L’amministratore delegato di Ast, Mario Caldonazzo vuole attuare il prima possibile il piano che prevede investimenti per un miliardo di euro
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Un primo confronto sul piano industriale dell’Ast di Terni dopo l’acquisizione da parte del gruppo Arvedi si è tenuto a Roma, presso il Ministero della Transizione ecologica. Presenti anche rappresentanti dello dello Sviluppo economico e la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei. L’amministratore delegato di Ast, Mario Caldonazzo, ha espresso la volontà di procedere rapidamente con il piano industriale che prevede complessivamente investimenti per un miliardo di euro, cento milioni dei quali potrebbero essere disponibili “da subito”. Ha quindi auspicato un proficuo confronto con il Governo che permetta di avere “strumenti e tempi certi”. L’ad di Ast ha illustrato in particolare il programma di interventi su ambiente, energia e sociale.
L’incontro – presieduto dal sottosegretario Vannia Cava – è stato aggiornato al 12 maggio per cominciare il lavoro relativo agli strumenti necessari per avviare il piano industriale. Che la presidente Tesei ha definito “straordinario e occasione per tutta l’Umbria”.
Il Tar dell’Umbria ha annullato l’ordinanza del Comune che disponeva l’obbigo a carico dell’azienda di ridurre le emissioni di odori
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Il Tar dell’Umbria ha accolto il ricorso delle Fonderie di Assisi (ex Fonderie e Officine Meccaniche Tacconi Spa) e annullato l’ordinanza che il Comune di Assisi aveva emanato ad agosto 2021 e che disponeva di adottare ulteriori misure per ridurre gli odori denunciati dai cittadini residenti nelle immediate vicinanze dell’impianto.
Il Tribunale amministrativo regionale ha stabilito che l’Ordinanza del Comune di Assisi n. 217 del 27 agosto 2021 è stata assunta senza i presupposti giuridici di pericolo per la salute e l’incolumità pubblica e di degrado ambientale.
Oltre alla mancanza dei presupposti giuridici di emergenza sanitaria o pericolo attuale e imminente per la salute e l’incolumità pubblica, la sentenza del Tar ha evidenziato un’anomalia legata alla proporzionalità, ovvero l’inadeguatezza tra i tempi concessi e la realizzazione degli interventi richiesti che peraltro avrebbe comportato l’adozione di una tecnologia di produzione completamente diversa da quella presente in F.A. spa e, più in generale, dalla totalità delle fonderie esistenti.
“Si tratta per noi di un risultato atteso – ha sottolineato Alvano Bacchi, presidente di F.A Group – poiché l’azienda ha sempre agito e gestito gli aspetti ambientali in piena conformità alla norma ISO 14001 fin dal 2004 e alle disposizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui è dotata”. Nello stabilimento di Santa Maria degli Angeli F.A Group realizza pezzi meccanici, frutto del processo di fusione della ghisa e dell’acciaio, impiegati dalle principali case automobilistiche mondiali.
“La sentenza del Tar – ha aggiunto Bacchi – ha stabilito che l’attività della nostra azienda non pregiudica la salute dei lavoratori né quella dei cittadini. Siamo dispiaciuti che un’azienda del territorio, che si trova già in una situazione delicata tra la gestione del concordato, l’aumento del costo dell’energia e il caro dei materiali e delle materie prime, abbia dovuto fronteggiare anche l’ostilità delle istituzioni locali. Tre anni fa sono stato chiamato a gestire il risanamento di questa azienda vista la grave crisi in cui versava. Un’azienda che, attualmente, tra lavoratori diretti e indotto, occupa oltre 800 persone. Questa realtà dovrebbe essere considerata una ricchezza per il territorio sulla quale investire e che invece da questa vicenda ha subito anche gravi danni sul piano commerciale oltre che su quello dell’immagine.
