Confronto a Palazzo Primavera di Terni, organizzato dalla Camera del lavoro cittadina, nell’ambito della vertenza territoriale aperta a inizio anno. Un’iniziativa con cui la Cgil ha rilanciato le proprie proposte per uscire dalla crisi sociale ed economica che sta mordendo la città e tutta la provincia, come già evidenziato in precedenti iniziative fornendo preoccupanti dati e statistiche. Proposte volte a ribadire la strategicità e specificità di un territorio che può svolgere un ruolo decisivo nelle strategie politiche dell’Italia di mezzo.
Durante l’incontro, dopo l’introduzione ai lavori da parte del segretario generale della Cgil di Terni Claudio Cipolla, che ha ricordato il percorso intrapreso in questi primi mesi dell’anno, a confrontarsi sui modelli di sviluppo più sostenibili per il territorio sono stati Maria Rita Paggio, segretaria generale di Cgil Umbria, Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni, e Francesco De Rebotti, assessore allo Sviluppo economico della Regione Umbria. A concludere la giornata è stato Christian Ferrari, segretario nazionale della Cgil.
Le parti hanno concordato sulla necessità di partire dalle persone come motore di sviluppo sociale ed economico del territorio ternano, che può essere un vero propulsore per tutta la regione.
La Camera del lavoro di Terni ha organizzato un incontro pubblico con istituzioni e mondo imprenditoriale, lunedì 20 aprile alle 16 a Palazzo Primavera, “per discutere di sviluppo, territorio e lavoro – annunciano gli organizzatori – e di come intervenire rapidamente per uscire dalla crisi. Occorre una nuova idea di sviluppo per una svolta sostenibile economica, ambientale, produttiva, lavorativa e sociale”.
Alla tavola rotonda, dal titolo ‘Rilanciare il protagonismo di Terni e l’Umbria nell’Italia di mezzo’, parteciperanno Maria Rita Paggio, segretaria generale di Cgil Umbria, Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni, e Francesco De Rebotti, assessore allo Sviluppo economico della Regione Umbria. Saranno introdotti dal segretario generale della Cgil Terni Claudio Cipolla e coordinati dalla giornalista Rai Caterina Proietti. Concluderà Christian Ferrari, segretario nazionale della Cgil.
Esprimono “profonda preoccupazione e netta contrarietà” i sindacati Filt Cgil e la Uilt Umbria in merito alle recenti indiscrezioni che danno per certo un drastico depotenziamento del settore tecnico, organizzativo e manutentivo delle infrastrutture ferroviarie nel capoluogo di regione.
“Una decisione di Rfi che, se confermata, rappresenterebbe un inedito passo indietro rispetto agli impegni presi e alla funzionalità stessa del sistema di gestione del comparto manutentivo ferroviario regionale” scrivono i sindacati. Per i quali questa scelta sarebbe inefficiente e tradirebbe gli accordi del 10 gennaio 2024, anche riguardo il contratto di lavoro sulla parte della soglia anagrafica di trasferibilità del personale. Oltre che dell’accordo del 2019 siglato con Rfi per la riapertura della linea ex Fcu (Sansepolcro-Terni via Perugia/Todi), con il quale venne stabilito un principio di equilibrio strategico: l’istituzione a Perugia di tre unità manutentive specialistiche di Rfi che oggi contano complessivamente circa 40 dipendenti tra quadri e impiegati, fatta esclusione degli operai. “Tale assetto – ricordano i sindacati – riconosceva la centralità geografica e operativa del capoluogo di Regione rispetto all’asse ferroviario, garantendo un bilanciamento fondamentale con le tre unità già presenti a Foligno”.
Secondo Filt Cgil e Uil Trasporti, si andrebbe incontro ad un danno tecnico e occupazionale e “saremmo di fronte a un paradosso, perché da un lato si parla di investimenti sulla linea, dall’altro si procederebbe ad un depotenziamento logistico. Oggi, la scelta di smantellare i presidi perugini per accentrare le attività a Foligno appare del tutto priva di logica tecnica e operativa. Questa manovra comporterebbe una perdita di centralità strategica: Perugia verrebbe privata del suo ruolo di hub dirigenziale e manutentivo proprio mentre la rete si espande. Allontanare tutto l’apparato organizzativo dalle squadre di manutenzione dai tratti di competenza aumenta i tempi di intervento e i costi logistici in maniera davvero importante”.
