Valore aggiunto in Umbria: i dati per settore e nelle due province
Il valore aggiunto cresce in Umbria dell’1,80% nel 2025, contro il 2,30% nazionale. Ma l’aggregato che comprende commercio, trasporti, alloggio, ristorazione e comunicazione perde lo 0,45%: unica regione italiana sotto zero. Regione penultima per crescita sia in finanza, immobiliare e professioni (+0,96%) sia il gruppo che comprende pubblica amministrazione, scuola, sanità e altri servizi (+0,84%). Questi tre grandi aggregati valgono quasi il 70% dell’economia regionale. Industria quarta in Italia, costruzioni seconde e agricoltura sesta.
Sono i dati di Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne, riferiti al 2025.
L’Umbria è quarta per crescita nell’industria, seconda nelle costruzioni e sesta nell’agricoltura. I tre comparti valgono meno di un terzo dell’economia regionale. Il restante 69,97% appartiene ai servizi: un aggregato arretra, gli altri due sono penultimi in Italia.
Il valore aggiunto umbro ha raggiunto 25,34 miliardi di euro, con un incremento dell’1,80% rispetto al 2024. La media italiana è del 2,30%, quella del Centro del 2,29%.
Commercio
La voce più debole comprende commercio all’ingrosso e al dettaglio, riparazione di veicoli, trasporti e magazzinaggio, alloggio e ristorazione, servizi di informazione e comunicazione. In Umbria questo insieme di attività arretra dello 0,45%, mentre la media nazionale sale del 2,14%. È l’unico dato negativo fra le venti regioni. Il gruppo produce 5,76 miliardi di euro, pari al 22,73% del valore aggiunto regionale.
Il confronto con i territori vicini non migliora. La Toscana cresce dello 0,21%, le Marche dello 0,81% e il Lazio dell’1,38%. L’Umbria perde invece 2,59 punti percentuali rispetto al dato nazionale. Quattro regioni del Centro occupano le ultime cinque posizioni di questa graduatoria.
Turismo
C’è poi il dato del turismo. Secondo le statistiche ufficiali della Regione Umbria, nel 2025 gli arrivi nelle strutture ricettive sono aumentati del 9,1% e le presenze dell’8,5%, raggiungendo rispettivamente 3,04 e 7,94 milioni. Crescono quindi i visitatori e i pernottamenti, mentre l’aggregato economico che comprende anche alberghi e ristoranti registra una flessione.
Il secondo aggregato riunisce attività finanziarie e assicurative, immobiliari, professionali, scientifiche e tecniche, amministrazione e servizi di supporto. Vale 6,59 miliardi di euro, il 26% dell’economia umbra. Nel 2025 aumenta appena dello 0,96%, contro il 2,39% dell’Italia e il 2,30% del Centro: penultimo posto nazionale, davanti soltanto al Veneto (+0,81%).
Pubblica amministrazione
Il terzo aggregato comprende anche la pubblica amministrazione: amministrazione pubblica e difesa, assicurazione sociale obbligatoria, istruzione, sanità e assistenza sociale, attività artistiche e di intrattenimento, riparazione di beni per la casa e altri servizi. Questo aggregato genera 5,38 miliardi di euro, il 21,24% del valore aggiunto dell’Umbria.
Anche qui la regione è penultima: +0,84%, contro il +2,15% nazionale e il +2,23% del Centro. Peggio fa soltanto la Valle d’Aosta (+0,80%). Il Lazio è a +2,70%, le Marche a +2,12% e la Toscana a +1,52%. È dunque sotto la media anche l’aggregato che comprende una parte importante dei servizi pubblici.
I servizi delle amministrazioni offerti gratuitamente o a prezzi non significativi non hanno un ricavo di vendita: secondo le regole europee di contabilità nazionale, la produzione è stimata sulla base dei costi, tra cui consumi intermedi, retribuzioni, ammortamenti e imposte nette sulla produzione. Il valore aggiunto si calcola sottraendo i consumi intermedi e non coincide con la spesa pubblica totale.
Servizi privati
Lo 0,84% riguarda l’intero aggregato, che comprende anche attività private. Il rapporto non separa la pubblica amministrazione dagli altri servizi: non permette quindi di stabilire quanto del ritardo dipenda specificamente dalle strutture pubbliche, né di sostenere che la spesa pubblica regionale sia aumentata soltanto dello 0,84%.
I tre aggregati dei servizi valgono il 69,97% dell’economia umbra e crescono tutti meno delle rispettive medie italiane. Il loro peso spiega in larga misura il diciassettesimo posto tra le venti regioni italiane.
Agricoltura
In agricoltura l’aumento è dell’8,57%, sesto risultato italiano, contro il +6% nazionale e il +6,82% del Centro. Il settore vale circa 770 milioni di euro e rappresenta però soltanto il 3,04% del valore aggiunto regionale.
Industria e costruzioni
L’industria in senso stretto, escluse le costruzioni, registra +3,59%, quarto posto nazionale e una crescita più che doppia rispetto all’Italia (+1,37%). Produce 5,17 miliardi di euro, il 20,39% del valore aggiunto umbro: più del peso nazionale dell’industria (19,68%), ma meno di Toscana (21,23%) e Marche (26,43%).
Le costruzioni crescono dell’8,26%, secondo risultato dopo l’Abruzzo (+12,18%) e ben oltre il +3,43% italiano. Il settore genera 1,67 miliardi di euro, il 6,60% del totale umbro. La regione ospita anche importanti cantieri della ricostruzione successiva al sisma del 2016; l’indagine, tuttavia, non quantifica quanto incidano sull’aumento del valore aggiunto edilizio.
Agricoltura, industria e costruzioni pesano complessivamente per il 30,03% dell’economia regionale. Il loro andamento non basta a compensare la crescita contenuta degli aggregati dei servizi, che hanno un peso più che doppio sul totale.
Le due province divergono
Perugia produce 19,42 miliardi di euro di valore aggiunto, cresce del 2,01% ed è 65ª fra 107 province. Terni arriva a 5,92 miliardi, aumenta dell’1,12% e scende al 101° posto. È soprattutto il Ternano a ridurre il risultato medio dell’Umbria; anche Perugia, però, resta sotto il +2,30% nazionale.
Nell’industria Perugia è dodicesima (+4,59%), mentre Terni è 82ª (−0,07%). Nelle costruzioni si inverte il rapporto: Terni è sesta (+9,04%) e Perugia ottava (+8,01%). L’agricoltura cresce dell’8,61% nella provincia di Terni e dell’8,55% in quella di Perugia, ma pesa di più nell’economia ternana: 4,03% del totale contro 2,74%.
Per entrambi i territory, però, la difficoltà maggiore riguarda il primo aggregato dei servizi. Nel gruppo che comprende commercio, trasporti, ospitalità e comunicazione Perugia è 101ª (−0,44%) e Terni 102ª (−0,50%). Sono due delle sole nove province italiane con un calo del valore aggiunto in questo insieme di attività.
Nel gruppo delle attività finanziarie, immobiliari e professionali Perugia è 97ª (+1,04%) e Terni 104ª (+0,67%). Per l’aggregato che comprende anche pubblica amministrazione, scuola, sanità e altri servizi le posizioni sono rispettivamente 94ª (+0,89%) e 96ª (+0,70%).