Al via i saldi anche in Umbria, tra caccia all’affare e richieste di modifica
Al via da sabato 4 luglio anche in Umbria (come nel resto d’Italia, ad eccezione delle province di Trento e Bolzano) i saldi estivi. Meno attesi dai consumatori italiani, visto che varie forme di sconti si applicano ormai tutto l’anno, ma comunque importanti per dare ossigeno al settore. Saldi che in Umbria potranno durare al massimo 60 giorni.
Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio quest’anno per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media 201 euro – pari a 91 euro pro capite – per un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro.
Le regole
Vigono in tutta Italia le stesse regole di trasparenza: il negoziante deve indicare accanto a ogni capo il prezzo pieno e la percentuale di sconto applicata. Dal 2023 vale inoltre una regola europea recepita in Italia: il prezzo di riferimento da confrontare con quello scontato deve essere il più basso praticato nei trenta giorni precedenti l’inizio dei saldi, per evitare sconti solo apparenti.
I prodotti in saldo vanno inoltre tenuti separati da quelli a prezzo intero e, in caso di capo difettoso, il cliente ha diritto a sostituzione, riparazione o rimborso dietro presentazione dello scontrino. Online la disciplina è più favorevole: reso o cambio entro 14 giorni dalla consegna, a prescindere dall’esistenza di un difetto.
Le modifiche
Il presidente umbro di Federmoda Confcommercio, Carlo Petrini, spiega perché si chiede di rivedere tempistiche e modalità dei saldi: “La data di avvio in piena stagione estiva – troppo anticipata – e un andamento delle vendite piuttosto modesto da marzo a giugno rendono l’avvio dei saldi estivi una occasione ghiotta per i consumatori, che possono fare veri affari, avendo a disposizione un vasto assortimento. È peraltro innegabile che in questi anni è cambiato sia l’approccio dei clienti, sia il valore dei saldi stessi. Un tempo erano lo strumento per svuotare i magazzini, oggi questo aspetto è molto ridotto, perché sono pochissime le attività che accumulano merce: servono soprattutto per fare liquidità”.
“Quali che siano le previsioni sulle vendite – sottolinea – il mutamento delle condizioni di mercato e dei comportamenti di acquisto, il far west che si registra con i cosiddetti “pre–saldi” o saldi privati, che premiano i “furbetti”, la concorrenza dell’on line, che fa sconti quando e quanto vuole, rendono inderogabile arrivare ad una nuova regolamentazione della materia.
Federmoda Umbria e Confcommercio Umbria stanno lavorando da tempo sui tavoli nazionali e regionali per la riforma della disciplina delle vendite straordinarie e dei saldi, con proposte organiche e concrete”.
In occasione dei lavori di riforma del Testo Unico del Commercio sono state presentate alla Regione Umbria una serie di richieste, il cui duplice obiettivo è assicurare maggiore trasparenza ai consumatori e allo stesso tempo tutelare le imprese di vicinato. La proposta più rilevante riguarda l’introduzione, su facoltà della Regione Umbria, di nuovi periodi di vendita di fine stagione oltre ai saldi invernali ed estivi tradizionali: saldi di primavera (24 maggio-8 giugno) e saldi d’autunno (15-30 novembre), della durata massima di 15 giorni ciascuno, con un intervallo a prezzo pieno tra il 9 giugno e il 31 luglio, così da distribuire meglio le vendite lungo l’anno e sostenere la sostenibilità economica delle imprese.
“Chiediamo anche la conferma – ricorda Petrini – del divieto di reintegro della merce durante le liquidazioni, per preservarne la natura eccezionale; la conferma del periodo di inattività di 180 giorni dopo una liquidazione per cessazione di attività, e della chiusura obbligatoria di almeno 15 giorni dopo liquidazioni per ristrutturazione o rinnovo dei locali; il mantenimento del divieto di vendite promozionali sui prodotti non alimentari stagionali dal 1° dicembre fino all’avvio dei saldi invernali, per tutelare il valore economico delle vendite di fine stagione”.