A questo si aggiungerebbe un disagio per i lavoratori. “Decine di maestranze verrebbero costrette a una mobilità forzata verso Foligno – affermano le sigle sindacali – per ogni banale esigenza, ignorando le professionalità consolidate nel territorio del capoluogo. Non possiamo accettare che, a fronte della prossima riapertura integrale della linea, si decida di decentrare apparati che già operano con efficacia a Perugia. Ribadiamo, è un paradosso: si investe sulle infrastrutture ma si smantella la capillarità di presenziamento necessaria a mantenerle sempre più efficienti. La nostra posizione è di totale indisponibilità a trattare su un progetto che svuota Perugia di competenze e funzioni essenziali e che diversamente dovrebbe iniziare ad intravedere sviluppo anche per Terni, in quanto nodo ancora più strategico con la riapertura della ex Fcu. La Filt Cgil Umbria chiede un confronto immediato con i vertici di Rfi, con le istituzioni regionali e quelle comunali di Perugia, perché si fermi un piano che rischia di indebolire il futuro ferroviario del cuore verde d’Italia”.
La Sangraf di Narni, ferma dall’aprile scorso. E la Moplefan di Terni, ferma da quasi un anno. Sono le due vertenze sulla quale la Filctem (Federazione lavoratori chimica, tessile, energia, manifatture) Cgil di Terni chiede attenzione alle istituzioni, nell’Assemblea generale in cui sono emerse le preoccupazioni per i poli chimici e in generale per il settore industriale e manifatturiero ternano.
Nel primo caso, l’azienda è ferma dall’aprile scorso ed è perciò aperto un tavolo in Regione per elaborare un piano di ripartenza degli impianti, in cui la stessa proprietà della Sangraf, come ricorda il sindacato, “ha fatto dichiarazioni in questo senso”. “Nell’ultimo incontro, dopo sollecitazioni sindacali e istituzionali – fanno sapere dalla Filctem Terni –, l’azienda si è impegnata a sottoscrivere un protocollo di intesa che prevede: mantenimento della produzione nello stabilimento di Narni; piano di manutenzione; ordinativi di materie prime; data di ripartenza degli impianti; pagamenti delle spettanze e degli istituti nei tempi, con rientro entro febbraio del versamento degli arretrati del fondo”. Documento che i sindacati sono in attesa di ricevere in questi giorni per verificare gli impegni e, “auspicatamente”, sottoscrivere l’accordo. In merito a ciò, l’assemblea generale della Filctem ternana ha chiesto l’impegno straordinario delle istituzioni e, se fosse necessario, anche del Ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) per “fare sì che l’azienda si impegni per la ripartenza dello stabilimento a tutela dei lavoratori e dell’unica realtà italiana di produzione degli elettrodi per forni fusori di acciaio ad arco elettrico”.
Seria preoccupazione desta anche la situazione della Moplefan, sia i lavoratori che per la strategicità dell’azienda. Questa è, infatti,ormai ferma da quasi un anno per mancanza della liquidità necessaria. “Il capitale debitorio sta aumentando – fa sapere il sindacato – e questo mese è stata attivata la procedura di composizione negoziale del debito con i creditori. Il tavolo di crisi al Mimit, istituito per favorire il dialogo tra sistema bancario e azienda, non ha prodotto i risultati dichiarati e auspicati e, dopo sei mesi di confronti e incontri tecnici, gli istituti di credito non hanno ritenuto di concedere una linea di finanziamento. La nuova strada indicata è quella del subentro di un socio nel capitale sociale (che è stato trovato dall’attuale proprietà) e dell’intervento di Invitalia a garanzia. Iniziativa, quest’ultima, in valutazione da parte del Ministero per vagliarne la percorribilità, ma c’è l’incognita del tempo necessario a svolgere queste verifiche”.
“Nel frattempo – rende noto ancora la Filctem –, dato l’acuirsi delle difficoltà di liquidità, i lavoratori sono stati posti tutti in cassa integrazione straordinaria (Cigs) e non hanno percepito le spettanze di dicembre e la tredicesima mensilità, oltre a fondo previdenza, buoni pasto e altri istituti. Come se non bastasse, un’ispezione dell’Ispettorato del lavoro ha causato il protrarsi dei tempi per il rinnovo della Cigs che dovrebbe dare copertura per i lavoratori dal 1° dicembre 2025 per un altro anno”.
