Skip to main content

Tag: imprese femminili

Cosa cambiano le imprese al femminile in Umbria

Nella Giornata della donna il punto sull’impresa femminile, che in Umbria, dal Covid ad oggi, sta mutando, con 881 imprese in meno e 185 addetti in più.

L’analisi della Camera di commercio dell’Umbria, infatti, vede il numero di imprese con titolari donne da 20.568 a 19.687 unità. Una flessione del 4,3% che supera quella nazionale. Gli addetti però crescono dello 0,4% e la dimensione media sale del 4,8%. Aumentano i dipendenti non familiari, si riduce il peso del lavoro familiare e la fascia 2-5 addetti raccoglie il 24,2% delle imprese femminili, contro il 22,4% delle non femminili. Più spazio nei servizi avanzati. Sono i segni di un sistema meno esteso, ma mediamente più robusto.

Meno imprese, ma non meno forza

Le imprese femminili umbre diminuiscono, ma non si indeboliscono. È questo il messaggio più netto che emerge dall’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria, condotta in parallelo con l’analisi nazionale di Unioncamere in vista della Giornata internazionale dell’8 marzo.

Tra il quarto trimestre del 2019, ultimo anno prima del Covid, e il quarto trimestre del 2025, le imprese femminili attive in Umbria passano da 20.568 a 19.687: 881 in meno, pari a un calo del 4,3%, più marcato rispetto al -1,7% nazionale. Ma questo arretramento numerico non restituisce da solo il senso del cambiamento. Perché dentro un perimetro più ristretto sta emergendo un tessuto di imprese mediamente più solido.

Tiene l’occupazione, cresce la dimensione media

Il primo dato che colpisce è quello degli addetti. A fronte della diminuzione delle imprese, l’occupazione complessiva non cala, ma cresce leggermente: +185 addetti, pari al +0,4% tra il 2019 e il 2025. È un segnale importante, perché indica che il sistema non si è semplicemente ridotto: si è riorganizzato.

Da qui discende il secondo elemento chiave: la dimensione media delle imprese femminili umbre sale da 2,6 a 2,7 addetti per impresa, con un aumento del 4,8%, sostanzialmente in linea con il dato italiano, pari al +4,9%. Non basta ancora per colmare il divario con la media nazionale, che resta più alta, ma mostra con chiarezza una traiettoria di consolidamento.

Meno lavoro familiare, più impresa organizzata

Il rafforzamento appare ancora più evidente se si guarda alla composizione del lavoro. Gli addetti subordinati, cioè i dipendenti non familiari, passano da 33.362 a 35.637, con una crescita del 6,8%. Al contrario, gli addetti familiari scendono da 19.344 a 17.254, con una flessione del 10,8%.

È un passaggio decisivo. Vuol dire che una parte dell’imprenditoria femminile si sta spostando da un modello più domestico e microfamiliare a un modello più strutturato, fondato su rapporti di lavoro esterni e su un’organizzazione più definita. In questo senso, la crescita qualitativa appare difficilmente contestabile.

Anche il dato sui soli dipendenti veri e propri conferma la tendenza: in Umbria si passa da 1,62 a 1,81 dipendenti non familiari per impresa femminile, con un incremento del 10,4%, superiore al +9,2% nazionale. Resta però un ritardo rispetto alla media italiana, che si attesta a 2,03.

La fascia 2-5 addetti è il segnale più interessante

C’è poi un dato che merita di essere evidenziato più di ogni altro. In Umbria, nella fascia tra 2 e 5 addetti, la quota delle imprese femminili sale al 24,2%, contro il 22,4% delle imprese non femminili. È un elemento molto significativo, perché segnala una presenza relativamente più forte proprio nella classe dimensionale in cui l’attività comincia a strutturarsi davvero.

Sopra questa soglia la presenza femminile resta più rarefatta rispetto a quella maschile, ma il miglioramento registrato nel periodo 2019-2025 è netto. In altre parole, il divario non è ancora colmato, ma il terreno recuperato c’è e si vede.

Meno microimprese, più aziende solide

Un altro indizio del rafforzamento è nella distribuzione per classi di addetti. Diminuiscono le imprese femminili più piccole, quelle da 0 a 9 addetti, mentre crescono, anche se in numeri assoluti contenuti, quelle di dimensione superiore. È la stessa logica che Unioncamere rileva a livello nazionale quando parla di un “salto di qualità”: meno imprese piccolissime, più aziende capaci di reggere meglio il mercato.