Tutto quanto accaduto – conclude Bacchi – non fa, tuttavia, venire meno l’impegno dell’azienda a migliorare e limitare ulteriormente le emissioni odorigene, come testimonia anche la partecipazione al progetto “LIFE-2021-SAP-ENV-ENVIRONMENT Circular Economy, resources from Waste, Air, Water, Soil, Noise, Chemicals, Bauhaus”, in fase di valutazione da parte della Comunità Europea, e la collaborazione con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Perugia sul tema dell’Ecoefficienza produttiva. A breve convocheremo un tavolo istituzionale a cui saranno invitati i rappresentanti della Regione Umbria, del Comune di Assisi e dei Sindacati dei lavoratori per un confronto stabile sul presente e su futuro di una importante realtà economica e industriale nel nostro territorio e a cui, ad oggi, non è pervenuto alcun aiuto nonostante i fondi messi a disposizione dal Pnrr e nonostante le evidenti necessità di un’azienda in concordato”.
La prima prevede l’avvio di una attività da parte di una azienda che non opera nella di produzione di film da polipropilene. La seconda è di una azienda lituana
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Sono due le manifestazioni d’interesse per la Treofan di Terni, nell’ambito del percorso di reindustrializzazione del sito posto in liquidazione, nel febbraio 2021, da Jindal. Entrambe saranno analizzate nel mese di maggio dalle strutture tecniche e finanziarie del ministero dello Sviluppo economico, in stretta collaborazione con la Regione, per valutarne la consistenza, a partire dalla capacità finanziaria delle società a capo dei due progetti. A riferirlo sono le segreterie nazionali di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, dopo aver partecipato ad una riunione convocata dallo stesso Mise per un aggiornamento della situazione. Presenti anche la Regione, il liquidatore Filippo Varazi, l’ufficio legale aziendale e Confindustria Umbria. In merito alle due manifestazioni d’interesse, la prima, «coadiuvata da una due diligence – spiegano i sindacati in una nota -, prevede l’avvio di una attività da parte di una società che opera in un settore non in continuità con l’attività di produzione di film da polipropilene svolta da Treofan». Si tratta – secondo quanto si apprende – della Hgm, operatore italiano di servizi per le telecomunicazioni. Il progetto prevede l’impiego di una «parte consistente» dell’organico ad oggi ancora presente, circa una settantina di persone, che sarà oggetto di formazione professionale. La seconda – che, sempre in base a quanto si apprende, proviene dalla Lituania – è stata avanzata da un’altra società impegnata nel settore chimico plastico. Questa intenderebbe «riavviare gli impianti di produzione presenti nello stabilimento – spiegano Filctem, Femca e Uiltec -, attraverso un adeguato revamping, per acquisire un ruolo nel mercato del film, con un progetto che vedrebbe un impegno occupazionale che va oltre le 108 unità Treofan ancora presenti». Nel percorso previsto nel Pnrr regionale per il rilancio del polo chimico in chiave di ‘Sostenible Valley’, sarebbe inoltre coinvolta la Novamont, già presente nel sito, che creerebbe ulteriore occupazione aggiuntiva sul fronte della ricerca dei biomateriali, progetto che però richiede tempi più lunghi. «Come organizzazioni nazionali – spiegano Filctem, Femca e Uiltec – abbiamo chiesto al tavolo di vagliare attentamente tutte le possibili soluzioni, valutando quella migliore in termini occupazionali e di prospettiva futura, per i lavoratori di Treofan prima di tutto, ma complessivamente per il futuro del polo chimico». Il tavolo è stato riaggiornato a fine maggio.
La messa in discussione del superbonus 110 % potrebbe rallentare anche la ricostruzione
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Paventa che “la ricostruzione post terremoto possa andare incontro a un ulteriore rallentamento” il presidente di Ance, l’associazione dei costruttori edili, Perugia, Moreno Spaccia, che commenta la situazione legata al superbonus. “Il superbonus 110% – sostiene Spaccia – ha due meriti: dare un contributo decisivo alla ripresa economica e agevolare l’efficientamento energetico e sismico del patrimonio edilizio contribuendo al raggiungimento degli obiettivi che il nostro Paese si è dato in materia di risparmio energetico e decarbonizzazione. In tale prospettiva Ance ha sempre sostenuto che sarebbe utile evitare di introdurre novità normative con cadenza settimanale e dare invece stabilità e certezza ai cittadini e alle imprese e rendere strutturale questa misura. Non si può negare che ci siano state anche frodi e fenomeni distorsivi nell’utilizzo di questo strumento, anche se i dati dell’Agenzia delle Entrate dimostrano che le frodi riguardano soprattutto altri bonus meno regolamentati”. “Crediamo sia sbagliato nei confronti dei cittadini e delle imprese oneste privarsi di un provvedimento che, seppur migliorabile, ha dimostrato di poter dare un decisivo contributo all’economia del Paese e all’ambiente” conclude Spaccia.