In questa vertenza, la Filctem di Terni chiede che il Ministero del lavoro si impegni a garantire strumenti di tutela dei lavoratori a partire dal 1° dicembre scorso e che il Mimit vagli al più presto la percorribilità del supporto di Invitalia e favorire la ripartenza dello stabilimento. “Altrimenti – afferma – va trovata un’alternativa per non disperdere potenzialità e professionalità di una fabbrica così strategica per il territorio”.
Infine, un appello alle istituzioni locali affinché “attivino una cabina di regia territoriale con i sindacati per affrontare tutte le crisi che investono il settore chimico e manifatturiero, così da favorire la messa a terra degli strumenti legislativi nazionali e territoriali come area di crisi complessa, Fsc e Zes, e tutti gli strumenti disponibili a supporto dell’industria e del manifatturiero sul territorio”.
Dopo aver presentato i numeri della crisi nell’area ternana, la Cgil dell’Umbria chiede azioni concrete “per ridare a questo territorio la centralità e la specificità all’interno dell’Umbria che ha sempre avuto: quella della vocazione industriale, del buon lavoro, delle buone relazioni e del sociale”.
Una richiesta avanzata a Terni dalla Cgil ai parlamentari eletti in Umbria che hanno accettato l’invito del sindacato a confrontarsi sulle difficoltà e lo stato di crisi in cui il territorio ternano versa.
La provincia di Terni – è stato ricordato – ha conosciuto una diminuzione dell’export del 5% rispetto all’anno precedente e una diminuzione nei consumi del 7%. Con sempre più persone che si rivolgono alla Caritas o che rinunciano alle cure perché non possono pagarle.
All’incontro, nella sede della Camera del lavoro di Terni hanno partecipato il senatore Walter Verini (Pd), le deputate Elisabetta Piccolotti (Avs) ed Emma Pavanelli (M5s) e in collegamento la deputata Anna Ascani (Pd). Per Cgil la segretaria confederale dell’Umbria Maria Rita Paggio, il segretario generale di Terni Claudio Cipolla, i membri della segreteria provinciale e i rappresentanti delle categorie.
Durante il confronto il segretario Cipolla ha parlato di una generale ‘vertenza territoriale’ per quello che riguarda Terni, di una situazione che va gestita a livello complessivo e non solo come singole crisi aziendali. “Lo stato di crisi – ha spiegato il segretario Cipolla – non è di oggi, viene da lontano: il rischio è che lo stato di recessione si trasformi in una situazione irreversibile. Servono politiche che sappiano rispondere ai fenomeni che si stanno determinando e necessitano di risposte per invertire questa triste deriva. I problemi del lavoro, delle persone fragili, dei giovani iniziano a essere diffusi e chiedono una responsabilità collettiva per rispondere alle crisi che si stanno determinando e provare a dare una prospettiva di sviluppo a chi intende continuare a vivere e lavorare in questo territorio”. “Abbiamo condiviso e sostenuto – ha commentato la segretaria Paggio – la necessità di un coinvolgimento più largo dei parlamentari perché, soprattutto sul versante dello sviluppo, in particolare delle politiche industriali, denunciamo come organizzazione sindacale un arretramento profondo del sistema industriale e manifatturiero in assenza di politiche industriali nazionali in grado di affrontare anche la fase internazionale di crisi che è in corso. Da tempo stiamo avanzando la stessa richiesta alla Regione Umbria alla quale abbiamo fatto una proposta concreta di confronto di merito che sappia guardare al futuro della regione andando oltre la gestione delle singole crisi e che disegni una prospettiva che produca lavoro di qualità, salari adeguati e trattenga il capitale umano che questa regione produce”.
