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Autore: Claudio Lattanzi

Arrivano quattro miliardi per la rete ferroviaria umbra

Lo prevede l’importante piano di investimenti delle Ferrovie per il periodo 2022-2031

 

Arrivano quasi a quattro miliardi di euro gli investimenti sulle infrastrutture dell’Umbria previsti dal nuovo Piano industriale 2022-2031 del Gruppo Fs italiane. Nella regione, in particolare, il piano prevede un investimento complessivo di 3,951 miliardi di euro: risorse che andranno a disegnare un rinnovato scenario di mobilità – ferroviaria ma anche stradale – più interconnessa e sostenibile. Le risorse attribuite al polo infrastrutture – spiegano le Fs – costituiscono la parte principale dell’investimento complessivo: 3,56 miliardi di euro. Di questi, 1,4 miliardi riguardano le infrastrutture ferroviarie e saranno per lo più destinati al raddoppio della Orte-Falconara, alla velocizzazione della Foligno-Terontola ed al potenziamento della Terni-Rieti-Sulmona. Ammontano invece a 2,16 miliardi di euro le risorse destinate alle infrastrutture stradali: tra gli interventi principali il Nodo di Perugia, il completamento della E78 e della Tre Valli Umbre e l’intervento sulla Ss318 con il completamento delle gallerie Picchiarella e Casacastalda. Sono 389 invece i milioni di euro destinati al polo passeggeri: 218 in ambito ferroviario, che si tradurranno nell’arrivo di 12 nuovi treni dedicati al trasporto regionale e nel potenziamento dell’offerta sulla Orte-Falconara e 171 milioni per i servizi su gomma del Trasporto pubblico locale, destinati alla progressiva messa in circolazione di 474 nuovi mezzi (elettrici, a gas, ibridi e H2).

Completano il piano le risorse destinate al polo logistica e al polo urbano: per il primo si prevede un potenziamento e lo sviluppo di nuovi collegamenti, che porteranno ad un incremento del fatturato di circa il 60% (2031 vs 2022), mentre per il Polo urbano si stimano circa 200 mila metri quadrati di aree da valorizzare, con i principali progetti che riguarderanno le stazioni di Terni e di Foligno, progetti per lo sviluppo di parcheggi di mobilità elettrica e progetti di riforestazione su aree dismesse

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Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.

Merloni-Indelfab, scade la cassa integrazione. Nessuna prospettiva per il sito di Gaifana, a Gualdo

Scaduta la cassa integrazione, scatta il licenziamento collettivo per 500 lavoratori, la metà a Fabriano e 244 a Gaifana.

E’ ufficialmente chiusa la storia della Antonio Merloni-Ardo-Jp Industries-Indelfab di Fabriano. Il bando scaduto ieri 13 maggio, infatti, non ha prodotto i risultati sperati, rileva in una nota la Fim-Cisl. “Dopo anni di vicissitudini e crisi aziendali – si lege in una nota -, passando dall’Amministrazione straordinaria Legge Marzano nel 2008, alla cessione poca fortunata all’imprenditore Giovanni Porcarelli in JP Industries nel 2012 per un progetto industriale che avrebbe dovuto portare 700 posti di lavoro tra Umbria e Marche. Progetto che si è tramutato in cinque anni di controversie legali con gli istituti di credito vinte dall’imprenditore, ma che nel frattempo hanno creato mancati investimenti e un indebitamento insostenibile, fino ad arrivare al passaggio ad Indelfab a luglio del 2019 e il fallimento il 15 novembre dello stesso anno”. Il 15 maggio è scaduta la cassa integrazione per cessazione, seguirà il licenziamento collettivo di circa 500 persone di cui la metà sul territorio di Fabriano: 245 del sito di Santa Maria di Fabriano e 244 dello stabilimento di Gaifana in Umbria.
“È vero – dichiara Giampiero Santoni, segretario regionale Fim Cisl Marche – diversi sono prossimi alla pensione, altri nel frattempo si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato precariamente in altre aziende in attesa di soluzione industriali che non sono mai arrivate, ma rimane tutto l’amaro in bocca per non aver trovato soluzioni occupazionali”. In vista delle elezioni amministrative, Santoni lancia un messaggio ai candidati sindaco. “Dopo il voto, i programmi elettorali non devono finire nel dimenticatoio, ma si deve cercare di lottare per rilanciare Fabriano, una città che ha ancora tutte le carte in regola per creare occupazione ed essere competitiva. Su questo, il sindacato sarà con voi”

