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Autore: Sara Grossi

Elezioni Rsu pubblico impiego, i sindacati affilano le “armi”

Dipendenti di Comuni, Province, Regione, funzioni centrali e sanità pubblica: al voto dal 14 al 16 aprile

Grandi manovre per le elezioni delle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) nel pubblico impiego in Umbria, in programma dal 14 al 16 aprile.

Chiamati al voto per eleggere i loro rappresentanti i dipendenti di Comuni, Province, Regione, le funzioni centrali e soprattutto gli oltre 6mila addetti della sanità umbra.

Per questo le organizzazioni sindacali sono particolarmente attive nel riuscire a piazzare i propri rappresentanti, come dimostrano anche gli incontri e le azioni di informazione e di promozione di questi giorni.

Anche perché molto sentite sono le questioni sul tavolo, tra contratti da rinnovare e riorganizzazioni del lavoro in atto. E con i servizi pubblici sempre alle prese con i problemi di bilancio degli Enti ed a livello centrale.

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Sanità, il deficit scende a 34 milioni. Scontro sul fondo di 39 da restituire a rate

Dopo l’incontro al Tavolo tecnico del Mef, nel quale la delegazione umbra ha portato i bilanci delle Aziende e gli altri conti della sanità umbra, la Giunta regionale ha riconvocato tavoli per rimettere in discussione le cifre della manovra.

Numeri e prospettive cambiano, e di molto. Il disavanzo sanitario per l’esercizio 2024 è di circa 34 milioni. Sono fuori i 48 milioni del pay-back dispositivi, che l’opposizione chiede di conteggiare e che per la maggioranza non possono essere messi in attivo perché non certi.

Poi c’è il fondo di dotazione delle Aziende sanitarie, pari a 39 milioni di euro, che occorre rimpinguare, in tempi e modalità da decidere ed eventualmente concordare col Mef.

La Giunta lo inserisce nel conto, che arriva dunque a circa 73 milioni. Ma in una nota Palazzo Donini ammette: “In merito alla posta ‘fondo di dotazione’, per cui è necessario trovare coperture di parte corrente, già ieri durante il Tavolo tecnico, è stata richiesta dalla Regione la possibilità di rateizzazione, operazione non consentita, invece, per il disavanzo di esercizio accertato”.

L’ipotesi, alla luce di questi conti più leggeri, è quello di attenuare la pressione fiscale sulla fascia di reddito 15-18mila euro. Quello sul quale la Giunta non deroga, invece, è arrivare ad approvare la manovra in via ordinaria: “Il tempo per la manovra fiscale, il più possibile equa e dalla parte delle fasce basse e medie di reddito, rimane il 15 aprile”, scrive ancora Palazzo Donini. Il nuovo gettito entrerebbe nella fiscalità generale, potendo essere utilizzato per tutto, non solo per la sanità.

Intanto, mercoledì pomeriggio Proietti e i suoi assessori hanno incontrato i sindacati. Il tavolo è stato aggiornato a lunedì. Seguiranno gli incontri con parti datoriali e amministratori.

Sanità e tasse, tra vertice del Mef, protesta di piazza e nuovo balletto di cifre IMMAGINI

Lo scontro politico arriva in piazza, tra maggioranza e opposizione, sui conti della sanità pubblica e sulla conseguente entità della manovra per rimetterli in sesto.

Nel giorno in cui la dirigente la dirigente della Sanità Daniela Donetti si è recata al tavolo tecnico con il Mef, presentando i conti delle Aziende umbre, sindaci e amministratori di centrodestra, insieme al primo cittadino di Terni e neo presidente della Provincia Stefano Bandecchi, hanno manifestato, insieme ai parlamentari, a sostegno dei consiglieri regionali che stanno occupando il Consiglio.

Una giornata in cui lo scontro politico si è acuito ancora di più. Anche perché sui numeri, maggioranza e opposizione continuano a fornire indicazioni e letture molto diverse.