I parlamentari presenti si sono impegnati a portare a Roma le istanze della realtà ternana. “Occorrono politiche industriali per questo territorio – ha commentato Verini –, non solo sulla siderurgia e sostenendo il Piano industriale delle Acciaierie di Terni, ma anche per il rilancio del Polo chimico. C’è bisogno poi di dare una risposta alla piccola e media impresa che non ce la fa a competere sul mercato anche per difficoltà a innovare e a fare fronte alla competitività. Ci vorrebbe un’Europa che faccia il suo dovere in un momento di guerra, di dazi, non è facile ma l’Europa è il nostro futuro anche dell’economia locale e umbra. C’è bisogno di un governo che faccia un minimo di politica industriale, di sostegno alle forze più fragili. Terni non è una questione locale, è una grande questione umbra e dell’Italia di mezzo e del Paese”. “In questo momento – ha aggiunto Pavanelli – possiamo soltanto richiamare il governo centrale affinché si faccia di più per le nostre imprese, non solo in Umbria ma anche nel resto d’Italia. I dati sull’industria sono veramente tragici: 34 mesi su 39 di governo di calo industriale al livello nazionale ci fanno capire che ovviamente, purtroppo, la nostra regione ne paga le conseguenze”. “Abbiamo bisogno – ha concluso Piccolotti – di mettere a fuoco una strategia per la rinascita del Ternano e più in generale dell’Umbria. Ci sono molti problemi, a partire dal calo della produzione industriale, che impattano negativamente sui nostri territori e quindi c’è bisogno, dopo anni di nulla, perché questo è stato il governo di centrodestra in questa regione e con un governo nazionale che purtroppo ha dimenticato che cosa significa fare politica per lo sviluppo, di mettere a fuoco una strategia. Le risorse sono limitate perché purtroppo il bilancio della Regione non ha grande capienza e non ci sono ampi margini però dobbiamo investire in particolare sulle giovani generazioni e sulla possibilità che nascano nuove imprese”.
Dopo la seduta del 16 gennaio alla Camera dei Deputati, nel corso della quale il viceministro del MIMIT ha richiamato il ruolo strategico dell’Accordo di Programma firmato l11 giugno 2025 per Acciai Speciali Terni Arvedi, definendolo uno degli assi portanti della politica industriale nazionale, e la presentazione dell’iniziativa promossa dall’Assessorato all’ambiente della Regione Umbria per il monitoraggio della qualità dell’aria, prima applicazione concreta dello stesso Accordo di programma, Fim Cisl Fiom Cgil Uilm Uil e Cgil Cisl Uil di Terni lamentano la “grave carenza informativa e di confronto istituzionale nei confronti delle organizzazioni sindacali e, di conseguenza, dei lavoratori e delle lavoratrici dello stabilimento di Terni”.
I sindacati ricordano al Governo e alla Regione Umbria che dalla firma dell’Accordo di Programma sono trascorsi sette mesi senza che sia stato attivato il previsto meccanismo di monitoraggio, nonostante nel testo dell’Accordo sia chiaramente scritto che “Presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy è attivato un tavolo di lavoro per monitorare il rispetto degli impegni e delle tempistiche di cui al presente articolo, con il coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali e delle competenti amministrazioni centrali e territoriali”.
Un tavolo che, ad oggi, non è mai stato convocato, “privando i lavoratori di un confronto trasparente e strutturato sul futuro industriale, occupazionale e ambientale di AST”.
I sindacati stanno ancora aspettando dalle Istituzioni firmatarie gli allegati dell’Accordo di programma, che sono elementi di sostanza rispetto alla tenuta, sviluppo e realizzazione dell’Accordo stesso. “Ci saremmo aspettati dalla Regione Umbria – scrivono le tre sigle – l’apertura di un confronto preventivo e intermedio, che poteva essere anche sul tema del nichel e della qualità dell’aria. Invece, ancora una volta, si procede per annunci unilaterali, senza alcun coinvolgimento delle parti sociali, tenuto conto anche dell’incontro chiarificatore organizzato in Prefettura lo scorso marzo proprio sui temi ambientali”.
“In questo contesto – è la posizione dei sindacati – riteniamo politicamente e istituzionalmente non corretto alimentare il dibattito pubblico sull’evoluzione dell’Accordo di Programma senza dare attuazione agli strumenti di governance previsti e indispensabili per verificare la reale messa a terra del Piano industriale, con una discussione avviata ma che non decolla in una fase di mercato globale segnata da forte instabilità e incertezza”.
