Skip to main content

Autore: Claudio Lattanzi

Terremoto, firmata da Legnini l’ordinanza per le nuove opere pubbliche

Complessivamente si tratta di interventi per 318 milioni

Il commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Giovanni Legnini, ha firmato oggi la prima ordinanza attuativa del nuovo programma delle opere pubbliche che finanzia con 318 milioni di euro 411 interventi nelle regioni Abruzzo, Lazio e Umbria. Il programma relativo alle Marche sarà oggetto di un’ordinanza a parte, in attesa che la Regione concluda le attività di confronto con i Comuni del territorio per l’individuazione degli interventi. Le opere del nuovo elenco comprendono edifici strategici, cimiteri, opere di urbanizzazione, infrastrutture, sottoservizi, chiese, servizi sanitari, interventi su dissesti, recupero di edifici pubblici o storici. «Questo nuovo Programma delle opere pubbliche – spiega Legnini – rappresenta un’importante punto di arrivo dell’intenso lavoro portato avanti insieme alle Regioni e ai loro Uffici speciali per la ricostruzione, per completare il quadro delle necessità e poter così iniziare a progettare quegli interventi spesso fondamentali sia per l’accelerazione della ricostruzione privata, che per il ripristino di condizioni di vita normali in questi territori dove c’è assoluto bisogno di infrastrutture essenziali, a cominciare dai sottoservizi, ed edifici strategici sicuri ed efficienti». Il piano di rigenerazione urbana prevede il finanziamento di 149 interventi nelle tre regioni, per un totale di oltre 151 milioni di euro a carico della contabilità del commissario. Le opere finanziate in Abruzzo sono 25, per un totale di 24 milioni di euro, e 62 sia in Lazio che in Umbria, corrispondenti rispettivamente a 61 milioni di euro per il Lazio e 65 milioni di euro per l’Umbria, a cui si aggiungono quasi 60 milioni di cofinanziamenti per una serie di opere su infrastrutture viarie a Vallo di Nera, in provincia di Perugia.

Nuovo assetto e piano industriale per Banca Centro Toscana-Umbria

A partire dal 12 dicembre l’istituto di credito sarà presente anche a Montecatini Terme, Traversagna, Pieve a Nievole, Larciano, Pisa, Bientina, Pontedera, Altopascio e Fucecchio

Piano industriale tra innovazione e continuità. Da lunedì 12 dicembre operative le 10 filiali del compendio territoriale di Vival Banca Dopo il via libera delle assemblee dei soci che hanno approvato la scissione totale di un compendio territoriale di Vival Banca in Banca Centro – operazione sviluppata in collaborazione con la Capogruppo Iccrea – dal 12 dicembre Banca Centro Toscana Umbria sarà presente anche a Montecatini Terme, Traversagna, Pieve a Nievole, Larciano, Pisa, Bientina, Pondera, Altopascio e Fucecchio.

La banca – che estende la propria attività in 182 comuni di competenza tra Toscana ed Umbria dove è presente con 72 filiali, può contare su una compagine sociale di oltre 21.500 soci e la professionalità di oltre 500 dipendenti – si configura come una delle banche tra le più dimensionate all’interno del Gruppo Bancario Iccrea con un totale attivo di oltre 3,5 miliardi.

“Inizia oggi – commenta il Presidente Florio Faccendi – un’altra tappa del percorso che, grazie alla visione lungimirante dei soci, ha visto crescere la banca per adeguarla al contesto economico, sociale e normativo. Scelte utili a garantire la sostenibilità economico, patrimoniale attraverso la quale continuare a tenere fede alla vocazione mutualistica. La nuova dimensione consentirà di continuare a dare risposte e sostegno a vecchi e nuovi territori di competenza in un momento storico di grande complessità. Aggiungiamo, grazie ai nuovi soci e dipendenti che entrano a far parte della banca, nuovo valore ed energie da integrare con quelle apportate da tutte le compagini sociali che negli anni hanno dato vita all’attuale Bcc”.
“Inizia ora il lavoro che ci vedrà impegnati – conferma il Vice Presidente Carmelo Campagna – nel realizzare il piano industriale per traguardare il 2025 garantendo solidità e sviluppo ulteriore nei territori toscani ed umbri. Una stabile base di partenza ci deriva dall’aver realizzato gli obiettivi del precedente piano in scadenza con la fine dell’esercizio 2022″. “Dopo tre anni dalla partenza di Banca Centro Toscana Umbria – aggiunge il Direttore Generale Umberto Giubboni – abbiamo affinato ulteriormente l’organizzazione aziendale per renderla adeguata alle nuove dimensioni ed ancora più vocata alla relazione ed alla vicinanza al territorio. Rimangono fermi i riferimenti per soci e clienti sui nuovi territori, con la presenza dei colleghi che già vi operavano e che anche per questo rappresentano un valore aggiunto su cui investire. Le dieci filiali costituiscono una nuova importante area della banca e la responsabilità della stessa è stata affidata a Leonardo Peroni proveniente proprio dalla ex Vival banca”. La “nuova” banca si presenta quindi in continuità con i valori dei territori e con la storia cooperativa, con alcune innovazioni organizzative nel segmento corporate retail e private. Novità anche sulla comunicazione ed in particolare sui canali social dove sarà ancora più presente.