Proietti, che al suo arrivo, all’ingresso di Palazzo Donini, ha avuto un rapido e tumultuoso confronto con gli esponenti di centrodestra, invitandoli a discutere “nelle sedi istituzionali”, una volta all’interno ha poi informato i giornalisti sull’esito del tavolo tecnico romano. Parlando di un disavanzo di circa 70 milioni, risultato dei -90 nella gestione ordinaria delle quattro Aziende, a cui sottrarre i 28 milioni che l’Umbria riceverà per il bay-back farmaceutico ed i 33 milioni delle quote premiali. Ma sottraendo i 40 milioni del Fondo di dotazione, “che, nonostante la nostra richiesta, non ci è consentito utilizzare” ha detto la presidente. Per la quale, inoltre, i 48 milioni indicati dal centrodestra per il pay-back dispositivi “non ci saranno”.

Numeri che l’opposizione contesta, in attesa di verificare se effettivamente sia arrivata una diffida formale dal Mef al rientro, oppure i tecnici del Ministero si siano limitati a prendere atto dei numeri portati dalla Regione Umbria. L’opposizione assicura che il pay-back dispositivi può essere messo tra le voci in attivo, come fatto da altre Regioni. Ed evidenzia come vadano concordati con il Ministero tempi e modalità di ricostituzione del Fondo di dotazione. Elementi che riporterebbero i conti della sanità umbra in parità o addirittura con un attivo.

Il 3 aprile è convocata la Commissione per valutare le modifiche alla manovra preadottata dalla Giunta e che ha ottenuto il via libera nella precedente seduta della Commissione con i soli voti della maggioranza. Determinata ad approvare la manovra entro il 15 aprile, data che consente di utilizzare l’extragettito nel bilancio ordinario, e quindi non vincolato alle sole spese per la sanità.

Dopo Terni, la Provincia: Bandecchi infila ancora le divisioni del centrodestra

Era accaduto già nelle elezioni comunali a Terni, si è ripetuto per la scelta del presidente della Provincia. Bandecchi infila le spaccature del centrodestra e, diventando la sponda di parte del centrosinistra per mettere in difficoltà l’altro campo, taglia per primo il traguardo. Infilando, dopo la fascia tricolore della seconda città dell’Umbria, quella azzurra di presidente della Provincia. Contro tutti i pronostici. Almeno quelli ufficiali. Ma la sua vittoria non è una sorpresa per chi sa come vanno queste elezioni, nel segreto dell’urna, tra veti incrociati, sgambetti e, appunto, giochi di sponda.

Bandecchi, forte dei voti della sua città e del conseguente peso specifico, doveva ridurre il potenziale svantaggio nelle altre tre fasce dei Comuni al voto, quelle appunto in cui gli ordini di scuderia a favore del centrodestra (che ufficialmente sosteneva la sindaca di Orvieto Roberta Tardani) lo avrebbero penalizzato. E così è stato in effetti nella Fascia D, con il sindaco di Terni che ha preso solo 1.470 voti ponderati, con Tardani a quota 12.250 e Lucarelli che ne ha raccolti 10.290.

La partita, il sindaco di Terni l’ha vinta limitando il gap nei comuni più piccoli: Fascia A – Lucarelli 6.930, Bandecchi 4.235, Tardani 5.315; Fascia B – Lucarelli 3.186, Bandecchi 2.832, Tardani 3009. Quelli più in difficoltà, si dirà, e quindi allettati dalla prospettiva di avere un “amico” con le spalle larghe. Anche. Ma soprattutto, Bandecchi ha vinto ancora una volta la sua personalissima partita politica.

Scatta l’ora legale, la trovata che fa risparmiare energia e soldi

Due deputati della Lega hanno presentato una proposta di legge per tutelare e valorizzare questo prodotto tipico

Alle 2 di notte (tra sabato 29 e domenica 30 marzo) lancette avanti di 60 minuti. Scatta infatti l’ora legale, provvedimento assunto per sfruttare di più la luce del sole ed avere quindi benefici sui consumi energetici.

Secondo Terna, la società che gestisce le reti elettriche in Italia, nei sette mesi dell’ora legale in Italia si risparmierà un consumo di 330 milioni di kWh, pari a circa 100 milioni di euro.

L’ora solare, infatti, tornerà in vigore il 26 ottobre. Un cambio che l’Italia ha adottato per la prima volta nel 1916 e poi ininterrottamente dal 1965. E che continuerà ad utilizzare, almeno sino a quanto non arriverà l’eventuale stop in sede comunitaria, come richiesto principalmente dai Paesi del Nord Europa. A quelle latitudini, infatti, la differenza di luce tra estate e inverno è così elevata che il cambio di una solaora incide in maniera minima.

