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Tag: De Luca

Rinnovabili, scontro tra ambientalisti e Regione

Scontro tra le associazioni ambientaliste e la Regione Umbria sulle rinnovabili. Greenpeace, Legambiente e WWF bocciano la legge regionale 7/2025 sulle aree idonee approvata in Umbria che, per gli ambientalisti “impone pesanti restrizioni alle rinnovabili considerate ancora una volta un problema e non la soluzione”.

Per le associazioni il testo approvato evidenzia “gravi e manifesti profili di illegittimità” in quanto, in più punti, introduce limiti ostativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, in contrasto con la normativa nazionale vigente e con l’urgenza di decarbonizzazione del sistema energetico, imponendo limiti e ostacoli allo sviluppo e alle opportunità che la stessa regione può cogliere in termini di sviluppo e riduzione dei costi in bolletta, soprattutto in previsione dell’entrata in vigore del prezzo zonale.

Per Greenpeace, Legambiente e WWF quanto approvato dalla Regione potrà essere facilmente oggetto di ricorsi, ma anche di blocco da parte del Governo, proprio per la sua non conformità alla normativa vigente.

“Prendiamo atto delle osservazioni inviate da Greenpeace, Legambiente e WWF Italia – risponde l’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca – e rispediamo al mittente ogni accusa di ostruzionismo. La legge regionale 7/2025 non è un freno, ma una legge di giustizia climatica per l’indipendenza energetica dell’Umbria attraverso le rinnovabili. Una legge scritta per le imprese e le famiglie umbre, non per dare carta bianca agli interessi degli speculatori”.

“È paradossale – sottolinea De Luca – sentir parlare di limiti ostativi a proposito della nostra legge regionale da chi ha ignorato le nostre richieste di aiuto per contrastare le conseguenze del Decreto Transizione 5.0 del Governo Meloni, che ha reso solo il 4% del territorio umbro qualificabile come idoneo per il fotovoltaico e lo 0% per l’eolico dalla Regione”.

Sull’accusa di aggravamento burocratico, De Luca replica: “Richiedere alta qualità progettuale significa sostenere operatori e aziende serie e non chi inquina il mercato. Così come le garanzie finanziarie per il ripristino dei siti non sono un fardello, ma un atto di responsabilità verso il territorio e le future generazioni”.

“Dispiace constatare – conclude l’assessore regionale all’ambiente e all’energia – che i vertici nazionali delle associazioni abbiano scelto di attaccare frontalmente l’Umbria. Certo constatiamo con amarezza che se avessimo avuto il loro aiuto, con la stessa forza, nel contrastare il caos normativo del Governo, forse saremmo già ai livelli della Danimarca. Per sviscerare nel merito ogni punto e fare chiarezza contro osservazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti, invitiamo ufficialmente i presidenti nazionali di Greenpeace, Legambiente e WWF Italia al confronto a un incontro pubblico qui in Umbria”.

Termovalorizzatore a Gualdo Tadino, il Consiglio di Stato conferma lo stop

Il Consiglio di Stato ha parzialmente riformato la precedente pronuncia del Tar Umbria, confermando definitivamente la legittimità dei provvedimenti con cui la Regione Umbria ha disposto l’archiviazione del progetto proposto dalla società Waldum Tadinum Energia Srl per un impianto di termovalorizzazione a Gualdo Tadino.

“Questa sentenza del Consiglio di Stato segna un momento di chiarezza fondamentale per la nostra Regione – commenta l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca – non si tratta di una vittoria contro un’iniziativa privata, ma dell’affermazione del primato dell’interesse pubblico e della programmazione ordinata su logiche estranee alle necessità dei nostri territori. Abbiamo sempre sostenuto che l’Umbria debba essere un modello di economia circolare, dove il recupero di materia e la riduzione della produzione di scarti siano il cuore pulsante delle politiche ambientali”.

“Una decisione – prosegue De Luca – che rappresenta una vittoria fondamentale per i cittadini umbri e per il futuro della nostra terra. Il massimo organo di giustizia amministrativa ha riconosciuto che la difesa del paesaggio e della salute pubblica non può essere subordinata a logiche di mercato prive di coordinamento istituzionale”.

