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Defr, in Regione il confronto con le associazioni datoriali

Con l’audizione delle associazioni datoriali, seguita a quella dei sindacati e, nei giorni scorsi, dei rappresentanti di enti locali, scuola e università e società partecipate, si è concluso il primo ciclo di incontri dedicati al Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2027-2029 e a “Umbria 2030: Patto per il futuro dell’Umbria”.

“Il coinvolgimento delle categorie datoriali – ha dichiarato la presidente della Regione, Stefania Proietti – risponde all’esigenza di mettere in relazione le istanze del tessuto produttivo umbro con una visione complessiva dello sviluppo regionale. Modernizzazione del sistema economico, capacità di attrarre nuovi investimenti e risposta al calo demografico sono le grandi sfide indicate dalla Regione per questa stagione di programmazione, da affrontare tenendo insieme innovazione, sostenibilità e coesione sociale. La concertazione proseguirà nelle prossime settimane con i tavoli tematici previsti in Umbria 2030: Patto per il futuro dell’Umbria, secondo i suggerimenti e le osservazioni raccolte in questa prima fase di incontri”.

Umbria 2030 costituirà la cornice strategica e unitaria della programmazione regionale, con particolare attenzione all’utilizzo dei fondi comunitari e nazionali. Il metodo prevede una concertazione generale affiancata da tavoli tematici settoriali, per definire una visione comune di sviluppo. In linea con le istanze emerse dalla riunione, l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Francesco De Rebotti, nel trarre le conclusioni, ha annunciato di voler costituire “un unico tavolo Sviluppo economico, comprensivo di tutte le deleghe, comprese infrastrutture e trasporti, da riunire secondo un calendario predefinito e regolare, come vera e propria cabina di regia per le materie di competenza dell’assessorato”.

Gli interventi

Per il direttore di Cna Umbria, Roberto Giannangeli, “è necessario rafforzare la programmazione, anche ricostruendo l’esperienza del centro estero, come punto di promozione e accompagnamento delle imprese sui mercati esteri”. Una priorità anche l’accesso al credito per le piccole imprese, con misure per artigianato, commercio e agricoltura, e interventi compensativi per le imprese rimaste escluse dalla Zes.

Michele Marinelli, presidente di Confapi Terni, ha concordato con gli interventi precedenti e puntato sul rafforzamento del raccordo tra imprese, scuole superiori, università e Its, valorizzando anche la formazione continua. “Occorre inoltre ridurre i costi energetici, – ha aggiunto – sostenendo comunità energetiche rinnovabili e autoproduzione a distanza, e valorizzare il potenziale idroelettrico del territorio ternano”.

Per Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Imprese Terni, “occorre sostenere le micro e piccole imprese, che restano la spina dorsale dell’economia umbra. È prioritario rimodulare i bandi Fesr sulle loro esigenze, favorendo la liquidità attraverso Confidi e finanziaria regionale, semplificando i cambi di destinazione d’uso nei centri storici e valorizzando le imprese locali negli appalti. Va inoltre integrato l’artigianato nei percorsi di turismo esperienziale”.

Nel corso del suo intervento, Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di commercio dell’Umbria, ha confermato che “il Defr individua le principali criticità regionali, ma deve tradurle in proposte concrete. Occorre contrastare lo spopolamento e la desertificazione commerciale e dei servizi e, sul turismo, individuare i visitatori potenziali e gli ostacoli che ne impediscono la scelta dell’Umbria”.

Per Carlo Di Somma, presidente di Confcooperative Umbria, “l’economia sociale comprende una pluralità di forme imprenditoriali che richiedono un piano dedicato. Occorre inoltre affrontare con urgenza la questione del lago, riconoscendone la centralità senza relegarla al solo tema dei cambiamenti climatici”.

Giuliano Granocchia, presidente regionale di Confesercenti, ha sottolineato “l’importanza delle acciaierie per l’economia del territorio”, chiedendo di fare il possibile per superare il momento difficile. “Va riavviato il confronto sulla riforma della legge regionale sul commercio, valorizzando le proposte già presentate dall’associazione”.