Il Parlamento europeo nel 2021 si era espresso per l’abolizione dell’ora legale, ma poi è arrivato il veto del Consiglio, in cui serve una maggioranza qualificata per la ratifica. Questione che non è tramontata e che resta ancora oggetto di dibattito in seno all’Unione europea.

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Fondazione Umbria Jazz, ecco il nuovo Cda

Il presidente Stefano Mazzoni sarà coadiuvato da Luca Gatti, Daniele Moretti, Donatella Miliani e Fausto Palombelli

E’ Stefano Mazzoni il nuovo presidente della Fondazione Umbria Jazz. A coadiuvarlo, nel Cda indicato dai soci riuniti in Assemblea, sono Luca Gatti, Daniele Moretti, Donatella Miliani e Fausto Palombelli.
Per Stefano Mazzoni, che succede a Gian Luca Laurenzi, si tratta di un ritorno nella Fondazione Umbria Jazz, di cui è stato già nominato vicepresidente nel 2015.
Nel suo curriculum, l’attività di direttore in Provincia di Perugia e in Regione Umbria.
Stefano Mazzoni ha ringraziato “per il lavoro svolto e i risultati ottenuti”, il Cda uscente e “tutte le componenti della Fondazione Umbria Jazz: soci, dipendenti e collaboratori, collegio sindacale”.
L’Assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2024 e il preventivo 2025, per il quale si attende un maggior equilibrio economico, senza la necessità della Regione di dover intervenire con fondi ulteriori, come avvenuto lo scorso anno.
Insomma, se da una parte ci sono aspettative circa la qualità della proposta artistica da sostenere, dall’altra si guarda alla sostenibilità dei conti economici.

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Regione, scontro con sindacati e opposizione sull’aumento delle tasse

I sindacati bocciano l’aumento delle tasse che la Giunta Proietti si appresta a varare, con la manovra preadottata che ha avuto lunedì il primo via libera in Commissione, dopo l’uscita dell’opposizione.

La bocciano nel merito, lamentando di essere stati convocati solo dopo la loro richiesta di incontro ed a giochi praticamente fatti. Ma la bocciano anche nel merito, ritenendo che non possano essere le categorie di lavoratori e pensionati a pagare il “buco” sui conti della sanità che l’advisor privato incaricato dalla stessa Giunta ha quantificato in 90 milioni.

Cifra e procedura che l’opposizione di centrodestra contesta. Chiedendo all’amministrazione regionale di mostrare le carte dell’incarico affidato a questo soggetto estero e soprattutto la relazione finale del suo lavoro. Ma anche le eventuali diffide ricevute dal Ministero che indicherebbero che veramente si è intrapreso l’iter verso il commissariamento della sanità umbra, come paventato dal centrosinistra nel giustificare una manovra ritenuta invece “coraggiosa”.

Davanti all’assenza delle carte richieste, e contestando i numeri del deficit, i consiglieri del centrodestra hanno disertato il voto in Prima Commissione, che ha poi portato all’ok alla manovra che, come ricordato dall’assessore Bori, prevede già dal 2025 un aumento dell’addizionale regionale Irpef per i redditi sopra a 15mila euro: si arriverà all’1,95% fino a 28mila euro; al 2,05% fino a 50mila; a 2,1 oltre i 50mila. Dal 2026, poi, l’Irap aumenterà dello 0,5%, mentre il bollo auto salirà del 10%, escluse le categorie esenti.

Ai sindacati la presidente Proietti ha detto che la giunta è già al lavoro “per trovare margini d’azione che riducano ulteriormente l’impatto della manovra per le fasce di popolazione con i redditi più bassi”.

La partecipazione con i sindacati, che hanno anche annunciato il possibile ricorso alla mobilitazione se la Giunta non farà un passo indietro, specie sull’Irpef, proseguirà nei prossimi giorni. E parallelamente, l’atto già approvato dalla Giunta e dalla Prima Commissione sarà condiviso con le associazioni economiche e delle professioni e all’Anci.

Le opposizioni, intanto, annunciano battaglia in Aula nella seduta di martedì.