Il nucleo centrale della sentenza n. 03657/2026 risiede nel riconoscimento della Regione come titolare di un potere di pianificazione “molto ampio”. I giudici hanno chiarito che l’amministrazione non ha solo il diritto, ma il dovere di orientare la localizzazione degli impianti e, soprattutto, di quantificare il bisogno impiantistico reale.

Secondo il Consiglio di Stato, la programmazione regionale non è un mero dato statistico, ma una previsione vincolante volta a garantire un “equilibrato sviluppo territoriale”. Senza una guida pubblica forte, il rischio è quello di scivolare in una gestione frammentata e caotica che ignorerebbe i principi cardine di autosufficienza e prossimità stabiliti dalla normativa europea e nazionale. La sentenza conferma che l’archiviazione del progetto Waldum è stata giustificata proprio dalla sua contrarietà alle previsioni del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (Prgr), risultando non rispondente al fabbisogno regionale e ai criteri di localizzazione ivi determinati.

Il Consiglio di Stato ha evidenziato inoltre come la preclusione alla realizzazione di un impianto non sia un’illegittima limitazione della concorrenza, ma uno “strumento-chiave” per evitare il sovradimensionamento impiantistico che, nel caso dell’incenerimento, potrebbe disincentivare la raccolta differenziata e il riciclo. Poiché la termovalorizzazione è subordinata al riuso e al riciclaggio nel principio di gerarchia dei rifiuti, permettere la costruzione di impianti in assenza di un reale fabbisogno regionale comprometterebbe il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e salvaguardia ambientale.

La decisione di Palazzo Spada trova un solido ancoraggio negli articoli 9 e 41 della Costituzione. La sentenza n. 03657/2026 ricorda che l’attività economica, pur essendo libera, non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute o all’ambiente. La riforma costituzionale che ha dato rilievo espresso alla tutela degli ecosistemi rafforza, secondo i giudici, la centralità della pianificazione regionale come garante di interessi ambientali superiori rispetto alla mera iniziativa d’impresa.

Il Consiglio di Stato ha colto quindi l’occasione per fornire importanti specificazioni tecniche riguardanti il regime di concorrenza nel settore del recupero energetico. In sintesi, i giudici hanno stabilito che, sebbene i privati possano proporre la costruzione di impianti in regime di concorrenza, tali proposte devono obbligatoriamente rispettare i binari della pianificazione regionale. Nel caso di Waldum Tadinum Energia Srl, l’insussistenza del fabbisogno e la localizzazione non conforme rimangono “ragioni giustificatrici” autonome e sufficienti a sorreggere l’archiviazione del progetto.

Rifiuti “da problema a risorsa”, il piano della Regione

Presentato dall’assessore regionale Thomas De Luca e dalla presidente Stefania Proietti il percorso di partecipazione sulla nuova legge economia circolare e sull’aggiornamento del piano rifiuti. “La gestione dei rifiuti non deve più essere un problema, ma una risorsa capace di generare valore” hanno detto Proietti e De Luca. Spiegando come l’obiettivo, ambizioso, sia uscire dalla logica dell’emergenza per una soluzione strutturale, coniugando la sostenibilità ambientale con quella economia e sociale.

Nessun inceneritore – è stato ribadito – e la progressiva riduzione del conferimento in discarica. Saranno introdotti meccanismi premiali per incentivare comportamenti virtuosi, a partire dalla tariffazione puntuale, in cui chi inquina paga. Vi saranno poi i risparmi annui per circa 22 milioni di euro dovuti alla riduzione dei costi di conferimento in discarica e i maggiori proventi della vendita delle materie prime seconde recuperate, per 1,5 milioni, mentre si prevede l’istituzione di un fondo regionale dedicato alle politiche ambientali e di rivedere il sistema tariffario incentivando i comuni che hanno comportamenti virtuosi.