Castelluccio, al via la ricostruzione dei privati

A distanza di sei anni dal sisma, è stato consegnato il primo decreto di ricostruzione di una casa

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Con un “momento storico” è stato consegnato a Castelluccio di Norcia, ai committenti interessati, il primo decreto di ricostruzione privata, situato all’interno del piano attuativo. È così partita ufficialmente la ricostruzione privata post sisma 2016 della frazione di Norcia distrutta dal terremoto. Una ricostruzione considerata dalla Regione”strategica, prioritaria ed urgente”, come ha sottolineato la presidente Donatella Tesei visto che sono previste tecniche antisismiche innovative ed avanzate.
Alla consegna del decreto del primo cantiere privato erano presenti, tra gli altri, anche Fulvio Soccodato, sub commissario alla ricostruzione, Nicola Alemanno, sindaco di Norcia e Stefano Nodessi Proietti, direttore dell’ Ufficio speciale per la ricostruzione dell’Umbria. “Siete i primi a partire con la ricostruzione, finalmente avete tra le mani qualcosa di concreto per dire all’impresa di iniziare i lavori” ha detto Tesei rivolgendosi ai fratelli Emilio, Aldo e Guido i tre proprietari della casa, che ora abitano a Roma: “Per molti mesi all’anno torneremo a Castelluccio” hanno commentato con un velo di emozione.
Di “momento storico” ha parlato il sindaco di Norcia. “Sono puntati qua gli occhi del mondo” ha aggiunto Alemanno. “Finalmente ce l’abbiamo fatta” i commenti invece degli abitanti e commercianti di Castelluccio intervenuti alla consegna.

 

Mari confermato alla guida della fondazione Cassa di risparmio di Orvieto. Ora una nuova fase

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L’ente è reduce da un periodo pessimo nel corso del quale non ha incassato alcun dividendo dalla sua partecipazione in Cassa spa

La fondazione ha un patrimonio di 58 milioni e 282 mila euro.

L’ente è reduce da un periodo pessimo nel corso del quale non ha incassato alcun dividendo dalla sua partecipazione in Cassa spa

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Un recente lodo arbitrale costringe la Popolare di Bari a pagare alla fondazione una penale di quattro milioni

Mario Mari rimarrà presidente della fondazione Cassa di risparmio di Orvieto anche nel prossimo quadriennio. Lo ha deciso il Consiglio di indirizzo dell’ente in occasione dell’approvazione del bilancio 2021. Un bilancio che presenta valori soddisfacenti. La fondazione ha infatti chiuso il 2021 con un avanzo netto di gestione pari a un milione e 194 mila euro incrementando sia il patrimonio netto dell’ente che ha raggiunto l’importo di 58 milioni e 682 mila euro sia i fondi erogati che hanno superato i due milioni di euro. Nel corso del 2021 la fondazione ha portato a termine una serie di interventi nel pieno rispetto di quanto programmato, con la pubblicazione di tre bandi, attraverso i quali sono stati sostenuti 54 fra progetti e iniziative, e con il finanziamento di alcuni significativi progetti propri. Per l’ente guidato da Mari, professore ordinario di Economia aziendale e direttore del dipartimento di Economia dell’università di Perugia, si annuncia una nuova fase ora che la Cassa di risparmio di Orvieto, di cui la fondazione detiene quote di minoranza, si accinge ad essere completamente controllata dal Mediocredito Centrale e diventare quindi una banca pubblica a tutti gli effetti Una svolta a cui la fondazione guarda con molta speranza dopo che, nel lungo periodo in cui la Cassa è stata controllata dalla Banca Popolare di Bari, la stessa fondazione non ha mai incassato alcun dividendo per la propria partecipazione di minoranza.

Intanto un lodo arbitrale ha disposto che  la Banca Popolare di Bari dovrà pagare alla fondazione una penale di quattro milioni. Si tratta di un vecchio contenzioso relativo ai parti parasociali” stipulati nel 2012, al momento cioè in cui la Popolare acquisì il controllo di maggioranza della Cassa. Quegli accordi prevedevano che la Popolare si sarebbe dovuta impegnare ad acquistare le quote di minoranza che la fondazione detiene nella Cassa, pari al 27% del capitale, in ogni momento in cui la fondazione lo avesse richiesto, ma l’obbligazione non venne mai adempiuta dall’istituto pugliese.

