebotti – la Regione conferma l’impegno a sostenere la crescita e la competitività del tessuto produttivo umbro, offrendo alle imprese strumenti concreti per innovare e rafforzare la loro presenza sui mercati, in combinato con le recenti azioni a sostegno degli investimenti sull’occupazione stabile e le nuove assunzioni”.

Il rifinanziamento dell’Avviso Large 2023 rappresenta un ulteriore passo nella strategia regionale di sostegno agli investimenti produttivi e conferma la volontà di valorizzare i progetti già selezionati per qualità e capacità di generare impatto economico e occupazionale. Con questa decisione, la Regione Umbria ribadisce la propria vicinanza al mondo delle imprese e rafforza il percorso di rilancio dell’economia locale, puntando su innovazione, sostenibilità e competitività.

(foto generica d’archivio)

Così gli umbri investono i loro risparmi

Come evidenzia la Banca d’Italia nel suo ultimo rapporto sull’economia umbra, nel corso del 2024 i depositi bancari dei residenti in Umbria hanno ripreso ad aumentare. A dicembre l’incremento è stato dell’1,1 per cento su base annua (-1,4 alla fine del 2023).

Vi ha inciso soprattutto la dinamica dei depositi delle famiglie, in calo per quasi due anni e tornata positiva nell’ultimo trimestre del 2024. Le disponibilità liquide delle imprese hanno continuato a crescere, seppure in misura meno accentuata.

Nei primi mesi del 2025 la crescita dei depositi è proseguita. Le preferenze di impiego dei risparmi si sono ancora orientate verso strumenti più remunerativi; è ulteriormente aumentato in misura rilevante il valore a prezzi di mercato dei titoli depositati presso il sistema bancario dalla clientela umbra (16,0 per cento).

L’andamento ha riguardato tutte le principali tipologie di titoli ed è stato sostenuto dalla dinamica dei titoli di Stato italiani e delle quote degli OICR detenuti dalle famiglie oltre che dall’incremento del valore delle azioni in capo alle imprese.

Le indicazioni fornite dall’indagine RBLS confermano una ripresa della domanda da parte delle famiglie di strumenti di raccolta diretta quali i depositi, accanto a scelte indirizzate verso quote di OICR e azioni.

Nel 2024 la raccolta netta dei fondi comuni di investimento dalle famiglie umbre è stata positiva e pari a 293 milioni di euro, in netta crescita rispetto all’anno precedente (51 milioni). Questo andamento è stato favorito in particolare dalla componente obbligazionaria, sia per i fondi comuni con caratteristiche di sostenibilità (fondi ESG) sia per gli altri.

Calano i prestiti alle imprese umbre, soprattutto quelle piccole

Prosegue in Umbria la flessione dei prestiti al comparto produttivo umbro, iniziata a febbraio 2023. Un’intensità della flessione che, rileva la Banca d’Italia nell’ultimo rapporto congiunturale, è
andata attenuandosi per i finanziamenti alle imprese di maggiori dimensioni, mentre si è accentuata per quelli alle più piccole.

A fronte infatti di una riduzione dei prestiti bancari alle imprese che ad agosto, su base annua, era del 2,5%, tra le imprese di medio-grandi dimensioni il dato scende a -1,1% mentre per le piccole è del 7,5% (-5,1% per le famigli produttrici).

Sull’andamento – rileva sempre la Banca d’Italia – ha continuato a incidere una domanda di credito fiacca, associata a un costo del credito rimasto elevato e a criteri di erogazione da parte del sistema bancario che si sono ulteriormente irrigiditi.

Pochi investimenti, molta liquidità

Del resto, le incertezze del quadro geopolitico hanno portato molte imprese a rinviare gli investimenti programmati (circa un terzo di quelle umbre). Anche per questo, la liquidità a disposizione delle aziende umbre è rimasta elevata. Quasi sette imprese su dieci la ritengono più che sufficiente o abbondante rispetto alle esigenze aziendali (erano meno di sei un anno prima); solo il 2,8% la valuta scarsa (dal 9,4%).

