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Tag: cgil

Sciopero per Gaza, le manifestazioni in Umbria

Con lo slogan “Blocchiamo tutto” e al grido di “Free Palestine” anche in Umbria studenti e lavoratori che hanno aderito all’invito allo sciopero indetto da Cgil e Usb hanno manifestato a Perugia, Terni e Foligno.

Nel capoluogo regionale il corteo da piazza Partigiani si è mosso verso il centro storico, fino a piazza IV Novembre. Poi, anziché effettuare il presidio sotto la Prefettura in piazza Italia, i manifestanti si sono diretti a Fontivegge, dove hanno bloccato la stazione dei bus, il transito delle auto e poi la stazione ferroviaria. Occupati anche vari spazi dell’Università.

Forte adesione allo sciopero all’Ast di Terni. Anche qui, rispetto al programma iniziale, il corteo si è poi diretto verso la stazione ferroviaria.

A Foligno un corteo costituito soprattutto da studenti si è ritrovato sotto il Comune.

Tanti disagi per chi doveva spostarsi, ma le manifestazioni si sono svolte in modo pacifico.

La Cgil ha proclamato lo sciopero “in difesa della Flotilla, dei valori costituzionali e per Gaza”.

“Illegittimo” per il garante, ma Cgil e Usb confermano lo sciopero per la Flotilla pro Gaza

Venerdì 3 ottobre anche in Umbria è in programma per tutta la giornata lo sciopero generale nazionale indetto dalla Cgil e dai sindacati di base in tutti i settori pubblici e privati “in difesa della Global Sumud Flotilla, dei valori costituzionali e per Gaza”.

Durante lo sciopero generale, indetto ai sensi dell’articolo 2, comma 7, della legge 146/90 – fa sapere la Cgil – “saranno garantite le prestazioni indispensabili, come stabilito dalle regolamentazioni di settore”.

Sciopero confermato, nonostante il garante abbia dichiarato la protesta illegittima, perché “viola l’obbligo legale di preavviso, previsto dalla Legge 146/90”.

La Cgil conferma lo sciopero e presenterà ricorso al giudice del lavoro contro il provvedimento. In assenza di precettazione, comunque, ai lavoratori che aderiranno non potranno essere comminate multe e sanzioni, ma solo di tipo pecuniario alle organizzazioni sindacali.

Sempre per venerdì, la Cgil ha anche annunciato in Umbria due manifestazioni: a Perugia con concentramento alle 9 in piazza Partigiani, corteo fino a piazza Italia e presidio sotto la Prefettura; a Terni con concentramento in piazza Buozzi (piazza Valnerina), corteo fino alla Prefettura per unirsi a un altro corteo previsto per la giornata e quindi conclusione in piazza della Repubblica.

“L’aggressione contro navi civili che trasportano cittadine e cittadini italiani – spiega la Cgil i motivi della mobilitazione – rappresenta un fatto di gravità estrema. Un colpo inferto all’ordine costituzionale stesso che impedisce un’azione umanitaria e di solidarietà verso la popolazione palestinese sottoposta dal governo israeliano a una vera e propria operazione di genocidio. Un attentato diretto all’incolumità e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori, volontarie e volontari imbarcati. Non è soltanto un crimine contro persone inermi, ma è grave che il governo italiano abbia abbandonato lavoratrici e lavoratori italiani in acque libere internazionali, violando i nostri principi costituzionali”.

La Cgil ricorda che “il 7 ottobre 2023 Hamas ha scatenato un attacco di inaudita crudeltà: 1.200 persone sono state torturate e uccise, 250 rapite e trasformate in ostaggi. La Corte penale internazionale ha giustamente qualificato quell’azione come crimine contro l’umanità”. Ma, sottolinea ancora l’organizzazione sindacale, la reazione del governo israeliano “non ha avuto misura: è stata feroce, devastante, provocando disumane sofferenze per la popolazione. Più di 41.500 vite spezzate, quasi due milioni di persone costrette alla fuga, un crimine di guerra perpetrato affamando la popolazione. Eppure, di fronte a questa tragedia, i governi europei sono rimasti inerti. Hanno assistito, quasi paralizzati, mentre il diritto veniva stracciato e l’umanità umiliata”, denuncia la Cgil. “Ben poco è stato fatto, soprattutto a livello comunitario, per contrastare una sistematica azione di sterminio usata come metodo di guerra”.