L’aumento di capitale per mantenere in mani orvietane una quota della Cassa di risparmio? Lo sostengano tutte le fondazioni umbre

Entro la metà di dicembre la Fondazione CariOrvieto dovrà decidere se aderire o meno all’aumento di capitale della Cassa di Risparmio di Orvieto così come richiesto da Bankitalia e deliberato dagli organi della banca. Marco Ravanelli, coordinatore di Azione a Orvieto e nel direttivo provinciale del partito di Calenda, indica una possibile strada per mantenere salde le radici della banca in Umbria senza che il sacrificio economico sia esclusivamente in carico alla Fondazione Cro.

Di Alessandro Maria Li Donni

Oggi ha senso parlare di banca di territorio anche per quanto riguarda l’orvietano?

Gli accadimenti globali ci insegnano che è necessario essere aperti e con territori coesi più ampi ma senza perdere il controllo su quegli assets fondamentali che possono garantire la sussistenza di un territorio e di un popolo. Certamente avere un sistema finanziario radicato sul territorio è un vantaggio significativo. Il vero problema è capire se Orvieto è un territorio. Economicamente non lo è ma se allarghiamo il discorso alla provincia o, ancora meglio, alla Regione allora il discorso cambia totalmente. Come dicevo prima il territorio va considerato nella sua accezione più ampia e CariOrvieto è radicata sicuramente nella Provincia di Terni e ha basi solide per crescere nella Provincia di Perugia.

Ma il sistema bancario in questi anni è mutato radicalmente…

Abbiamo sicuramente assistito a una mutazione del sistema bancario territoriale in favore di una globalizzazione dei servizi che da un lato ha portato un’offerta più moderna e sicuramente meno costosa ma dall’altro questo stesso sistema non assiste e non comprende pienamente le necessità di un territorio, più o meno vasto. In Umbria, poi, siamo passati da una moltitudine di istituti bancari al nulla o quasi con l’eccezione di CariOrvieto.

Questo cambiamento cosa ha causato in Umbria?

La prima conseguenza è la difficoltà, delle Pmi in particolare, a rapportarsi con le banche anche perché a sua volta, un istituto globale fatica ad adattarsi alle peculiarità di un territorio. La seconda riguarda la perdita di figure professionali che ricoprivano ruoli apicali nelle banche locali definitivamente sparite dal panorama del credito in Umbria. E’ per tutti questi motivi che non possiamo rimanere a guardare con Cassa di Risparmio di Orvieto che, ricordo ha 41 punti operativi e di questi 22 sono in Umbria.

Certamente avere una banca serve ma il primo azionista è lo Stato quindi come si può decidere stando in minoranza?

Questo è un vecchio problema; Orvieto ha perso la banca quando è stata venduta la quota di controllo. Poi ci sono una serie di contrappesi che hanno regolato fino ad oggi gli equilibri all’interno del cda e per questioni di rilevanza economica, come ad esempio un aumento di capitale. Cro è un istituto di credito che ha radici, operatività nel territorio ma la testa pensante è altrove, oggi a Roma. Con il socio di controllo si può avere un dialogo e si può pensare di ottenere dei vantaggi per il territorio di vario genere. Non solo, se ci si presenta con un progetto credibile e sostenibile si può andare anche oltre e convincere l’azionista di maggioranza dei vantaggi che un territorio come il nostro, inteso come Umbria, può avere per un istituto di credito.

Questo è il futuro ma per il presente e per l’aumento di capitale?

