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Autore: Claudio Lattanzi

MedioEtruria: una stazione per “l’Alta Velocità”. Un grande progetto di sviluppo economico per due regioni e quattro province

Le Camere di Commercio dell’Umbria e di Arezzo chiedono a gran voce la realizzazione di una nuova stazione sulla linea dell’Alta Velocità Milano-Salerno che funga da volano economico per Umbria e Toscana.

Sottotitolo, quiIl tema è stato rilanciato con una conferenza a stampa acui sono intervenuti il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Massimo Guasconi e quello dell’Umbria Giorgio Mencaroni.

Il progetto, la cui realizzazione avrebbe peraltro costi relativamente contenuti e stimabili al di sotto dei 50 milioni di euro, potenzierebbe lo sviluppo di una macro-area con quasi un milione e mezzo di abitanti, più di 200.000 imprese, oltre 600.000 occupati e connotata da una forte propensione turistica che si concretizza in oltre 10 milioni di presenze annue. Ha aperto la conferenza stampa il presidente Guasconi che ha salutato la stampa presente in presenza e online e ha subito voluto passare la parola al presidente Mencaroni il quale ha ricordato un recente studio condotto dall’Università di Napoli, che dimostra come la creazione di una stazione dell’alta velocità porti notevoli benefici e incrementi del PIL e dell’occupazione anche del 10% nel territorio interessato; benefici che vanno a decrescere man a mano che ci si allontana dalla stazione ma che comunque restano significativi (3%-4%) ancora ad un’ora d’auto .
“La stazione MedioEtruria porterebbe sicuramente incrementi e facilitazioni sia per insediamenti produttivi e residenziali, sia per quel che riguarda il turismo nelle due regioni. Noi vorremmo quindi – ha proseguito Mencaroni – che i due presidenti regionali predisponessero nei tempi più brevi un documento congiunto per sollecitare il nuovo governo a valutare la progettualità di questa stazione.”

Nel corso dell’incontro i due presidenti hanno tenuto a precisare come “parlare di dove collocare la stazione in questo momento rappresenterebbe solo un ostacolo alla sua effettiva realizzazione. La scelta è di competenza dei tecnici e degli amministratori delle Ferrovie dello Stato che sceglieranno in basa a criteri di massima efficienza e redditività.”
“Come Camera di Commercio dell’Umbria chiediamo al governo regionale un piano dei trasporti e della viabilità che colleghi l’Umbria alla futura stazione AV MedioEtruria. Purtroppo – ha proseguito il presidente Mencaroni – al momento nei programmi elettorali di nessun partito è presente il tema dei trasporti, il che è un segnale piuttosto preoccupante.
Ha ripreso poi la parola Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena, che ha salutato il collega umbro ribadendo come “con questo documento, condiviso da tutte le categorie economiche delle quattro province abbiamo voluto evidenziare la strategicità e l’urgenza di realizzare una stazione dell’Alta Velocità in questa macro area.” Si tratta di un’opera coerente con l’impostazione strutturale dell’alta velocità/alta capacità italiana – ha sottolineato Guasconi – visto che se nella linea AV tra Milano e Bologna, che distano poco più di 200 chilometri, è operativa la stazione “Mediopadana” è altrettanto logico e necessario collocare una stazione intermedia tra Firenze e Roma che distano tra di loro quasi 250 chilometri. Una stazione la cui realizzazione avrebbe peraltro costi relativamente contenuti: si stima infatti, nelle ipotesi più dispendiose, una spesa inferiore ai 50 milioni di euro, che equivale al costo medio della realizzazione di un unico chilometro di autostrada in Italia.”

Di seguito si riporta la nota condivisa dalle due Camere di Commercio e da tutte le associazioni di categoria del territorio.