Circa 58.000 viaggiatori dal Venerdì Santo al Lunedì di Pasqua hanno raggiunto la regione in treno per trascorrere il ponte pasquale
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Nel 2021 erano 19.000 mentre nel 2020 non avevano superato i 2.000 spostamenti. Oltre il 200% per cento in più.
Nel 2021 erano 19.000 mentre nel 2020 non avevano superato i 2.000 spostamenti. Oltre il 200% per cento in più.
“Si tratta di un segnale molto incoraggiante – si legge nella nota dell’assessorato – soprattutto in vista della prossima stagione estiva. Il treno regionale come modalità di trasporto è risultato vincente non solo per il bel tempo, ma anche per l’ampia scelta di offerte tariffarie e per il caro carburante che consiglia di lasciare l’auto a casa”. Le destinazioni più gettonate nella giornata di Lunedì dell’Angelo sono state Foligno, Terni e Perugia. Tanti i borghi umbri che hanno registrato una crescita esponenziale degli arrivi rispetto allo scorso anno. Tra le principali Assisi (+800%), Orvieto (+500%), Spoleto (+350%), Passignano sul Trasimeno (+900%); Gualdo Tadino (+ 1200%); Fossato di Vico- Gubbio (+700%). I collegamenti ferroviari regionali e le bellezze dell’Umbria si sono dimostrati un bel connubio per il rilancio post pandemia del turismo. Questo connubio ha dato i suoi frutti anche il 25 aprile che ha visto oltre 14.600 viaggiatori spostarsi in treno rispetto ai 4.600 del 2021.
“Ma ancor più ambiziosi sono i nostri progetti per il futuro – prosegue l’assessorato – che otterremo grazie alle nuove infrastrutture cui stiamo lavorando con grande impegno, dalla riapertura della Stazione di Sant’Anna alla nuova stazione a servizio dell’aeroporto a Collestrada. Dalla completa ricostruzione della Fcu da Terni a Sansepolcro con rinnovata qualificazione turistica e la eliminazione indispensabile di quasi tutti i passaggi a livello, alla velocizzazione della Orte-Falconara a quella della Foligno-Perugia-Terontola.
Altri esempi di innovazione sono gli Assisi, Orvieto, Marmore e Piediluco Link. I primi per il momento e molto utili per i viaggiatori, soprattutto per quelli provenienti da fuori regione.
Un ringraziamento particolare – conclude la nota dell’assessorato regionale ai trasporti – va alla Direzione regionale e nazionale di Trenitalia, sempre aperta nella collaborazione con la Regione verso nuove sfide. L’Umbria ha ancora enormi potenzialità inespresse che in gran parte con il trasporto ferroviario, aereo e pubblico su gomma, possono coniugare sviluppo, economicità, qualità, sicurezza, rafforzando l’immagine di regione in cui la qualità della vita è elevata, i servizi in netto miglioramento e le attrattive sono sempre più numerose”.
Il primo mese di operatività della stagione “Summer 2022” fa infatti registrare 29.240 passeggeri, pari ad una crescita del +34% sul 2019 (21.751) e del +11% sul 2015, precedente record storico del traffico passeggeri di aprile (quando furono 26.300).
Così come nel primo quadrimestre sono stati superati i livelli di traffico pre-pandemia. Lo ha reso noto la Sase, la società di gestione dello scalo, sottolineando che, a causa del fermo voli causato dall’emergenza Covid, nell’aprile 2020 non si registrarono voli sul “San Francesco d’Assisi” mentre nell’aprile 2021 furono 321 i passeggeri transitati.
