Società benefit, fatturato +15% | L’analisi in Italia e in Umbria
Il bene comune fa crescere. E’ quanto emerso nell’incontro dedicato alle società benefit, che si è svolto nei giorni scorsi al Centro Servizi camerali “Galeazzo Alessi”.
A coordinare i lavori è stata Giuliana Piandoro, vicesegretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha richiamato l’impegno dell’ente per la parità di genere e la sostenibilità d’impresa. In questo quadro si inserisce PAGINA – Parità di Genere in Azienda, progetto promosso dalla Consigliera di Parità della Regione Umbria, dalla Regione Umbria e dalla Camera di Commercio, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il percorso accompagna le imprese verso la Certificazione della Parità di Genere UNI/PdR 125:2022, intervenendo su governance, risorse umane, equità retributiva, genitorialità e conciliazione vita-lavoro. Il bando collegato alla formazione ha registrato una forte partecipazione delle aziende umbre, confermando un interesse concreto e diffuso.
Piandoro ha ricordato anche che l’azione camerale non si esaurisce in PAGINA: la Camera è impegnata su più fronti della sostenibilità, mentre la transizione ecologica delle imprese è uno dei capisaldi del programma di mandato della Giunta camerale. Parità, sostenibilità e responsabilità sociale non sono dunque capitoli separati, ma parti di una stessa trasformazione organizzativa.
Il quadro nazionale e regionale è stato illustrato da Serafino Pitingaro, senior data analyst di InfoCamere, al quale è stata affidata la lettura dei dati. In Umbria, al 31 marzo 2026, le società benefit sono 73, in crescita del 32,7 per cento sul 2025. Gli addetti sono circa 1.200, mentre il valore della produzione ha raggiunto 226 milioni di euro. Per Pitingaro, il dato umbro segnala una maturazione iniziale ma significativa: il modello comincia a essere compreso anche da un sistema produttivo fatto soprattutto di piccole e medie imprese.
Il quadro nazionale conferma che il fenomeno ha superato la soglia della nicchia. La Ricerca nazionale sulle Società Benefit 2026 registra 5.540 società benefit alla fine del 2025, il 21 per cento in più rispetto all’anno precedente. Sono imprese che occupano oltre 241 mila addetti e generano 69 miliardi di euro di valore della produzione. Nel triennio 2022-2024 hanno aumentato il fatturato in misura mediana del 15 per cento, contro il 5 per cento delle imprese non benefit; il 63 per cento ha incrementato gli addetti, contro il 48 per cento delle imprese tradizionali. Anche valore aggiunto e costo del lavoro crescono di più: 19,7 e 21,6 per cento, contro 12,6 e 11,2 per cento.
Il beneficio comune, dunque, appare come una possibile leva di produttività, occupazione e qualità del lavoro. Le società benefit crescono di più e rendono più leggibile il rapporto tra utile, salari, territorio e impatto. Non si tratta solo di un cambio di statuto, ma di un modo diverso di definire la responsabilità dell’impresa: verso chi lavora, verso le comunità, verso l’ambiente e verso le filiere in cui l’azienda opera.
Nei saluti di apertura Marilina Labia, dirigente di Si.Camera/Unioncamere, ha richiamato il roadshow nazionale promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy attraverso Invitalia, con il supporto tecnico di Si.Camera. “Il compito del sistema camerale è rendere questo modello comprensibile e praticabile: obiettivi chiari, strumenti di misurazione e rendicontazione trasparente”. Laura Morleni, funzionaria della Casa del Made in Italy di Perugia, ha legato il tema alla qualità produttiva: “Il Made in Italy è forte quando tiene insieme competitività, identità e responsabilità”. Ludovica Angelico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha messo l’accento della strategicità delle imprese benefit come leva di una vera economia sociale di mercato.
La geografia resta più intensa nel Nord, con la Lombardia in testa, ma la diffusione riguarda ormai settori e dimensioni diverse. Le società benefit non sono più un episodio isolato: entrano in più filiere, attraversano comparti differenti e diventano una componente riconoscibile del sistema produttivo.
Andrea Bellucci, professore dell’Università degli Studi di Perugia e componente del Comitato scientifico di Assobenefit, ha puntato sulla sostanza. “Non basta modificare lo statuto. La domanda vera è se quella scelta cambia la governance, il rapporto con i lavoratori, la relazione con l’ambiente e con la comunità”. Bellucci ha richiamato anche il nesso con la parità di genere: nei consigli di amministrazione delle società benefit la presenza femminile arriva al 47 per cento, contro il 36 per cento delle imprese non benefit.
Il passaggio dall’analisi all’esperienza d’impresa è arrivato con Jacopo Gabriele Orlando, Agricultural Public Affairs, Impact & Sustainability Manager di Aboca Group. “Essere benefit significa trasformare una visione in processi, investimenti e responsabilità interne. Non è un bollino da esibire, ma una domanda quotidiana: la crescita dell’impresa migliora anche territorio, filiere, lavoro e ambiente?”. Per Orlando, sostenibilità e competitività diventano parte della stessa traiettoria industriale.
A chiudere il giro degli interventi è stata Marta Pasqualini, direttrice generale della Fondazione Progetto Valtiberina. “Un distretto benefit non nasce sommando aziende virtuose. Nasce quando imprese, istituzioni e comunità scelgono obiettivi comuni e si danno strumenti per seguirli nel tempo”. È una prospettiva adatta all’Umbria, dove il rapporto tra impresa, comunità e territorio resta decisivo.
Dentro il Festival della Parità di genere l’incontro ha consegnato un messaggio preciso: la parità non è solo rappresentanza o linguaggio. È anche struttura dell’impresa, composizione dei vertici, qualità del lavoro, trasparenza nella misurazione degli impatti. Il modello benefit porta questi elementi nello statuto, nella rendicontazione, nella vita quotidiana dell’azienda. Per l’Umbria 73 società benefit non bastano a cambiare da sole il profilo dell’economia regionale, ma indicano che una parte del sistema produttivo cerca strumenti nuovi per rispondere a domande non più rinviabili: come si crea valore, per chi e con quali effetti.