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Autore: Claudio Lattanzi

Verso un nuovo modello di sanità regionale, Lazzarotto (Welcare): “Il cittadino/paziente protagonista nella gestione della propria salute”

In Umbria nel 2021 l’indice di vecchiaia è abbondantemente sopra a 200 attestandosi come una delle regioni più longeve d’Italia.

In Umbria nel 2021 l’indice di vecchiaia (ovvero il rapporto percentuale tra la popolazione di 65 anni e oltre e quella di età 0-14) è abbondantemente sopra a 200 attestandosi una delle Regioni più longeve d’Italia. Tanto che, secondo i dati della Regione Umbria, la popolazione anziana è più che doppia rispetto a quella 0-14 anni con un indice di vecchiaia che passa da 180 nel 2011 a 217,2 nel 2021.
Ma se è vero che oggi si vive più a lungo, è anche vero che gli anziani possono avere uno stato di salute e di qualità della vita migliore rispetto al passato. Da qui nasce l’esigenza e la volontà di investire socialmente su questa preziosa risorsa della comunità regionale.

Ad accendere i riflettori sull’importanza dell’assistenza domiciliare è stata la pandemia da Covid-19 in particolar modo per quel che riguarda la gestione dei pazienti affetti da patologie croniche.
In particolare, sul fronte assistenziale, si è resa più urgente la necessità di rafforzare i servizi socio-sanitari in senso territoriale e integrato, in alternativa all’impostazione “prestazionale” che ha caratterizzato l’evoluzione del Servizio Sanitario Nazionale negli ultimi decenni.

Fornire assistenza domiciliare significa garantire al paziente di continuare a vivere tra i propri ricordi e affetti, senza essere privato di un servizio di cure necessarie per la sua condizione di salute. Questo assunto parte dall’idea che la casa sia lo spazio di cura principale, dove il paziente può essere assistito dal personale medico ed infermieristico, ma al contempo continuare a rimanere nel suo contesto sociale e familiare.
Il trattamento domiciliare, infatti, rappresenta un bisogno reale per le tante persone affette da malattie di lunga durata. Tra queste, ancor più complessa risulta la presa in carico di coloro che soffrono di lesioni croniche o acute (in Italia secondo l’Aiuc sono 2 mln le persone affette la lesioni croniche), spesso affidata ai cosiddetti caregiver. Questi sono figure speciali che spesso rimangono discretamente nell’ombra, che si auto-organizzano per far fronte ai bisogni di assistenza dei propri cari non più autonomi.

I compiti del caregiver possono essere molti, dall’assistenza diretta alla sorveglianza passiva, e dipendono dall’autonomia e dalle abilità residue dell’assistito. A tutto ciò va aggiunta la sorveglianza passiva qualora l’assistito sia allettato, ovvero la necessità di controllo del paziente per non causare situazioni di pericolo per sé o per gli altri in casa. Ma deve essere pronto anche a far fronte a situazioni di gestione pratica di patologie croniche o problematiche connesse ad esse.

Nella gestione delle patologie croniche in soggetti più giovani e dotati di maggiore autonomia, la figura del care-giver si affianca a quella del paziente stesso, che, può collaborare nel processo di automedicazione o self-care della propria lesione con comportamenti di sorveglianza di segni e sintomi della malattia o con comportamenti volti a migliorare lo stato della lesione.

Si sta andando, insomma, verso un nuovo modello di sanità in cui è fondamentale utilizzare tecnologie e prodotti sicuri ed efficaci, senza rischi per la salute se utilizzati dal care-giver o direttamente dal paziente.

“Già da anni notiamo in Italia ma in particolare all’estero – testimonia Fulvia Lazzarotto, Ceo di Welcare Industries, azienda con sede ad Orvieto nel cuore dell’Umbria – un’attenzione verso un modello di sanità diverso che studia le potenzialità di un nuovo rapporto con il paziente. Il cittadino/paziente diventa protagonista nella gestione della propria salute, patient engagement.

La pandemia ha poi accelerato tale fenomeno. Di conseguenza, il paziente non solo è più attento e preparato sulla propria patologia ma è anche chiamato come oggi ad essere parte attiva nella gestione del suo problema di salute. In sintesi le persone tendono ad essere più responsabilizzate nell’autogestione della malattia e della cura”.