 

E’ Florio Faccendi il nuovo presidente di Banca Centro Toscana Umbria

A fine 2021, l’utile della banca è arrivato ad oltre 2,8 milioni di euro.

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Doppio appuntamento per i soci di Banca Centro Toscana Umbria che si sono riuniti in assemblea per la discussione e l’approvazione del bilancio 2021 e per l’elezione del Cda che rimarrà in carica fino al 2024. Nel rispetto dei principi di tutela della salute l’assemblea si è svolta tramite il conferimento di delega e relative istruzioni di voto da parte dei soci al rappresentante designato: hanno partecipato oltre 2600 soci, approvando il bilancio 2021 – il secondo dopo l’operazione di fusione – ed eleggendo i nuovi consiglieri.

Importanti novità riguardano la governance della banca: come previsto nello statuto i soci hanno eletto 9 consiglieri, i componenti del collegio dei revisori e dei probiviri. La composizione rispetta quanto deliberato in sede di assemblee di fusione dai soci e tiene conto delle recenti normative sugli assetti qualitativi e quantitativi dei consigli di amministrazione delle Bcc.

Nella prima seduta del consiglio sono state deliberate le cariche, in linea con il dettato statutario in vigore dopo le assemblee di fusione: il presidente per il triennio 2022-2024 sarà Florio Faccendi, vicepresidente Carmelo Campagna, presidente del comitato esecutivo Marcello Morlandi e presidente del collegio sindacale Camillo Natali. Nel Cda siederanno due donne, Daniela Vinciarelli e Ilaria Caporali, affiancate dai consiglieri Bartolo Conte, Marco Fiorillo, Roberto Paolini e Michele Verdi. A completare il quadro del collegio sindacale saranno Maria Cristina Adurno ed Enrico Guarducci.

“Il consiglio lavorerà in continuità e coerenza con i gli obiettivi del piano industriale – ha commentato il neo presidente Florio Faccendi – e rimanendo fedeli ai valori mutualistici e cooperativi che rappresentano il dna della nostra banca. Ci auguriamo di poter tornare ad esprimere la nostra vicinanza al territorio anche attraverso la presenza fisica, oltre che tramite il sostegno economico a famiglie e imprese. In questi due difficili anni caratterizzati dalle limitazioni imposte dalla pandemia la Banca ha aderito alle iniziative governative a sostegno dell’economia con erogazioni per oltre 84 milioni di euro nel 2021 e con la messa a disposizione di importanti plafond per bonus edilizi”.

“Ci aspetta un 2022 ancora complesso – ha aggiunto il vice presidente Carmelo Campagna – a causa anche delle attese sull’andamento dei tassi e delle nuove normative che incideranno sulla redditività, oltre che del conflitto in corso in Ucraina, l’aumento dei costi dell’energia e delle materie prime, le sanzioni e l’instabilità internazionale. Tuttavia Banca Centro Toscana Umbria inizia il 2022 su basi solide, grazie ai risultati 2021 positivi che vedono tutti gli indicatori in crescita e in linea con le attese”.

“Nonostante gli effetti economici correlati alla pandemia – ha commentato il direttore generale Umberto Giubboni – l’utile a fine 2021 si è attestato ad oltre 2,8 milioni di euro. Il risultato d’esercizio incorpora anche le ulteriori azioni intraprese per la riduzione degli NPL tramite cessione GACS, il presidio dei coverage sui livelli attesi di gruppo con gli adeguamenti straordinari derivanti dagli scenari Covid. La raccolta globale ha raggiunto euro 2,23 mld segnando un più 5,16%, con un importante sviluppo della raccolta gestita che raggiunge i 298 mln euro con un più 37,7%. Le erogazioni di nuovo credito destinato a sostenere famiglie e imprese ammontano a oltre 202 milioni di euro, mentre complessivamente gli impieghi sono cresciuti a 1,23 mld di euro”.

I risultati di gestione ottenuti confermano i buoni livelli patrimoniali in linea con il piano industriale di aggregazione e con i parametri del Gruppo Bancario Iccrea di cui Banca Centro Toscana-Umbria fa parte.

Turismo umbro in crescita oltre la media nazionale

Sempre più vicini i numeri del pre pandemia

Secondo i dati diffusi da Camera di Commercio, è in aumento anche il livello della spesa media dei turisti

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Evidenzia per il turismo in Umbria una crescita sopra alla media nazionale nel 2021, in termini di presenze-arrivi, e nel 2022 in “marcia di avvicinamento” verso i livelli pre-covid del 2019, il primo report di analisi economico-territoriale realizzato da Isnart per la Camera di commercio, in stretta collaborazione con Unioncamere.

