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Il conto economico (e sociale) dei giovani che lasciano l’Umbria

In Umbria il conto dei giovani che lasciano la regione è di 1,43 miliardi di capitale umano perduto. E’ quanto rileva la Camera di Commercio dell’Umbria che ha rielaborato i dati Unioncamere-Tagliacarne.

La cifra non è una perdita annua di Pil, né gettito fiscale evaporato, né denaro materialmente uscito dai bilanci pubblici. È un indicatore più profondo: misura il capitale umano formato qui e messo a disposizione di altri sistemi economici. Secondo la metrica richiamata dal Cnel, ogni giovane che lascia stabilmente il Paese porta con sé in media 253mila euro di investimento formativo; per un laureato, il valore sale fino a 400-450mila euro.

Nel decennio 2016-2025 il saldo estero dei giovani italiani tra 18 e 39 anni ha sottratto alla regione competenze decisive. Le aziende che attraggono under 35 sono più produttive del 7,2%. E il rientro della metà degli expat umbri solo degli ultimi anni varrebbe oltre 160 milioni di euro di possibile crescita aggiuntiva annua del Pil regionale.

Commenta Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “La fuga dei giovani non è una fatalità statistica: è una perdita concreta di capitale umano, di competenze, di fiducia e di capacità competitiva. Per una regione come l’Umbria, ogni ragazza e ogni ragazzo che parte senza trovare qui un progetto all’altezza rappresenta un pezzo di futuro che dobbiamo provare a riconquistare. I dati ci dicono che le imprese capaci di attrarre giovani sono più produttive, più innovative e più pronte alla transizione digitale e sostenibile. Per questo la Camera di Commercio dell’Umbria lavora per collegare imprese, scuola, università, formazione, orientamento e nuova imprenditorialità. Non basta trattenere: bisogna rendere l’Umbria un luogo in cui tornare, investire, crescere e costruire impresa. La sfida vera è trasformare il talento giovanile da costo perduto a motore della nuova competitività regionale”.

Il 2025 dice che il problema resta più aperto che mai. Dall’Umbria sono partiti 813 giovani italiani under 39, contro 285 arrivi o rientri dall’estero. Il saldo negativo di 528 giovani produce una perdita patrimoniale stimata in 133,6 milioni di euro in un solo anno: 99,7 milioni nella provincia di Perugia e 33,9 milioni in quella di Terni. La parola decisiva è “saldo”: non si misura la mobilità in sé, che può essere ricchezza, ma l’incapacità di compensare le uscite con rientri, ingressi qualificati e opportunità equivalenti.

Il confronto di lungo periodo è ancora più netto. In Italia i giovani italiani tra 18 e 39 anni emigrati annualmente all’estero sono più che triplicati: erano 21.369 nel 2006, sono diventati 64.391 nel 2025. In Umbria l’aumento è stato più duro: da 163 giovani emigrati nel 2006 a 813 nel 2025. Non il triplo, ma quasi cinque volte tanto. È una curva che racconta salari, prospettive professionali, accesso alla casa, qualità del lavoro, innovazione e mobilità sociale. E racconta una nuova normalità: i giovani confrontano territori, Paesi e imprese con una libertà che le generazioni precedenti non avevano.