Credito alle imprese in Umbria, dinamiche e costi
Nel 2025, rileva la Banca d’Italia nell’ultimo rapporto sull’economia umbra, è proseguita la contrazione dei prestiti alle imprese (-2,2%). In particolare, la riduzione ha continuato a essere marcata, seppure in attenuazione, per le imprese di minori dimensioni (-6,0%, da -6,8 di un anno prima).
La dinamica creditizia è stata particolarmente negativa per le imprese dei servizi (-6,7%), specie quelle del commercio. Dopo oltre
un biennio i prestiti alle aziende delle costruzioni e a quelle manifatturiere sono tornati a crescere (0,4 e 2,4%, rispettivamente).
Nel primo trimestre dell’anno in corso si è arrestato il calo dei prestiti alle imprese (0,2%) che ha riflesso l’espansione del credito a quelle di maggiori dimensioni, soprattutto del comparto manifatturiero.
Sulla base delle informazioni derivanti dalla rilevazione AnaCredit, nel 2025 la quota di credito alle imprese umbre meno rischiose è aumentata, a scapito di quella riferita alle aziende con merito creditizio più basso: l’incidenza di prestiti con probabilità di default (PD) inferiore all’uno per cento cento è salita al 51,4% del totale, dal 48,3. Questo andamento ha interessato tutti i principali comparti produttivi, seppure con intensità differenti, ed è stato più marcato nella manifattura e nei servizi.

Il costo del credito
In linea con l’orientamento della politica monetaria il calo del costo del credito è stato più intenso nella prima parte dell’anno, ed è poi proseguito. Il tasso sui prestiti per esigenze di liquidità si è collocato al 5,3% nel quarto trimestre del 2025 (era il 6,1% nel periodo corrispondente dell’anno precedente).
La flessione è stata omogenea tra le diverse classi dimensionali delle imprese; tra i settori è stata maggiore per le costruzioni. Analoga dinamica ha avuto il costo medio dei nuovi finanziamenti destinati agli investimenti che è sceso al 4,2%, dal 4,9 di un anno prima
Il dettaglio per classi di rischio delle imprese basato sui dati di AnaCredit mostraù una riduzione generalizzata; è più intensa per le imprese con PD inferiore al 5%, alle quali continuano a essere applicate condizioni più favorevoli.
Rileva ancora la Banca d’Italia che gli effetti del forte rialzo dei tassi degli anni 2022-23 sul conto economico delle imprese sono stati eterogenei, anche in funzione delle strategie di gestione del rischio adottate; un ruolo non trascurabile è stato svolto dall’utilizzo di contratti derivati.
Alla fine del primo trimestre del 2026 il tasso sui prestiti per esigenze di liquidità si è posizionato al 5,4%, quello relativo ai nuovi finanziamenti destinati agli investimenti al 3,8%.