Partendo da questo quadro, in un momento così complesso, risulta ancor più decisivo il ruolo dei professionisti del settore, che offrono prodotti efficaci ed in linea con i più moderni protocolli di cura. In questo contesto, Welcare Industries azienda che sviluppa, produce e commercializza dispositivi medici per la prevenzione e il trattamento di infezioni e per la gestione di lesioni cutanee di varia eziologia – si propone come “esperto della cute” su diversi fronti: dal trattamento delle lesioni croniche o acute, fino alla presa in carico dei pazienti oncologici durante e dopo i trattamenti radio/chemioterapici, attraverso la gestione/prevenzione delle infiammazioni legate a tali trattamenti e del dolore ad essi associato.

I prodotti realizzati da Welcare sono pensati per i pazienti. Non a caso non solo sono efficaci ma anche sicuri, non hanno effetti collaterali e ben si adattano ai protocolli di cura seguiti dai pazienti. Inoltre, sono di facile utilizzo. I pazienti possono sempre fare affidamento sulla rete di distribuzione nel canale farmacia oppure optare per acquisti diretti dal fabbricante tramite un moderno sistema di e-commerce, che consente una rapida verifica delle richieste ed una precisa e veloce evasione degli ordini. Ogni paziente è unico e necessita di prodotti ideali per la sua situazione specifica. Per questi motivi Welcare lavora a stretto contatto con care giver e pazienti, al fine di assicurare la scelta più appropriata di dispositivi medici in base alle differenti patologie croniche ed esigenze legate alla cute del paziente.

Per ulteriori informazioni:
www.welcareindustries.com

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Gravissimo atto d’accusa della Corte dei Conti verso la gestione della sanità umbra

Lo ha pronunciato la procuratrice Rosa Francaviglia, secondo la quale nella regione è in discussione la sanità pubblica. Nessun controllo sulle strutture private

In ambito sanitario in Umbria “è indubbio che permangono notevoli criticità che non incidono unicamente sulla spesa, ma soprattutto sul diritto alla salute della collettività locale, che rischia di essere seriamente compromesso e non soltanto da molteplici disservizi e dall’allungamento delle liste di attesa”: è quanto ha detto la procuratrice regionale della Corte dei conti dell’Umbria, Rosa Francaviglia, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2023 della Sezione giurisdizionale regionale.

La procuratrice ha ricordato l’inchiesta sulla cosiddetta ‘Sanitopoli’ e come “detti accadimenti avevano inevitabilmente inciso su assetti consolidati pluriennali disvelando una struttura di potere capace di incidere pesantemente sulla sanità” e che “questo sistema di controllo, improntato a logiche clientelari e profondamente pervasive, aveva condizionato e patologizzato la gestione della cosa pubblica asservendola ad interessi particolari, egoistici e personalistici”. “Orbene – si legge nella relazione -, a distanza di tre anni, si ribadisce ancora una volta che la sanità pubblica non deve essere smantellata, ma rafforzata e preservata anche combattendo gli sperperi e premiando la meritocrazia”.

Il magistrato contabile ha spiegato che “la Procura regionale ha attenzionato e tuttora attenziona molteplici problematiche in ambito sanitario, di cui le ipotesi di malpractice, di affidamenti illeciti di servizi e di distrazione di fondi a destinazione vincolata, sono soltanto una parte”.
Ha parlato poi di “assoluta inadeguatezza dei controlli regionali sulle strutture private convenzionate che, ancorché stigmatizzata sin dal 2019, non pare affatto sia stata superata nonostante i possibili risvolti erariali”.