In questo scenario, la missione della Flotilla non è “l’avventura irresponsabile di qualche esaltato”, ma un gesto di coraggio e dignità, riconosciuto anche dal presidente della Repubblica. “È già riuscita a scuotere le coscienze e a sensibilizzare l’opinione pubblica – scrive la Cgil – e rientra pienamente nella cornice umanitaria delle Convenzioni di Ginevra e della libertà di navigazione sancita dalla Convenzione Onu sul diritto del mare”. La perseveranza degli equipaggi è un monito: non abituarsi all’orrore. “Chi accusa la Flotilla di voler violare il blocco marittimo – afferma la Cgil – dimostra di voler ignorare la realtà. Il diritto internazionale è stato calpestato e ridotto in polvere dal conflitto di Gaza. Quel diritto, edificato sul sangue e sul lavoro di generazioni intere con il contributo decisivo delle organizzazioni sindacali, va ristabilito. L’Unione Europea e i governi devono ritrovare il coraggio di affermare la piena vigenza del diritto di pace. È questo segnale che non solo Flotilla ma tutti i lavoratori italiani attendono”.

Irregolarità in cantiere, Fillea Cgil: azione capillare contro le pratiche distorsive

Invoca “un’azione capillare contro le pratiche distorsive” la Fillea Cgil dell’Umbria dopo il blitz dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro di Perugia a Ponte San Giovanni, con lavoratori impiegati in nero, violazioni in materia di salute e sicurezza ed elementi di caporalato.

Fillea Cgil ricorda di aver denunciato da tempo simili irregolarità: “I fatti emersi non sono che la parte più visibile di un fenomeno esteso e radicato. Un sistema che incancrenisce il sistema produttivo e che vive di sfruttamento, concorrenza al ribasso e illegalità”.

Aggiungendo: “Dove c’è lavoro irregolare c’è svilimento della professionalità, mancanza di tutele e rischio concreto di incidenti. Si tratta di una forma di concorrenza sleale che alimenta l’evasione, penalizza le imprese virtuose e produce conseguenze dannose per chi lavora e per l’intero tessuto sociale”.

Scrive ancora Fillea Cgil: “In Umbria, come nel resto del Paese, la congruità della manodopera ha permesso di generare effetti positivi sia in termini di qualità del lavoro che di occupazione nel settore, ma si stratta di interventi che hanno bisogno di essere sostenuti e normalizzati nel lungo periodo. Per questo è necessario rafforzare i controlli sulla trasparenza delle imprese, sulla qualità del lavoro, incentivare l’intero sistema della prevenzione e della formazione, ma per farlo serve un’azione diffusa e capillare in grado di frenare le pratiche distorsive e costruire un modello di sviluppo in grado di essere sostenibile e più giusto”.

Punto sul PNRR, Meloni ha incontrato i tre segretari sindacali umbri

L’assessore regionale Simona Meloni, con delega al Coordinamento delle politiche del PNRR, ha incontrato i segretari regionali delle principali sigle sindacali umbre – Maria Rita Paggio (CGIL), Angelo Manzotti (CISL) e Maurizio Molinari (UIL) – per fare il punto sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza nella regione.

Nel corso del confronto con le sigle, l’assessore ha illustrato i dati di avanzamento dei progetti aggiornati al 30 giugno, sottolineando come per la prima volta la Regione Umbria si sia dotata di un Manuale di controllo, approvato dalla Giunta, che costituisce uno strumento operativo fondamentale per la gestione e la rendicontazione dei fondi europei.

“Abbiamo voluto rafforzare la capacità amministrativa degli uffici attraverso procedure chiare, condivise e verificabili – ha detto Meloni – perché il nostro obiettivo è garantire un utilizzo corretto, efficace e trasparente delle risorse”.

Un altro tassello importante, ha spiegato l’assessore, è rappresentato dall’adesione della Regione al progetto nazionale “Mille Esperti PNRR”, con il quale verranno impiegate figure qualificate per supportare Comuni, Province e Regione stessa nella gestione delle procedure legate agli investimenti del Piano. “La prossima settimana convocheremo una riunione tecnica con questi esperti per fare il punto sul loro contributo operativo e sulle esigenze più urgenti del territorio”, ha aggiunto.