Il disegno di legge, composto da 53 articoli, mira a superare il vecchio modello di smaltimento, promuovendo un ecosistema industriale regionale fondato sulla circolarità, la simbiosi tra filiere produttive e l’innovazione tecnologica. Tra i punti cardine individuati come obiettivi da raggiungere attraverso l’adozione del Piano regionale ci sono:

  • Obiettivo Residual Waste Cap 2030: massimo 100 kg di rifiuti indifferenziati per abitante.
  • Raccolta differenziata: incremento fino all’80% entro il 2030.
  • Riciclo effettivo: raggiungimento del 65% di materia recuperata.
  • Riduzione dello smaltimento in discarica: dal 30% al 20% entro il 2030.
  • Tariffa puntuale (PAYT): sistema di tariffazione basato sulla tracciabilità dell’utenza, per premiare i comuni virtuosi e ridurre l’impatto economico della tassa sui rifiuti.
  • Stop all’inceneritore: nessun ampliamento delle discariche e nessun nuovo inceneritore, in linea con il principio nessun danno significativo su ambiente e salute.
  • Innovazione impiantistica: trasformazione dei vecchi impianti Tmb in strutture automatizzate guidate dall’intelligenza artificiale e sensori ottici.
  • Nuovo piano per la riduzione e la prevenzione della produzione dei rifiuti: incentivi per la riparazione, il riuso e la seconda mano, introduzione nelle pubbliche amministrazioni dei dispenser per l’acqua potabile, la promozione del commercio sfuso, eliminazione dell’usa e getta, contrasto allo spreco alimentare e incentivazione del compostaggio domestico e di comunità. Il nuovo piano prevede una riduzione del 10% della produzione totale di rifiuti, limitando il totale a 410.000 tonnellate entro il 2030, e un aumento della raccolta differenziata a 328.000 tonnellate.

Il percorso di partecipazione prevede sei incontri territoriali, aperti a cittadini, amministratori e stakeholder, per raccogliere proposte e criticità e costruire insieme una Umbria più sostenibile. Questi gli incontri già calendarizzati:

Spoleto, Villa Redenta – 29 aprile, ore 16

Magione, Officina La Piazzetta – 5 maggio, ore 21

Orvieto, Sala Digipass – 8 maggio, ore 16

Marsciano, Sala Capitini – 12 maggio, ore 21

Terni, Sala Santoloci di Arpa – 14 maggio, ore 21

San Giustino, Museo del tabacco – 15 maggio, ore 21

Energia, cambia la legge regionale | Aree non idonee e mappatura per l’eolico

Il Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato le modifiche alla legge regionale 16 ottobre 2025 n. 7 (Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro) adeguandola al nuovo quadro normativo nazionale definito dai nuovi articoli del Dlgs 190/2024 e agli impegni presi nelle interlocuzioni con il Governo nazionale.

Tale intervento – apportato all’interno dell’atto 287 ‘Modificazioni di leggi regionali cosiddetto Omnibus’ – della LR 7/2025 risponde, innanzitutto, all’esigenza di recepire quanto disposto a livello statale per effetto dell’entrata in vigore delle novità del DLgs 190/2024 in materia di disciplina dei regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. “Abbiamo tenuto fede agli impegni assunti dalla presidente Stefania Proietti con il Governo, nello spirito di leale collaborazione, a seguito dell’interlocuzione con i Ministeri competenti. Mentre siamo rimasti assolutamente fermi sulle aree non idonee. Non possiamo in alcun modo accettare che il nostro territorio sia oggetto di una predazione senza alcuna pianificazione” commenta l’assessore Thomas De Luca.

Quanto alle aree non idonee viene, infatti, richiamato il decreto del Ministro dello sviluppo economico del 10 settembre 2010, ancora vigente, che le delinea. Viene, altresì, chiarito che tale classificazione non origina un divieto assoluto di installazione. In queste aree, piuttosto, gli obiettivi di protezione sono tali da rendere molto probabile un esito negativo in sede di valutazione. Viene modificato e rivisto il precedente “principio di prevalenza di idoneità” alla luce delle nuove disposizioni statali e dei rilievi posti dal Governo. Nello specifico, il regime semplificato disposto per le aree idonee si applica soltanto qualora l’impianto da fonti rinnovabili ricada interamente all’interno delle aree idonee individuate dalla Regione Umbria. Ulteriori modifiche sono in sostanza conseguenza dell’accoglimento dei rilievi formulati dai Ministeri in sede di esame della legittimità costituzionale della LR 7/2025 che la Regione si è resa disponibile a recepire.