Superati i livelli di traffico pre-pandemia – si legge in una nota della Sase – anche per quanto riguarda il dato relativo ai primi quattro mesi del 2022, che hanno visto totalizzare 57.462 passeggeri, rispetto ai 55.647 registrati nello stesso periodo del 2019 (+3,3%). La crescita sul primo quadrimestre del 2020 si attesta invece su un +79,6% (furono 31.996 i passeggeri), arrivando a toccare percentuali di crescita a quattro cifre rispetto al 2021, quando quelli transitati furono 2.130.
“Ottimi” sono considerati i riscontri nel primo mese di operatività delle nuove rotte Ryanair da e per Barcellona e Bucarest.
Nel frattempo, domenica 1 maggio sono decollati i primi voli della nuova rotta Ryanair da e per Brindisi e sono ripresi i collegamenti, su Cagliari. Da fine mese decolleranno inoltre i nuovi voli tri-settimanali targati British Airways su Londra Heathrow (che si vanno ad aggiungere ad i sette voli settimanali serviti da Ryanair su Stansted), con il vettore inglese che ha appena introdotto una quarta frequenza per il mese di luglio.
Grazie alle ulteriori nuove aperture programmate per giugno (Lamezia Terme) e luglio (Tirana e Vienna), nei mesi di picco della stagione estiva l’aeroporto dell’Umbria ospiterà fino ad 82 voli di linea settimanali, da e per 16 destinazioni in Italia ed Europa.
Sarebbe una quarantina gli esuberi derivanti da una riduzione dei servizi forniti dall’azienda Sicuritalia
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Complessivamente lavorano per Sicuritalia circa cinquanta addetti a Terni
Presidio dei lavoratori di Sicuritalia davanti all’ingresso dell’Ast di Terni, dopo che l’acciaieria ha annunciato, nell’ottica di una riorganizzazione dell’attività, la riduzione dei servizi in appalto alla società di vigilanza privata. A promuovere la mobilitazione sono stati i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, secondo i quali da qui alla fine del 2022 si dovrebbe arrivare “ad una quarantina di esuberi”. Durante il presidio per alcuni minuti i manifestanti hanno bloccato il traffico lungo viale Brin. “Il percorso è molto lungo e delicato-spiega Lucia Rossi, segretario generale della Filcams Cgil. Ast non intende avvalersi di tutti i servizi in capo a Sicuritalia. Abbiamo già ottenuto un incontro da parte della società, il prossimo ci sarà mercoledì». Sempre secondo Rossi “Sicuritalia sta individuando dei percorsi in cui sostiene che non ci saranno licenziamenti collettivi. Ma se questi prevedono il trasferimento fuori dal territorio di Terni, dove Sicuritalia non ha appalti – ha aggiunto -, è chiaro che qualcuno dei lavoratori deciderà in modo autonomo. È stata quindi annunciata, con le altre sigle sindacali, la richiesta di incontro al prefetto. “Insieme alla comunità – ha concluso Rossi – dovrà farsi carico di 40 persone che possono perdere il posto di lavoro e capire quali possibili soluzioni individuare”. Sono una cinquantina gli addetti di Sicuritalia che lavorano per Ast, ai quali si aggiungono 45 dipendenti diretti dell’acciaieria impiegati sempre in attività di vigilanza. Secondo quanto si apprende, il contratto di servizio tra Ast e Sicuritalia prevede la possibilità di flessibilità fino al 50%, in qualsiasi momento. Ast – che al momento rinuncerebbe a 20-25 persone – ha già concesso una proroga a Sicuritalia nella riduzione dei servizi, per permettere alla società di valutare le modalità di ricollocamento dei lavoratori.
