L’economia umbra: analisi e prospettive nel Report di Bankitalia
E’ rallentata nel 2025 la crescita dell’Umbria, come quella del Paese. Trainata ancora dal comparto delle costruzioni (+4%), sostenuto da PNRR e altri investimenti pubblici, e dal settore tessile, mentre l’automotive ha risentito delle criticità internazionali. Con l’industria che nel complesso si mostra piatta (-0,1%). Stabili i servizi (-0,1%), mentre il turismo continua a crescere: le presenze sono aumentate dell’8,5%, raggiungendo un nuovo massimo di quasi 8 milioni; significativa la crescita della componente estera (16,3%). Anche il valore aggiunto del settore agricolo è leggermente cresciuto (+1,3%).
Ne beneficia l’occupazione, che continua a crescere (+1,3%) soprattutto per le donne e gli over 50. Le retribuzioni hanno continuato a salire e nell’ultimo anno l’incremento è risultato in Umbria di poco superiore alla media nazionale; in un’ottica di lungo periodo, tuttavia, la dinamica salariale del settore privato evidenzia una perdita di potere d’acquisto più intensa (-8,0%) di quella italiana (-6,2%). Il ricorso agli strumenti di integrazione salariale è tornato a ridursi.
Secondo l’indagine effettuate dalla Banca d’Italia, le prospettive per l’anno in corso sono peggiorate per il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, in un contesto già caratterizzato da forti tensioni geopolitiche e commerciali e da elevata incertezza, che condizionano in particolare le scelte di investimento delle imprese.
Il mercato immobiliare ha consolidato la ripresa: le compravendite di abitazioni sono aumentate del 10,9% e i prezzi di vendita si sono rafforzati (3,0%), pur rimanendo al di sotto della media nazionale. Alla ripresa dei prestiti alle famiglie (2,8%), sospinta dai mutui abitativi, si è contrapposta la perdurante riduzione di quelli alle imprese (-2,2%), soprattutto per le aziende più rischiose. La flessione del credito all’economia si è progressivamente attenuata fino ad arrestarsi alla fine dell’anno. Il costo dei finanziamenti è diminuito, in linea con l’orientamento della politica monetaria. La qualità del credito è rimasta elevata, pur con un lieve peggioramento per le imprese dei servizi e delle costruzioni; il tasso di deterioramento si è collocato all’1,7%. Una quota significativa del portafoglio finanziario delle famiglie umbre è investita in titoli di Stato italiani.
Nel 2025 il reddito disponibile nominale delle famiglie umbre è aumentato (3,0 per cento), in linea con l’anno precedente; tuttavia, l’incremento in termini reali si è attenuato (1,4 per cento) per effetto di un’inflazione leggermente più elevata. L’espansione del reddito ha favorito quella dei consumi: nel complesso dello scorso anno sono cresciuti dell’1,5 per cento. Gli indicatori del Benessere equo e sostenibile (BES) evidenziano per la regione una posizione più favorevole di quella nazionale, grazie soprattutto alla qualità del contesto ambientale e all’elevata dotazione di capitale relazionale e istituzionale. In base ai dati dell’Istat riferiti al 2024 (ultimo anno disponibile) la distribuzione della spesa è risultata più equilibrata della media nazionale (indice di Gini pari a 0,28 contro 0,31) e gli indicatori di povertà si confermano inferiori a quelli italiani.
Alla presentazione pubblica del Report hanno partecipato rappresentanti istituzionali, delle associazioni di categoria e del sindacato, della finanza.