I segretari regionali, anche alla luce dei dati europei e nazionali di raggiungimento dei target di spesa e avanzamento, hanno chiesto di poter collaborare e contribuire alla realizzazione dei progetti. Per questo l’Assessorato si è impegnato a inviare loro le documentazioni inerenti al materiale fin qui prodotto per un’analisi puntuale e ulteriori confronti tecnici circa le diverse missioni del PNRR. Durante l’incontro, inoltre, CGIL, CISL e UIL hanno avanzato la richiesta di poter partecipare con modalità da definire alle future attività di verifica strategica, anche attraverso un rafforzamento del confronto con la cabina di regia regionale, oggi di natura politica. Questo per un monitoraggio costante e congiunto, anche alla luce della possibile proroga di 18 mesi dell’orizzonte PNRR da parte dell’Unione europea – proroga che tuttavia non ha ancora avuto un passaggio definitivo in Commissione UE.

“L’Umbria farà la sua parte con determinazione, responsabilitàà e visione strategica. Non possiamo permetterci di perdere nemmeno un euro delle risorse PNRR: rappresentano una leva fondamentale per modernizzare i servizi, innovare i territori, sostenere l’occupazione e ridurre i divari. Il confronto con le parti sociali sarà una bussola preziosa in questo percorso”, ha concluso l’assessore Meloni.

Personale del pronto soccorso ancora aggredito, le richieste dei sindacati alla Asl

Ancora un’aggressione ai danni del personale di Foligno. Stavolta, a subirne le conseguenze è stato il personale del pronto soccorso, vittima di aggressioni verbali e fisiche.

Un nuovo episodio di fronte al quale i sindacati, oltre ad esprimere solidarietà alle vittime, tornano a invocare interventi a difesa del personale sanitario.

“Non è la prima volta che accadono fatti di questo genere e la direzione dell’Azienda Usl Umbria 2, pur dopo le precedenti e numerose segnalazioni da parte delle sigle sindacali, continua ad ignorare questa grave situazione” afferma la Fp Cgil dell’Azienda Usl Umbria 2. Che aggiunge: “Dobbiamo essere tutti consapevoli, come lavoratori della sanità, che le aggressioni che subiamo sono frutto di una gestione della sanità fallimentare, dettata da logiche di mercato che hanno trasformato la salute in merce. Lavoriamo in un servizio sanitario sempre più smantellato, depotenziato, saturo e lontano dai pazienti. La carenza cronica di personale – spiega la Fp Cgil – ha come diretta conseguenza turni massacranti e compromissione della qualità delle cure, che mettono a rischio la salute di noi stessi lavoratori e dei pazienti, i quali sono costretti a subire tempi di attesa lunghissimi prima di ricevere assistenza. Questa situazione è inaccettabile e richiede interventi urgenti”.

Alla luce di tutto ciò, la Fp Cgil dell’Azienda Usl Umbria 2 formula precise richieste: “Aumento del personale al fine di potenziare il pronto soccorso e gli altri reparti in crisi; l’implementazione di misure concrete per migliorare le condizioni di lavoro e per prevenire il burnout; l’implementazione di protocolli di sicurezza efficaci per proteggere gli operatori dalle aggressioni da parte di utenti esasperati dai lunghissimi tempi di attesa; ripristino del posto fisso di polizia h24 in loco per facilitare interventi tempestivi”.

Anche la segreteria della Uil Fpl dell’Umbria e la segreteria aziendale di Uil Fpl della Usl 2 rinnova l’appello alla direzione dell’ospedale, “affinché si intervenga quanto prima a far fronte a tutte le criticità del nosocomio, più volte evidenziate dalle organizzazioni sindacali, sul fronte della sicurezza”.

“Occorre ribadire – spiegano i sindacalisti della Uil – che gli operatori sanitari non possono essere vittima di aggressioni perché agiscono già, purtroppo, al limite delle proprie possibilità, sempre sotto organico e seguendo alla lettera procedure che impongono iter da seguire e burocrazia. Condannando dunque il gesto, non si può negare che l’ospedale di Foligno presenti un problema di sicurezza del luogo di lavoro, direttamente afferente al Decreto ministeriale 81, che norma il settore. Problematica alla quale si aggiungono quelle dei carichi di lavoro e dell’organizzazione. Una concomitanza di fattori che rende la sostenibilità per il personale impossibile”.