Fim Cisl Fiom Cgil Uilm Uil e Cgil Cisl Uil di Terni ribadiscono con forza che continueranno a esercitare il proprio ruolo di rappresentanza dei lavoratori e delle lavoratrici di AST diretti, somministrati e dell’indotto “affinché l’Accordo di Programma non resti un contenitore di enunciazioni, ma si traduca in un concreto sviluppo delle produzioni di eccellenza, maggiormente compatibili con l’ambiente, e rappresenti una reale garanzia per i livelli occupazionali, salariali e di sicurezza in un quadro di relazioni istituzionali e industriale partecipate”.
Il 5 gennaio 2026 entrerà in servizio, nel tracciato storico della ex Ferrovia centrale Umbra ora gestita da Rfi, il primo convoglio Minuetto a trazione elettrica rigenerato da Trenitalia, interviene.
Un provvedimento atteso dai pendolari e accolto con soddisfazione anche dalle organizzazioni sindacali.
Così il segretario generale della Filt (Federazione lavoratori trasporti) Cgil Umbria, Ciro Zeno: “Il 5 gennaio è una data fatidica per l’Umbria con la riapertura della linea Perugia-Città di Castello elettrificata, un successo che viene da lontano e che vede gli investimenti di dieci anni fa diventare oggi realtà, grazie al Decreto Delrio che aveva inserito questa linea, assieme a quella Perugia-Terni, tra le tratte di interesse nazionale. Ora però non è ancora il momento delle glorie, ma dei fatti. Bisogna ultimare il potenziamento e riaprire urgentemente la tratta Perugia-Terni. La regione ha un’assoluta necessità di infrastrutture e di potenziare il proprio asset su ferro per garantire a lavoratori, studenti e turisti di lasciare l’auto e muoversi con i treni migliorando così sovraccarichi alla rete stradale e migliorare le condizioni ambientali. Con il passaggio da Busitalia a Trenitalia della gestione anche di questa tratta, possiamo dire che abbiamo un vettore unico di gestione del ferro in Umbria potenziando la Direzione Regionale Umbria. Lo chiedevamo e gridavamo ad alta voce ormai da cinque anni. Questo sogno si sta ora avverando. Ma non basta”.
Al Trasimeno
Zeno, infatti, seguita illustrando le soluzioni prospettate dall’organizzazione sindacale per lo sviluppo dei trasporti su ferro in Umbria: “Dobbiamo potenziare le nostre tratte e prevedere investimenti che da Perugia ci consentono di andare a Roma passando anche per il lago Trasimeno, costruendo un raccordo di soli 3 chilometri tra Borghetto e Castiglione del Lago, che eviterebbe di arrivare a Terontola obbligatoriamente e farebbe risparmiare anche 25 minuti per il cambio banco dei macchinisti”.
A Terni
“Nella stessa misura – aggiunge il segretario della Filt Cgil regionale – va previsto e fatto immediatamente un progetto esecutivo di un raccordo che a Terni eviti di entrare in stazione per far così proseguire i treni tra Perugia e Roma evitando la sosta e il cambio banco anche in questa stazione, pur garantendo la fermata nel capoluogo di provincia. Potremmo così facendo arrivare da Perugia a Roma in un’ora e mezzo e potremmo arrivare da Terni a Roma con treni diretti provenienti da Perugia in 45 minuti. Chiaro che tutto ciò connetterebbe anche Orvieto in modo fluido e veloce col resto dell’Umbria creando un anello Ferroviario Regionale Tecnologico, veloce e capillare. Non è vero che i sogni non si possono realizzare bisogna solo volerlo e crederci e noi come Filt Cgil siamo certi di dare un contributo in questo delicato settore”.
Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato per il 18 dicembre uno sciopero per l’intero turno di lavoro, con presidi davanti a sedi e punti vendita di Unicoop Etruria e Superconti.
Una protesta che segue il vertice romano in cui la dirigenza della cooperativa, nata dalla fusione tra Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, ha annunciato di voler cedere o chiudere 24 negozi, 12 dei quali con l’insegna Superconti, insieme a un forte ridimensionamento delle sedi amministrative. Per quanto riguarda chiusure e cessioni sono 11 i punti vendita interessati in Umbria: 4 Unicoop (a Bastia, San Sisto, Cannara e Tavernelle) e 7 Superconti (via Settevalli a Perugia, Amelia, Acquasparta, Todi, a Terni Corso Tacito, via Turati e Cospea).
Con 260 posti di lavoro a rischio, in particolare per il personale delle sedi amministrative di Castiglione del Lago e Terni.