“Nello spirito di leale collaborazione che contraddistingue questa amministrazione – precisa l’assessore De Luca – abbiamo lavorato per adeguare il testo regionale al mutato quadro normativo nazionale a seguito del decreto Transizione 5.0. Tuttavia, la nostra direzione resta ferma e coerente: la transizione energetica per l’Umbria è quella che mira all’autonomia energetica senza abdicare al governo del territorio e al contempo tutelando il nostro patrimonio paesaggistico da grandi impianti sovradimensionati e da rischi di speculazione. L’Umbria è stata la prima regione a definire idonee le aree per progetti a servizio delle CER perché crediamo che autoprodursi energia sia un diritto dei cittadini e delle imprese locali, non un terreno di conquista”.

Le modifiche definiscono un quadro di maggiore certezza normativa circoscrivendo con precisione le “ulteriori aree idonee” individuate dalla Regione Umbria. Viene inoltre confermata una mappatura delle aree a bassa esposizione panoramica per impianti eolici, da condividere con la soprintendenza dell’Umbria.

“Con questo atto – conclude De Luca – vogliamo superare l’incertezza normativa che rischiava di bloccare i piccoli progetti destinati al tessuto economico regionale. L’adeguamento ai rilievi ministeriali non intacca la nostra visione: una transizione energetica democratica, diffusa e governata dalle istituzioni locali, capace di conciliare la produzione di energia pulita con la difesa identitaria del cuore verde d’Italia”.

Acque Sangemini, prima applicazione della nuova norma sulla gara pubblica

Prima applicazione in Umbria della nuova disciplina regionale (Legge regionale 7/2021) che introduce il metodo della gara pubblica per l’assegnazione delle risorse idriche minerali.

La Giunta regionale, su proposta dell’assessore Thomas De Luca, ha infatti approvato le indicazioni strategiche e gestionali per la predisposizione dell’avviso relativo alla procedura di evidenza pubblica per il rilascio delle concessioni di acqua minerale del Bacino Sangemini. L’atto riguarda un complesso di concessioni di alto rilievo, tra cui Sangemini, Antiche Sorgenti Umbre – Fabia, Fonte Aura e Grazia Sorgenti di Acquasparta.

“Con questo provvedimento – dichiara l’assessore Thomas De Luca – definiamo un quadro chiaro e innovativo di criteri che mette al centro l’interesse pubblico, la dignità del lavoro e il rispetto dell’ambiente. Non stiamo solo assegnando una risorsa, ma stiamo tracciando il futuro industriale e sociale di un intero territorio, garantendo che lo sfruttamento di un bene comune porti benefici tangibili alla comunità umbra”.

Nello specifico, la delibera fissa alcuni pilastri strategici. In primo luogo, la tutela occupazionale, la procedura di gara prevederà clausole sociali vincolanti per garantire la stabilità occupazionale. Gli operatori economici dovranno impegnarsi a utilizzare tutti i lavoratori già impiegati dal concessionario uscente. Sono previsti inoltre meccanismi di premialità per le offerte che proporranno un ulteriore incremento dei livelli occupazionali. Poi la sostenibilità ambientale ed economia circolare. La Regione premierà i progetti volti alla riduzione dei rifiuti, con particolare favore per l’uso del vetro e l’introduzione del sistema del deposito cauzionale. Viene inoltre prevista la possibilità di un uso plurimo delle acque. E ancora il principio di equa remuneratività per l’Umbria.

Per assicurare che la risorsa idrica generi un ritorno economico equo per la collettività, il nuovo concessionario sarà tenuto a versare, oltre al diritto annuo di superficie, un corrispettivo commisurato al volume di acqua effettivamente utilizzata, secondo quanto stimato nel piano economico finanziario di offerta. Infine, l’unitarietà del Bacino: per garantire una gestione industriale efficiente e coerente, la procedura assicurerà l’unitarietà delle concessioni oggetto della gara.

Guerra in Medio Oriente, schizzano i prezzi dei carburanti anche in Umbria | Timori per le bollette

La guerra in Medio Oriente ha portato ai temuti primi rialzi del prezzo del petrolio (le quotazioni di Wti e del Brent del Mare del Nord tra l’8 e il 9%, con il barile di petrolio che lambisce gli 80 dollari) e del gas (ad Amsterdam le quotazioni dell’indice Ttf al rialzo del 44,73%).