Percorso nel quale la regione appare “decisamente avanti” rispetto alla media italiana. Il rapporto, reso noto dalla Camera di commercio, evidenzia tra l’altro un aumento da 41,7 a 70,6 euro della la spesa media giornaliera pro capite dei turisti. Il che riflette – si sottolinea nella nota – una domanda turistica in grado di premiare una buona offerta, dimostrandosi aperta anche a pagare di più per un prodotto-servizio di qualità. Ma, complici i forti aumenti dei costi subiti dagli operatori a partire dalla seconda metà del 2021, derivanti dalla gestione delle spese resa difficoltosa dal covid, che ha obbligato le imprese del settore a destinare parte del bilancio per nuove spese impreviste (ad esempio la messa in sicurezza delle camere a livello igienico-sanitario), e anche a causa dei maggiori esborsi sostenuti per effetto dei maxi rincari delle materie prime, che ha impattato fortemente su tutta la filiera dei costi, oltre alla difficoltà della gestione delle prenotazioni a fronte di possibili disdette causa pandemia, coniugate a una aggressività di prezzo da parte delle piattaforme di prenotazione, il 60% degli operatori ricettivi umbri, secondo le prime anticipazioni raccolte sul campo, ha registrato perdite (più del 54% del dato italiano) con meno di due operatori su dieci che hanno invece ottenuto utili.

Non solo, ma complici le difficoltà legate alla gestione delle prenotazioni a fronte di possibili disdette causa Covid, oltre alle politiche aggressive di prezzo da parte delle piattaforma di prenotazione e acquisto, nonostante l’aumento di arrivi e presenze turistiche hanno determinato per le imprese ricettive della regione un calo dei ricavi 2021 del 17,7% rispetto all’anno precedente.

Quanto alla multistagionalità, arrivano segnali definiti incoraggianti che aprono “interessanti opportunità” per la regione.
Il Rapporto costituisce il primo step di analisi per lo svolgimento della linea 1 dell’Attività di “Specializzazione economica per stare vicino alle imprese e ai territori”, relativa al “Progetto fondi di perequazione 2019-2020 Sostegno al Turismo” realizzato da Isnart per il Sistema camerale.
Un Report approfondito che ha l’obiettivo di “esaminare i fenomeni turistici e supportare quindi le imprese ad orientarsi tra le numerose incertezze determinate dalla crisi economica e sociale. Cogliendo anche le potenzialità ancora inespresse, o meglio espresse solo parzialmente, del turismo umbro.

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Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.

L’impegno del governo per le infrastrutture umbre

Positivo l’incontro tra il ministro Giovanni e la governatrice Tesei sugli investimenti per la viabilità regionale

Al centro dei progetti, il nodo di Perugia, la Foligno-Terontola, l’alta velocità Mediaetruria
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Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.

Terni, Comune e fondazione Carit in campo per la programmazione sui fondi Pnrr

La fondazione ha elaborato un piano di sostegno per aiutare gli enti locali per realizzare i progetti del Piano nazionale

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Partirà entro maggio la serie di laboratori di co-progettazione che la fondazione Carit porterà avanti insieme ai Comuni del territorio per affiancarli nella progettazione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. E’ il nuovo step che arriva dopo che la stessa fondazione, dal mese di dicembre 2021, si è attivata con un progetto a supporto degli enti locali, in collaborazione con la fondazione Brodolini. In questo ambito, il 4 marzo 2022 si è già tenuto un workshop con la partecipazione dei rappresentanti delle amministrazioni comunali del territorio, per una analisi approfondita della guida al Pnrr ad uso dei Comuni. La seconda fase prenderà il via il 23 maggio: il laboratorio si propone dunque come un’attività di accompagnamento promossa dalla fondazione Carit che nasce delle risultanze della fase di ascolto e dalla mappatura dei bisogni prioritari dei territori e tiene conto dei vincoli e delle tempistiche di attuazione del PNRR e dello stato dell’arte dei bandi emessi e di nuova emissione. Tre gli incontri previsti, che si svolgeranno presso la sede della Fondazione Carit a Terni. Il primo lunedì 23 maggio, il secondo lunedì 6 giugno, il terzo lunedì 20 giugno.
“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – spiega il presidente della fondazione Carit, il professor Luigi Carlini – è una straordinaria occasione per le nostre comunità che hanno l’opportunità e, contemporaneamente, il dovere di attivarsi in modo collettivo e sinergico per condurre in porto progetti, riforme, investimenti, ma soprattutto un percorso di crescita comune in grado di costruire una nuova visione di futuro che possa impattare positivamente sulla qualità della vita di quanti abitano i nostri territori, oggi come nella prossima generazione”.

