I brevetti? In Umbria li fanno le imprese, anche se meno che nel resto d’Italia
Il Report della Banca d’Italia sull’economia dell’Umbria analizza la capacità innovativa regionale attraverso la composizione
tecnologica, la distribuzione territoriale e la qualità dei brevetti registrati presso l’Ufficio europeo dei brevetti (European Patent Office, EPO).
Nel periodo 2019-24 l’Umbria si è caratterizzata nel panorama nazionale per una contenuta propensione all’attività innovativa, concentrata in tecnologie tradizionali; la qualità dei brevetti, misurata dal numero di citazioni, appare bassa nel confronto europeo, in linea con il resto del Paese.
L’intensità brevettuale della regione è modesta: nel periodo considerato il numero di brevetti rapportato alla popolazione è stato meno della metà rispetto alla media del Paese, mostrando un andamento nel tempo sostanzialmente stabile.
Tra i diversi comparti, i brevetti sono maggiormente presenti nell’ingegneria civile e negli altri beni di consumo; anche l’incidenza nel campo farmaceutico è relativamente elevata. L’attività innovativa nelle tecnologie di comunicazione digitale e nell’informatica è sostanzialmente assente, diversamente da quanto osservato a livello EPO.
L’attività brevettuale in Umbria presenta notevoli differenze per settore istituzionale: mentre nei centri di ricerca pubblica e nelle università si registrano 4,3 brevetti ogni 1.000 ricercatori, nelle imprese si sale a 142.
Entrambi questi valori risultano inferiori a quelli medi nazionali. L’intensità brevettuale, misurata dal numero di brevetti ogni mille unità locali, è maggiore nei sistemi locali del lavoro del folignate e del tifernate.