Per lo sviluppo economico dei territori e per favorire la crescita della competitività del sistema imprenditoriale è fondamentale la presenza di un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente che assicuri, una efficiente mobilità dei passeggeri e delle merci.
Le Camere di Commercio dell’Umbria e di Arezzo-Siena e le associazioni economiche di categoria delle quattro province (Arezzo, Perugia, Siena e Terni) sostengono convintamente, nell’interesse delle imprese e dei cittadini interessati, il progetto di realizzazione di una stazione sulla linea ferroviaria di Alta velocità/Alta capacità che unisce Milano a Salerno. Una stazione strategica per una macro-area con quasi un milione e mezzo di abitanti, con più di 200.000 imprese, con oltre 600.000 occupati, connotata da una forte propensione turistica che si concretizza in oltre 10 milioni di presenze annue.
Un bacino di utenza con caratteristiche simili a quelle che hanno permesso la realizzazione della stazione di “Reggio Emilia – Mediopadana AV” e che, con l’accesso all’Alta velocità/Alta capacità, vedrebbe crescere ulteriormente opportunità di investimenti e di lavoro, aumentando, ad esempio, con il miglioramento dei tempi di percorrenza dai principali aeroporti italiani, la già elevata propensione all’internazionalizzazione o l’attrattività turistica. Per rendere realizzabile questo progetto e per garantirne la sua sostenibilità, soprattutto dal punto di vista economico-gestionale, è necessaria l’unità d’intenti di tutte le istituzioni che rappresentano i territori interessati, senza alcuna eccezione. Ed è a loro che le due camere di commercio chiedono di adoperarsi congiuntamente per il raggiungimento di questo obiettivo. Ad iniziare dai due governi regionali della Toscana e dell’Umbria, che le due Camere di Commercio hanno invitato a formalizzare in tempi brevi, attraverso un apposito atto, il loro comune interesse alla realizzazione di questa opera attivando un rapido percorso di confronto con Rfi anche per la successiva individuazione tecnica della localizzazione della stazione.
La nuova stazione MedioEtruria renderebbe più facilmente accessibili ai turisti i nostri tesori artistici, naturalistici e religiosi, e potrebbe avvicinare le nostre imprese ai mercati di riferimento, ma queste sono solo alcune delle opportunità che la stazione dell’Alta velocità potrebbe offrire alle nostre province.
Un grande progetto di sviluppo in grado di migliorare la qualità della vita nei nostri territori e di favorire il benessere delle persone e delle imprese.

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Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.

Bollette fuori controllo, rischiano di chiudere tremila imprese umbre

Secondo Confcommercio, entro giugno 2023 in Umbria sono oltre 3mila le imprese a rischio chiusura con fino a 11mila dipendenti che potrebbero perdere il lavoro

Secondo Confcommercio, entro giugno 2023 in Umbria sono oltre 3mila le imprese a rischio chiusura con fino a 11mila dipendenti che potrebbero perdere lavoro, mentre in Italia si parla di 120mila imprese del terziario e 370mila addetti. 

All’Ast riprende una sola linea produttiva con un forno

Nel corso del prossimo mese si prevede una produzione di 88 mila tonnellate di acciaio fuso

  Riprenderà l’attività al momento una sola linea produttiva, nell’area a caldo dell’Ast di Terni, dopo la fermata estiva che termina oggi: lo ha comunicato la direzione aziendale alle rsu di stabilimento. I delegati di fabbrica avevano chiesto delucidazioni sui volumi produttivi di settembre, dopo che il management del gruppo Arvedi ha dapprima convocato e poi rinviato un incontro con le organizzazioni sindacali per discutere degli aggiornamenti sulle prospettive produttive dell’acciaieria, anche alla luce del caro energia. Oggi l’azienda – secondo quanto si apprende da fonti sindacali – ha spiegato che durante il prossimo mese si prevede una produzione di 88 mila tonnellate di acciaio fuso e che l’attività ripartirà al momento in un solo forno. La situazione verrà comunque monitorata e potrebbe subire variazioni: non è escluso infatti che l’area a caldo dell’acciaieria possa tornare a marciare a pieno regime.
Qualche stop, nell’arco o all’inizio del mese ,è previsto anche in un paio di impianti dell’area a freddo, mentre rimane invariata l’attività per Centro di finitura, Società delle fucine e Tubificio. Tutto il personale interessato, durante i fermi impianti, sarà impegnato in attività di formazione e affiancamento.
L’incontro annullato dovrebbe essere invece riconvocato entro la prima metà del mese, dopo che l’azienda avrà raccolto ulteriori elementi per decidere o meno eventuali nuove fermate.