Tecnicamente la Fondazione è chiamata a valutare se sottoscrivere l’aumento di capitale di 27 milioni di euro per la sua quota di competenza di circa 7 milioni a fronte di una partecipazione del 26,43%. Cosa può decidere Palazzo Coelli? Sottoscrivere l’aumento e così concentra ulteriormente nel capitale della banca, previa autorizzazione del Ministero. Oppure non sottoscrive l’aumento perdendo tutti i diritti previsti dallo statuto e diluendo la sua quota di partecipazioni a livelli minimi.

Sono solo queste le opzioni in campo?

C’è una terza opzione ed è quella che abbiamo proposto noi di Azione e cioè che le Fondazioni di origine bancaria umbre partecipino all’aumento di capitale insieme a quella orvietana facendo in modo che la quota di partecipazione rimanga la stessa e con il risultato che l’Umbria torni al centro.

Quindi la banca diverrebbe il presidio del territorio umbro?

Esattamente, le fondazioni e gli investitori privati umbri potrebbero svolgere un ruolo determinante nel favorire il mantenimento di una partecipazione locale nella banca e, magari, addirittura di rafforzarlo, ma qui torniamo nel futuro più lontano. In questo modo la banca potrebbe divenire uno strumento di riqualificazione del territorio e dell’Umbria.

Insomma, una banca umbra a tutti gli effetti almeno nella compagine di minoranza, ma non si rischia di perdere l’orvietanità?

Andiamoci cauti. Una prima vittoria sarebbe quella di coinvolgere tutte le fondazioni umbre in una compagine di minoranza e con un socio, lo Stato, forte. Sull’orvietanità non penso si rischi nulla in particolare, ma una banca è un’azienda e deve assolutamente travalicare i confini del campanile per generare utili visto che in termini economici Orvieto assolutamente non basta. Il tema non ha una portata specificatamente orvietana ma investe più in generale l’intera provincia di Terni, e perché no, l’intera regione Umbria. Chiediamo pertanto alle Fondazioni Bancarie locali di valutare attentamente la possibilità di supportare la più piccola Fondazione orvietana in questa sfida che gioca un ruolo centrale nel nostro scacchiere.
Azione ancora una volta al fianco del Territorio con una proposta pragmatica.

Acea ed Asm danno vita ad una super multiutility per gas, rifiuti e gestione idrica

E’ già arrivato il primo via libero dell’Agcm che non vi ravvisa situazioni di posizioni dominanti

Acea ha perfezionato la chiusura della prima fase dell’operazione di aggregazione con Asm Terni, ad esito della procedura ad evidenza pubblica avviata da quest’ultima. L’operazione ha un’importante valenza strategica ed è finalizzata alla creazione di una multiutility integrata attiva in Umbria nei settori della distribuzione e vendita di elettricità e gas, della gestione dei rifiuti e del ciclo idrico integrato. L’ingresso di Acea nel capitale sociale di Asm Terni è strutturato in due fasi distinte ma correlate tra loro. Si evidenzia che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha deliberato di non procedere all’avvio dell’istruttoria sull’operazione, in quanto questa non dà luogo a costituzione o rafforzamento di posizione dominante e che la Corte dei Conti Umbria si è pronunciata in senso non ostativo all’operazione. Si sono così verificate le due condizioni sospensive previste per l’esecuzione della prima fase dell’operazione.

Gli operatori della sanità incontrano i parlamentari umbri

Sottotitolo, qui inserire il paragrafo

Oltre 4 mila sanitari chiedono misure economiche per colmare le disuglianze esistenti tra i vari livelli professionali.

Un tavolo di confronto con i parlamentari umbri, che potrebbe diventare un appuntamento permanente, per chiedere «il giusto riconoscimento e la valorizzazione» degli oltre 4mila professionisti sanitari iscritti all’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Tsrm Pstrp) di Perugia e di Terni.

Con queste basi si è tenuto un incontro in videoconferenza, coordinato dal presidente dell’Ordine Federico Pompei, alla presenza degli onorevoli Virginio Caparvi, Emma Pavanelli e Walter Verini, insieme alla presidente della Federazione nazionale Tsrm Pstrp Teresa Calandra ed ai 19 presidenti delle Commissioni di albo dell’Ordine. Tema centrale del tavolo – spiega una nota – è stato quello di proporre di inserire degli emendamenti nella manovra di Bilancio 2023, attualmente in fase di discussione, per richiedere il giusto riconoscimento professionale ed economico per gli oltre 4mila professionisti sanitari umbri.