“Sul fronte strettamente della sicurezza, l’ospedale di Foligno presenta un problema di costruzione: ha accessi ovunque e i reparti diventano insicuri senza più un controllo all’ingresso. Ricordiamo i problemi di sicurezza negli spogliatoi, per i quali l’azienda si era impegnata. Serve, finalmente e come chiediamo da tempo, la riattivazione della sorveglianza h24 all’ingresso, contingentando gli ingressi liberi, dopo un’ora eccessiva. Le aggressioni al personale sanitario – continuano Uil Fpl Umbria e Uil Fpl aziendale – restano qualcosa di inaccettabile e intollerabile, sulle quali chiediamo un definitivo cambio di passo. La direzione dell’azienda deve prendersi carico di questa emergenza ed intervenire, prima che episodi del genere possano avere esiti infausti”.

Ordinanza anti-caldo, i sindacati: controlli e proseguire con la Piattaforma sulla sicurezza

Apprezzano l’ordinanza emessa dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, a tutela dei lavoratori del settore agricolo e florovivaistico e nei cantieri edili all’aperto in condizioni di esposizione prolungata al sole.

Le organizzazioni sindacali confederali regionali Cgil, Cisl e Uil Umbria chiedono controlli affinché la norma venga rispettata ed auspicano che prosegua l’interlocuzione con la Regione.

“L’ordinanza – spiegano le organizzazioni sindacali – segue le Indicazioni per la prevenzione e protezione dai rischi correlati con le condizioni climatiche di caldo estremo negli ambienti di lavoro. Questa ordinanza è un tassello in più nel riconoscimento della nostra Piattaforma da parte della Regione, che ha già accolto gran parte delle nostre richieste, sulle quali siamo pronti a lavorare attivando i quattro gruppi di lavoro su formazione, promozione della salute nei luoghi di lavoro, appalti e subappalti, comunicazione. Ora, però, chiediamo che si vada avanti fino alla concretizzazione di tutta la nostra piattaforma”.

“Riteniamo inoltre fondamentale – concludono Cgil, Cisl e Uil Umbria – monitorare congiuntamente l’effettiva applicazione dell’ordinanza da parte delle imprese, anche attraverso il coinvolgimento degli organismi bilaterali e degli enti di controllo, affinché le tutele previste non restino solo sulla carta. Ribadiamo anche la necessità di assumere misure anche su altri settori a rischio, come logistica, raccolta rifiuti, trasporti, impianti fissi e altri ambiti lavorativi in cui si opera in condizioni climatiche critiche. Occorre sconfiggere presto la piaga degli infortuni e promuovere un nuovo modello di sviluppo basato su qualità del lavoro, partecipazione, salute, sicurezza e salvaguardia dell’ambiente. Queste rimangono le priorità del sindacato, sulle quali ci impegniamo a lavorare unitariamente con determinazione”.

Contestato il Piano di riorganizzazione di Poste, il 3 giugno sarà sciopero

Il 3 giugno sarà sciopero delle prestazioni ordinarie di Poste Italiane anche in Umbria, dove le sigle di categoria Slc Cgil e Uilposte contestano la riorganizzazione territoriale.

Al centro della protesta, a livello nazionale, c’è il Piano di riorganizzazione che prevede tagli degli organici che renderanno sempre più difficile garantire servizi agli utenti e lavoro di qualità.

Sul territorio umbro, in particolare, secondo i sindacati queste politiche aziendali rischiano di compromettere il servizio universale di recapito – in particolare sul territorio di Terni, con il taglio del 30% delle zone di recapito che è stato implementato nel mese di maggio – e la rete degli uffici postali che a causa della strutturale carenza di personale, spesso possono essere tenuti aperti solo a forza di prestazioni straordinarie e piani ferie continuamente rivisti.

“Di fronte a queste problematiche, chiare tanto all’utenza quanto ai lavoratori – scrivono Cgil e Uil – Poste Italiane tuttavia nega l’evidenza, nascondendosi dietro ai fabbisogni di personale stabiliti negli accordi del 27 novembre, numeri che non hanno niente a che fare con la realtà. Il motivo di questa condotta è chiaro: l’Azienda intende comprimere al massimo il costo del lavoro e massimizzare i profitti a breve termine, ma a farne le spese sono gli utenti e i lavoratori”.