L’indice di liquidità finanziaria – definito dal rapporto tra le attività più liquide detenute presso il sistema bancario e i debiti a breve scadenza verso banche e società finanziarie – ha raggiunto un nuovo massimo, grazie all’aumento dei depositi a risparmio e dei titoli quotati.

I settori

Quanto ai settori economici, la riduzione del credito è stata più intensa nelle costruzioni (-6,3% ad agosto 2024 su base annua) e nella manifattura (-4%). In quest’ultimo comparto la dinamica ha scontato particolarmente la riduzione della spesa per investimenti. Quanto ai servizi, la riduzione è stata più contenuta (-1,4%).

Il costo del credito

Dopo il sensibile incremento registrato lo scorso anno in seguito alle manovre restrittive della BCE, il costo medio dei finanziamenti connessi con le esigenze di liquidità si è stabilizzato (6,8% nella media del secondo trimestre). Anche con riferimento alle diverse branche di attività economica e classi dimensionali.

Il tasso annuo effettivo globale (TAEG) sulle nuove operazioni a fini di investimento ha invece registrato un calo di 80 punti base (al 5,9%). Sulla base dei dati di Sondtel, il 26,2% delle imprese si attende un
allentamento delle condizioni di indebitamento nella seconda parte dell’anno. La quota – rileva la Banca d’Italia – restante una sostanziale stazionarietà.

Aiuti alle imprese che investono nel “cratere sisma”

Pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Umbria l’avviso pubblico per la concessione di contributi in conto capitale alle imprese che realizzino o abbiano già realizzato a partire dal 24 agosto 2016, investimenti produttivi nei territori colpiti dal sisma.

Fanno parte del ‘cratere sisma’ i comuni di Arrone, Cascia, Cerreto di Spoleto, Ferentillo, Montefranco, Monteleone di Spoleto, Norcia, Poggiodomo, Polino, Preci, Sant’Anatolia di Narco, Scheggino, Sellano, Spoleto e Vallo di Nera.  Spoleto, inoltre, rientra nelle ‘Zone Assistite’.

Le risorse finanziarie disponibili ammontano complessivamente a 2.040.213,18 euro derivanti da economie di precedenti Avvisi ex art. 20 e 20bis del DL 189/2016 (euro 1.017.129,63) ed economie assegnate con l’ordinanza commissariale n. 179/2024 (ex art. 24 DL  189/2016 euro 1.023.083,56). A tali somme andranno ad aggiungersi le eventuali successive economie derivanti dalla rideterminazione dei contributi già concessi con i precedenti avvisi, ai sensi dell’art. 20 e 20bis del DL 189/2016.

Si tratta di contributi a fondo perduto commisurati alle spese ammissibili nell’ambito del progetto presentato ai quali possono accedere le imprese che hanno effettuato nuovi investimenti produttivi, anche finalizzati alla realizzazione di nuove attività produttive o all’ampliamento di unità produttive esistenti. Sono ammissibili a contributo i progetti di investimento che presentano spese ammissibili non inferiori a 20mila euro.

Il contributo nel suo ammontare massimo sarà determinato su un importo di spese ammissibili non superiore a 150mila euro anche a fronte di un progetto di investimento di importo maggiore.

A partire dal 3 ottobre e fino 30 novembre 2024 le domande e i relativi allegati possono essere inviate tramite PEC  dall’indirizzo di posta certificata dell’impresa richiedente all’indirizzo usr.bandiegare@pec.regione.umbria.it indicando nell’oggetto la dicitura “Contributo Avviso pubblico 2024 ai sensi dell’art.20 e 20ter DL.189/2016”.

 Per saperne di più: https://www.sismaumbria2016.it/modulisticaioimpresa/richiedere-contributi-conto-capitale-alle-imprese-anno-2024-dl-1892016-art-20