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Così sta cambiando il lavoro nel commercio in Umbria

L’ultimo quaderno dell’AUR, con il focus sul commercio in Umbria, valuta anche le dinamiche del settore dal punto di vista occupazionale.

Nel 2024 il numero di commercianti umbri iscritti al relativo fondo pensionistico è pari a 29.215, costituito per il 93% dai titolari, ovvero i responsabili dell’impresa che partecipano con carattere di abitualità e di prevalenza all’attività aziendale utilizzando prevalentemente il lavoro proprio e dei familiari. La quota residuale è rappresentata dai familiari coadiuvanti, ossia coloro che collaborano abitualmente e prevalentemente all’attività di impresa.

Nel corso degli anni, entrambe le componenti mostrano una progressiva flessione, che si fa più accentuata, in Umbria come in Italia, nel caso dei coadiuvanti.

Nello stesso periodo, il numero dei dipendenti è andato aumentando, seguendo anche in questo caso la tendenza nazionale. L’approfondimento che segue cercherà di entrare nelle pieghe di questa componente lavorativa, che rappresenta uno dei principali bacini di occupazione in Umbria.

Nel 2024, gli addetti dipendenti in Umbria che hanno avuto almeno un versamento contributivo nel corso dell’anno ammontano a 37.754 unità, pari al 15,9% del totale del lavoro dipendente privato non agricolo, una quota superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla media nazionale (14,7%. Questa maggiore incidenza conferisce al settore un ruolo macroeconomico rilevante per il reddito regionale, per la domanda interna e per la base contributiva, rendendo particolarmente importanti le sue caratteristiche occupazionali e retributive.

Quasi un terzo degli addetti lavora meno di un intero anno (in Italia la quota sale a circa il 36%) e oltre la metà è costituita da donne, una presenza che sale al 73,4% (67,2 in Italia) considerando il solo part-time. In generale, la presenza lavorativa a tempo parziale riguarda il 40,6 per cento dei lavoratori (il 43,8% in Italia).

Rispetto alle tre divisioni economiche, la quota più rilevante, sia in termini di lavoratori alle dipendenze che di monte-retribuzioni, è assorbita dagli esercizi al dettaglio (con il 58,2% di lavoratori e il 53,3% di retribuzioni in Umbria); seguono i punti vendita all’ingrosso (con il 27,3% di lavoro e il 32,4% di retribuzioni).

La distribuzione per qualifiche mostra una struttura sensibilmente diversa tra Umbria e Italia. In Umbria il peso delle qualifiche esecutive è nettamente più elevato di quello su base nazionale: operai e apprendisti rappresentano complessivamente quasi il 60% degli addetti, contro il 48% del Paese, mentre la quota degli impiegati risulta significativamente più bassa (39% in Umbria contro oltre il 49% in Italia). Le figure direttive e di coordinamento hanno un’incidenza molto contenuta in entrambi i contesti, ma nella regione risultano ancora più marginali, con quadri e dirigenti che insieme non raggiungono il 2,1% degli occupati (2,8% a livello nazionale).