Presto a Terni 500 nuovi posti di lavoro

La Banca europea degli investimenti ha concesso un prestito da 18 milioni di euro all’azienda finlandese Tapojärvi per un progetto di abbattimento di scorie dell’industria siderurgica

Ridurre l’impatto ambientale dell’industria siderurgica promuovendo nel contempo il passaggio ad un’economia circolare e lo sviluppo di processi innovativi: è questo il principale obiettivo del prestito di 18 milioni di euro concesso dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) a Tapojärvi, una azienda finlandese a conduzione familiare fondata nel 1955 e specializzata in servizi di movimentazione, lavorazione e riciclaggio per le industrie estrattiva e siderurgica. I fondi della Bei, sostenuti da una garanzia del fondo europeo per gli investimenti strategici (feis) – il pilastro principale del Piano di investimenti per l’Europa – serviranno a finanziare l’investimento di Tapojärvi in un innovativo impianto di lavorazione e valorizzazione delle scorie in Umbria. Lo comunica una nota della Bei. Saranno incluse nel progetto anche le fasi preliminari necessarie per testare ed espandere la trasformazione delle scorie in validi sottoprodotti, riducendo quindi il loro smaltimento nelle discariche. Simili obiettivi implicano il ricorso a tecnologie di produzione avanzate, conformi ai principi dell’industria 4.0, l’introduzione di prodotti riciclati innovativi, da utilizzare principalmente nel campo dell’edilizia, e la riduzione del consumo di risorse naturali e materie prime. Inoltre, l’operazione aumenterà la competitività di Tapojärvi e favorirà la creazione di posti di lavoro in Umbria. Secondo le previsioni il progetto contribuirà alla creazione di oltre 500 posti di lavoro durante la fase di attuazione. Per Gelsomina Vigliotti, vicepresidente della Bei, “operazioni come quella firmata con Tapojärvi sono fondamentali per favorire il passaggio ad un’economia più circolare e sostenibile in quanto contribuiscono a ridurre l’impronta ambientale degli impianti per la produzione di acciaio inossidabile attraverso il recupero di valide materie prime. L’economia circolare è uno strumento chiave per la lotta ai cambiamenti climatici e la riduzione della dipendenza delle imprese dalle importazioni.” 

Numeri da record per il turismo estivo

Il turismo estivo sorride all’Umbria

Sottotitolo, qui inserire il paluglio segna il record storico di arrivi (288.781) e presenze (919.580), rispettivamente +10,4% e +9,4% rispetto al 2019 ultimo anno pre-pandemia.

Ad annunciarlo è l’assessore regionale al Turismo, Paola Agabiti: “La dinamica dei flussi turistici – spiega – segna valori significativi, superiori alla media storica. Il mese di luglio presenta i dati di arrivi e presenze più alti dal momento in cui è iniziato il monitoraggio. Numeri importanti che evidenziano la voglia di tornare a viaggiare, nonostante le incertezze della vigilia legate alla ripresa della pandemia, alla crisi energetica, alle dinamiche inflazionistiche che hanno ricadute negative su cittadini e imprese. Valori – aggiunge l’assessore – che dimostrano come l’Umbria si sia fatta trovare pronta. Gli investimenti di questi anni in promozione, programmazione, miglioramento dell’offerta turistica, nella valorizzazione e nella creazione dei prodotti turistici sono stati in grado di intercettare le nuove tendenze ed esigenze dei viaggiatori. L’Umbria – dice ancora – si sta progressivamente scoprendo nella sua interezza come meta in cui trascorrere le proprie vacanze, non più legata ad un turismo di passaggio confinato al weekend o alla singola località, ne è dimostrazione la costante crescita che in questi ultimi anni abbiamo registrato nella permanenza media”. Dato altrettanto significativo è il ritorno nel mese di luglio dei turisti stranieri ai livelli pre-pandemia nonostante le variabili e le incertezze alla vigilia fossero ancora superiori rispetto al turismo domestico. “Numeri – conclude l’assessore – che non costituiscono un punto di arrivo, ma uno stimolo a fare meglio perché stiamo dimostrando che ancora abbiamo margini di miglioramento e di crescita. Nuove idee e nuovi investimenti sono già in cantiere e il lancio del brand system in autunno costituirà, ne siamo sicuri, un fondamentale punto di svolta nella valorizzazione e promozione della nostra regione”.