 

Foligno, farmacie comunali all’insegna dell’efficenza

Il sindaco Zuccarini sottolinea i buoni risultati dell’Afam

Il bilancio 2021 è stato chiuso ed approvato con un utile di 209 mila euro rispetto ai 120 mila del 2020 con un aumento record, in un solo anno, del 73%

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“Avevamo preso l’impegno di ridare slancio alle partecipate del Comune di Foligno per renderle più utili al cittadino e più produttive, all’insegna della professionalità. Per questo sono particolarmente soddisfatto dei risultati raggiunti dal nuovo consiglio di amministrazione dell’Afam, l’azienda delle farmacie comunali, sottolineando che i tre componenti, nel totale, non percepiscono un centesimo in più di quanto veniva già corrisposto al precedente amministratore unico”: lo ha affermato il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini.
“Il bilancio 2021 è stato chiuso ed approvato con un utile di 209.161 euro rispetto ai 120.948 del 2020 con un aumento record, in un solo anno, del 73% e si attesta di fatto come il miglior risultato di sempre dell’azienda municipalizzata” ha aggiunto.
“Occorre sottolineare – ha spiegato Zuccarini – che sono stati già corrisposti al Comune di Foligno 167.703 euro di canone spettanti di diritto, e pertanto il risultato della gestione è ancora più rilevante nel suo complesso. Tutto questo è stato possibile grazie ad un’attenta e strategica politica aziendale fatta di razionalizzazioni e di ulteriori risparmi; ottimizzazione dei servizi e ricontrattazione coi fornitori, che ha permesso acquisti più vantaggiosi di beni e servizi. Va inoltre sottolineato il valore sociale delle farmacie comunali, basti pensare agli oltre 180 mila euro di sconti che hanno determinato risparmi per la cittadinanza; l’apertura nei giorni festivi; le aperture straordinarie nel periodo estivo dei presidi di Colfiorito e di Casenove, che garantiscono il servizio alle zone della nostra montagna oltre che ai numerosi visitatori e turisti; il servizio Cup; la possibilità di usufruire di postazioni per cambiare ed allattare i bambini; l’impegno nelle campagne di vaccinazioni e di tamponi; il sostegno a numerose attività culturali, sociali e sanitarie del territorio. L’Afam è diventata un vero e proprio fiore all’occhiello della città e stiamo lavorando in sinergia a nuovi progetti dedicati ai nuovi nati ed ai nostri ‘amici a quattro zampe’ che si trovano nei canili e nei gattili; ricordo inoltre l’iniziativa di stampare sugli scontrini i numeri utili antiviolenza sulle donne vittime di maltrattamenti. Ringrazio a nome dell’intera Amministrazione comunale il presidente Massimo Pastori, gli altri due componenti del Consiglio d’Amministrazione, Andrea Petterini e Giada Bollati; il revisore dei conti; i componenti del collegio sindacale e tutti i dipendenti per l’ottimo lavoro svolto nell’interesse della nostra comunità”.

Nuove assunzioni, in Umbria peggio che nel resto d’Italia

Dopo un picco a gennaio e febbraio, il trend di crescita delle assunzioni è sceso drasticamente a +14,6% a marzo, per risalire un po’ (+18%) ad aprile e calare seccamente a +5,9% previsto per maggio.

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L’indebolimento della crescita economica nel primo trimestre e le prospettive sempre più incerte per il secondo trimestre a causa della guerra in Ucraina ed alla conseguente crisi energetica e delle altre materie prime mettono il freno, sia in Italia che in misura ancora maggiore in Umbria, alla programmazione delle assunzioni da parte delle imprese di industria e servizi.