Durante l’incontro, infatti, il presidente Pompei ha sensibilizzato i parlamentari circa l’evidente diseguaglianza di trattamento economico e professionale che coinvolge gli iscritti, concretizzatasi recentemente con il nuovo Ccnl, ma che deriva dalla manovra di Bilancio del 2020 effettuata in piena emergenza pandemica. Dal quadro tracciato è emerso un contesto nel quale i professionisti sanitari, pur condividendo gli stessi modelli formativi universitari e lo stesso inquadramento giuridico, hanno un diverso trattamento economico che crea «una discrepanza non più giustificabile». In merito alla valorizzazione dei professionisti, il presidente Pompei ha anche sottolineato come siano maturi i tempi per il superamento del vincolo di esclusività per gli iscritti all’Ordine Tsrm Pstrp e di come il Servizio sanitario nazionale e regionale non può più fare a meno di tutte le figure sanitarie, senza dimenticarne alcuna, il cui apporto è imprescindibile in un’ottica multi-interdisciplinare per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. Innovazione, prevenzione, promozioni della salute, digitalizzazione, ricerca, formazione e sviluppo delle reti assistenziali territoriali: sono solo i punti di partenza nei quali il contributo di tutti i professionisti, insieme a quello di tutti gli attori del sistema sanitario, può profondamente rinnovare il «sistema salute». Successivamente hanno preso la parola i parlamentari presenti. Emma Pavanelli ha ribadito la legittimità della richiesta e condiviso il supporto alle proposte effettuate. Virginio Caparvi ha accolto la proposta chiedendo che le proposte vengano al più presto tradotte in una richiesta di emendamento alla manovra di bilancio, così da poter supportarle in maniera trasversale, e proponendo che tavoli come questi possano trasformarsi in permanenti, nei quali istituzioni, Ordini e rappresentanti politici possano incontrarsi per condividere problematiche e proporre iniziative a tutela della cittadinanza. Walter Verini, infine, ha condiviso le tematiche e le proposte dei colleghi parlamentari dando massima disponibilità a far sì che tali richieste possano tradursi in emendamenti ed arrivare alla loro realizzazione. In seguito è intervenuta la presidente della Federazione nazionale Tsrm Pstrp, Teresa Calandra, che ha ribadito le richieste, sottolineando il ruolo fondamentale dei professionisti sanitari nella sanità di ieri, oggi e soprattutto di quella territoriale e dell’importante opera di sensibilizzazione di tutte le istituzioni a livello nazionale. L’Ordine Tsrm Pstrp di Perugia e Terni – è detto nella nota – conta ad oggi oltre 4mila professionisti sanitari, una parte dei 220mila iscritti a livello nazionale, afferenti alle aree della prevenzione, riabilitazione, tecnico diagnostiche e tecnico assistenziali.

Sottotitolo, qui inserire il paragrafo

Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.

Ance Perugia, Giacomo Calzoni eletto alla presidenza

Nominato anche il nuovo consiglio direttivo per il prossimo triennio

Giacomo Calzoni, 38 anni non ancora compiuti, amministratore e direttore tecnico della storica azienda perugina Calzoni spa, è stato nominato alla guida di Ance Perugia, l’associazione dei costruttori edili di Confindustria Umbria che si è riunito in assemblea eleggendo anche il nuovo consiglio direttivo.
Giacomo Calzoni sarà affiancato, oltre che dal past president Moreno Spaccia, dai Consiglieri: Giustiniano Baldelli, Valter Boschetti, Carlo Carini, Mara Caselli, Romeo Castellini, Marco Dalla Chiesa, Fabrizio Fogliani, Paolo Forti, Lorenzo Granieri, Roberto Menichetti, Elia Metelli, Bernardetta Radicchi, Mario Settembre, Filippo Trovati e Sante Tulli.
Per quanto riguarda invece i rappresentanti territoriali, per il Perugino è stato scelto Alessio Mariotti, per l’Alta Valle del Tevere Maria Grazia Falcini, per Foligno Corrado Bocci, per Spoleto-Valnerina Luciano Fraschetti, per l’Eugubino-Gualdese Fausto Marionni e per la Media Valle del Tevere Francesco Sbernicchia. Il collegio dei probiviri sarà composto da Salvatore Bartolucci, presidente, Marcello Betti e Gianluca Ciani. Faranno inoltre parte del consiglio direttivo, come membri di diritto, il presidente di Ance Umbria Albano Morelli, la presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Ance Perugia Chiara Agneloni, il presidente della Cassa Edile di Perugia Roberto Tosti e il presidente del Cesf Agostino Giovannini. L’assemblea, dopo la consegna dei premi di fedeltà associativa a 17 aziende iscritte ad Ance da 25, 50 e 75 anni, è stata aperta dal presidente uscente Moreno Spaccia che, giunto al termine del suo mandato, ha ripercorso le tappe che hanno contraddistinto l’andamento del settore in Umbria negli anni recenti. “Nel 2019 – ha ricordato Spaccia – abbiamo assistito all’inizio di una timida, ma apprezzabile, inversione di tendenza rispetto al decennio precedente. Ma durante gli ultimi tre anni, nel momento in cui sembrava fossimo di fronte ad una ripresa ecco la pandemia mondiale, e poi la guerra, i costi fuori controllo dei materiali e dell’energia, l’irreperibilità delle materie prime. Tutti enormi e drammatici problemi che si sono andati ad aggiungere a quelli tradizionali e conosciuti: l’ostilità della burocrazia, l’insieme di procedure complesse e penalizzanti e la totale assenza di una qualsiasi politica industriale. Le nostre imprese, invece, hanno bisogno di una seria e strategica politica industriale che guardi al lungo periodo”.