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Ternana in vendita e Bandecchi pronto per fare il sindaco, puntando anche su san Valentino

Shahid Rafiq Khan, presidente della squadra inglese di premier league Fulham, sarebbe pronto a fare un’offerta per la Ternana mentre Bandecchhi è già in campagna elettorale

Sarebbe l’imprenditore pakistano naturalizzato statunitense Shahid Rafiq Khan, presidente della squadra inglese di premier league Fulham, la persona pronta a fare una offerta per rilevare la Ternana dalla Unicusano di Stefano Bandecchi. Lo sostiene Tuttosport, ma nel frattempo Stefano Bandecchi, che è anche segretario nazionale di Alternativa popolare, ha ufficialmente aperto la campagna elettorale in qualità di candidato sindaco in vista delle prossime elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Terni.
Malgrado non sia ancora stata ufficializzata la data del voto, Bandecchi, davanti a una sala gremita, ha illustrato i primi tre punti programmatici di quello che il candidato ha ribattezzato come “Progetto 300 mila”.
Bandecchi ha ricordato che “la centrale idroelettrica di Terni produce 1,6 terawattora annui, ma questa città è tra le dieci in Italia che pagano bollette elettriche più alte e questo ha dell’incredibile”. “Se sarò eletto sindaco – ha detto Bandecchi – la centrale idroelettrica tornerà ad essere di proprietà del Comune e come accade in Basilicata per il gas, anche a Terni i cittadini pagheranno zero euro per la bolletta elettrica”. Sul fronte della disabilità, il presidente della Ternana ha manifestato la volontà di realizzare la “Cittadella dell’amicizia” dove “impiegare in varie mansioni i ragazzi con problematiche”.
Infine, la volontà di creare un assessorato specifico per valorizzare San Valentino, il santo dell’amore. Sulla possibilità di cessione della Ternana, Bandecchi ha lasciato aperta la possibilità che “queste potrebbe essere la settimana giusta per cedere la società, abbiamo tre proposte molto serie”.

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L’aeroporto dell’Umbria è quello che cresce di più in Italia

L’obiettivo fissato per il 2023 è quello di arrivare ad avere 450 mila passeggeri

Novantaquattro voli settimanali, compresi quelli della nuova rotta per Cracovia, per la “Summer 2023”, operativa dal 26 marzo al 28 ottobre.
In fase di chiusura anche la rotta su Olbia (con due voli settimanali da giugno) e il collegamento con Francoforte sembra solo rimandato di alcuni mesi. Infine, i lavori sulla struttura per 850mila euro con un quarto gate e un secondo nastro bagagli. Obiettivo, 500mila passeggeri nel 2023. Questi i temi della conferenza stampa sull’aeroporto internazionale dell’Umbria “San Francesco d’Assisi”. “L’aeroporto – ha affermato la presidente della Regione, Donatella Tesei – è l’unico vero acceleratore di collegamenti per una regione isolata come l’Umbria, visto che altre infrastrutture hanno bisogno di anni per essere realizzate. Ci abbiamo sempre creduto e i risultati ci dicono che questa è la direzione giusta”. Il presidente della Sase, Stefano Panato, ha ricordato le 15 destinazioni (Cracovia, Londra Stansted, Cagliari, Catania, Palermo, Malta, Tirana, Vienna, Brindisi, Barcellona, Bucarest, Londra Heatrow, Rotterdam, Bruxelles Charleroi), i 505mila posti offerti (+28% sul 2022) e le cinque compagnie aree operative sullo scalo (Ryanair, British Airways, Transavia, Wizz, Albawings).”Siamo il primo aeroporto per crescita in Italia e terzo in Europa – ha sottolineato Tesei – con un contributo notevole dato al Pil e all’economia della regione”. In arrivo novità anche sulla rotta con Francoforte, hub di collegamento con aeroporti di tutto il mondo, con Tesei che ha annunciato: “Proseguono interlocuzioni serie. Il volo costa 1,2 milioni di euro l’anno e per questo abbiamo lanciato appello alle forze economiche. Grazie alle disponibilità manifestate, per ora, da Camera di commercio, Fondazione Perugia e Confindustria, si può tornare a lavorare” su questo. “Con cautela possiamo dire – è stato poi sottolineato – che l’obiettivo per il 2023 è di 450mila passeggeri, ma a 500mila possiamo arrivarci. I lavori alla struttura sono stati validati da Enac nella fase di progettazione e ora sono solo da attuare. Oltre al finanziamento dei 12 milioni in tre anni fatto con legge regionale, mettiamo a disposizione risorse per un complessivi 850mila euro”, ha detto Tesei

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Senza più superbonus addio alla ricostruzione