Negli anni precedenti aveva ricoperto il ruolo di responsabile dei servizi associativi e delle relazioni industriali di Confindustria regionale
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Simone Cascioli, classe 1975, è il nuovo direttore generale di Confindustria Umbria. Cascioli ha appena assunto il nuovo incarico dopo essere stato, negli ultimi due anni, dirigente di un’importante multinazionale. Il consiglio di presidenza di Confindustria Umbria ha optato per un profilo che avesse già maturato esperienza in ambito associativo con l’obiettivo di rafforzare il processo di innovazione intrapreso negli ultimi mesi e cogliere con sempre maggiore attenzione le specifiche esigenze associative con un particolare riguardo al tema della rappresentanza e al territorio. “Sono convinto – ha sottolineato il presidente di Confindustria Umbria Vincenzo Briziarelli – che la conoscenza del nostro sistema associativo e la professionalità personale e manageriale maturata in contesti internazionali, permetteranno a Simone Cascioli di svolgere nel migliore dei modi l’incarico che gli è stato affidato. Il nuovo Direttore saprà apportare idee, progettualità e una modalità di lavoro senz’altro rispondenti alle esigenze dei nostri associati, consolidando la rappresentanza, potenziando i servizi presenti e attivandone di nuovi per rispondere alle mutate esigenze di mercato”.
L’esercizo del 2021 evidenzia un avanzo di amministrazione di 7,7 milioni
Critiche al sindaco Latini per la freddezza che dimostra nel progettare le grandi opere.
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La fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni ha approvato il bilancio consuntivo 2021. Rispetto al bilancio consuntivo 2020, l’avanzo dell’esercizio al 31/12/2021 è risultato superiore di oltre 7,7 milioni di euro, determinato in parte dal risultato della negoziazione di strumenti finanziari, in parte da alcuni dividendi azionari incassati. L’avanzo ammonta complessivamente a 30,2 milioni di euro.
I numeri – Nel corso del 2021 la fondazione ha accolto con esito positivo 138 richieste provenienti da bandi generali e tematici a sostegno di iniziative di forte sviluppo nei propri settori di intervento (ricerca scientifica, arte e cultura, sanità, istruzione, volontariato e sviluppo locale); ha realizzato 76 iniziative proprie, operando come promotore di reti e collaborazioni, favorendo momenti di dialogo e di confronto con le istituzioni, le associazioni e le organizzazioni del terzo settore.
Il portafoglio della fondazione, sulla base delle evidenze contabili fornite alla data del 31 dicembre 2021 ed escludendo dal perimetro la partecipazione in Cassa Depositi e Prestiti, nonché la partecipazione nella fondazione con il sud, ammonta a 266.891.752 mln di euro, al netto dei fondi di svalutazione, di cui: 222.178.681 (82,7%) di portafoglio immobilizzato e 44.713.071 (17,3%) di portafoglio non immobilizzato comprese le disponibilità liquide.
Disponibilità erogative per il 2022
Le disponibilità erogative per l’anno 2022 ammontano a 16.959.439 euro, ripartiti come segue: Ricerca scientifica e tecnologica: 1.200.000,00; Arte, attività e beni culturali 4.000.000; Arte, attività e beni culturali – Fondo per le erogazioni 1.059.439; Salute pubblica, medicina preventiva e riabilitativa 3.000.000,00; Educazione, istruzione e formazione 2.000.000. Volontariato, filantropia e beneficenza 2.000.000; Sviluppo locale 2.700.000; Sviluppo locale – Fondo per le erogazioni 1.000.000.
Fondo stabilizzazioni al 31/12/2021 – Il fondo stabilizzazione erogazioni ammonta a fine esercizio 2021 a complessivi 14.188.215,00 euro.
Il concerto e la ripartenza
“La nostra fondazione-dice il presidente Luigi Carlini- dopo essere stata nel 2020 una delle prime fondazioni bancarie italiane a mettere in campo risorse e azioni, stanziando consistenti “Fondi Covid-19” per l’acquisto di strumentazioni per aiutare il presidio sanitario locale nella prima fase di emergenza, nel 2021 ha inteso attuare soprattutto politiche volte alla ripresa sociale, economica e sanitaria del territorio. L’intervento più significativo in tal senso è stato deliberato a dicembre quando, in corrispondenza di un nuovo peggioramento della pandemia, la Fondazione ha prontamente fornito 431 sanificatori alle scuole primarie del territorio. Un’azione immediata e mirata, che ha registrato una grande soddisfazione tra il personale docente e le famiglie. Da ricordare ovviamente il Capodanno Rai “L’anno che verrà”, organizzato con il fondamentale contributo della Fondazione Carit: evento che ha lanciato Terni nel panorama nazionale e internazionale.