Il neo presidente Giacomo Calzoni, nel ringraziare il past president Spaccia per l’impegno dedicato all’Associazione e per i risultati ottenuti, ha sottolineato come le aziende “già oggi si trovano a fronteggiare diverse sfide in un periodo caratterizzato da numerosi elementi di instabilità nonché da nuovi mutamenti nelle condizioni del nostro mercato. Nel prossimo futuro dovremo misurarci con un contesto politico, economico, sociale e normativo in continua evoluzione all’interno del quale è necessario saper cogliere le occasioni e dimostrare la nostra resilienza. Ed è qui che la nostra Associazione ci viene in aiuto: solo ampliando il nostro coinvolgimento sui tavoli istituiti presso Ance Nazionale saremo in grado di trarre gli strumenti utili ad interpretare il mercato e, nel contempo, rappresentare con maggior autorevolezza le nostre istanze nelle decisioni che riguardano il settore delle costruzioni.

Sono tanti i temi che dovremo affrontare: dal caro materiali/caro energia all’azzeramento della marginalità nelle nostre commesse, dalla revisione del prezziario alle problematiche legate al contesto finanziario, dalla transizione ecologica alla rigenerazione urbana, dalla ricostruzione post-sisma del 2016 alla mancanza di manodopera qualificata che in alcuni casi impedisce persino l’avvio dei cantieri. Non ultimo, dovremo preservare e trasmettere il nostro patrimonio imprenditoriale perché non vada perduto. Ci aspettano tempi duri – ha concluso – e si profilano all’orizzonte numerose battaglie che dovremo sostenere insieme. Sono convinto che soltanto con il contributo attivo di tutti riusciremo ad operare per il bene della nostra comunità e per far evolvere la nostra Associazione”.

In occasione dell’assemblea è intervenuto anche il presidente di Confindustria Umbria Vincenzo Briziarelli che ha sottolineato l’importanza del legame fra le due associazioni e la necessità di continuare a lavorare insieme sui temi comuni di interesse delle imprese. Briziarelli ha, inoltre, richiamato l’attenzione sulle preoccupazioni legate al caro energia che sta impedendo alle imprese del territorio di continuare a produrre a livelli competitivi.

“L’Europa sta tardando a prendere decisioni in merito – ha detto – a partire dal price cap sul gas, mettendo gli stati nelle condizioni di prendere decisioni in autonomia. Non si può essere solidali nelle sanzioni verso la Russia e non nelle soluzioni alla crisi energetica. È una contraddizione che rischia di incrinare l’unità europea. Crediamo inoltre che sia arrivato il momento in cui l’Europa individui un interlocutore autorevole capace di avviare un negoziato per mettere fine al conflitto che sta logorando il popolo ucraino e che mette a rischio anche la tenuta economica e sociale del sistema dell’Europa e dei paesi più esposti come l’Italia”.

A concludere i lavori è stato il Vice Presidente di Ance Nazionale, Piero Petrucco, responsabile del Centro Studi, che ha illustrato nei dettagli il quadro economico nazionale e l’andamento del settore delle costruzioni, evidenziando le principali iniziative messe in campo da Ance.

L’assemblea è stata anche l’occasione per inaugurare nella sede di Perugia dell’Ance, la nuova sala riunioni dedicata all’imprenditore Massimo Calzoni, scomparso nel 2018, già presidente di Ance Umbria nonché padre del neo presidente Giacomo.

