Decessi per omicidi, in Umbria l’indice tra i più bassi
L’Umbria, con 0,19 decessi ogni 100mila abitanti, è tra le regioni italiane con il più alto tasso standardizzato di mortalità per omicidio, l’indicatore che l’Unione europea utilizza per monitorare, nell’ambito dell’Obiettivo 16 dell’Agenda 2030 dedicato a pace, giustizia e Istituzioni solide, la manifestazione più estrema dell’insicurezza personale.
Nel dato standardizzato Eurostat del 2023, il valore più alto spetta appunto alla Sardegna (0,86), seguita dalla Valle d’Aosta (0,68), dall’Abruzzo (0,65), dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Puglia (entrambe 0,55) e dalle Marche (0,54), mentre le situazioni meno gravi, accanto al Friuli Venezia Giulia (0,11), all’Umbria (0,19), a Bolzano (0,20) e alla Lombardia (0,25), si trovano la Campania (0,20) e la Basilicata (0,22). Calabria (0,39) e Sicilia (0,38) registrano valori inferiori a quelli di Piemonte (0,43), Emilia Romagna (0,44), Veneto (0,47), Toscana e Lazio (0,49).
Calcolando, a fini puramente descrittivi, una media semplice dei valori regionali – dunque non ponderata per la popolazione – il Nord si attesta a 0,38, il Centro a 0,43 e il Mezzogiorno a 0,46; escludendo la Sardegna, il Sud continentale e la Sicilia scendono a 0,40, sostanzialmente lo stesso livello delle regioni settentrionali. È un quadro cambiato in pochi anni, giacché nel 2018 la frattura Nord-Sud era ancora chiaramente riconoscibile con 0,83 omicidi ogni 100.000 abitanti nel Mezzogiorno contro 0,43 nel Centro-Nord registrati dalle Forze dell’ordine italiane, anche se la distanza si stava già riducendo proprio per la caduta particolarmente intensa di alcune regioni meridionali. In Calabria, per esempio, il tasso di omicidio maschile era sceso dai 5,23 ogni 100.000 uomini del triennio 2010-2012 agli 1,95 del 2016-2018, con una riduzione del 62,8%, molto superiore alla media nazionale. La convergenza, in altre parole, è avvenuta soprattutto perché il Mezzogiorno è sceso di più, un dato che riflette il crollo della violenza mafiosa nei territori in cui era storicamente concentrata.
La contrazione della componente criminale nei fenomeni omicidiari, del resto, non significa che essa sia scomparsa. Nel 2024, gli omicidi attribuibili alla criminalità organizzata presentavano ancora un tasso di 0,09 ogni 100.000 abitanti nel Mezzogiorno, contro 0,01 nel Centro e nessun caso nel Nord; la Campania risultava la regione con il tasso più alto di vittime maschili, 1,74 ogni 100.000 uomini, seguita da Molise (1,39) e Sardegna (1,04) e, al Sud la quota di omicidi con autore rimasto ignoto – considerata spesso segnale della presenza di contesti criminali – raggiungeva il 19,8%, contro l’8,3% del Nord.
Gli omicidi di donne seguono invece una geografia diversa con le concentrazioni più alte in Valle d’Aosta, Sardegna e Marche (dati Istat); quelli che avvengono in àmbito familiare dove si concentra la grande maggioranza delle vittime femminili, non mostrano una precisa caratterizzazione territoriale, ma producono di anno in anno picchi regionali in larga parte episodici.