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Tag: appalti

Contratti col Comune di Perugia solo con lavoratori con salario minimo di 9 euro l’ora

Retribuzione minima salariale nei contratti pubblici del Comune di Perugia, sulla base delle linee guida approvate dalla Giunta comunale.

La delibera dà attuazione all’ordine del giorno proposto dalla maggioranza e approvato dal Consiglio comunale ad autunno 2024, che impegnava la sindaca e la Giunta a introdurre una soglia minima retributiva oraria di almeno 9 euro lordi nei contratti pubblici del Comune e a promuovere ulteriori clausole premiali a tutela dei lavoratori.

Nessun lavoratore impiegato negli appalti o nei subappalti con il Comune dovrà percepire meno di 9 euro lordi all’ora, nel rispetto dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative.

Le nuove linee guida prevedono anche clausole sociali per garantire la stabilità occupazionale, la parità di genere, l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità o in condizione di svantaggio, e la promozione di un dialogo costante con le parti sociali.

“Si tratta di un atto che rafforza la qualità del lavoro e delle imprese, valorizzando chi rispetta le regole e tutela i propri dipendenti. Perugia vuole essere un modello di pubblica amministrazione che promuove una concorrenza sana, sostenibile e responsabile” la posizione espressa dall’amministrazione comunale in una nota.

La delibera non comporta oneri per il bilancio comunale e sarà accompagnata da tavoli di confronto periodici con sindacati e associazioni datoriali per monitorare l’applicazione delle nuove disposizioni e favorire condizioni di miglior favore nei settori più esposti al rischio di lavoro povero.

“Protocollo sicurezza e qualità del lavoro”, Uil in audizione in Regione

La Seconda e la Terza commissione dell’Assemblea legislativa si sono riunite in seduta congiunta per l’audizione dei rappresentanti della Uil Umbria, che hanno presentato il “Protocollo regionale per la sicurezza e la qualità del lavoro negli appalti pubblici della Regione Umbria”.

Il segretario generale della Uil Umbria, Maurizio Molinari, ha parlato delle difficoltà dei lavoratori delle cooperative, anche per chi ha un contratto a tempo indeterminato, a “passare attraverso trattative lacrime e sangue non per quanto c’è scritto sul capitolato d’appalto, ma per l’utilizzo del criterio del massimo ribasso, che riduce il margine delle cooperative e gli stipendi stessi, lasciando i lavoratori alle prese con grandi disagi in quanto, nonostante titolari di una posizione lavorativa si trovano in difficoltà anche per ottenere risorse dagli istituti di credito, rimanendo nella impossibilità di affrontare il proprio futuro. Con il protocollo che presentiamo all’attenzione dell’Assemblea legislativa noi vogliamo ridare dignità al lavoro e garantire anche la sicurezza di chi lavora, quindi no al massimo ribasso o a gare prive di certificazioni adeguate. E in corso d’opera vi sia la possibilità che l’appalto possa essere ritirato. La legge ‘2/2024’ ha bisogno di fare un passo avanti. Chi ha un contratto a tempo indeterminato deve avere la stessa busta paga indipendentemente dal cambio di appalto, non dover ricominciare daccapo senza nemmeno sapere se il giorno dopo lavorerà. Il protocollo, firmato da tutti i capigruppo in Regione, è di enorme importanza, andiamo fino in fondo, integriamo la legge e facciamo un salto di qualità, saremmo la prima Regione a mettere in campo una legge che ridà dignità ai lavoratori ora privi di certezze quando cambia l’appalto”.