Il sindaco di Norcia Nicola Alemanno invoca la deroga a favore del cratere per non vanificare quanto fatto finora

“Il superbonus per il cratere terremotato del Centro Italia è fondamentale per garantire il proseguo della ricostruzione, magari adottando un sistema diverso da quello finora praticato”: a dirlo è il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno.
“Il commissario straordinario Guido Castelli ci ha garantito che è in corso l’interlocuzione con il Governo per trovare una soluzione per i nostri territori” spiega. “A mio avviso – sostiene ancora Alemanno – si potrebbe adottare il sistema che il cittadino ceda il credito di imposta direttamente alle imprese che possano così portarlo in detrazione dei redditi nell’anno in corso. Pensare che sia il cittadino a portarlo in detrazione è impossibile, soprattutto quando ci troviamo dinanzi a persone anziane e cifre elevate”.
Il sindaco di Norcia ipotizza anche un piano B qualora il superbonus non sia più nella disponibilità. “Per coprire gli inevitabili accolli economici per completare la ricostruzione degli edifici – conclude Alemanno – si potrebbe immaginare di creare un fondo da cui attingere le risorse per coprire le spese eccedenti”.

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Con la fine del super bonus per l’edilizia, migliaia di piccole imprese umbre a rischio di chiusura

L’analisi del presidente di Confartigianato Mauro Franceschini è allarmata. Si rischiano migliaia di fallimenti.

“Il Governo interviene con il blocco totale della cessione dei crediti e dello sconto in fattura sui lavori del superbonus a complicare ulteriormente una tormentatissima vicenda, che dovrebbe contribuire ad adeguare le case degli italiani alle norme europee e al tempo stesso rilanciare l’economia e l’occupazione-lo dice il presidente di Confartigianato Imprese Umbria, Mauro Franceschini-con il decreto-legge approvato giovedì 16 febbraio il Governo in realtà getta la spugna e ammette una propria incapacità a gestire e controllare i crediti di imposta. Se è stato lasciato spazio a truffe e opacità non è certo colpa delle imprese e dei cittadini che stanno realizzando i lavori secondo le indicazioni del Governo.

Indipendentemente dal merito nessun provvedimento di largo impatto nazionale può avere successo se la pubblica amministrazione non riesce con efficienza e concretezza a svolgere il suo specifico ruolo di controllo e vigilanza e questo non può essere fatto scontare ai cittadini e alle imprese che hanno dato disponibilità a realizzare il contenuto dei provvedimenti.

“Si ricorda – afferma Mauro Franceschini – che il sistema è entrato in crisi con il rifiuto delle banche ad accettare i crediti e quindi prima di fermare tutto il Governo sarebbe potuto intervenire solo su quel segmento, dando le opportune garanzie e riattivando la cessione dei crediti alle banche. Invece ha preferito bloccare tutto, mettendo a rischio la tenuta del tessuto delle piccole e medie imprese che hanno fatto investimenti e stanno lavorando, anche in Umbria, secondo le indicazioni del Governo, impedendo, tra l’altro, di intervenire anche agli enti locali che vivendo le difficoltà dei territori stavano cercando di mettere in campo delle risorse per evitare il collasso”.

Cosa succederà adesso se le banche non risponderanno positivamente? Quante piccole e medie imprese potranno aspettare che le banche decidano di fidarsi del Governo, mentre vanno in crisi finanziaria pressate dai creditori per le forniture e dalle giuste aspettative di incassare i salari e gli stipendi da parte dei dipendenti? Quali conseguenze sociali potrebbe determinare questa situazione in termini di minore occupazione e aumento della cassa integrazione? Nel decreto del Governo c’è il blocco del sistema, ma non ci sono le risposte a queste domande e le imprese non possono sopravvivere in situazioni di continua incertezza normativa e senza risposte.