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Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.

Aumento costi dell’energia, imprese umbre vicine al collasso

Il presidente di Confidustria Briziarelli lancia un drammatico appello

In seguito all’aumento del costo dell’energia, Confindustria Umbria registra “allarmanti segnali di rallentamento delle produzioni che comporteranno l’inevitabile cessazione di attività produttive”.

Secondo l’organizzazione degli industriali “il rischio è che la resilienza produttiva dimostrata delle imprese industriali fino a questo momento non duri a lungo, perché i margini sono sempre più ridotti a causa dei rincari di tutte le commodity che hanno un impatto devastante sui costi delle imprese, rendendo antieconomico per alcuni settori continuare la produzione e tutto ciò inevitabilmente avrà ricadute anche in termini di tenuta occupazionale per i dipendenti e tutele economiche per le loro famiglie”.”Ci troviamo in una situazione drammatica che colpisce cittadini e imprese” sottolinea il presidente di Confindustria Umbria Vincenzo Briziarelli. “Situazione – aggiunge – che sta indebolendo le attività industriali di ogni dimensione e di ogni settore, rendendo sempre più difficile l’operatività aziendale.

È necessario fermare questa escalation di aumenti non più sopportabile dalle imprese che non riescono e che non possono operare con questi prezzi dell’energia e delle materie prime”.
“Ora il baratro economico e sociale è a un passo – sostiene ancora Briziarelli – e le analisi sul perché si è giunti a questo punto sono tardive e poco utili. Allo stesso modo predicare soluzioni di medio-lungo periodo è tanto suggestivo quanto evanescente. Oggi parlare di transizione ecologica è evidentemente un modo per nascondere il problema. La svolta green è certamente importante, ma richiede tempi non compatibili con l’emergenza. Una emergenza che è qui e ora e che qui e ora va arginata dal Governo. È necessario introdurre misure ed azioni che possano ridurre concretamente e in modo strutturale il costo dell’energia e contestualmente prorogare i termini degli interventi fino ad ora emanati dal Governo, garantendo un orizzonte almeno annuale”.

Esplode lo scontro sull’acqua del Trasimeno

Otto Comuni contro la Tesei per la decisione di dirottare verso il lago l’acqua della diga di Valfabbrica

«Il progetto della diga di Valfabbrica aveva come priorità di portare l’acqua nella nostra Valle, perché ‘dirottarlà al Trasimeno»: è quanto ha scritto alla presidente Donatella Tesei, chiedendo un incontro urgente, l’Unione dei Comuni delle Terre dell’Olio e del Sagrantino, che comprende Bevagna, Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Massa Martana, Montefalco e Trevi. La lettera è indirizzata anche all’assessore Morroni, al Consorzio della bonificazione umbra, all’Autorità umbra per rifiuti e idrico (Auri), all’Ente acque umbre toscane (Eaut) e all’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale. L’ente presieduto da Bernardino Sperandio fa riferimento al progetto di adduzione dell’acqua proveniente dalla diga Casanuova sul Chiascio, a Valfabbrica, «che dopo 60 anni vedrà la prima erogazione nel 2026 ma non più a vantaggio di questi territori, bensì del Trasimeno». «Il progetto infatti – spiega Sperandio – originariamente prevedeva di portare l’acqua a scopo irriguo nella Valle umbra sud e precisamente nei comuni di Cannara, Bevagna, Montefalco, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Gualdo Cattaneo, Trevi, Campello sul Clitunno e Spoleto. A questo scopo, il Consorzio della bonificazione umbra nel tempo ha realizzato vari invasi per l’accumulo dell’acqua. Recentemente sono stati stanziati anche dei fondi per realizzare delle vasche di accumulo a Montefalco, per l’irrigazione dei vigneti. Esiste anche una condotta dell’acqua proveniente dalla diga di Valfabbrica che ad oggi però possiamo annoverare tra le grandi opere incompiute, in quanto è rimasta ferma ai confini dei comuni di Bevagna e Cannara. Per completare l’opera l’Eaut ha redatto il progetto esecutivo ad oggi cantierabile per un importo di circa 32 milioni di euro che dovevano essere finanziati all’interno dei fondi Pnrr o comunque con fondi ministeriali. Purtroppo, ad oggi non è nota nessuna fonte di finanziamento dell’opera, mentre ci risulta che sono stati destinati fondi per un progetto valutato sui 120 milioni di euro che dovrebbe condurre l’acqua della diga di Valfabbrica nel territorio del Trasimeno, dove già è previsto l’uso dell’acqua proveniente dalla diga di Montedoglio».

