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Perugia 1416 la rappresentante dell’università lascia l’associazione

Bufera su Perugia 1416. A creare disagio è il tema scelto per questa iniziativa: Donna-matrimonio-famiglia

Suscita discussioni il tema scelto per l’edizione 2013 della rievocazione Perugia 1416 che “donna-matrimonio-famiglia”, un argomento individuato come focus sulla dimensione della donna medievale, ma un accostamento che disturba chi evidentemente non lo contestualizza nell’ambito in cui è stato proposto.
La professoressa Stefania Zucchini, docente di storia medievale all’università di Perugia, ha deciso di dimettersi dal consiglio direttivo dell’associazione i cui siede in rapprentanza dell’ateneo. La docente «constata con rammarico l’assenza di condivisione della scelta all’interno del direttivo o in qualsivoglia altro incontro di natura scientifica”. Zucchini sottolinea che “avrebbe potuto essere di supporto su un piano scientifico, fornendo la necessaria – e imprescindibile dal punto di vista dell’Ateneo – prospettiva storica alla tematica prescelta”. Per cui ha valutato “opportuno ritirare la propria adesione al direttivo, pur mantenendo la disponibilità a una collaborazione scientifica esterna, che rientra a tutti gli effetti tra i compiti dell’università e dei suoi membri in termini di terza missione». Anche l’Udi, l’Unione donne in Italia, aveva criticato la manifestazione con queste argomentazioni: ““Abbiamo letto incredule che quest’anno gli organizzatori di Perugia 1416 dedicheranno il corteo storico alla triade donna-matrimonio-famiglia che, a loro dire, non solo sta a fondamento della “storia umana”, ma che misura l’emancipazione femminile. Siamo indignate e sentite offese da chi vuole erroneamente e strumentalmente riscrivere la storia delle donne, occultando il fatto che la lunga strada verso l’emancipazione femminile abbia dovuto necessariamente mettere in discussione i concetti patriarcali di famiglia e matrimonio. Utilizzare oggi una rievocazione storica per rimarcare l’importanza di ruoli e compiti precostituiti per le donne, cercando addirittura di attribuire loro un rinnovato valore, non fa altro che mistificare la storia. Sappiamo bene come le destre, da tempo ormai al governo della nostra città e regione, intendano consolidare e avvalorare il legame, naturale e indissolubile, tra donna e famiglia e donna e matrimonio, come se noi tutte non avessimo altra funzione se non quella di procreare e accudire, ma ciò che ci lascia più incredule è che tale visione non riguardi il Medioevo, ma per gli organizzatori di Perugia 1416 connoti l’intera storia umana. Un falso storico che non possiamo accettare perché frutto di quella visione patriarcale della società che da sempre le donne contrastano e che oggi, alla luce dell’ultimo efferato femminicidio, non può non farci riflettere, visto che a morire sono sempre mogli e madri”. E poi ancora: “In Umbria assistiamo da tempo ad uno scivolamento regressivo verso un passato mai abbandonato, dove vive forte l’idea della supposta subalternità delle donne agli uomini, dell’esistenza di un ruolo naturale della donna che origina il pregiudizio, la discriminazione e la violenza nei confronti delle donne. Oggi sappiamo bene quali sono gli strumenti per la nostra emancipazione: un lavoro dignitoso e stabile, servizi di welfare che sostengano la genitorialità, prevenzione della violenza domestica e di genere ed educazione delle nuove generazioni e non possiamo non indignarci quando la nostra storia e le nostre lotte vengono disconosciute. Vi lasciamo con una storia, nella speranza che il corteo nella speranza che il corteo perugino non voglia anche solo pensare di riportarci a quei tempi. Noi non ci stiamo! Era l’anno 1917 , la prima guerra mondiale stava falciando la popolazione e alla fine si contarono più di 16 milioni di morti, in gran parte uomini e due milioni di donne si trovarono a sopravvivere”.

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