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Rinnovabili, scontro tra ambientalisti e Regione

Scontro tra le associazioni ambientaliste e la Regione Umbria sulle rinnovabili. Greenpeace, Legambiente e WWF bocciano la legge regionale 7/2025 sulle aree idonee approvata in Umbria che, per gli ambientalisti “impone pesanti restrizioni alle rinnovabili considerate ancora una volta un problema e non la soluzione”.

Per le associazioni il testo approvato evidenzia “gravi e manifesti profili di illegittimità” in quanto, in più punti, introduce limiti ostativi allo sviluppo delle fonti rinnovabili, in contrasto con la normativa nazionale vigente e con l’urgenza di decarbonizzazione del sistema energetico, imponendo limiti e ostacoli allo sviluppo e alle opportunità che la stessa regione può cogliere in termini di sviluppo e riduzione dei costi in bolletta, soprattutto in previsione dell’entrata in vigore del prezzo zonale.

Per Greenpeace, Legambiente e WWF quanto approvato dalla Regione potrà essere facilmente oggetto di ricorsi, ma anche di blocco da parte del Governo, proprio per la sua non conformità alla normativa vigente.

“Prendiamo atto delle osservazioni inviate da Greenpeace, Legambiente e WWF Italia – risponde l’assessore regionale all’ambiente e all’energia, Thomas De Luca – e rispediamo al mittente ogni accusa di ostruzionismo. La legge regionale 7/2025 non è un freno, ma una legge di giustizia climatica per l’indipendenza energetica dell’Umbria attraverso le rinnovabili. Una legge scritta per le imprese e le famiglie umbre, non per dare carta bianca agli interessi degli speculatori”.

“È paradossale – sottolinea De Luca – sentir parlare di limiti ostativi a proposito della nostra legge regionale da chi ha ignorato le nostre richieste di aiuto per contrastare le conseguenze del Decreto Transizione 5.0 del Governo Meloni, che ha reso solo il 4% del territorio umbro qualificabile come idoneo per il fotovoltaico e lo 0% per l’eolico dalla Regione”.

Sull’accusa di aggravamento burocratico, De Luca replica: “Richiedere alta qualità progettuale significa sostenere operatori e aziende serie e non chi inquina il mercato. Così come le garanzie finanziarie per il ripristino dei siti non sono un fardello, ma un atto di responsabilità verso il territorio e le future generazioni”.

“Dispiace constatare – conclude l’assessore regionale all’ambiente e all’energia – che i vertici nazionali delle associazioni abbiano scelto di attaccare frontalmente l’Umbria. Certo constatiamo con amarezza che se avessimo avuto il loro aiuto, con la stessa forza, nel contrastare il caos normativo del Governo, forse saremmo già ai livelli della Danimarca. Per sviscerare nel merito ogni punto e fare chiarezza contro osservazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti, invitiamo ufficialmente i presidenti nazionali di Greenpeace, Legambiente e WWF Italia al confronto a un incontro pubblico qui in Umbria”.