A questa tendenza si accompagna anche una maggiore incidenza delle società di capitali, segnale di una struttura giuridica più solida e di una migliore attitudine a sostenere investimenti, crescita e organizzazione.

Resta forte il radicamento nei settori tradizionali

Il cuore dell’imprenditoria femminile umbra continua a battere nei settori che storicamente ne hanno sostenuto la presenza. In testa c’è l’agricoltura, con 4.895 imprese attive femminili nel quarto trimestre 2025. Seguono il commercio con 2.892 imprese, le altre attività di servizi, soprattutto servizi alla persona, con 2.373, e le attività di alloggio e ristorazione con 2.260.

Sono numeri che confermano un forte radicamento nei comparti tradizionali, ma il quadro non si ferma qui.

Più presenza nei servizi avanzati

Il cambiamento più interessante riguarda infatti la crescita nei comparti del terziario avanzato, dove la presenza femminile resta minoritaria ma appare sempre più visibile. Nel quarto trimestre 2025 si contano 593 imprese femminili nelle attività professionali, scientifiche e tecniche, 834 nelle attività amministrative e nei servizi di supporto, 350 nelle telecomunicazioni, programmazione e consulenza informatica.

Nel 2019, in alcune di queste aree, la presenza delle imprese femminili era molto più contenuta. Oggi il quadro racconta un ingresso più deciso in settori che parlano di competenze, innovazione, specializzazione e capacità di presidiare i segmenti più dinamici dell’economia.

Una trasformazione da accompagnare

Il bilancio finale va letto senza semplificazioni. Da un lato, il calo numerico delle imprese femminili è reale e più accentuato che nel resto d’Italia. Dall’altro, però, cresce la loro robustezza media: aumenta la dimensione delle aziende, migliora la qualità dell’occupazione, si rafforza la presenza nelle classi intermedie e si aprono spazi nuovi nei servizi avanzati.

L’imprenditoria femminile umbra, insomma, non sta vivendo soltanto una contrazione. Sta attraversando una fase di selezione e consolidamento. Il numero arretra, ma la struttura si rafforza. Ed è proprio in questo passaggio, ancora incompiuto ma già molto evidente, che si gioca una parte importante del futuro produttivo della regione.

Il commento del presidente Mencaroni

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “I dati del 2025 ci consegnano un quadro che merita attenzione, perché mostrano come l’imprenditoria femminile umbra stia evolvendo verso forme mediamente più strutturate e più solide. Accanto a questa trasformazione, considero particolarmente prezioso il lavoro svolto dal Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio dell’Umbria, che rappresenta un punto di riferimento concreto per molte imprese guidate da donne. Il CIF svolge un’attività importante di animazione, ascolto, orientamento e promozione, creando occasioni di incontro, crescita e consapevolezza. È un presidio utile non solo per accompagnare chi è già sul mercato, ma anche per incoraggiare nuove iniziative imprenditoriali. In una fase in cui la qualità, le competenze e la capacità di consolidarsi diventano sempre più decisive, questo lavoro di accompagnamento ha un valore strategico. Rafforzare l’impresa femminile significa infatti rafforzare l’intero sistema economico regionale”.

Le imprese femminili strategiche per lo sviluppo dei territori

A Spoleto, a Palazzo Mauri, si sono aperti i lavori di “Costruire il futuro un passo alla volta”, l’evento promosso dal Comitato per l’Imprenditoria Femminile (CIF) della Camera di Commercio dell’Umbria nell’ambito del Progetto Fenice. Una sala partecipata e attenta ha accolto imprenditrici, amministratori e rappresentanti del mondo economico in un confronto diretto su come rafforzare il ruolo delle donne nell’economia regionale e accelerare la rinascita delle aree colpite dal sisma. Non un convegno accademico, ma un vero laboratorio partecipato, dove dati, esperienze e buone pratiche si sono intrecciati con la visione strategica della Camera di Commercio.

