Caro-Tari, Confartigianato: Terni paga la minore efficienza della gestione Acea e la trappola dello Statuto dell’Asm
Mentre in altre zone dell’Umbria le tariffe Tari scendono, a Terni salgono. E aggravano lo spopolamento e la crisi della città, denuncia Confartigianato Imprese Terni. Che evidenzia come l’errore d’origine dell’epoca Masselli-Latini abbia creato un meccanismo che mette il Comune di fronte a una scelta obbligata: o si salassano i cittadini o si svuota il bilancio comunale.
E così – evidenzia Confartigianato – l’aumento della Tari a Terni rappresenta “l’ennesimo e insostenibile tassello di un progressivo svantaggio territoriale che frena lo sviluppo della nostra città”.
Per le imprese e per le famiglie ternane, la stangata sui rifiuti si inserisce in un contesto già fortemente critico, segnato da un costante calo demografico e dalla perdita di residenti, a cui si sommano altri balzelli ingiustificati, il sostanziale isolamento infrastrutturale, le difficoltà crescenti di collegamento ferroviario verso Roma e la perdurante incertezza sulle politiche sanitarie e sul futuro del nuovo ospedale cittadino. Un quadro di impoverimento urbano reso ancora più fragile dalle scelte del passato che, con la proliferazione di grandi superfici di vendita, hanno progressivamente svuotato il centro storico e mortificato il commercio di vicinato e la vivibilità del centro città.
“In questo scenario di sofferenza territoriale – scrive Confartigianato Terni – l’aumento della Tari svela la vera anomalia della gestione dei rifiuti a Terni. Non si tratta di una misura inventata dal nulla: le tariffe salgono perché sono formalmente validate dall’AURI sulla base dei costi d’esercizio presentati dal gestore, ma mentre in altri bacini della regione i gestori operano a costi più contenuti consentendo riduzioni tariffarie, a Terni ci troviamo di fronte a un gestore evidentemente meno efficiente, i cui costi d’esercizio continuano a crescere e ad appesantire la bolletta della comunità”.
La trappola dello statuto ASM
A rendere ancora più grave la situazione, per l’associazione, è il cortocircuito di governance creato con la cessione di ASM. Di fronte all’opposizione del Comune agli aumenti, l’amministratore delegato espresso dal partner privato Acea fa valere in Consiglio di amministrazione il voto doppio (casting vote) previsto dall’Articolo 20.1 dello Statuto. “Si genera così una vera e propria morsa ai danni della città: poiché quei costi d’esercizio risultano certificati dall’AURI, se il Comune rifiuta di scaricare i rincari sulle bollette Tari dei cittadini, si vede costretto a coprirli attingendo direttamente dalle risorse del proprio bilancio comunale, quindi sempre dalle risorse dei cittadini”.
In questo modo, viene spiegato, il partner privato blinda la copertura dei propri costi, mettendo il Comune di fronte a un ricatto contabile: far pagare il conto ai cittadini o tagliare i fondi destinati ai servizi pubblici essenziali del territorio.
“Questo meccanismo – prosegue Confartigianato – rappresenta il vizio d’origine dell’operazione ASM-Acea, concepita e approvata a suo tempo dall’allora assessore Masselli e dalla Giunta Latini, che consegnarono al partner privato di minoranza una clausola statutaria e dei patti parasociali in grado di condizionare le finanze cittadine”.
Si tratta di un esito ampiamente preannunciato. Già il 7 luglio 2022, nel corso del dibattito sulla cessione dell’operatività di ASM, Confartigianato Terni chiese di fermare l’accordo, denunciando proprio l’assenza di garanzie sulla tenuta delle tariffe, i pericoli derivanti dal trasferimento dei centri decisionali fuori da Terni e i danni diretti per l’economia e le imprese locali che potevano determinarsi. Purtroppo avevamo ragione: i fatti di oggi dimostrano la totale fondatezza di quel monito, che il Consiglio Comunale di allora non ha voluto ascoltare.
Disinnescare il meccanismo
“Per fermare questo drenaggio di risorse ed eliminare uno svantaggio competitivo non più tollerabile, è indispensabile – conclude Confartigianato Imprese Terni – neutralizzare l’impatto dei rincari impiegando in primo luogo gli utili e i dividendi societari di ASM a copertura dei maggiori costi. Quindi aprire una vertenza cittadina sulla revisione dello statuto ASM e dei patti parasociali per restituire alla parte pubblica la piena sovranità sul bilancio comunale e soprattutto disinnescare poteri di intervento impropri sulle finanze cittadine e ricostruire un meccanismo di mercato che garantisca la competitività e l’efficienza della gestione e tariffe decrescenti all’utenza”.