Panorama nazionale – Nell’elenco delle Fondazioni bancarie, la Fondazione Carit è passata nel 2020 dal 36° al 32° posto, entrando così a far parte delle Fondazioni medio/grandi italiane con un patrimonio di 216.583.455 euro accresciuto di 8 mln. Ciò è stato possibile grazie ad una rinnovata e attenta gestione degli investimenti finanziari, che ha generato la redditività necessaria per lo svolgimento dell’attività istituzionale e per sovvenire alle necessità del territorio, lasciando ampio spazio alla progettazione di iniziative proprie importanti”.
Il presidente Luigi Carlini
“Il bilancio 2021 della fondazione descrive quest’anno l’attività di un esercizio difficile e complesso. La pandemia ha cambiato la vita delle persone, delle organizzazioni e delle istituzioni e quindi della comunità; inoltre, ha generato una grande depressione economica con forti conseguenze per i mercati finanziari. In questo scenario anche la nostra Fondazione si è trovata di fronte alla necessità di interpretare le grandi trasformazioni in atto con nuovi modelli di intervento sul territorio e con strategie dinamiche e flessibili nell’ambito degli investimenti finanziari. Il bilancio consuntivo costituisce da sempre un momento molto significativo nella gestione di una fondazione di origine bancaria, in quanto da un lato descrive come sono state impiegate le risorse rivenienti dalla gestione patrimoniale, dall’altro rappresenta la sintesi del lavoro svolto in un anno solare a favore della comunità e del territorio grazie alla partecipazione collegiale degli organi tutti e dello staff”.
Critiche al sindaco e Regione
Nel corso della presentazione del bilancio non sono mancate tirate d’orecchie al sindaco Latini e alla Regione. Carlini ha sottolineato una certa timidezza da parte del primo cittadino nel lavorare sul fronte delle grandi opere, mentre Ulrico Dragoni, coordinatore del comitato investimenti dell’ente, ha sottolineato che “Non vediamo, purtroppo, entusiasmo da parte del sindaco Latini quando dalla Fondazione facciamo proposte per delle grandi opere. Questo ci dispiace molto, vorremmo vedere da parte sua qualcosa di valido, pensando anche che a Terni si avvicinano le elezioni. Anche da parte della Regione Umbria ci piacerebbe vedere maggior contributo, ad esempio per quanto riguarda l’ospedale . Il divario tra i servizi dell’ospedale di Perugia e quello di Terni è ben visibile ormai a tutti, ma dove sta la direzione ospedaliera? Perché non si fa sentire?”. Per il presidente Carlinin, il “Santa Maria” continua a fare i conti con gravi carenze di personale e sono ncessarie risposte in tempi brevi da parte della Regione.
Al centro del confronto con il governo c’è la questione delle esigenze energetiche dell’impianto ternano
Uno dei progetti di cui si discuterà è quello relativo ad una centrale ad idrogeno
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“La prossima settimana, molto probabilmente, ci sarà l’apertura del tavolo convocato da Mite e Mise insieme per lavorare all’accordo di programma per Ast”: a dirlo è stata questa mattina la presidente della Regione, Donatella Tesei, parlando a margine del convegno “Sulla strada della sostenibilità: destinazione idrogeno” organizzato a Terni dall’Arpa. La governatrice ha spiegato che c’è già “un’indicazione di massima” sulla data dell’incontro, ma che il giorno preciso sarà comunicato dai ministeri. I tempi per la predisposizione dell’accordo – ha poi detto Tesei – saranno “quelli tecnici propri di un accordo di programma, che prevede varie cose tra cui una centrale ad idrogeno. Non abbiamo perso nemmeno un giorno – ha continuato -, perché sono piani complessi che dall’inizio del rapporto con il gruppo Arvedi stiamo portando avanti. Sappiamo perfettamente che un’industria energivora come quella dell’acciaio è importante che sia tutelata da questo punto di vista e che abbia delle possibilità di fonti alternative, tra l’altro perfettamente coerenti con i piani del governo e della nostra Regione. Sono abbastanza ottimista – ha concluso la presidente -, bisogna mettere tutti intorno ad un tavolo e trovare le soluzioni”