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lavoro

In Umbria 402mila lavoratori irregolari producono il 2,8% della ricchezza regionale

In Umbria nel 2023 (ultimo dato per il quale l’Istat ha raccolto delle stime) c’erano oltre 37mila lavoratori irregolari. Una percentuale di quasi il 10% rispetto al totale dei lavoratori. Un’economia che vale il 4,5% del valore aggiunto della regione, per 1.090 milioni di euro.

Questa l’elaborazione fatta dall’Ufficio studi della Cgia sulla base degli ultimi dati Istat disponibili.

In Italia il volume d’affari generato dall’economia sommersa supera i 77 miliardi di euro all’anno. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (27,5 miliardi, il 35,7%) si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più elevata di lavoratori coinvolti. Su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari, infatti, il 37,5% opera nel Sud.

Ma oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro (16,5 miliardi) e nel Nord (19,4 miliardi nel Nordovest e 13,7 miliardi nel Nordest).

Quanto alla propensione al “nero” delle regioni, vale a dire l’incidenza percentuale dell’ammontare riconducibile al valore aggiunto del lavoro irregolare sul valore aggiunto totale regionale, la quota più elevata (l’8,3%), interessa la Calabria. Seguono la Campania (7%), la Sicilia (6,4%), e la Puglia (6,3%). La media nazionale è del 4%.

Dei 2.608.600 occupati non regolari stimati in Italia dall’Istat, 979.500 sono ubicati nel Mezzogiorno, 634.000 nel Nordovest, 572.300 nel Centro e 422.800 nel Nordest. Il tasso di irregolarità, dato dal rapporto tra il numero degli irregolari e il totale occupati per regione, vede la presenza più significativa sempre nel Sud e, in particolare, in Calabria con il 17,9%. Seguono la Campania con il 14,4% e la Sicilia con il 14%. Il dato medio Italia è del 10%.

A livello settoriale, le situazioni più critiche si riscontrano nei servizi alla persona, dove il tasso di irregolarità raggiunge il 48,8%. In questo comparto rientrano soprattutto colf, badanti e altre figure impegnate nell’assistenza domestica. Seguono l’agricoltura, con un tasso di irregolarità del 20,8%, e le attività artistiche e di intrattenimento (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) al 20,3%.

(immagine generica di archivio)