“Basta promesse vane. Salario e diritti in Poste Italiane”, sarà questo lo slogan dello sciopero, proclamato dalle categorie di Cgil e Uil che lo scorso novembre sono state estromesse dai tavoli di trattativa dalla dirigenza dell’azienda.

“Basta – proseguono le Confederazioni e le Categorie – alla politica dei dividendi agli azionisti e delle briciole ai lavoratori: i risultati aziendali devono portare ad aumenti anche per chi permette di ottenerli con il proprio lavoro quotidiano, e occorrono interventi risolutivi su stabilizzazioni, trasformazioni e mobilità”. “Bisogna aumentare poi gli investimenti per la sicurezza dei lavoratori diretti e degli appalti”, proseguono Cgil, Uil, Slc e Uilposte, Spi Cgil e Ulipensionati: “il 3 giugno ribadiremo il nostro no alla vendita delle quote azionarie di Poste da parte del Ministero delle Finanze. Poste – concludono – deve rimanere saldamente in mano pubblica”.

Lavoro e salari in Umbria, i dati

Salari molto bassi e lavoro che cresce nei numeri, ma che diventa sempre più precario. Questa, in sintesi, la fotografia scattata dalla Fondazione Di Vittorio e dall’Ufficio economia della Cgil, nell’indagine, basata su dati di Inps, Istat e Agenzia Umbria Ricerche. Studi che sono stati presentati nella sede della Cgil Umbria da Francesco Sinopoli, presidente della Fondazione Di Vittorio, Andrea Corpetti, segretario regionale della Cgil Umbria, e dalla segretaria generale della Cgil Umbria, Maria Rita Paggio, che ha commentato: “I dati ci confermano una situazione tutt’altro che rosea e che noi denunciamo già da tempo: salari molto bassi e un lavoro che cresce quantitativamente, ma solo in forma discontinua, precaria e sottopagata, con il conseguente aumento del numero di persone che pur lavorando restano povere. Una condizione che evidenzia la necessità di un cambiamento strutturale delle politiche di sviluppo del nostro Paese, a partire da quelle riforme del lavoro introdotte negli ultimi decenni, che, precarizzando e indebolendo il lavoro, non consentono più ai lavoratori di condurre una vita dignitosa, ma che non sono neanche state in grado di aumentare la capacità delle imprese di produrre ricchezza, come invece ci era stato promesso in maniera ideologica”.

Lavoro e salari in Umbria

La ricerca dell’Ufficio economia della Cgil, che analizza l’anno 2023, indica che i lavoratori dipendenti in Umbria in quell’anno sono stati 231.325 e il loro salario lordo annuale medio era di 20.993 euro. Di questi circa 231mila lavoratori complessivi, meno della metà, solo il 39% (90.244), aveva un contratto a tempo determinato, full time e per l’intero anno, con un salario medio di 31.851 euro. Ma poi abbiamo: quasi 20mila lavoratori (8,6%) con contratti a termine, part time e discontinui e un salario medio di circa 6.500 euro; altri 19.500 (8,5%) con contratti a tempo indeterminato, part time e discontinuo con salari sui 10.500 euro; altre 31mila persone (13,5%) con contratti a termine, full time e discontinui che guadagnano 10mila euro lordi l’anno. In mezzo a questi due estremi, si collocano i restanti 70mila lavoratori umbri, con varie tipologie di contratti e salari che andavano dai 16mila ai 28mila euro annui lordi. Se si guarda alle fasce d’età, risulta che: i lavoratori sotto i 35 anni di età erano il 30,4% del totale (circa 70.500), con un salario medio di 15mila euro; la stragrande maggioranza dei lavoratori aveva tra i 35 e i 64 anni (156mila, il 67,5%) e un salario medio di 23.800 euro; quasi 5mila lavoratori (2,1%) avevano più di 64 anni e un salario intorno ai 16.400 euro.

Sempre meno giovani

“L’Umbria – ha rilevato Corpetti alla luce di questi dati – sconta anche un grave fenomeno di calo demografico con i giovani che, non trovando qui terreno fertile per le loro professionalità, cercano lavoro fuori regione. Le condizioni di lavoro in Umbria, infatti, sono particolarmente deficitarie, con diffuso part time e retribuzioni molto basse. La principale richiesta di lavoratori è in settori come il commercio e il turismo che, generalmente, essendo a basso valore aggiunto, offrono condizioni di lavoro part time e di bassa qualità e salari altrettanto bassi”.