E secondo gli analisti, se la chiusura dello Stretto di Hormuz si protrarrà, il prezzo del petrolio potrà schizzare a 100 dollari al barile. Con conseguenze per famiglie e imprese.

In Umbria i prezzi medi registrati dal Mimit sono:

Gasolio SELF 1.725
Benzina SELF 1.665
GPL SERVITO 0.691
Metano SERVITO 1.323

Ma le ripercussioni maggiori si temono sulle bollette di luce e gas.

Una situazione che spinge l’assessore regionale Thomas De Luca a ribadire l’urgenza di una svolta energetica radicale per l’Umbria: “Mentre Donald Trump dichiara cinicamente di ‘non essere preoccupato’ per l’impatto sui prezzi, noi ci troviamo nuovamente a pagare duramente le violazioni del diritto internazionale e le strategie di tensione di Netanyahu. In questa situazione la Regione Umbria non può rimanere ostaggio di chi rallenta la transizione energetica. Il governo deve comprendere che non possiamo permetterci di puntare tutto sul nucleare che richiederà decenni per essere operativo. Abbiamo bisogno di impianti ora: idroelettrici, eolici e fotovoltaici sono le uniche risposte concrete per mettere in sicurezza le nostre famiglie e le nostre imprese. Anche di grandi impianti situati nella giusta collocazione”.

“Non è più solo una questione ambientale, ma di sicurezza della nostra comunità regionale. Il Piano delle aree di accelerazione è in fase di completamento del percorso di valutazione ambientale, saremo tra le prime regioni ad avere questo strumento ma serve un grande balzo in avanti” – dice l’assessore De Luca, richiamando l’attenzione sulla legge regionale “Energia Umbra”.

“È bene ricordare che oggi ogni edificio è area idonea. Quindi installare un impianto fotovoltaico su qualsiasi copertura è oggi un percorso assolutamente semplificato, anche in area vincolata. La Regione sta facendo la sua parte ma serve uno strumento straordinario di finanziamento da parte del Governo al fine di garantire concretamente il diritto all’autoproduzione di energia.” Conclude l’assessore: “Se non intendono chiamarlo Superbonus, lo chiamino come vogliono ma è evidente che oggi più che mai è necessario che ci sia un impianto fotovoltaico per ogni tetto”.

Maxi parchi eolici a Gubbio, la Regione: documentazione carente, istanze archiviate

La Regione blocca l’iter per i due grandi parchi eolici nel territorio di Gubbio. La Direzione regionale Governo del territorio, ambiente e protezione civile della Regione Umbria ha infatti comunicato ufficialmente l’improcedibilità e la conseguente archiviazione delle istanze presentate dalla società Edurne Green Srl, con sede a Milano, relative alla costruzione di due impianti ibridi per la produzione di energia eolica nel territorio comunale di Gubbio.

I progetti in questione, denominati “Gubbio Nord” (impianto eolico da 64,8 megawatt con sistema di accumulo da 63 megawatt) e “Gubbio Sud” (impianto eolico da 36 megawatt con sistema di accumulo da 12 megawatt), sono stati oggetto di un’approfondita verifica tecnica da parte del Servizio Transizione energetica e sviluppo sostenibile.

“Dall’esame della documentazione acquisita – scrive la Regione – sono emerse gravi carenze e difformità procedurali che hanno reso impossibile il proseguimento dell’iter autorizzativo”.

Tra le principali motivazioni dell’archiviazione, si evidenziano documentazione incompleta (gran parte degli elaborati caricati sulla piattaforma regionale risultavano privi di contenuti tecnici essendo costituiti dal solo frontespizio), irregolarità nella presentazione (la società ha reso disponibile parte della documentazione tramite link esterni, modalità espressamente vietata dalle disposizioni regionali che impongono l’uso esclusivo della piattaforma SUAPE); incoerenza della tipologia procedimentale (le istanze sono state presentate come impianti eolici di “nuova costruzione”, mentre i progetti sono qualificabili come “impianti ibridi” secondo la normativa vigente); carenze tecniche e legali (i progetti sono risultati privi di schemi essenziali per la connessione alla rete elettrica nazionale (Terna), della relazione tecnica in materia di “usi civici” e delle concessioni necessarie per le aree demaniali).