Umbria mercato immobiliare: lo straordinario risultato del 2021

Le compravendite residenziali comune per comune: complessivamente il fatturato supera il miliardo di euro

Gli umbri, così come tutti gli italiani, sono tornati ad investire con fiducia nel mattone: nel 2021 si sono sfiorate le 10.000 compravendite

Il 2021 è stato un anno straordinario per il mercato immobiliare residenziale umbro che ha registrato 9.916 compravendite con un aumento del 34,6% rispetto all’anno precedente. E’ quanto emerge dall’analisi dei dati compiuta da Mauro Cavadenti Gasperetti, componente del Comitato di Vigilanza della Borsa Immobiliare dell’Umbria: “Questa confortante ripresa delle compravendite – puntualizza Cavadenti Gasperetti – è un dato perfettamente in linea con l’andamento nazionale che ha riscontrato 748.000 transazioni ed un incremento del 34% sul 2021.”
I dati sono stati recentemente pubblicati dall’Agenzia delle Entrate nel Rapporto Immobiliare 2022 (mercato residenziale pubblicazioni Omi) che stima il fatturato relativo alle vendite di abitazioni in Umbria in 1.141 milioni di euro con un incremento del 22,5% sull’anno precedente ed una media del venduto di 115.000 euro.
Quasi un umbro su due acquista la propria abitazione ricorrendo al mutuo, infatti sono stati erogati 4.497 finanziamenti pari al 48% del totale delle compravendite, con i seguenti valori medi: capitale finanziato di 105.900 euro, tasso di interesse dell’1,91% e una durata di 23,6 anni.
La provincia di Terni ha ottenuto un incremento percentuale del 39,8 % contro il 32,7% della Provincia di Perugia sempre riferito all’anno 2020.La Provincia di Terni ha ottenuto un incremento percentuale del 39,8 % contro il 32,7% della Provincia di Perugia sempre riferito all’anno 2020.

Provincia di Perugia.

Il numero delle vendite è stato rilevato in 7.180 unità, con una superficie venduta media di 124 mq e una quotazione al metro quadrato di euro 924. La ripresa ha riportato le vendite a livello del 2008 con gli incrementi maggiori che si registrano nelle seguenti macroaree: Valnerina (+86,7%), Eugubino-Gualdese (+57,3%) e Folignate (+46,1%).

Provincia di Terni.

Il numero delle vendite è stato rilevato in 2.736 unità, con una superficie venduta media di 118 mq e una quotazione al metro quadrato di euro 942. L’aumento degli scambi è tornato ai valori del 2008: nel dettaglio si evidenzia il picco della macroarea dell’Orvietano pari a circa il 75%, mentre l’incremento più basso si è riscontrato nell’Amerino con il 14%. Gli scambi maggiori sono riferiti ad abitazioni di dimensioni grandi, il che è giustificato dall’apprezzamento commerciale di unità immobiliari con spazi ampi pertinenziali, esigenza emersa a seguito delle restrizioni emergenziali. A cosa è dovuto questo incremento annuale eccezionale?
Per Mauro Cavadenti Gasperetti le cause sono essenzialmente due: “la contrazione causata nel 2020 dall’emergenza pandemica e lo scambio di beni di bassa qualità in previsione di poter beneficiare dei bonus ristrutturazione 110%”. Visto che nel 2020 c’era stato un arresto della crescita fermata al 2019, si tratta solo di un rimbalzo tecnico? La ripresa delle vendite è reale e importante, infatti, se rapportiamo i dati del 2021 con i risultati del 2019 si ottengano risultati ottimi: + 28,2% numero vendite, + 14,4% fatturato, + 31,6% numero di mutui con una maggiorazione del 41,8% del capitale erogato.