Dopo l’introduzione del Jobs Act

Lo studio della Fondazione Di Vittorio si concentra, invece, sul periodo 2014-2024, cioè sui primi dieci anni dall’introduzione del Jobs Act, suddividendolo nelle fasce 2014-2019 e 2019-2024. Nel 2019, a cinque anni dall’introduzione del contratto a tutele crescenti, gli occupati in Umbria erano 363mila (222mila dipendenti a tempo indeterminato, 50mila a tempo indeterminato e 91mila lavoratori indipendenti), cresciuti del +4,1% sul 2014 (+14mila persone).

In particolare, si registra una flessione degli indipendenti (-2,8%), un incremento modesto dei dipendenti a tempo indeterminato (+1,5%, pari a +3mila) e un aumento molto marcato dei dipendenti a tempo determinato (+37,2%, pari a +13mila). Dal punto di vista qualitativo, si consolida la tendenza alla polarizzazione con incrementi più rilevanti nelle professioni più qualificate, quelle intellettuali e scientifiche (+9,8%) e quelle tecniche (+11,4%) da una parte, e le professioni non qualificate (+11,9%) dall’altra. Il periodo 2019-2024 è influenzato ovviamente dalla pandemia da Covid-19. Ma al 2024 si contano in Umbria 373mila occupati complessivi, con un aumento rispetto al 2019 del 4,2%, pari a +15mila. Le variazioni degli occupati nei diversi macro-settori, nell’arco dei cinque anni presi in considerazione, dimostrano: l’impennata degli occupati nelle costruzioni nel 2021; la tenuta dell’occupazione nell’industria che, nonostante la flessione registrata nell’ultimo anno, fa segnare +11,8% nel 2024 rispetto al 2019; l’aumento significativo nel 2024 (+13,5% sul 2023) degli occupati nel commercio, alberghi e ristoranti; la caduta del numero di occupati in agricoltura (-37,5% rispetto al 2019), su numeri assoluti tuttavia modesti, da 16mila del 2019 a 10mila del 2024.

Salari tra i più bassi d’Europa

“I salari italiani – ha fatto il punto Sinopoli – sono tra i più bassi in Europa, stagnanti da circa il 1991. Le riforme del lavoro hanno peggiorato la condizione di vita di milioni di persone. I presupposti economici su cui si sono basate le scelte politiche sul mercato del lavoro degli ultimi anni erano del tutto infondati. Anche la relativa crescita dell’occupazione degli ultimi mesi non ha nulla a che vedere né con le politiche del governo né con il Jobs Act, ma è anzi una coda del bonus 110% e la conseguenza dell’aumento della spesa pubblica dovuta al Pnrr. Sono quindi le politiche pubbliche e gli investimenti pubblici e privati che trainano l’occupazione, non certamente la riduzione delle tutele. Anzi bisogna innalzare le tutele e i salari perché sono vincoli che costringono le imprese a investire in scienze e tecnologie, e quindi a fondare la crescita su presupposti che poi portano benessere a tutti”.

Coop, sciopero e presidio a Castiglione: un problema di tutta l’Umbria IMMAGINI

In presidio, davanti alla sede di Coop Centro Italia a Castiglione del Lago, i lavoratori che hanno aderito allo sciopero indetto da Filcams Cgil. Un’adesione, fa sapere il sindacato, che ha sfiorato la quasi totalità delle lavoratrici e dei lavoratori del magazzino ed è stata molto alta e importante anche per quelli della sede.

Rappresentati da Filcams Cgil, i dipendenti hanno deciso di incrociare le braccia con uno sciopero di otto ore mentre il presidio durerà fino al primo maggio. La mobilitazione nasce dalle preoccupazioni, nonostante le rassicurazioni della cooperativa, per il rischio di chiusura o di forti razionalizzazioni della sede, dall’avanzamento dell’esternalizzazione del magazzino di Castiglione del Lago e dai timori per la sostenibilità di alcuni negozi e per questo molti amministratori del territorio da tempo hanno mostrato solidarietà e sostegno verso i lavoratori.