Il provvedimento di archiviazione è stato adottato ai sensi della legge 241/1990 e della legge regionale 7/2025. La Regione Umbria precisa che resta ferma la facoltà per la società proponente di presentare nuove istanze, a condizione che le stesse siano complete di tutta la documentazione tecnica e legale prevista e siano inoltrate correttamente tramite i canali digitali dedicati.

Sul tema interviene l’assessore De Luca, che dichiara “È assurdo che un procedimento di autorizzazione unica archiviato dalla Regione con un’attenta analisi della documentazione, venga invece avviato dal Ministero in sede di Valutazione d’impatto ambientale. I rappresentanti umbri delle forze di centrodestra, oggi al Governo, dovrebbero smetterla di essere negazionisti a casa e in imbarazzante silenzio a Roma. In Umbria le cose o si fanno per bene o non si fanno”.

Pnrr, Zes e politiche europee: a Bruxelles Proietti ha incontrato Kata Tüttő

I cantieri del Pnrr, a sei mesi dal termine per la conclusione. La Zes come grande occasione di crescita, ma anche con il nodo della parte di territorio regionale che non può accedere al credito d’imposta. Lo sviluppo turistico. E poi altri temi, non strettamente economico, come salute, trasporti, scuola, ambiente sono stati al centro dell’incontro che a Bruxelles la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca hanno avuto con Kata Tüttő, presidente del Comitato europeo delle Regioni.

La presidente Proietti e l’assessore De Luca hanno parlato anche dell’appuntamento di giugno: il 18 e 19, ad Assisi, si riunirà la Commissione europea ENVE (Ambiente ed Energia). Nel corso dell’incontro, la presidente e l’assessore hanno inoltre invitato Kata Tüttő a visitare l’Umbria, per conoscere le eccellenze e le tradizioni del territorio.

“È stato un confronto cordiale – ha commentato la presidente Proietti – nel corso del quale abbiamo parlato di argomenti importanti per la nostra regione come Pnrr (Piano nazionale ripresa e resilienza) e Zes (Zona economica speciale), ma anche della straordinaria varietà di offerte culturali, artistiche e gastronomiche che vanta l’Umbria. Con la presidente del Comitato delle Regioni lavoreremo a Bruxelles per rafforzare il ruolo della nostra Umbria in Europa e la ringrazio per l’interesse mostrato nei confronti della nostra regione”.

“In un momento in cui i leader locali e regionali europei sono mobilitati per difendere il valore della coesione e il ruolo delle regioni in Europa – ha detto la presidente del Comitato europeo delle regioni, Kata Tüttő – l’esperienza della Regione Umbria è di grande interesse. L’incontro con la presidente Proietti si è concentrato su priorità decisive come la continuità degli investimenti regionali dopo la conclusione del Pnrr, il ruolo vitale dei fondi strutturali per tutte le regioni europee, la sfida di garantire servizi fondamentali come sanità e scuola nelle aree interne, l’opportunità delle Zes. Di grande interesse anche l’esperienza umbra sul turismo sostenibile – ha aggiunto – con l’esempio virtuoso di Assisi, capace di accogliere milioni di visitatori ogni anno, nel pieno rispetto dell’ambiente e del suo straordinario patrimonio culturale e religioso. Con la presidente Proietti lavoreremo insieme qui a Bruxelles, in seno al Comitato, per rafforzare il sostegno dell’UE per tutte le regioni e anche in Umbria, a giugno, in occasione della riunione esterna della nostra Commissione Ambiente”.

Parco eolico Phobos, tra Regione e Comune lo scontro politico più forte dell’interesse comune

Scontro tra il Comune di Orvieto e la Regione Umbria anche quando, teoricamente, dovrebbero giocare nella stessa squadra, sulla partita relativa al parco eolico denominato Phobos. Uno scontro politico che, evidentemente, va al di là del merito su una vicenda che vede i due enti contrari al progetto.