Sisti: “Una forza vitale che chiede strumenti per crescere”
Ad aprire i lavori è stato Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, che ha offerto una lettura lucida e concreta della condizione attuale delle imprese femminili in Umbria e nell’area del cratere della ricostruzione post terremoto, con numeri e riflessioni tratti anche dalle slide presentate nel corso dell’incontro.
“Le aziende guidate da donne in Umbria sono una risorsa”, ha sottolineato Sisti. “Abbiamo uno dei tassi di femminilizzazione più alti d’Italia: 22.371 imprese, pari al 24,8% del totale. Nelle aree del cratere la quota sale al 26,7%”.
Un patrimonio diffuso, ma non privo di sfide. “Le imprese femminili sono mediamente più piccole, con costi del lavoro più bassi e una produttività per addetto più alta, segno di una grande efficienza. Tuttavia investono meno in ricerca, formazione e digitalizzazione, anche per le dimensioni ridotte. È qui che dobbiamo intervenire”.
Per Sisti, il nodo cruciale è la crescita dimensionale. “Serve accompagnare queste realtà verso una maggiore capacità di investimento e innovazione. È la condizione per competere e per rendere stabile quella forza che oggi rappresentano per il tessuto economico e sociale della nostra regione”.

Dalle parole ai progetti: il ruolo della Camera di Commercio
L’impegno della Camera di Commercio dell’Umbria, ha ricordato Sisti, passa anche attraverso progetti di formazione, networking e sostegno all’imprenditoria femminile, come il Progetto Fenice. “Il nostro compito è costruire ecosistemi che permettano alle imprese di crescere insieme, mettendo in rete competenze e opportunità”, ha detto il Segretario Generale.
Le slide proiettate durante l’evento hanno mostrato un’analisi puntuale dei settori a maggiore presenza femminile – in primis agricoltura e commercio al dettaglio – e delle potenzialità legate alla transizione digitale e alla sostenibilità. Fenice si inserisce in questo percorso come strumento di rilancio e coesione territoriale, in grado di connettere imprese, enti e comunità.

Angelini Paroli: “Una terra resiliente che guarda avanti”
Nei saluti istituzionali Giovanni Angelini Paroli, assessore all’innovazione imprenditoriale del Comune di Spoleto, ha richiamato il legame tra resilienza e futuro:
“Costruire il futuro un passo alla volta è essenziale. Viviamo in una terra segnata dal sisma, e per questo è fondamentale saper affrontare le difficoltà con coraggio e lungimiranza. L’iniziativa promossa dalla Camera di Commercio va proprio in questa direzione, sostenendo chi ogni giorno lavora per far ripartire le comunità”.

Tattini: “Fenice è simbolo di rinascita e innovazione”
Andrea Tattini, membro della Giunta camerale, ha ricordato come il Progetto Fenice rappresenti un pilastro della strategia camerale per la rinascita economica delle aree interne:
“Fenice è la metafora della ripartenza. È il simbolo della capacità delle imprese umbre di innovare, creare valore e costruire una rete che unisce resilienza e sviluppo. Oggi più che mai, formazione e conoscenza sono gli strumenti per dare forza a questo processo”.

Sciamannini: “Confrontarsi per crescere insieme”
A rimarcare il valore della partecipazione è stata Dalia Sciamannini, presidente del Comitato per l’Imprenditoria Femminile:
“Le nostre iniziative sono sempre molto partecipate”, ha sottolineato, “segno di un bisogno reale di confronto, di ascolto e di condivisione. L’impresa femminile non è solo una componente dell’economia, ma una visione del lavoro e della comunità, capace di generare cambiamento”.
Nel cuore dell’evento si è tenuto un workshop esperienziale condotto da Cristiana Genta, psicologa del lavoro, e Maria Di Paolo, analista delle organizzazioni, che ha trasformato la mattinata in un viaggio collettivo di riflessione e crescita.

Conoscere per rinascere: la lezione di Spoleto
La giornata di Spoleto ha messo in luce un approccio nuovo all’imprenditoria femminile: meno centrato sull’assistenzialismo e più sull’empowerment reale, sulla formazione continua e sulla capacità di costruire reti solidali e competitive.
Dalle presentazioni è emerso come le imprese guidate da donne abbiano già un peso significativo nell’economia regionale, ma necessitino di un rafforzamento strutturale per reggere alle sfide della trasformazione digitale, del credito e dei mercati esteri.
“Ogni passo conta, ma conta ancora di più farlo insieme”, ha concluso Sisti, rilanciando la visione di una Camera di Commercio aperta, operativa e vicina al territorio, dove la crescita delle imprese femminili non è un capitolo a parte, ma una strategia di sviluppo complessiva.

Un passo alla volta, ma insieme
L’immagine del titolo – Costruire il futuro un passo alla volta – è diventata, a Spoleto, un impegno condiviso. Nel dialogo fra istituzioni, imprese e professioniste, è emersa la convinzione che la rinascita economica dell’Umbria passa anche dal talento e dalla tenacia delle donne.