Federmanager: l’AI un eccezionale copilota, ma alla guida resta l’uomo
I manager non sono spaventati dall’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Nella consapevolezza che, pur potendo disporre di un eccezionale “copilota”, al “volante” resti comunque il manager, con la sua intelligenza emotiva che deve essere unita a quella artificiale.
Gli scenari per la leadership del futuro sono stati affrontati nel convegno organizzato a Foligno da Federmanager Umbria insieme a Confindustria Umbria, l’Ordine degli Ingegneri di Perugia e ADACI.
Dopo i saluti introduttivi di Luca Ferrucci, Amministratore Unico di Sviluppumbria, dell’ing. Massimo Cresta (Presidente Federmanager Umbria), di Simone Cascioli (DG Confindustria Umbria) e dell’ing. Moreno Marziani (neo Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Perugia), i lavori sono stati guidati dall’imprenditrice Ilaria Caporali (Founder e CHO di Balance Consulting) e sviluppati attraverso moduli tematici. Un’occasione di confronto importante sul tema, in cui la principale organizzazione sindacale e di rappresentanza in Italia che tutela i dirigenti, i quadri apicali, i manager e l’alta direzione delle aziende industriali e dei servizi correlati, ha sottolineato “la centralità di governance, responsabilità e sostenibilità nell’adozione dell’IA.
Il punto di Federmanager Umbria
“Occorre sviluppare modelli tecnologici centrati sulla persona, sulle imprese e sulla collettività – è stato spiegato – per una crescita inclusiva e duratura”. In questo quadro, infatti, il ruolo del manager evolve: l’IA ridefinisce tempi e processi, mentre diventano strategiche le competenze distintive umane. “L’Intelligenza Emotiva emerge come driver chiave della leadership futura, articolata in tre dimensioni: consapevolezza di sé e delle proprie responsabilità; capacità di gestire le emozioni e orientarle verso obiettivi condivisi; l’empatia e l’ascolto attivo, indispensabili per valorizzare persone e talenti”, ha sottolineato il presidente Massimo Cresta. La posizione di Federmanager Umbria, dunque, è chiara: la competitività del sistema Paese dipenderà dalla capacità di integrare intelligenza umana e intelligenza artificiale. “Il manager del futuro sarà orchestratore della collaborazione uomo-macchina, promotore di modelli organizzativi innovativi e protagonista di una trasformazione tecnologica etica, sostenibile e orientata al bene comune – ha aggiunto Cresta – Federmanager ritiene che la competitività del Paese dipenderà sempre più dalla capacità di integrare efficacemente intelligenza umana e intelligenza artificiale, sviluppando competenze manageriali in grado di guidare una trasformazione tecnologica sostenibile, etica e orientata al bene comune”.

“Intelligenze” a confronto
Tre le sezioni tematiche affrontate: “Artificial Intelligence”, il modulo coordinato dalla dott.ssa Veronica Del Priore, che ha visto il prezioso contributo della dott.ssa Francesca Boccia, coordinatrice Commissione nazionale I.A. Federmanager e membro dell’osservatorio I.A. del CNEL come delegata Cida), sull’evoluzione dei processi decisionali aziendali guidati dagli algoritmi attraverso il focus su “Dalla decisione umana alla decisione aumentata”.
Tante e interessanti le tematiche affrontate: “Dalla AI sperimentale alla AI infrastrutturale”; Dal controllo episodico dei processi al monitoraggio continuo: la fine del modello set-it-and-forget-it”; “Dal settore privato alla PA: l’efficienza, la fiducia e la personalizzazione diventano la logica comune”; Nell’ambito della “Supply chain, il focus è stato su sostenibilità e resilienza: dalla catena lineare all’ecosistema intelligente”; Con l’IA si potranno anticipare i bisogni non solo rispondere alle richieste; si potranno “sviluppare dei Servizi predittivi e personalizzati:”; la AI utile è quella verificabile”; “La condizione per una crescita della AI in modo affidabile non è quella della semplice introduzione della stessa, non basta adottare l’AI ma bisogna governarla”.
Si è poi passati al modulo “Intelligenza Emotiva”, guidato dalla dott.ssa Marzia Martino, in cui sono state approfondite le componenti psicologiche e antropologiche del comando con due autorevoli contributi: il primo del professor Marco Moschini (UNIPG), secondo il quale “la vera leadership in un mondo digitale deve rimettere al centro l’uomo. L’Intelligenza Artificiale offre grandi opportunità, ma il vero sapere umano si distingue da quello delle macchine perché è fatto di anima, di domande e di dubbi, e non solo di pura efficienza tecnica”; il secondo, è stato quello del professor Francesco Marino (UNINT), intervento in cui il docente ha messo in luce che “la leadership del futuro non rifiuta l’IA e non si fa travolgere da essa, la usa per liberare tempo da dedicare alle persone. Il successo aziendale si misurerà con l’intensità della collaborazione tra l’intelligenza delle macchine e l’empatia dell’uomo”.

Robotica avanzata
Infine, un focus sulla “Robotica Avanzata”, il panel tecnico moderato dall’ing. Luciano Pizzoni (Umbra Group) in cui hanno relazionato il prof. Paolo Valigi (UNIPG), il prof. Alberto Dionigi (UNIPG) e il dott. Giovacchino Rosati (EAGLEPROJECTS SPA), referenti di due realtà chiave del nostro territorio che preparano ingegneri e che “assorbono” ingegneri. Ed è proprio in questo contesto in cui si iniziano ad aprire e si apriranno nuovi spazi di lavoro qualificato che è stato quanto mai fondamentale capire, attraverso appunto i loro interventi, il più possibile in anticipo le prospettive per canalizzare al meglio i percorsi comuni di crescita. Un appuntamento che si è aperto a sorpresa con l’arrivo in sala di un “cane-robot” e di un umanoide.

Uso etico
A chiudere la giornata è stata la profonda riflessione di Don Alessandro Picchiarelli sull’Etica dell’intelligenza artificiale, un tassello fondamentale per rimettere l’uomo e i suoi valori al centro della rivoluzione tecnologica in corso. “Etica dell’intelligenza artificiale – ha spiegato Picchiarelli – significa riflettere su una realtà che ormai ci appartiene, in quanto essere umani, che ci racconta anche la nostra umanità, ciò che noi siamo, una realtà che va in qualche modo regolata, capita e orientata non per frenare lo sviluppo, ma per rendere lo sviluppo a misura d’uomo, che ci aiuti a crescere nella nostra umanità. La tecnologia è una preziosa occasione di umanizzazione se compresa e vissuta bene, ma può diventare anche una pericolosa occasione di disumanizzazione se non la sappiamo accogliere e non sappiamo cooperare con essa”.