Il Comune di Orvieto si è costituito in giudizio nel ricorso promosso da Rwe Renewables Italia srl contro il diniego della Regione Umbria all’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio del parco eolico.

“Un atto dovuto ma non formale – commentano il sindaco Roberta Tardani e l’assessore all’Ambiente, Andrea Sacripanti – perché non intendiamo arretrare di un metro sulla difesa del nostro territorio da progetti altamente impattanti e senza ricadute dirette sullo sviluppo”.

Il Comune bacchetta la Regione

“Ci lascia tuttavia perplessi e preoccupati – proseguono dal Comune – la decisione della Regione Umbria, al momento inspiegabile, di non costituirsi in giudizio nell’udienza di questa mattina al Tar che era invece stata annunciata a mezzo stampa dall’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca. Il Comune di Orvieto oggi è stato l’unico soggetto istituzionale a costituirsi in giudizio presentando una memoria difensiva, una presenza che di fatto ha costituito un vero e proprio argine poiché in assenza di questo il giudice avrebbe potuto già pronunciarsi anche sul merito della questione. Nella memoria che è stata depositata – proseguono – abbiamo rivendicato il diritto del Comune di Orvieto ad avere un ruolo attivo nell’iter decisionale di un procedimento così importante e complesso. Non possiamo accettare che per una valutazione su un cavillo procedurale si blocchi l’operato di un Comune che rischia così di non avere più voce su quello che accade sul proprio territorio. Sarebbe incostituzionale. Ci auguriamo – concludono – che ora la Regione non ci lasci da soli a portare avanti questa battaglia. È necessario quindi che la giunta regionale metta in campo ogni iniziativa possibile affinché si possa dare forza e legittimità al procedimento amministrativo che ha portato al diniego al progetto in sede di conferenza dei servizi. Il Comune di Orvieto non è pregiudizialmente contrario alle energie rinnovabili, ma rivendichiamo il rispetto delle procedure, del ruolo degli enti locali e soprattutto della compatibilità territoriale dei progetti”.

L’Avvocatura regionale: inutile la sospensiva al Tar

L’avvocatura regionale respinge con forza ogni accusa di disinteresse. “Al contrario di quanto affermato dal Comune di Orvieto in una nota pubblicata sul sito ufficiale – la replica della Regione – la Giunta regionale con la deliberazione n. 1365 del 30 dicembre 2025 ha provveduto formalmente alla costituzione in giudizio dinanzi al TAR Umbria contro il ricorso di RWE Renewables Italia Srl avverso al diniego all’autorizzazione da parte della Regione. Tale decisione è stata assunta ben prima di avere notizia della sentenza del Consiglio di Stato. È necessario chiarire, per interrompere narrazioni distorte, che la sentenza del Consiglio di Stato ha reso superfluo ed inutile il passaggio sulla sospensiva cautelare in sede di TAR. La Regione ha scelto di costituirsi direttamente nel merito della questione, essendo l’unica autorità competente a dare esecuzione a quanto stabilito dal Consiglio di Stato e a difendere l’esito negativo della Conferenza dei servizi. Nessuna controparte, nemmeno il Comune di Orvieto è lasciato da solo. La Regione sta esercitando e continuerà a esercitare i propri diritti e doveri sia in chiave amministrativa procedimentale che in sede di giudizio”.

