Alle ore 11 di giovedì i vigili del fuoco del Distaccamento di Gubbio sono intervenuti lungo la variante della strada statale 219, all’altezza dello svincolo di Torre Calzolari, per un incidente stradale che ha coinvolto un autoarticolato.
Il mezzo pesante, che trasportava sacchi di cemento, si è ribaltato sulla carreggiata. L’autista è stato estratto dalla cabina dai vigili del fuoco e affidato alle cure del personale sanitario del 118. Per le operazioni di rimozione del veicolo è stata necessaria l’autogrù del Comando provinciale di Perugia.
La strada è stata temporaneamente chiusa al traffico per consentire le attività di soccorso e di messa in sicurezza. Sul posto presenti anche carabinieri, personale Anas e 118.
E’ stato arrestato dai carabinieri e portato nel carcere di Spoleto l’ucraino Dmytro Shuryn, detto Dimitri, accusato di aver ucciso e fatto a pezzi, nascondendo parti del cadavere non ancora trovate, il 21enne del Bangladesh Bala Sagor, per tutti Obi.
La svolta nelle indagini dalla immagini delle telecamere di sorveglianza del rione Casette, dove è stato trovato il sacco contenenti parti del corpo del 21enne.
Il 33enne ucraino aveva conosciuto Obi in un ristorante del centro di Spoleto dove entrambi hanno lavorato.
Importanti per le indagini anche le testimonianze di persone che conoscevano entrambi, i quali hanno raccontato ai carabinieri che la mattina della scomparsa Obi aveva un appuntamento con l’amico ucraino. L’ipotesi è che, per motivi ancora ignoti, l’ucraino abbia aggredito il 21enne, per poi farlo a pezzi al fine di potersi liberare del corpo senza dare nell’occhio.
In particolare nella cantina dello stabile dove Dimitri risiede sarebbe avvenuto il delitto o almeno il macabro smembramento del corpo del 21enne del Bangladesh che risiedeva in una comunità.
L’ipotesi di reato nei confronti del 33enne ucraino è omicidio, distruzione e occultamento di cadavere.
La comunità spoletina sconvolta dal ritrovamento del corpo mutilato di un 21 originario del Bangladesh, Bala Sagor, detto Obi, Il ragazzo, ospite di una struttura di accoglienza, era scomparso giovedì 18 settembre. I familiari ne avevano denunciato la sparizione ai carabinieri della Compagnia di Spoleto. Appelli social con la foto del ragazzo, fino alla macabra scoperta avvenuta lunedì sera nel rione Casette.
Alcuni residenti hanno visto una bicicletta elettrica lasciata nel parco pubblico del quartiere ed hanno avvertito i carabinieri. Accanto alla bici i militari hanno trovato un sacco nero della spazzatura, dal quale sono emerse parti del corpo di un giovane. I successivi esami hanno confermato che si trattava del corpo di Obi, che lavorava a Spoleto come aiuto cuoco.
Nella giornata di martedì è stato effettuato un sopralluogo nell’abitazione e nel garage utilizzato da un ucraino, anche lui occupato nella ristorazione. L’abitazione, in via Pietro Conti, si trova non distante dal luogo del macabro ritrovamento.
Sul corpo del giovane, i cui resti non sono stati tutti rinvenuti, è stata disposta l’autopsia per stabilire le cause e il momento del decesso.
Invoca “un’azione capillare contro le pratiche distorsive” la Fillea Cgil dell’Umbria dopo il blitz dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro di Perugia a Ponte San Giovanni, con lavoratori impiegati in nero, violazioni in materia di salute e sicurezza ed elementi di caporalato.
Fillea Cgil ricorda di aver denunciato da tempo simili irregolarità: “I fatti emersi non sono che la parte più visibile di un fenomeno esteso e radicato. Un sistema che incancrenisce il sistema produttivo e che vive di sfruttamento, concorrenza al ribasso e illegalità”.
Aggiungendo: “Dove c’è lavoro irregolare c’è svilimento della professionalità, mancanza di tutele e rischio concreto di incidenti. Si tratta di una forma di concorrenza sleale che alimenta l’evasione, penalizza le imprese virtuose e produce conseguenze dannose per chi lavora e per l’intero tessuto sociale”.
Scrive ancora Fillea Cgil: “In Umbria, come nel resto del Paese, la congruità della manodopera ha permesso di generare effetti positivi sia in termini di qualità del lavoro che di occupazione nel settore, ma si stratta di interventi che hanno bisogno di essere sostenuti e normalizzati nel lungo periodo. Per questo è necessario rafforzare i controlli sulla trasparenza delle imprese, sulla qualità del lavoro, incentivare l’intero sistema della prevenzione e della formazione, ma per farlo serve un’azione diffusa e capillare in grado di frenare le pratiche distorsive e costruire un modello di sviluppo in grado di essere sostenibile e più giusto”.
Due imprenditori edili cinesi, un 53enne ed un 55enne, sono stati denunciati per grave sfruttamento lavorativo, il cosiddetto caporalato, ed altre violazioni, dopo un sopralluogo dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL) di Perugia, con l’ausilio dei militari della Stazione di Ponte San Giovanni e Sezione Radiomobile della Compagnia del capoluogo, coadiuvati dai funzionari della Vigilanza Ordinaria dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Perugia, in un cantiere all’interno di un’abitazione privata a Ponte San Giovanni.
Oltre alla presunta pratica del caporalato, i militari hanno contestato ai due cinesi altre gravi violazioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, tali da necessitare l’adozione del provvedimento di sospensione dell’attività del cantiere.