Si continua, rispetto al 2021, a registrare una crescita delle entrate a lavoro previste dalle imprese non agricole (il 2021 era ancora segnato profondamente dagli effetti della pandemia da Covid-19), ma da marzo il tasso di questa crescita si è nettamente ridimensionato, passando per l’Italia dal +47% registrato a febbraio (rispetto allo stesso mese di febbraio 2021) a +14% previsto per maggio, mentre per l’Umbria va peggio, scendendo dal +34,4% di febbraio a +5,9% previsto per maggio.

Insomma, la marcia verso il recupero dei livelli di ingressi al lavoro pre-covid frena bruscamente. Emerge dai nuovi dati del Sistema Informativo Excelsior – curato da Unioncamere-Anpal – relativi alle previsioni di entrate al lavoro nel mese di maggio per quanto riguarda le imprese industriali e dei servizi.

Va ricordato che i dati del Sistema Informativo Excelsior si basano su un ampio e continuo monitoraggio del sistema imprenditoriale: ben 110mila le aziende coinvolte, che esprimono le proprie previsioni sulle chiamate al lavoro che prevedono di effettuare nei mesi successivi.

Il trend di crescita delle assunzioni rallenta fortemente, Umbria fa peggio della media nazionale

In Umbria dopo un picco a gennaio e febbraio (rispettivamente +34% e +34,4% sui rispettivi mesi del 2021), il trend di crescita delle assunzioni è sceso drasticamente a +14,6% a marzo, per risalire un po’ (+18%) ad aprile e calare seccamente a +5,9% previsto per maggio. Un dato quest’ultimo, che è nettamente inferiore a quello, pur non entusiasmante (+14%), della media nazionale.

In Umbria a maggio sono previste dalle imprese 5mila 210 assunzioni (nel trimestre maggio-luglio ne sono previste 17mila 780), contro le 4mila 920 di maggio 2021 (+290). In Italia a maggio 444mila, contro le 389mila 610 di maggio 2021 (+54mila 390).
A maggio 2022, rispetto allo stesso mese 2021, forte calo delle assunzioni previste nell’industria e aumento in quelle dei servizi. Stessi trend per il trimestre maggio-luglio.

In Umbria le assunzioni previste dalle imprese a maggio 2022 scendono a 1.300, rispetto alle 1.950 di maggio 2021 (-650 ingressi al lavoro), pagando un forte dazio alle incertezze determinate dalla guerra in Ucraina. In crescita invece i servizi (3mila 900 assunzioni, +930 su maggio 2021). Per quanto riguarda il trimestre maggio-luglio il calo delle assunzioni nell’industria – sempre rispetto allo stesso trimestre 2021 – si allarga a -1.030, mentre quello dei servizi sale a +3mila 650, trainato soprattutto dalla ripresa della filiera turistica.
Le imprese umbre che prevedono assunzioni sono pari al 12% del totale

Dal report di Excelsior relativo agli ingressi al lavoro a maggio emergono molti altri dati di notevole interesse, come il fatto che nel 21% dei casi le entrate previste saranno stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato, mentre nel 79% saranno a termine (a tempo determinato o altri contratti con durata predefinita).

Le assunzioni si concentreranno per il 75% nel settore dei servizi e per il 70% nelle imprese con meno di 50 dipendenti e in 44 casi su 100 le aziende prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati.

Il 16% degli ingressi sarà destinato a dirigenti, specialisti e tecnici, quota inferiore alla media nazionale (18%), mentre per una quota pari al 32% interesseranno giovani con meno di 30 anni.

Quanto ai laureati, saranno interessati dal 12% delle assunzioni delle imprese umbre, che per una quota pari al 61% delle entrate chiedono esperienza professionale specifica o nello stesso settore.

Infine, le aziende della regione che prevedono assunzioni sono pari al 12% del totale.
“L’impatto delle prospettive incerte, a causa soprattutto della guerra in Ucraina che tra l’altro ha ulteriormente accentuato i maxi rincari delle materie prime che si erano già manifestati – afferma il Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – impatta in modo molto significativo sui programmi delle imprese umbre, che tuttavia continuano a mantenere il segno più, rispetto al 2021 che era ancora molto segnato dalla pandemia da Covid, in termini di assunzioni. Il mantenimento del segno più, sebbene in netta frenata nelle sue dimensioni, si deve alla crescita degli ingressi al lavoro nei servizi, trainati dal turismo, che dimostra una ritrovata vitalità. Le imprese industriali, invece, si trovano al momento a dover tirare il freno sugli ingressi al lavoro. Un quadro che rischia di ridurre in modo significativo l’impatto economico – e sociale – espansivo del Pnrr “.