Investimenti, lavoro, semplificazione: l’Umbria alla prova della Zes
Il Centro congressi della Camera di Commercio dell’Umbria ha ospitato il convegno “Zes Umbria – Un’opportunità per le Pmi”, promosso da Cisl Umbria e dallo stesso ente camerale. Al centro del dibattito una domanda semplice e decisiva: come trasformare la Zes in sviluppo vero per una regione fatta soprattutto di piccole e medie imprese.
Il confronto, seguito con grande attenzione dal pubblico, ha visto anche gli interventi dei
rappresentanti regionali Mauro Orsini di Confapi, Paola Roscini di Confindustria, Paola Sorbi di
CNA, Gian Marco Scopertini di Confartigianato, Simone Fittuccia di Confcommercio, Danilo
Valenti di Legacoop, Carlo Di Somma di Confcooperative e Luca Ferrucci, amministratore
unico di Sviluppumbria, con la moderazione di Giovanni Giorgetti, presidente ESG89. Durante i
lavori è stato inoltre effettuato un sondaggio telematico tra i presenti sulla percezione della Zes: un
segnale eloquente di quanto il tema sia ormai entrato nel vivo dell’agenda economica umbra.
Ad aprire l’appuntamento è stato il presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, Giorgio
Mencaroni, che ha richiamato il valore di un confronto capace di unire visione istituzionale e
bisogni reali del sistema produttivo. La sede dell’ente camerale, casa naturale delle imprese umbre,
è diventata così il luogo nel quale una misura tecnica ha assunto il peso politico ed economico che
merita: quello di uno strumento da capire fino in fondo, da spiegare bene e da utilizzare senza
esitazioni. “La questione centrale – ha detto – è creare una cabina di regia efficace e rapida, per
evitare la polverizzazione degli interventi”.

Angelo Manzotti, segretario generale della Cisl Umbria, ha allargato subito il campo: “La Zes è
uno strumento importante per rilanciare il tessuto economico e produttivo, soprattutto nelle piccole
e medie imprese, che in Umbria rappresentano il 95 per cento del tessuto economico e produttivo”.
E ancora: “La Zes non deve essere considerata solo per l’aspetto fiscale, ma deve essere inserita in
un progetto per riscrivere un nuovo modello di politica industriale e di coesione sociale”. Il punto,
per il sindacato, e semplificare sì, ma per creare lavoro qualificato, trattenere i giovani e riportare al
centro un’idea di crescita stabile e di qualità.

La presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, ha parlato di una “fase nuova”, chiedendo a
istituzioni e imprese di cogliere “a pieno regime” le opportunità della Zes. “Basta parlare di Zes a
macchia di leopardo”, ha detto, perché si tratta di “uno strumento fondamentale”. Il passaggio più
incisivo è arrivato quando ha indicato nella semplificazione amministrativa la chiave per togliere
“le manette” alle imprese, alle partite Iva, agli innovatori. Poi il versante operativo: certezza dei tempi, accompagnamento agli investimenti, benefici potenzialmente estesi a tutti i 92 Comuni
umbri e lavoro già avviato sulla futura Carta degli aiuti dal 2028.
Nelle considerazioni finali, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti
ha riportato il ragionamento sul terreno delle infrastrutture: “Serve anche in Umbria un ponte: il
ponte che serve in Umbria è quello tra est ed ovest, Adriatico e Tirrenico”. Un richiamo diretto al
nodo della connessione materiale della regione, senza la quale anche gli strumenti più utili rischiano
di perdere forza.
L’intervento più atteso e più politico è stato però quello del sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio Luigi Sbarra, che ha collocato l’estensione della Zes a Umbria e Marche dentro una
strategia nazionale di attrazione degli investimenti. “Passaggio strategico per creare condizioni di
maggiore attrattività degli investimenti, nei territori, nelle filiere”. Sbarra ha ricordato che
l’allargamento è stato “fortemente voluto dal Governo” per far ripartire investimenti, Pil,
occupazione ed export, citando poi i numeri che, a suo giudizio, certificano il valore dello
strumento: “20 miliardi di investimenti privati a fronte di 6 miliardi di stanziamenti e di sostegno
pubblico. Quasi 50 mila nuovi posti di lavoro”. Anche il 2026, ha aggiunto, mostra segnali
rilevanti: “quasi 200 autorizzazioni uniche, un miliardo e mezzo di investimenti con quasi 4 mila
nuovi posti di lavoro”. Il messaggio finale è stato chiaro: creare, anche nel cuore produttivo
dell’Italia centrale, condizioni nuove di crescita, politica industriale attiva e sostegno operativo alle
imprese.
È da qui che il convegno esce con il suo messaggio più netto. La Zes, per l’Umbria, non può restare
un annuncio, né una formula da convegno. Deve diventare velocità amministrativa, investimenti
reali, occupazione qualificata, capacità di trattenere energie e attirarne di nuove. A Perugia, davanti
a una sala piena e a un sistema economico che chiede risposte concrete, è emersa una convinzione
condivisa: l’occasione c’è. Adesso bisogna farla funzionare.