Nell’abitazione sono stati trovati due lavoratori di nazionalità cinese, intenti ad effettuare opere di ristrutturazione, risultati essere alle dipendenze della ditta edile ed impiegati in nero. Uno dei due identificati risultava essere anche privo del permesso di soggiorno, pertanto, al compimento delle relative previste procedure, sono stati emessi a suo carico i provvedimenti di espulsione dal territorio italiano a firma del prefetto di Perugia.
Nel corso delle verifiche sono state elevate ammende per le violazioni riscontrate in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per un totale di circa 20.000 euro ed impartite 16 prescrizioni per il ripristino delle condizioni di sicurezza.
Giuseppe Soli, 54enne di Foligno residente a Spello, è morto in un incidente mentre con la sua motocicletta percorreva la statale 209 Valnerina, nei pressi di Visso, sul versante marchigiano, in direzione Preci.
Secondo quanto ricostruito, nell’incidente non risultano coinvolti altri mezzi. Giuseppe Soli ha perso il controllo della sua Honda all’interno di una galleria, finendo contro un pilone di cemento.
Il personale del 118, allertato da un passante che ha trovato il motociclista a terra, ha provato a compiere le manovre di rianimazione sul posto (l’elisoccorso non è potuto atterrare a causa del maltempo), ma invano.
Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco – che hanno messo in sicurezza il tratto di strada – e i carabinieri.
Giuseppe Soli era appassionato della motocicletta. Che conduceva da molti anni. La notizia della sua morte ha colpito la comunità di Spello e di Foligno, la città dove era nato ed era molto conosciuto. Lascia due figlie.
La salma è attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria.
E’ stato trovato senza vita, nell’auto all’interno della sua abitazione, a Prisciano di Terni. La vittima è Andrea Fiorelli, 59enne finanziere, andato in pensione sei anni fa.
A fare la tragica scoperta sono stati i familiari, venerdì sera, visto che l’uomo non rispondeva al telefono.
Una morte sulla quale stanno indagando i carabinieri del Comando provinciale di Terni, coordinati dal pm Raffaele Pesiri della Procura ternana. Sul collo dell’uomo è evidente una profonda ferita. Da un primo esame autoptico non è stato possibile accertare se se li sia procurati da solo o si tratti delle conseguenze di un’aggressione. Aspetti che potrà chiarire l’autopsia, disposta dalla Procura.
Tra gli oggetti sequestrati nel garage in cui è stato trovato il cadavere, anche una motosega, compatibile con la ferita al collo.
Al momento gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi. Sentiti, oltre ai familiari, alcuni conoscenti della vittima.
Caccia all’uomo per arrestare il marocchino 25enne che ha ferito un commerciante del centro storico di Perugia che lo aveva fermato dopo un furto, l’ennesimo, in un negozio di vestiti.
Il giovane, autore di diversi furti nel centro, è stato individuato dalle telecamere di sorveglianza della zona e denunciato dai carabinieri.
Dopo l’ultimo colpo si era dato alla fuga a piedi, come nelle altre occasioni. Ma questa volta alcuni commercianti, accorsi per aiutare il collega derubato, lo avevano fermato.
A quel punto il giovane marocchino ha estratto un taglierino ferendo al braccio un commerciante (la ferita fortunatamente è risultata lieve) così da poter fuggire.
I carabinieri, accorsi sul luogo del furto e del successivo ferimento, lo hanno potuto individuare e denunciare per rapina impropria.
Un episodio che ha creato sconcerto tra i commercianti della zona di via Oberdan e gli altri del centro storico, più volte colpiti dal giovane che entra negli esercizi, arraffa la merce e si dà alla fuga. Tenendo in tasca un taglierino, come ha dimostrato quest’ultimo episodio che poteva avere conseguenze ben più gravi.
La Procura di Spoleto indaga sulla morte di Domenico Vincenti, lo chef trovato senza vita nel pomeriggio di Ferragosto nel ristorante di Fontepino, a Spoleto, che gestiva.
La prima ricognizione cadaverica effettuata dal medico legale Luca Tomassini, in attesa dell’autopsia, esclude la morte per traumi. Ma sono da accertare le cause che hanno portato al malore risultato fatale per il 56enne. All’interno della struttura, dove l’uomo è stato trovato senza vita, sono state sequestrate, da parte dei carabinieri giunti sul posto, sostanze ora sottoposte ad analisi approfondite.
Il locale, che Vincenti gestiva da tre anni, è molto conosciuto, perché nell’adiacente struttura vengono organizzate feste e serate.
Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire gli ultimi giorni di vita dello chef, attraverso le verifiche sul suo cellulare, sul computer e la visione dei filmati delle telecamere di sorveglianza del locale.
E’ stato ritrovato, vivo ma con una ferita alla testa, l’uomo che non era rientrato venerdì sera dopo un’escursione cn gli amici nei pressi del Castello di Titignano, nel comune di Orvieto.
Le ricerche hanno impegnato le squadre del Soccorso Alpino e Speleologico Umbria (SASU), unità cinofile, squadre dei vigili del fuoco e droni.
Grazie all’attivazione, da parte del SASU, delle squadre della Guardia di Finanza dotate di mezzo aereo e avanzati sistemi software per la ricerca di persone disperse, è stato possibile individuare rapidamente il soggetto.
Sul posto erano presenti anche i Carabinieri di Orvieto, che hanno fornito supporto alle operazioni di coordinamento e sicurezza.
Una volta localizzato dal personale della Guardia di Finanza, la Centrale Operativa 118 ha disposto l’intervento dell’elisoccorso regionale Nibbio 01, con a bordo un medico, un infermiere e un tecnico di elisoccorso del Soccorso Alpino e Speleologico, per raggiungere e assistere la persona, che ha raccontato di aver battuto la testa a seguito di una caduta, perdendo i sensi.