“Massimo Calzoni – ha ricordato con commozione Moreno Spaccia – nel corso della sua vita non si è mai risparmiato. Oltre all’impegno nella sua azienda, ha sempre speso la sua grande autorevolezza e competenza nell’attività associativa ricoprendo incarichi nella nostra territoriale, in Ance nazionale e nel sistema degli enti bilaterali dell’edilizia rappresentando con convinzione le istanze e gli interessi delle imprese di costruzione. Non smetteremo mai di essergli grati. Ed è per questo che con tutto il consiglio direttivo abbiamo voluto intitolargli la nostra nuova sala, moderna e funzionale”.

Mille economisti ad Asssi per la Economy of Francesco. Ci sarà anche il papa

Sono un migliaio i giovani, economisti, imprenditori e changemaker giunti ad Assisi da 100 paesi

In attesa della giornata più importante che vedrà, sabato 24 settembre, l’arrivo di papa Francesco al teatro Lyrick, la manifestazione si è aperta tracciando un bilancio di ciò che è stato l’evento in questi anni. Il tema centrale dell’appuntamento è la salvaguardia del Creato e quindi la sostenibilità ambientale, come ricordano gli organizzatori della manifestazione, la Diocesi di Assisi, l’Istituto Serafico ed Economia di comunione. L’impegno a cambiare l’economia mondiale sarà tradotto in un patto che verrà firmato da Papa Francesco appunto sabato. La tre giorni di EoF si sviluppa tra il teatro Lyrick e il Palaeventi a Santa Maria degli Angeli e il centro storico di Assisi, in 12 villaggi, relativi ai temi su cui i giovani hanno lavorato in questi tre anni. Tra i mille giovani presenti in Umbria ci sono anche ragazze e ragazzi che oggi si trovano su fronti di guerra avversi, come russi e ucraini, ma che ad Assisi si sono ritrovati in un abbraccio di pace.

Arriva dal Trasimeno il primo pullman alimentato ad idrogeno

Lo ha realizzato la società Rampini spa al termine di dieci anni di progettazione

La presentazione del nuovo veicolo, battezzato non a caso ‘Hydron’, totalmente alimentato a cella combustibile a idrogeno, si è svolta nel centro di produzione di Passignano sul Trasimeno. Hydron è un autobus a idrogeno lungo otto metri, il primo del suo genere realizzato in Italia, frutto del lavoro di studi e progettazione durato dieci anni del team Rampini.E’ un mezzo innovativo, l’unico in Europa capace di trasportare sino a 48 persone, in soli otto metri, con un’autonomia di 450 chilometri. “La gamma di prodotti che abbiamo presentato oggi – ha spiegato Fabio Magnoni, direttore generale di Rampini Spa – è il nostro orgoglio, frutto di investimenti in ricerca e innovazione e la testimonianza che l’industria italiana è viva ed è in grado di esprimere l’eccellenza”. L’azienda ha svelato anche due nuovi modelli di bus a zero emissioni: Sixtron, un autobus urbano da sei metri che può trasportare fino a 31 passeggeri con un’autonomia pari a circa 250 chilometri e concepito per rispondere alle esigenze di trasporto nei piccoli centri storici ed Eltron, l’evoluzione del modello E80, il primo autobus elettrico costruito da Rampini con larghezza limitata, tre porte, una autonomia di oltre 300 chilometri. Tre modelli di autobus a impatto zero che hanno richiesto mesi di progettazione e messa a punto da parte del gruppo Rampini e che per l’azienda hanno significato un investimento in ricerca e sviluppo del 10% del fatturato. Rampini è leader nel settore dei bus di piccole dimensioni a impatto zero ed è apprezzata anche all’estero: in Spagna, Francia, Germania, Austria e Grecia. La presentazione al pubblico del nuovo autobus a idrogeno e della gamma di autobus elettrici è prevista all’interno di Next Mobility Exhibition (12-14 ottobre 2022) il Salone della mobilità pubblica organizzato da Fiera Milano all’interno degli spazi di Fiera Milano Rho.