De Luca: dal centrodestra accuse paradossali

L’assessore regionale all’ambiente Thomas De Luca ribadisce che la Regione Umbria non ha mai abbandonato il campo. Per questo stupisce la posizione del Comune di Orvieto che appare come una mera strumentalizzazione politica priva di fondamento giuridico e amministrativo. “È paradossale che chi oggi grida all’abbandono sia parte di quella stessa area politica che, a livello di Governo nazionale, ha firmato il decreto per dare il via libera all’impianto Phobos nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura – sottolinea l’assessore De Luca – ricordiamo alla sindaca Tardani che proprio il provvedimento a firma di Giorgia Meloni del 27 giugno 2023, insieme all’inerzia della giunta Tesei, sia l’origine del problema che il territorio sta affrontando. L’attuale Giunta regionale è stata l’unica istituzione a concludere l’iter autorizzativo con un esito negativo, ponendo un argine concreto alla liberalizzazione selvaggia promossa dal Governo centrale. Perché la sindaca Tardani, oggi molto attiva nel diffondere fake news, allora non intervenne con il Ministro Gilberto Pichetto Fratin e con l’ex assessore del suo stesso partito? Tutelare il territorio e difendere i diritti dei cittadini orvietani, a prescindere dal comportamento di chi li amministra, resta una priorità assoluta dell’attuale Giunta, come dimostra anche la legge regionale n. 7/2025, purtroppo impugnata dal Governo Meloni. La sindaca Tardani eviti dunque di cercare visibilità politica su una questione così complessa e stia tranquilla che la Regione non arretrerà di un millimetro e continuerà a difendere le proprie determinazioni dirigenziali (come la n. 11536 del 4 novembre 2025) che hanno sancito la conclusione negativa del procedimento per l’impianto Phobos” conclude l’assessore De Luca.

Il giudice si è riservato la decisione sulla richiesta di sospensiva cautelare, presentata dalla Rwe Renewables Italia srl, rimandando alla fissazione di una successiva udienza per la trattazione del merito.

Progetto eolico Phobos, la Regione Umbria si è costituita in giudizio

Progetto eolico Phobos, la Regione Umbria si è costituita in giudizio. “Se oggi siamo costretti a costituirci in giudizio – spiega in una nota l’assessore Thomas De Luca – è perché la Regione Umbria nel 2025 ha concluso l’iter autorizzativo con un esito negativo, a differenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri che con la deliberazione del 27 giugno 2023 ha dato esito positivo. Decreto, a firma di Giorgia Meloni, che ha visto l’unanimità del Governo nonostante il parere contrario del Ministero della Cultura. Una scelta pienamente discrezionale del Governo a favore di questo impianto che non abbiamo condiviso e che non condividiamo”.

Il Progetto Phobos

Il Progetto Phobos prevede un impianto eolico di sette aerogeneratori da 6 MW ciascuno per una potenza complessiva di 42 MW nei comuni di Castel Giorgio e Orvieto. Con la DGR n. 1367 del 30 dicembre 2025, ben prima di avere notizia della Sentenza del Consiglio di Stato, la Regione Umbria si è costituita in giudizio sul ricorso della società proponente avverso al diniego all’autorizzazione da parte della Regione.

L’appello ai parlamentari di centrodestra

“Il mio – prosegue De Luca – è un appello a tutti i parlamentari umbri della maggioranza di Governo, a partire dai sen. Franco Zaffini e Antonio Guidi, in quanto il decreto Transizione 5.0 approderà prima al Senato, ma successivamente agli on. Raffaele Nevi, Catia Polidori, Emanuele Prisco e Virginio Caparvi ad accogliere le proposte emendative avanzate in sede di Conferenza Stato-Regioni. In particolare l’emendamento 20 che prevede il ripristino delle aree non idonee – prosegue l’assessore De Luca – senza queste modifiche quello che è successo a Castel Giorgio accadrà ovunque in Umbria. Le scelte miopi del Governo trasformeranno radicalmente il paesaggio orvietano ed umbro. Anche con un esito negativo dell’autorizzazione regionale, con una VIA nazionale favorevole l’esito viene sistematicamente ribaltato vanificando qualsiasi tutela territoriale”.

L’impugnazione della legge regionale n. 7/2025

Questa situazione si inserisce nel quadro di riferimento dell’impugnazione da parte del Governo della legge regionale n. 7/2025. “La nostra legge regionale è nata per governare il territorio, escludendo tutte le visuali identitarie dell’Umbria, Orvieto e la sua rupe in primis, dall’installazione di impianti industriali, come pale eoliche alte 250 metri. Il Governo Meloni ha impugnato la nostra legge perché secondo loro non dovremmo farlo. La liberalizzazione selvaggia – conclude l’assessore De Luca – favorisce esclusivamente interessi estranei a quelli nazionali e del territorio umbro, danneggiando per sempre l’identità paesaggistica dell’Umbria. Inutile riconoscere la cucina italiana come patrimonio UNESCO, per poi cancellarne i luoghi dove i suoi alimenti d’eccellenza vengono prodotti”.