“Si tratta di un piano irricevibile – scrivono i sindacati – che mette a rischio l’occupazione di 520 persone e scarica ancora una volta sulle lavoratrici e i lavoratori gli errori di gestione e le inefficienze delle dirigenze che si sono alternate negli anni alla guida, senza mai riuscire a rilanciare davvero le cooperative. La narrazione secondo cui sarebbero scelte dolorose ma necessarie non regge, pretendiamo rispetto per le persone che da anni si sacrificano e che oggi vengono trattate come numeri da aggiustare per far quadrare i conti con banche e finanziatori vari. Senza un vero rilancio commerciale della cooperativa, fatto anche di investimenti sulla rete, valorizzazione delle professionalità, il futuro di Unicoop Etruria è segnato in partenza e le dismissioni e gli esuberi di oggi, concludono i sindacati, saranno solo l’inizio”.
La Regione ha già convocato i sindacati per il 9 dicembre, in vista dell’incontro di venerdì 12 con gli stessi rappresentanti dei lavoratori e i vertici di Unicoop Etruria.
Il segretario generale della Cgil di Terni, Claudio Cipolla, commenta in modo critico l’incontro che si è svolto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, relativo all’annosa vertenza del sito Moplefan di Terni, per verificare la situazione attuale e il rispetto degli impegni finalizzati al rilancio delle produzioni dell’azienda stessa. Incontro a cui erano presenti l’azienda, le organizzazioni sindacali (Rsu, categorie e confederazioni), istituzioni locali e regionali. “Incontro insoddisfacente – afferma – da cui è emerso lo stato di indeterminatezza rispetto agli impegni da tempo assunti, e molto preoccupante per il prossimo futuro produttivo e lavorativo del sito”.
“A oggi – prosegue Cipolla – le criticità economiche emerse sono aggravate dal fatto che non si produce e quindi non si genera liquidità per poter adempiere a impegni pregressi e rispettare impegni futuri. Tale situazione è preoccupante anche in ragione dell’ufficialità, avuta ieri (mercoledì 19 ndr), che istituti di credito e bancari non hanno dato disponibilità a finanziare il progetto industriale tanto enfatizzato in questi anni e purtroppo mai partito. Evidenziata la criticità principale, che è quella della liquidità e di strumenti finanziari a supporto, il ministero ha riconvocato un incontro entro un mese per verificare un’altra ipotesi che è quella dell’impegno, sempre a sostegno del progetto, da parte di Invitalia”.
Intanto, nelle ore successive, le organizzazioni sindacali di categoria hanno subito programmato incontri con l’azienda per riaprire la Cassa integrazioni guadagni e per verificare come poter rispondere ad aspetti contrattuali a tutela dei lavoratori.
“Non è più il tempo di falsi trionfalismi e rassicurazioni – prosegue la Cgil Terni – come sono state date in questi anni, sopratutto da parte istituzionale e politica, ma serve un impegno concreto nel trovare soluzioni capaci di far ripartire le produzioni, rispondere agli impegni economici e sopratutto riattivare il lavoro non lasciando in balia di ammortizzatori sociali le persone. L’importanza di Moplefan all’interno del polo chimico, come più volte detto, è fondamentale per la tenuta complessiva di tutte le altre attività che in quell’area si svolgono”. “Auspichiamo – conclude Cipolla – che questo mese di verifica sia proficuo e porti a una prospettiva capace di intravedere un reale rilancio perché, mentre in queste ore assistiamo a tanti proclami e tante belle parole su fantomatiche nuove ipotesi d’opportunità di sviluppo, stiamo registrando un progressivo e silenzioso smantellamento del sistema manifatturiero che ha caratterizzato e ancora caratterizza un pezzo fondamentale dell’economia e del lavoro in questo territorio”.
Tornare ad investire sul manifatturiero, rimettendo al centro il lavoro operaio. Questo il messaggio arrivato da Spoleto, dove si è tenuta l’assemblea unitaria delle organizzazioni sindacali provinciali dei metalmeccanici Fiom Cgil di Perugia e Terni.
All’incontro erano presenti circa centoquaranta delegati sindacali da tutte le principali aziende umbre del settore, tra cui i segretari generali Fiom di Perugia, Enrico Bizzarri, e Terni, Alessandro Rampiconi. Presente anche Andrea Corpetti, segretario regionale della Cgil Umbria.