 

Ad ottobre molte aziende rischiano di chiudere

Vincenzo Briziarelli, presidente di Confindustria Umbria, lancia l’allarme per una situazione che il caro energia sta rendendo drammatica

“L’inarrestabile corsa del prezzo del gas e dell’energia rende la situazione drammatica sul piano economico e sociale: in breve tempo le aziende saranno costrette a chiudere e i cittadini non riusciranno a far fronte all’aumento delle spese”. Non usa mezzi termini Confindustria Umbria nel valutare le “devastanti conseguenze» del caro energia che, nel corso di questi mesi, ha già indebolito la capacità competitiva delle aziende e le sta spingendo sempre di più fuori dai mercati a vantaggio di altri concorrenti europei ed extraeuropei. “Assistiamo – sottolinea il presidente di Confindustria Umbria, Vincenzo Briziarelli – a un sempre più marcato divario concorrenziale tra le nostre imprese e quelle di altri paesi, sarà difficilissimo, se non impossibile, recuperare le quote di mercato perse. Se l’Europa non riesce a realizzare una politica comune che salvaguardi i Paesi che stanno subendo maggiormente questa crisi, l’Italia deve avere il coraggio di prendere decisioni autonome con interventi rapidi per calmierare i prezzi ma, soprattutto, mettendo in campo soluzioni strutturali a medio e lungo termine per scongiurare una crisi senza precedenti. Siamo convinti, come ribadito in più occasioni – conclude Briziarelli – che debba essere indicato immediatamente un rappresentante unico capace di avviare una trattativa a nome di tutta l’Europa per individuare soluzioni per mettere fine al conflitto e riequilibrare la situazione economica”.

MedioEtruria: una stazione per “l’Alta Velocità”. Un grande progetto di sviluppo economico per due regioni e quattro province

Le Camere di Commercio dell’Umbria e di Arezzo chiedono a gran voce la realizzazione di una nuova stazione sulla linea dell’Alta Velocità Milano-Salerno che funga da volano economico per Umbria e Toscana.

Sottotitolo, quiIl tema è stato rilanciato con una conferenza a stampa acui sono intervenuti il presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena Massimo Guasconi e quello dell’Umbria Giorgio Mencaroni.

Il progetto, la cui realizzazione avrebbe peraltro costi relativamente contenuti e stimabili al di sotto dei 50 milioni di euro, potenzierebbe lo sviluppo di una macro-area con quasi un milione e mezzo di abitanti, più di 200.000 imprese, oltre 600.000 occupati e connotata da una forte propensione turistica che si concretizza in oltre 10 milioni di presenze annue. Ha aperto la conferenza stampa il presidente Guasconi che ha salutato la stampa presente in presenza e online e ha subito voluto passare la parola al presidente Mencaroni il quale ha ricordato un recente studio condotto dall’Università di Napoli, che dimostra come la creazione di una stazione dell’alta velocità porti notevoli benefici e incrementi del PIL e dell’occupazione anche del 10% nel territorio interessato; benefici che vanno a decrescere man a mano che ci si allontana dalla stazione ma che comunque restano significativi (3%-4%) ancora ad un’ora d’auto .
“La stazione MedioEtruria porterebbe sicuramente incrementi e facilitazioni sia per insediamenti produttivi e residenziali, sia per quel che riguarda il turismo nelle due regioni. Noi vorremmo quindi – ha proseguito Mencaroni – che i due presidenti regionali predisponessero nei tempi più brevi un documento congiunto per sollecitare il nuovo governo a valutare la progettualità di questa stazione.”

Nel corso dell’incontro i due presidenti hanno tenuto a precisare come “parlare di dove collocare la stazione in questo momento rappresenterebbe solo un ostacolo alla sua effettiva realizzazione. La scelta è di competenza dei tecnici e degli amministratori delle Ferrovie dello Stato che sceglieranno in basa a criteri di massima efficienza e redditività.”
“Come Camera di Commercio dell’Umbria chiediamo al governo regionale un piano dei trasporti e della viabilità che colleghi l’Umbria alla futura stazione AV MedioEtruria. Purtroppo – ha proseguito il presidente Mencaroni – al momento nei programmi elettorali di nessun partito è presente il tema dei trasporti, il che è un segnale piuttosto preoccupante.
Ha ripreso poi la parola Massimo Guasconi, presidente della Camera di Commercio di Arezzo-Siena, che ha salutato il collega umbro ribadendo come “con questo documento, condiviso da tutte le categorie economiche delle quattro province abbiamo voluto evidenziare la strategicità e l’urgenza di realizzare una stazione dell’Alta Velocità in questa macro area.” Si tratta di un’opera coerente con l’impostazione strutturale dell’alta velocità/alta capacità italiana – ha sottolineato Guasconi – visto che se nella linea AV tra Milano e Bologna, che distano poco più di 200 chilometri, è operativa la stazione “Mediopadana” è altrettanto logico e necessario collocare una stazione intermedia tra Firenze e Roma che distano tra di loro quasi 250 chilometri. Una stazione la cui realizzazione avrebbe peraltro costi relativamente contenuti: si stima infatti, nelle ipotesi più dispendiose, una spesa inferiore ai 50 milioni di euro, che equivale al costo medio della realizzazione di un unico chilometro di autostrada in Italia.”