Simone Cascioli, direttore generale di Confindustria Umbria, ha spiegato: “Serve capacità di attrarre investimenti in Umbria, promuovendo il territorio e le sue potenzialità. I tavoli tematici saranno un’opportunità per fare sintesi tra le posizioni dei diversi portatori di interesse e tradurle in una visione condivisa e in scelte concrete”.

Per Agnieszka Wieczorek, coordinatrice di Legacoop Umbria, “la cooperazione opera in diversi settori ed è un modello d’impresa capace di rispondere alle esigenze dei territori e delle comunità: chiediamo che venga riconosciuta nella programmazione regionale. L’economia sociale – ha aggiunto – è un sistema capace di generare occupazione e coesione sociale, chiediamo quindi un tavolo specifico con la Regione”.

Roberto Di Filippo, presidente di Cia Umbria, ha posto l’accento sul fatto che “la scarsa redditività resta il problema centrale dell’agricoltura. Integrare produzione, trasformazione e commercializzazione può essere una risposta, ma richiede competenze e risorse, soprattutto per le piccole e medie imprese. La fragilità si riflette anche sull’accesso al credito”.

Anna Chiacchierini, presidente Coldiretti Perugia, ha espresso l’auspicio che “l’ascolto si traduca in interventi concreti per l’agricoltura umbra, a partire dal settore del grano”, chiedendo filiere integrate, interventi per il risparmio idrico e misure per favorire il consumo di prodotti agricoli umbri nelle mense scolastiche e ospedaliere.

Per Cristiano Casagrande, direttore di Confagricoltura Umbria, “le aziende devono essere messe nelle condizioni di affrontare gli effetti del cambiamento climatico. Quest’anno la siccità ha ridotto le produzioni agricole e zootecniche, con cali fino al 20% nel settore del latte. È prioritario migliorare la gestione delle risorse idriche. Strategico anche lo sviluppo dell’aeroporto umbro”.

Roberto Mesca, presidente di Copagri Umbria, ha sottolineato la necessità di distribuire meglio il valore lungo la filiera, garantendo un reddito adeguato alle imprese agricole senza gravare sul consumatore finale. “La sfida è coniugare la sostenibilità economica delle aziende con la sicurezza alimentare”.

Gabriele Nardini, presidente di Agci Umbria, ha rimarcato ha rimarcato il ruolo delle cooperative sociali come servizio alla cittadinanza, chiedendo l’inserimento di una clausola di revisione dei prezzi nelle gare d’appalto, “previsione che secondo noi è assolutamente necessaria”.

Maria Raffaella Polegri di Aefor Umbria, l’associazione degli enti di formazione professionale accreditati in Regione Umbria, ha proposto “di passare dalla politica della formazione a un vero e proprio sistema regionale delle competenze, collegando formazione, occupazione e sviluppo delle imprese”.

Silvia Savoia, per Assolavoro, ha chiesto un “sistema regionale permanente di analisi dei fabbisogni professionali, valorizzando formazione continua, percorsi brevi e certificazione delle competenze, e un maggiore coordinamento tra Fondo sociale europeo e fondi interprofessionali”.

Barbara Cicognola, in rappresentanza del Collegio dei geometri di Perugia, si è soffermata sulla necessità che vi sia “uniformità di interpretazione e applicazione delle norme tra i Comuni della regione per quanto riguarda le autorizzazioni, superando vincoli che possono ostacolare interventi necessari allo sviluppo economico”.

Carlo Orlando, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Perugia ha voluto esprimere “un ringraziamento sincero per l’attenzione verso le libere professioni, che non devono essere considerate soltanto un costo, ma una risorsa per lo sviluppo regionale. Proponiamo una rete di supporto che valorizzi le competenze presenti in Umbria”.

Francesco Orlandi, presidente dell’ordine dei commercialisti di Perugia, ha voluto ringraziare la Regione “per aver coinvolto le libere professioni”, sottolineando la necessità di contrastare la perdita di capitale umano qualificato attraverso investimenti nella formazione e nella specializzazione.

Stefano Stellati, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Terni, ha chiesto che “anche gli studi professionali possano accedere alle misure di finanziamento”, indicando tra le priorità l’accesso al credito delle piccole e medie imprese e uno sportello per l’internazionalizzazione.