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Parte dall’Umbria l’offensiva contro il blocco Ue alle auto diesel e benzina dal 2035

Il presidente del Consiglio regionale Squarta propone una iniziativa congiunta nei confronti di Bruxelles da parte di tutte le Regioni italiane

Il presidente dell’assemblea legislativa dell’Umbria, Marco Squarta (Fdi), chiede “alla Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali d’Italia di opporsi alla cosiddetta ‘rivoluzione industriale’ di Bruxelles che vuole vietare la vendita di auto nuove alimentate a benzina o diesel a partire dal 2035”. “È opportuno – sottolinea Squarta – che tutte le Regioni prendano posizione, su un argomento importante e sentito, sostenendo in maniera compatta il blocco dell’ennesima imposizione dell’Unione europea sulla pelle dei cittadini. Con lo stop dei motori a benzina e diesel dal 2035 migliaia di aziende e tantissimi lavoratori rischiano di trovarsi fuori dal mercato. Il settore dell’automotive è una delle colonne portanti della nostra nazione, in Italia lavorano 280 mila occupati diretti e 250 mila artigiani dell’indotto, in più sono 450 le aziende della componentistica con 70 mila addetti che dovrebbero diversificare le loro specializzazioni e loro attività per non scomparire”. Squarta spiega che “solo in Umbria il tessuto produttivo conta 145 aziende direttamente o indirettamente collegate al settore dell’automotive. Nella nostra regione le auto elettriche, secondo gli ultimi dati dell’Aci, sono lo 0,16 del parco auto circolante (1.086 su 644.155). Siamo indietro con la diffusione delle colonnine di ricarica e con la riconversione degli impianti, manca il personale specializzato e ci troveremo con un’abbondanza di profili professionali ormai desueti. In più imporre auto elettriche comporta problemi di rifornimento delle materie prime che servono per produrre le batterie (rame, litio, nichel, magnesio e cobalto) per le quali siamo completamente dipendenti dall’estero. Che fine faremo? Lasceremo andare i nostri lavoratori in cassa integrazione per importare batterie dalla Cina e dal Congo? Soprattutto Pechino ha le materie prime, la supremazia tecnologica e produttiva, il cuore dell’auto elettrica è in mano ai cinesi. Con il motore termico la filiera italiana è tuttora fortemente competitiva, le istituzioni devono impegnarsi a non far perdere neppure un posto di lavoro nel nostro Paese. Questione non certo secondaria – conclude Squarta – sono i costi per i cittadini. Le auto elettriche hanno prezzi inavvicinabili e molte persone, non potendosi permettere di acquistarle in questi 12 anni che ci separano dal 2035, continueranno a girare con le vetture che posseggono adesso, che col trascorrere del tempo saranno sempre più vecchie e sempre più inquinanti. A questo aspetto, Bruxelles, ci ha pensato?”.

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L’azienda Fomap di Petrignano ha realizzato parti del modulo per tornare sulla luna

La società ha progettato e realizzato alcune componenti della capsula spaziale americana Orion

L’azienda Fomap di Petrignano di Assisi, infatti, ha realizzato per Thales Alenia Space, nello specifico per il sito di Torino, tutti i particolari per la struttura primaria del modulo di servizio europeo (Esm) della capsula spaziale statunitense Orion, il veicolo di trasporto umano per l’esplorazione dello spazio profondo, partita il 16 novembre e rientrata il 12 dicembre 2022 dopo un’orbita ravvicinata con la luna. Fomap è fornitore di Thales Alenia Space – joint venture tra la francese Thales e l’italiana Leonardo e leader mondiale nelle infrastrutture orbitali – che ha contribuito alla realizzazione del modulo di servizio di Orion, sviluppato sotto contratto dell’Agenzia spaziale europea nell’ambito del programma lunare della Nasa Artemis.
Il lancio di Orion aveva lo scopo di verificare se la nuova capsula fosse sicura per trasportare un equipaggio sulla luna nei prossimi anni. Il modulo di servizio, alla cui realizzazione ha contribuito Fomap, ha al suo interno tutti i sistemi per la navicella abitata dagli astronauti quali la propulsione, la generazione elettrica, il controllo termico e gli elementi indispensabili alla sopravvivenza dell’equipaggio come ossigeno, acqua e azoto.
In particolare Fomap ha realizzato la parte strutturale primaria del modulo di servizio formata dalle due piattaforme circolari (lower e tank bulckhead), i longheroni di collegamento tra le stesse, flexible plate in titanio e tutte le cleats e brakets di collegamento.
Fomap, attiva nel settore della meccanica di precisione, è stata fondata nel 1982 da Pietro Flavi insieme ai due figli Flaminio e Fabrizio.
Il gruppo Fomap oggi conta 75 dipendenti diretti e circa 30 nell’indotto.”Siamo molto orgogliosi – ha sottolineato il presidente Flaminio Flavi – e ringraziamo Thales Alenia Space di averci dato la possibilità di contribuire ad una missione internazionale storica che rappresenta l’evoluzione della prossima presenza dell’uomo nello spazio”.

