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Umbria, soddisfatti nonostante Pil e redditi siano inferiori alla media nazionale

Il Pil (Prodotto interno lordo) umbro sotto la media nazionale. Ma i dati Bes dell’Istat raccontano una regione che tra il 2018 e il 2024 ha visto crescere l’indice complessivo di benessere cresce del 16%, contro il 12,1% dell’Italia e l’11,8% del Centro. A trainare il miglioramento sono soprattutto relazioni e istituzioni. Nel 2024 l’Umbria supera l’Italia nella fiducia in Parlamento e sistema giudiziario, e anche nelle forze dell’ordine e nei vigili del fuoco. Alle europee l’affluenza è stata del 60,8%, contro il 49,8% nazionale.

La Camera di Commercio aveva già rilevato un altro elemento: il 57,5% degli occupati è molto soddisfatto del proprio lavoro, nonostante retribuzioni medie inferiori dell’11,2% a quelle italiane.

Le difficoltà registrate dal Pil

Nel 2024 il Pil (Prodotto interno lordo) pro capite è stato in Umbria di 32.467 euro: ponendo l’Italia uguale a 100, la regione si ferma a 87. Anche il reddito disponibile per abitante è più basso, 22.524 euro contro 23.155. Sono distanze che entrano nella vita quotidiana attraverso salari, consumi, capacità di risparmio e possibilità delle imprese di creare valore.

Il Benessere equo e sostenibile

La fotografia cambia quando al reddito si affiancano gli indicatori Bes (Benessere equo e sostenibile) dell’Istat che misurano anche salute, istruzione, lavoro, relazioni sociali, sicurezza, ambiente, servizi e rapporto con le istituzioni. Un’elaborazione della Banca d’Italia su 120 indicatori territoriali colloca l’Umbria nel 2024 oltre dieci punti sopra la media italiana. Tra il 2018 e il 2024 l’indice è cresciuto del 16%, contro il 12,1% dell’Italia e l’11,8% del Centro. Il contributo maggiore al miglioramento è arrivato dall’area “relazioni e istituzioni”. In sostanza, cambiando metro cambia anche il segno: il -13% dell’Umbria rispetto alla media italiana nel Pil pro capite diventa +10,6% quando si considera il benessere complessivo.

Nel Bes gli umbri attribuiscono 4,8 punti su dieci al Parlamento, contro 4,7 in Italia; 5,1 al sistema giudiziario, contro 4,9; 7,7 alle Forze dell’ordine e ai Vigili del fuoco, contro 7,4. Per i partiti politici, invece, il voto è 3,5 sia in Umbria sia nel Paese. Non emerge quindi una generica fiducia nella politica: il vantaggio regionale riguarda soprattutto istituzioni associate a garanzie, sicurezza e funzionamento dello Stato.

Politica e istituzioni

La serie storica aggiunge un dettaglio importante. Nel 2016 l’Umbria non era sopra la media nazionale: la fiducia nel Parlamento era 3,6 contro 3,7; quella nel sistema giudiziario 4,0 contro 4,3; quella nelle Forze dell’ordine e nei Vigili del fuoco 7,1 contro 7,2. Nel 2024 tutti e tre gli indicatori risultano invece sopra la media nazionale. La maggiore fiducia osservata oggi non sembra dunque un tratto immutabile della regione, ma è un vantaggio che si è formato nel tempo. Nello stesso periodo è migliorato anche un indicatore concreto: la durata media dei procedimenti civili è scesa in Umbria da 522 giorni nel 2014 a 401 nel 2024, contro una media italiana di 447.

Un altro segnale arriva dalla partecipazione. Alle elezioni europee del 2024 ha votato il 60,8% degli aventi diritto umbri, contro il 52,5% del Centro e il 49,8% dell’Italia. Votare di più non equivale automaticamente ad avere più fiducia nelle istituzioni, ma indica una relazione con la sfera pubblica più intensa di quella che si registra mediamente nel Paese.

Il lavoro

La Camera di Commercio dell’Umbria aveva già incontrato uno scarto simile osservando il lavoro. Il 57,5% degli occupati umbri, in base all’indagine multiscopo dell’Istat, attribuisce una media tra 8 e 10 a sei aspetti della propria occupazione: guadagno, prospettive professionali, orario, stabilità, distanza casa-lavoro e interesse per ciò che si fa. È il terzo risultato tra le regioni italiane, contro il 51,1% nazionale. Eppure la retribuzione media annua dei dipendenti umbri è inferiore dell’11,2% a quella italiana.

Dentro quella soddisfazione possono pesare fattori che la busta paga non registra da sola. In Umbria il 2,8% degli occupati teme di perdere il lavoro senza riuscire a trovarne uno simile, contro il 3,2% nazionale; i passaggi da occupazioni instabili a stabili raggiungono il 20,4%, rispetto al 16,6% italiano. Restano, nello stesso mercato del lavoro, debolezze note: più part-time involontario, una quota elevata di laureati impiegati al di sotto del titolo posseduto, produttività e salari da recuperare. La soddisfazione, dunque, non cancella i problemi; segnala che le persone attribuiscono valore anche a continuità, sicurezza e qualità della propria esperienza lavorativa.