 

Turismo estivo, primi segnali importanti in Umbria

Il presidente della Camera di Commercio Mencaroni tratteggia il quadro di una situazione promettente

«Stanno arrivando segnali positivi sul turismo estivo in Umbria, dopo quelli che erano giunti da quello pasquale e dai ponti del 25 aprile e del 2 giugno, con affluenze piuttosto importanti che, se il ponte del 2 giugno non fosse stato così ristretto, sarebbero state sicuramente ancora più significative»: lo sottolinea il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni. Lo fa nel video «Il punto del presidente», curato e prodotto dall’ufficio comunicazione e stampa dell’ente camerale, sulle previsioni circa l’imminente stagione turistica estiva in Umbria. La Camera di commercio definisce «molto intelligente ed efficace la campagna promozionale della Regione». «Ciò – continua Mencaroni – vuol dire ridare ossigeno a tutta l’area, assai vasta, delle le attività del settore turismo. Sicuramente ha influito molto positivamente anche la campagna promozionale, davvero intelligente ed efficace, che è stata realizzata dalla Regione dell’Umbria. Segnali che portano a sperare che, continuando così, si possa superare la soglia delle 6,2 milioni di presenze annue, un record che in Umbria resiste da non pochi anni. Troppi». «Tutte le rilevazioni fatte nel mondo – puntualizza il presidente – evidenziano che, se si chiede dove si vorrebbe fare un proprio viaggio, l’Italia è sempre la prima destinazione desiderata in tutte le varie sfaccettature: turismo culturale, paesaggistico-ambientale, attrattività agroalimentare e così via. Però, nel concreto, come numero di presenze siamo solo al quinto o sesto posto come presenze turistiche. Credo, come ho detto recentemente in un incontro che ho avuto con il Presidente dell’Enit, Giorgio Palmucci, che su questo ci si debba lavorare attentamente sia a livello nazionale che nelle singole regioni». Il Covid – è detto ancora nella nota – ha dimostrato quale è il peso reale del turismo sull’economia italiana. Mencaroni rileva che il turismo avuto un colpo durissimo per la pandemia. «Ma mi piace fare una battuta – aggiunge -: tra le tante, enormi negatività della pandemia c’è stato un elemento di positività, ha fatto capire qual è l’importanza del turismo per l’Italia. Finalmente si è cominciato ad ammettere che turismo alimenta il 13-14% del Pil nazionale. Prima, invece, si riteneva che fosse una sorta di ‘attività parassitarià, che vive a traino di altri comparti e settori. Abbiamo visto invece che non c’è settore dell’economia italiana, dall’agricoltura al terziario avanzato, che non tragga importanti benefici dal turismo. Ritengo questa presa di coscienza un fatto estremamente importante». Per il Presidente della Camera di commercio «un altro tema sul quale lavorare sodo, e in Umbria ci stiamo lavorando in collaborazione con la Regione e in particolar modo con l’assessore Melasecche, è quello delle infrastrutture». «Quando si afferma che per attrarre arrivi e presenze sono necessari l’attrattività di un territorio – sostiene -, la capacità ricettiva, la qualità della ricettività, la qualità professionale degli operatori del settore e così via, spesso non si cita la qualità delle infrastrutture relative alla mobilità. Infrastrutture assolutamente necessarie per raggiungere località che, senza di esse, sono penalizzate rispetto ad altre destinazioni. In Italia abbiamo località, per la verità poche, che sono in affollamento turistico, in ‘overtourism’, mentre molte altre sono penalizzate nella loro potenzialità turistica. Le carenze infrastrutturali non sono certo l’unico elemento di questa mancata espressione di potenzialità, ma certamente ne sono parte, in non pochi casi rilevante. Dobbiamo riequilibrare questa situazione, con politiche turistiche ad hoc ma anche con politiche infrastrutturali». In tema di infrastrutture, Mencaroni dà un giudizio molto positivo sulla scelta di rilanciare l’aeroporto San Francesco d’Assisi. «Con la Regione – dice – stiamo facendo un buon lavoro.