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L’Umbria si fa bella alla Bit, tra il Perugino e il jazz

Alla Borsa del turismo di Milano resi noti i risultati turistici del 2022: sei milioni e 300 mila presenze

“Abbiamo chiuso il 2022 con un risultato importante sul fronte del turismo, superando 6milioni e 330 mila presenze, un dato superiore al 2019. Il 2023 rappresenta un anno importantissimo per l’Umbria, ricorrono infatti 500 anni dalla morte del Perugino e del Signorelli che sono per la nostra Regione un motivo di grande orgoglio”, ha spiegato Paola Agabiti. “La Regione, insieme alle altre istituzioni umbre, vuole valorizzare l’opera e la personalita’ di queste due grandissime figure diffondendone la conoscenza dell’opera ed esaltandone il loro portato artistico. Le celebrazioni vedranno tante iniziative, declinate in modo e forme differenti in tutto il territorio. La guida di Repubblica in questo contesto e’ un omaggio non solo ai due grandi artisti, ma anche alla nostra terra ricca di storia, arte e cultura. Mi preme citare la mostra che si terra’ alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, curata dal direttore Marco Pierini e dalla storica d’arte Veruska Picchiarelli. Oltre alle manifestazioni legate al Perugino – ha osservato ancora – vogliamo ricordare che questo e’ un anno importante anche per l’Umbria Jazz, un festival unico nel panorama italiano e mondiale che ha saputo rinnovarsi e che oggi continua ad attirare un pubblico variegato ed esperto”.

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E’ Dimitri Menecali il nuovo amministratore delegato delle acciaierie di Arvedi Ast

Stefano Cardinali è stato invece nominato direttore di stabilimento

Dimitri Menecali ha assunto da oggi la carica di amministratore delegato di Arvedi Ast. Subentra a Mario Carlo Arvedi Caldonazzo che assume il ruolo di vice presidente. Classe 1973, laurea in Ingegneria dei materiali nella sede di Terni dell’università di Perugia, Dimitri Menecali ha un’esperienza ventennale all’interno dell’azienda avendo ricoperto fino al 2021, tra gli altri, l’incarico di direttore di produzione e successivamente quello di direttore di stabilimento. Dal 15 febbraio 2023, inoltre, la carica di direttore di stabilimento, «datore di lavoro» per l’unità produttiva Ast e responsabile ambientale per la società è affidata a Stefano Cardinali, attuale direttore pianificazione e controllo, logistica e spedizioni. Infine entra in azienda, con la carica di chief technical officer (Cto) e consigliere delegato di Acciai Speciali Terni, anche il manager ternano Gian Luca Gigli. Classe 1972, laurea in Ingegneria dei materiali presso la sede di Terni dell’Università degli Studi di Perugia, Gian Luca Gigli già in forza all’acciaieria ternana fino al 2015, è esperto di controllo della qualità e di economia sostenibile. «Ringrazio il presidente Arvedi per la fiducia e la responsabilità affidatami in una fase che richiede scelte determinanti per la futura configurazione aziendale», ha affermato Menecali. «È un onore per me – ha aggiunto – guidare questa fabbrica, che ha fatto la storia della nostra città e della siderurgia. Sapremo fare squadra per renderla un’azienda sempre più all’avanguardia, competitiva e sostenibile». «Ringrazio il cavalier Arvedi per l’incarico. Torno in una fabbrica – è il commento di Gigli – che mi ha visto crescere come professionista, in un momento ricco di sfide al quale mi dedicherò con passione e impegno». A tutti, vanno gli «auguri di buon lavoro e di ampia soddisfazione nell’incarico» da parte del presidente di Arvedi Ast, Giovanni Arvedi.

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