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“Scettro dell’Imprenditorialità”, così nei comuni umbri

Todi tra i comuni umbri sopra i 10mila abitanti, Montefalco per quelli compresi tra 5mila e 10mila abitanti, Norcia per quelli sotto i 5mila abitanti. Sono i tre comuni umbri, per le varie fasce di dimensione, a cui, secondo i dati della Camera di commercio dell’Umbria, va lo “Scettro dell’Imprenditorialità”, per la quantità di imprese rispetto al numero di residenti.

Tra i municipi più grandi la palma resta a Todi, con 12 imprese attive ogni 100 abitanti, con una vocazione imprenditoriale superiore di quasi il 74%% a quella dell’ultimo in graduatoria (San Giustino). Montefalco, nei municipi tra 5mila e 10mila abitanti, vanta 13,3 aziende attive ogni 100 abitanti e tra i municipi da 2mila a 5mila residenti Norcia ha una densità imprenditoriale di 15,1 imprese attive per ogni 100 residenti. Una cifra, quella di Norcia, che ne fa il comune umbro sopra i 2mila abitanti che presenta la maggiore densità imprenditoriale.

Lo Scettro dell’Imprenditorialità

Lo “Scettro dell’Imprenditorialità” (che riguarda sia il numero degli abitanti che delle imprese attive al 31 dicembre 2025) fotografa con precisione dove, in Umbria, l’impresa è più diffusa, più radicata e le trasformazioni di questa diffusione a livello territoriale. Il criterio utilizzato è tanto semplice quanto rivelatore: il numero di imprese attive ogni 100 abitanti. Più è alto questo valore, più è elevata la vocazione a fare impresa.

Il dato centrale riguarda esclusivamente le imprese attive, cioè quelle non solo iscritte al Registro delle Imprese tenuto dalla Camera di Commercio dell’Umbria, ma effettivamente operative. Un passaggio tutt’altro che formale: in Umbria le imprese registrate sono 90.231, ma quelle attive sono 77.777. È su queste che si misura la reale capacità di un territorio di generare economia, lavoro e valore.

Umbria sopra la media italiana

Nel 2025 l’Umbria conferma una densità imprenditoriale nettamente superiore alla media nazionale. In regione si contano 9,1 imprese ogni 100 abitanti, contro 8,5 della media italiana. Il risultato è chiaro: la vocazione imprenditoriale umbra resta più diffusa – anche se non in maniera esorbitante – rispetto al resto del Paese. Si tratta di un tratto strutturale del sistema economico regionale, che attraversa dimensioni territoriali diverse.

Comuni oltre i 10mila abitanti

Nella fascia più rilevante – quella dei comuni con almeno 10mila abitanti, dove si concentra la parte più consistente della popolazione e dove anche la dimensione media delle imprese (numero di addetti per azienda) è più elevata – lo Scettro dell’Imprenditorialità quest’anno va ancora a Todi con 12 imprese attive ogni 100 abitanti. Un dato che lo pone nettamente davanti a Castiglione del Lago (10,4), Assisi e Orvieto (entrambi con 10,1). Completano la “Top Ten” Bastia Umbra (9,9), Gubbio e Città di Castello (9,8), seguite da Gualdo Tadino, Marsciano (entrambe con10,6) e Umbertide (9,0).

In coda alla graduatoria si collocano San Giustino (6,9 imprese ogni 100 aitanti), Amelia (7,9), Magione (8,0), Terni e Corciano (8,2). Tra gli altri municipi sopra i 10mila abitanti Spoleto presenta 8,8 imprese ogni 100 abitanti, Foligno 8,6 e Narni 8,3.

Perugia, capoluogo regionale, tra i 19 comuni oltre i 10mila abitanti si colloca al 13° posto, con 8,6 imprese attive ogni 100 abitanti.

Il confronto è eloquente: tra Todi e San Giustino, ossia tra il primo e l’ultimo comune umbro sopra i 10mila abitanti per numero di imprese ogni 100 abitanti sfiora il 74%. In altre parole, a Todi la propensione a fare impresa è del 73,9% più alta rispetto al comune fanalino di coda. Tra i due capoluoghi di provincia, invece, Perugia mostra una vocazione imprenditoriale solo del 4,9% superiore a Terni, molto meno di quanto l’immaginario collettivo potrebbe far pensare.

Comuni tra 5mila e 10mila abitanti

Nella fascia intermedia si registra nel 2025 il sorpasso di Montefalco (13,3 imprese attive ogni 100 abitanti) su Gualdo Cattaneo (12), che fino al 2014 ha detenuto lo “Scettro dell’Imprenditorialità” tra i municipi 5mila-10mila residenti, anche se già nel 2024 Montefalco appariva in crescita e a una spanna da Gualdo Cattaneo. Alle loro spalle Nocera Umbra (9,9), Trevi e Panicale (9,9), Spello (9,4).

In fondo alla classifica Passignano sul Trasimeno (7,8) e Città della Pieve (8,5). Deruta ha 9,2 imprese attive ogni 100 abitanti e Torgiano 8,6. Anche qui il divario è netto: Montefalco presenta una vocazione imprenditoriale superiore di oltre il 70% rispetto a Passignano sul Trasimeno, ultimo in graduatoria in questa fascia di comuni.

Comuni tra 2mila e 5mila abitanti

Novità dello “Scettro” di quest’anno è la graduatoria dedicata ai comuni tra 2mila e 5mila abitanti, introdotta per evitare le forti oscillazioni tipiche dei centri molto piccoli, che negli anni scorsi venivano invece considerati. In questa fascia lo “Scettro dell’Imprenditorialità” va a Norcia, che con 15,1 imprese ogni 100 abitanti mostra una densità imprenditoriale molto elevata, tanto da essere il comune umbro con il numero maggiore di aziende attive ogni 100 abitanti.

Seguono Massa Martana (13.2), Cascia (12,3), Giano dell’Umbria (12,1), Collazzone e Valfabbrica (entrambe con 11,8). In coda quattro comuni del Ternano come Attigliano (6), San Gemini (6,7), Stroncone (7,6), Castel Viscardo (7,9) e uno del Perugino (Sigillo 12,6).