Le parole del segretario nazionale De Palma
E il segretario generale nazionale della Fiom Cgil, Michele De Palma, che ha detto: “L’Umbria necessita di riscoprire il lavoro operaio, manifatturiero e industriale. Questa regione ha messo da parte per troppo tempo quella centralità del lavoro che l’ha fatta grande. Bisogna tornare a investire nell’industria per rilanciarla, e questo è un tema centrale che deve riguardare anche chi gestisce la Regione. Inoltre, noi metalmeccanici sappiamo che per ottenere migliori salari e qualità della vita bisogna avere un mondo in cui non ci sia la guerra. Per questo saremo alla Marcia della pace Perugia-Assisi e poi a Roma il 25 ottobre per manifestare e chiedere al governo di cambiare le politiche industriali e di sostegno ai lavoratori”.
La mobilitazione per Gaza
Al centro dell’incontro, ovviamente, i temi nazionali, ma anche la situazione del settore metalmeccanico in Umbria. Si è innanzitutto fatto il punto sulla trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro nazionale ed è stata poi rivendicata e rilanciata la mobilitazione dei lavoratori per la pace in Palestina e la fine del genocidio a Gaza, che, è stato detto, “è una lotta per la dignità e l’umanità, ma che si collega strettamente alle nostre lotte sociali ed economiche: gli scioperi del 19 settembre e del 3 ottobre hanno avuto un successo al di sopra delle più rosee aspettative, con una media regionale di adesione superiore all’80 per cento”. Quindi l’appello a mobilitarsi nuovamente in vista della manifestazione nazionale ‘Democrazia al lavoro’ indetta dalla Cgil a Roma il 25 ottobre per chiedere aumento di salari e pensioni, una riforma fiscale e investimenti su sanità e scuola; per dire no al riarmo e alla precarietà.
La situazione in Umbria
Tornando a livello regionale, è stato ricordato come il settore metallurgico sia strategico per l’Umbria, rappresentando una delle principali voci del Pil regionale, coinvolgendo circa 20mila lavoratori e comprendendo il 65% delle aziende artigiane. Dati questi forniti dagli stessi Bizzarri e Rampiconi i quali hanno illustrato la situazione nelle rispettive provincie. “
Nella provincia di Perugia – ha subito chiarito Bizzarri – la situazione è delicata, anche a causa di una serie di fattori internazionali come i dazi di Trump, l’aggressività sul mercato di Paesi come la Cina o la grave crisi dell’automotive. Tutti questi elementi possono apparire lontani, ma si stanno riflettendo pesantemente anche sulla nostra provincia. Registriamo vertenze in varie aziende e abbiamo già avuto un’espulsione massiccia di lavoratori interinali in un quadro di riduzione generale del lavoro e dei volumi produttivi”.
“A Terni – ha poi fatto il punto Rampiconi – la priorità è rimettere al centro l’industria come volano di sviluppo dell’intera regione e, soprattutto, l’accordo di programma Ast, su cui non abbiamo avuto ancora la possibilità di discutere un piano industriale messo a terra o i livelli occupazionali: nei prossimi giorni dovremo riprendere il tavolo di discussione con la proprietà e il nuovo management. Oltre al settore siderurgico c’è quello dell’automotive che a Terni è in forte declino a causa alle scelte che si stanno prendendo a livello europeo, con il divieto di vendita di nuove auto con motore termico entro il 2035, e a livello industriale, con il disimpegno di Stellantis. Abbiamo circa mille lavoratori il cui futuro è in discussione a causa delle scelte di Stellantis, non essendo ancora prevista una riconversione della filiera del tubo per il motore termico”.
Il settore in Italia
“La metalmeccanica in Italia – ha fornito un quadro generale De Palma – è in difficoltà in alcuni ambiti, mentre in altri è in grande crescita. Il problema è che l’Unione Europea e il governo nazionale non stanno facendo politiche adeguate per sostenere il rilancio dell’industria del nostro Paese. Stiamo soffrendo sulla siderurgia e sull’automotive e questo comporterebbe la necessità di grandi investimenti: non soldi per riarmarci, quindi, ma soldi da investire nell’industria civile e nei lavoratori”.