Presenti alla mobilitazione i consiglieri regionali dell’Umbria Cristian Betti e Fabrizio Ricci, Matteo Burico, sindaco di Castiglione del Lago, Luca Dini, sindaco di Paciano e Giulio Cherubini, sindaco di Panicale. Hanno preso parte, inoltre, Massimiliano Cofani, segretario generale Filcams Cgil Perugia e Gianni Fiorucci segretario Cgil Umbria.

Filcams: rischio di 189 esuberi

“È in atto una fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia – ha spiegato Cofani – che darà origine a Unicoop Etruria. In questa fusione la sede legale della nuova cooperativa sarà a Vignale (Livorno) e c’è il rischio di chiusura, quindi, della sede di Castiglione del Lago, con il conseguente rischio di 189 esuberi. Tutto ciò avrà ha un impatto devastante per il tessuto sociale e del territorio. I lavoratori del magazzino sono in sciopero, poi, in quanto è in atto una lenta e continua esternalizzazione del lavoro. L’appalto contava fino a qualche anno fa dieci lavoratori, oggi la ditta in appalto all’interno del magazzino è arrivata a 50 lavoratori. Progressivamente si assottigliano, appunto, i lavoratori diretti da Coop Centro Italia per dare spazio ai lavoratori in appalto. Questo significa cancellare un lavoro dignitoso a vantaggio di un lavoro povero e precario, è inaccettabile”.

Il tavolo del 3 giugno

“La risposta di Coop Centro Italia – ha aggiunto Cofani – è stata surreale. L’azienda non ha curato per nulla le relazioni sindacali in quanto sono stati concessi dei tavoli di trattativa solo e sempre dietro la minaccia di scioperi. Il 20 febbraio i lavoratori hanno incrociato le braccia per 2 ore e a quel punto gli è stato concesso un tavolo per il 26 febbraio. Il 31 marzo avevamo proclamato uno sciopero, che poi è stato congelato perché è stato concesso un tavolo il 14 aprile. Oggi scioperiamo e all’improvviso compare un tavolo probabile per il 3 giugno. Non sono queste le modalità per intrattenere le relazioni sindacali di cui si fa vanto questa cooperativa”.

“Importante è la solidarietà delle istituzioni locali e di quelle regionali – ha concluso Cofani –perché questa partita non si giocherà solo sul tavolo sindacale, ci sarà necessariamente bisogno dell’intervento della Regione Umbria”.

Burico: un problema di tutta l’Umbria

“Siamo qua per i lavoratori, le lavoratrici e il futuro di un territorio – ha detto Burico –. Nessuno è contro la fusione, ma vogliamo poterne gestire gli effetti, capire quello che accadrà per i posti di lavoro e soprattutto per quello che rimane dell’azienda e di quello che succederà nella cooperativa, che ha radici profonde a Castiglione del Lago. Questo non è solo un problema di Castiglione del Lago, ma è un’azienda importante per tutta l’Umbria; quindi, oggi siamo qui anche per dimostrare che esiste una politica meno timida che sa da che parte stare”.

Il primo maggio

Giovedì primo maggio, Festa dei Lavoratori, alle 10.30 interverrà dal palco il segretario generale della Camera del lavoro di Perugia, Simone Pampanelli, a cui seguirà alle 12 il classico momento conviviale con porchetta e vino.

Ast, riunita la Rsu Cgil in vista del nuovo incontro al Mise

Riunito il coordinamento delle Rsu Cgil dell’Ast, alla presenza del segretario generale della Cgil di Terni, Claudio Cipolla, per discutere delle evoluzioni delle vicende aziendali, anche alla luce del prossimo incontro al Ministero della Sviluppo economico (Mise) del 2 maggio.

La Cgil, insieme alle categorie che rappresentano i lavoratori diretti, degli appalti e somministrati, da sempre ribadisce che “la soluzione finale deve riguardare tutti i lavoratori”.

L’occasione è stata utile anche per costituire il primo comitato referendario aziendale nella provincia di Terni. Il Comitato, che sarà coordinato da Emiliano Moscatelli per i delegati Fiom e da Manuel Polizzi per i delegati Filcams, si occuperà di coordinare la campagna elettorale per informare i lavoratori sui cinque referendum che riguardano il lavoro e la cittadinanza ed è già operativo per supportare l’azione confederale.