Così il reddito disponibile delle famiglie umbre
Redditi, famiglie umbre tra la linea del Centro-Nord e il confine del Sud. Nel 2024 – l’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto di Unioncamere e Centro Studi Guglielmo Tagliacarne – la regione è decima in Italia per reddito disponibile pro capite, supera le Marche e cresce più della media nazionale. Perugia si allinea al dato italiano, Terni resta più indietro di oltre 2.490 euro per abitante.
Che cosa misura davvero il reddito disponibile
Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è, in sostanza, il denaro che resta davvero a disposizione per consumi e risparmio dopo il passaggio della redistribuzione pubblica. Si parte dai redditi percepiti, si sottraggono imposte e contributi, si aggiungono pensioni, prestazioni sociali e altri trasferimenti ricevuti. Non è dunque una variabile teorica: è la misura più vicina alla capacità effettiva di spesa delle persone, al margine reale con cui una famiglia affronta bollette, acquisti, servizi, istruzione, salute e risparmio.
È su questo terreno, concreto e decisivo, che il 2024 consegna dell’Umbria un profilo più solido di quanto raccontino altri indicatori. Dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria su dati e rapporto Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne emerge infatti una regione che si colloca ancora in una posizione di cerniera: non agganciata alle aree più forti del Centro-Nord, ma nettamente sopra tutto il Mezzogiorno.
L’Umbria a metà classifica, ma non in affanno
Nel 2024 l’Umbria registra un reddito disponibile pro capite di 22.524,77 euro. Il dato è inferiore alla media nazionale, pari a 23.155,09 euro, con uno scarto di circa 630 euro, cioè del 2,7%. Ma colloca la regione al decimo posto tra le venti italiane: esattamente a metà classifica. È un piazzamento che conta, perché conferma l’Umbria nella fascia bassa del Centro-Nord, ma non come la sua periferia più debole in assoluto. Fa infatti meglio delle Marche, ferme a 22.488,58 euro, e supera tutte le regioni del Mezzogiorno.

Il confronto aiuta a leggere meglio il dato. Rispetto al Trentino-Alto Adige, prima regione italiana con 29.344,74 euro pro capite, l’Umbria sconta un divario del 23,2%, pari a circa 6.820 euro in meno. Rispetto alla Lombardia, seconda con 28.154,62 euro, il distacco è di circa 5.630 euro. Ma rispetto alla Calabria, che si ferma a 16.795,92 euro, il vantaggio umbro è di quasi 5.729 euro. È qui che l’Umbria mostra con maggiore chiarezza la sua natura di regione-soglia: più vicina, per struttura, al Centro-Nord; ancora lontana, però, dalle punte di testa del Paese.
Anche nel confronto con la ripartizione del Centro il quadro è istruttivo. L’area centrale viaggia a 24.069,41 euro pro capite, sospinta soprattutto dai livelli di Toscana e Lazio. L’Umbria resta sotto di circa 1.545 euro, cioè del 6,4%. Un ritardo che resta evidente, ma che non racconta immobilismo.
La crescita c’è, e supera la media nazionale
Dove l’Umbria mostra il segnale più interessante è nella dinamica tra il 2023 e il 2024. Il reddito disponibile pro capite cresce del 3,37%: più della media italiana, che si ferma al 3,03%, e più anche del Centro, che segna +3,06%. Tra le regioni del Centro-Nord solo il Piemonte fa meglio. In termini assoluti, significa quasi 735 euro in più per abitante in un anno, contro i circa 682 euro della media nazionale. Si tratta naturalmente di valori correnti, quindi non del tutto depurati dall’effetto dei prezzi, ma il segnale di tenuta resta netto.

Sale anche il valore complessivo del reddito disponibile delle famiglie umbre: da 18,624 a 19,197 miliardi di euro, con un incremento del 3,07%, leggermente superiore al +2,98% nazionale. Non è una corsa, ma è un passo più spedito della media del Paese.
Una parte rilevante della spiegazione sta verosimilmente nel mercato del lavoro. L’occupazione, in Umbria, nel 2024 è cresciuta più che in Italia, con un apporto importante del turismo. Più occupati significano più redditi da lavoro e quindi una base più ampia su cui si forma il reddito disponibile. Più prudente, invece, ogni conclusione sull’andamento delle retribuzioni pro capite, perché su quel fronte il quadro richiede ancora consolidamento statistico.
Perugia e Terni non viaggiano alla stessa velocità
Se dalla regione si scende al livello provinciale, il messaggio si fa ancora più netto. Perugia registra nel 2024 un reddito disponibile pro capite di 23.155,93 euro: in pratica in linea perfetta con la media italiana. Terni si ferma invece a 20.660,55 euro. La distanza tra le due province è di oltre 2.490 euro per abitante, pari al 10,75%. È questo, probabilmente, il dato più eloquente dell’intera fotografia umbra: dentro una regione che nel complesso regge convivono due traiettorie sensibilmente diverse.

Perugia non solo si colloca al 44° posto nazionale per reddito disponibile pro capite, ma mostra anche una crescita del reddito complessivo del 3,24%, salendo a oltre 14,74 miliardi di euro. Terni cresce meno, +2,52%, e porta il totale a oltre 4,45 miliardi. Nella graduatoria nazionale, però, Perugia resta ferma, mentre Terni guadagna una posizione e sale al 67° posto. Il recupero di ranking non cancella il punto essenziale: il divario interno all’Umbria è ampio e resta strutturale.
Il commento del presidente Mencaroni
Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il dato che emerge da questa elaborazione ci consegna un’Umbria che tiene, e che in alcuni passaggi mostra anche segnali di vitalità superiori alla media nazionale. La regione conferma il proprio ruolo di cerniera: non appartiene al blocco più forte del Paese, ma non scivola neppure nell’area più fragile. Cresce più dell’Italia e più del Centro, e questo suggerisce una capacità di reazione reale. Resta però aperta la questione decisiva: trasformare questa tenuta in consolidamento. Perché il reddito disponibile non misura soltanto quanto entra nelle tasche delle famiglie, ma anche la qualità dello sviluppo, la diffusione del lavoro, la distribuzione delle opportunità e la possibilità concreta di guardare al futuro con maggiore fiducia. È su questo crinale che l’Umbria è chiamata ora a rafforzare i propri punti di tenuta e a ridurre i divari che ancora persistono al suo interno”.