Di seguito si riporta la nota condivisa dalle due Camere di Commercio e da tutte le associazioni di categoria del territorio.

Per lo sviluppo economico dei territori e per favorire la crescita della competitività del sistema imprenditoriale è fondamentale la presenza di un sistema infrastrutturale moderno ed efficiente che assicuri, una efficiente mobilità dei passeggeri e delle merci.
Le Camere di Commercio dell’Umbria e di Arezzo-Siena e le associazioni economiche di categoria delle quattro province (Arezzo, Perugia, Siena e Terni) sostengono convintamente, nell’interesse delle imprese e dei cittadini interessati, il progetto di realizzazione di una stazione sulla linea ferroviaria di Alta velocità/Alta capacità che unisce Milano a Salerno. Una stazione strategica per una macro-area con quasi un milione e mezzo di abitanti, con più di 200.000 imprese, con oltre 600.000 occupati, connotata da una forte propensione turistica che si concretizza in oltre 10 milioni di presenze annue.
Un bacino di utenza con caratteristiche simili a quelle che hanno permesso la realizzazione della stazione di “Reggio Emilia – Mediopadana AV” e che, con l’accesso all’Alta velocità/Alta capacità, vedrebbe crescere ulteriormente opportunità di investimenti e di lavoro, aumentando, ad esempio, con il miglioramento dei tempi di percorrenza dai principali aeroporti italiani, la già elevata propensione all’internazionalizzazione o l’attrattività turistica. Per rendere realizzabile questo progetto e per garantirne la sua sostenibilità, soprattutto dal punto di vista economico-gestionale, è necessaria l’unità d’intenti di tutte le istituzioni che rappresentano i territori interessati, senza alcuna eccezione. Ed è a loro che le due camere di commercio chiedono di adoperarsi congiuntamente per il raggiungimento di questo obiettivo. Ad iniziare dai due governi regionali della Toscana e dell’Umbria, che le due Camere di Commercio hanno invitato a formalizzare in tempi brevi, attraverso un apposito atto, il loro comune interesse alla realizzazione di questa opera attivando un rapido percorso di confronto con Rfi anche per la successiva individuazione tecnica della localizzazione della stazione.
La nuova stazione MedioEtruria renderebbe più facilmente accessibili ai turisti i nostri tesori artistici, naturalistici e religiosi, e potrebbe avvicinare le nostre imprese ai mercati di riferimento, ma queste sono solo alcune delle opportunità che la stazione dell’Alta velocità potrebbe offrire alle nostre province.
Un grande progetto di sviluppo in grado di migliorare la qualità della vita nei nostri territori e di favorire il benessere delle persone e delle imprese.

Sottotitolo, qui inserire il paragrafo

Dopo il commissariamento Ajello-Blandini e un anno di gestione targata Giampiero Bergami la Pop di Bari, dal 22 dicembre scorso, è nelle mani dell’amministratore delegato Cristiano Carrus (diplomato in perito del turismo già amministratore delegato e direttore generale di Veneto Banca, istituto in liquidazione coatta amministrativa). Con una perdita nel primo semestre di 101,1 milioni la stima di chiusura dell’anno si aggira sui 180 milioni. La banca ha bisogno subito di invertire la rotta: il rapporto “cost/income” nel primo semestre del 2021 era al 155% (più lavora più perde) e con il blocco degli incentivi all’esodo del personale tale rapporto scenderà a fine anno al 120-125%. C’è molta liquidità (che ha un costo), mentre gli impieghi non rendono quanto dovrebbero. E soprattutto è alquanto problematica la gestione dell’indice Npe (crediti deteriorati e sul totale di quelli erogati) e il “pericolo” di contenziosi con gli azionisti. Quindi il management ha studiato l’avvio di una sorta di bad division che dovrà monitorare il settore grazie anche all’assunzione di specialisti (ne sono stata annunciate 100 in tutto il gruppo Mcc). Saranno internalizzati i servizi di finanza agevolata e si punterà a ottimizzare il settore immobiliare attraverso vendite o fitti 8nel mirino ci sono i palazzi di piazza Massari e via Melo a Bari, ma anche unità a Potenza e Teramo). Un’altra mossa riguarda i servizi di liquidità di tesoreria che passeranno alla capogruppo. Non ci saranno licenziamenti e non saranno chiuse filiali.