La Camera di commercio dell’Umbria svolge la sua parte. Deteniamo una quota chiaramente minoritaria, la grande maggioranza ce l’ha la Regione, e sosteniamo il programma ambizioso 2022-2024. Ora ne carnet ci sono circa 15 destinazioni e l’appeal dell’aeroporto sta aumentando fortemente. Il ventaglio delle destinazioni è veramente migliorato, come quello delle Compagnie operanti nello scalo. Mi auguro che l’aeroporto San Francesco d’Assisi venga percepito come uno scalo non solo regionale, che è il minimo, ma che sia un aeroporto che possa dare una mano alle Marche, all’Abruzzo, alla bassa Toscana e all’Alto Lazio. Su questo dobbiamo continuare ad impegnarci». La situazione durissima che il settore del turismo ha vissuto con la pandemia, sottolinea Mencaroni, «ha portato una parte non certo trascurabile di dipendenti e collaboratori a fare scelte importanti». «Si sono diretti – ha spiegato – verso altri comparti e settori che gli permettessero di avere una qualità della vita diversa rispetto a quella del settore turismo, dove in molte strutture non esistono le festività, dove si fanno lavori serali perché ad esempio le strutture ricettive sono aperte 24 ore al giorno e dove la ristorazione, pur non essendo aperta 24h, è comunque impegnativa sia il mattino, sia durante il giorno che la sera. La questione va considerata un problema sociale, che deve essere affrontato con la massima celerità da parte di tutte le Istituzioni. Occorre dare la massima dignità e le massime possibilità possibili a chi lavora nel settore del turismo. Bisogna prevedere delle compensazioni, chiamiamole dei benefit, che permettano a chi fa lavori onerosi di affrontare le difficoltà con maggiore leggerezza».

Terni, procede la pratica del nuovo stadio e della clinica

L’assessore Melasecche fa il punto sui due grandi progettui collegati alla Ternana calcio

“Procedono regolarmente le operazioni di verifica della pratica relativa alla richiesta della Ternana calcio per realizzare un nuovo stadio, opera pubblica, ed una clinica collegata per contribuire al finanziamento del primo”: lo sottolinea l’assessore regionale Enrico Melasecche.
“La Regione ha già convocato un confronto con numerosi uffici regionali, sanità compresa, invitando sia il comune di Terni che i rappresentanti della Ternana calcio, presente con tecnici e legali, incontro utilissimo per dirimere dubbi e completare le documentazioni, tenuto conto che si tratta della prima operazione in Italia che utilizza la cosiddetta legge sugli stadi in combinazione con una clinica privata rispetto ad altri casi in cui sono stati posti spazi commerciali come asset reddituali” aggiunge.
“Procedono inoltre normalmente – sottolinea Melasecche in una nota – gli scambi di corrispondenza per rendere la conferenza di servizi decisoria, che fa seguito a quella preliminare avvenuta in Comune, produttiva di risultati nella massima trasparenza e correttezza. La convocazione avverrà entro pochi giorni. Per consentire a tutti i partecipanti alla conferenza di approfondire i temi di propria competenza, la data presumibile della riunione dovrebbe avvenire all’incirca per la metà di giugno. Saranno probabilmente necessarie più sedute anche per le necessarie procedure parallele da porre in essere. Ad oggi la Regione sta procedendo perfettamente nei tempi previsti dalla normativa in vigore che prevede 180 giorni di tempo per consentire ai partecipanti di approfondire gli aspetti particolarmente complessi di questa procedura”.
Melasecche ha infine sottolineato di avere “ritenuto opportuno fare queste precisazioni onde evitare che proliferino dubbi e vengano fatte critiche immotivate nei confronti di chi sta lavorando correttamente a questa pratica”