Il protocollo

La Regione, in qualità di stazione appaltante, dovrà esaminare gli appalti dando luogo ad incontri preventivi. Dovrà essere prevista l’applicazione dei contratti collettivi nazionali e integrativi, sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente e maggiormente rappresentative sul piano nazionale, questo risulterà utile anche per affrontare il dumping contrattuale, un problema da affrontare concretamente. Per quanto concerne l’edilizia va prevista l’obbligatorietà dell’iscrizione alla Cassa edile. La clausola sociale deve essere vincolante per tutte le stazioni appaltanti, sempre orientata alla stabilità occupazionale e al riassorbimento del personale. Va superato il criterio del massimo ribasso a fronte di un ricorso al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Va anche arginato il ricorso al subappalto, possibile causa di situazioni di frammentazione delle responsabilità e l’indebolimento delle tutele lavorative e previdenziali. La parte pubblica deve riconoscere l’importanza della tracciabilità nei cantieri quale presidio di legalità, sicurezza e regolarità contributiva. Nei capitoli speciali di appalto relativi a lavori pubblici va dunque inserito l’obbligo di applicazione delle procedure del ‘Cantiere trasparente’. Ogni cantiere dovrà essere tracciabile, vigilato, regolamentato e abitato da lavoratori consapevoli, protetti, formati e dignitosamente retribuiti. Altri punti cardine saranno quelli della trasparenza, del contrasto totale alle infiltrazioni della criminalità, la regolarità contributiva e pagamenti e retribuzioni dignitose.

Molinari: il nostro un intento costruttivo

Questo il commento del segretario della Uil Umbria, Maurizio Molinari: “E’ iniziato, con la nostra audizione, il percorso che ha portato il Protocollo regionale per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro elaborato dalla Uil, all’attenzione della Regione. Abbiamo infatti partecipato all’incontro con la Seconda e la Terza commissione di Palazzo Cesaroni, spiegando quanto il nostro intento sia costruttivo: dare una direzione che possa anche essere la base per nuova normativa in grado di incidere anche sulla giungla degli appalti, che poi si ripercuote sulla sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è quello ridare dignità al lavoro”.

“Ringraziamo tutti i capigruppo che avevano firmato la proposta, i presidenti delle Commissioni Letizia Michelini e Luca Simonetti e tutti i consiglieri che hanno partecipato all’incontro, per lo spirito costruttivo dimostrato che mette al centro l’obiettivo e non la bandierina politica. Auspichiamo dunque che il percorso possa andare avanti, con il contributo di tutti i portatori di interesse, a tutela del lavoro e dei lavoratori e affinché la nostra Regione possa essere di nuovo un esempio per buone pratiche. Da parte nostra – assicura Molinari – ci sarà il massimo dell’attenzione, della disponibilità e della sensibilità per un lavoro aperto, inclusivo e concreto che porti risultati tangibili quanto prima”.

Appalti: Corridore attacca in Consiglio Confartigianato, che chiede una rettifica: “Parole ingiustificate”

Quantomeno “inopportune”. Ma le parole pronunciate nell’ultima seduta del Consiglio comunale di Terni dal vice sindaco Riccardo Corridore contro Confartigianato, che ha sollevato il tema degli appalti comunali, vanno ben oltre, per tono, contenuto e ruolo di provenienza. Parole che per l’associazione “meritano un chiarimento pubblico”.

Rappresentatività

“Confartigianato – ricorda l’associazione in una nota – rappresenta da decenni, con trasparenza e piena legittimazione democratica, gli interessi degli Artigiani e delle PMI del territorio. La nostra rappresentatività è verificata periodicamente dalla Camera di Commercio e certificata dalla libera scelta di oltre 2500 imprese locali. Metterla in dubbio, come ha fatto il vicesindaco, significa mistificare la realtà e indebolire il tessuto economico e sociale della città. Un danno – sottolinea l’associazione – che colpisce non solo la nostra associazione, ma anche le altre e l’intero sistema delle imprese locali”.

Ruolo delle istituzioni

“Un amministratore pubblico ha il dovere di misurare parole e toni, soprattutto quando parla da un consesso istituzionale. Le affermazioni del vicesindaco Corridore travalicano ogni limite accettabile, utilizzando un ruolo istituzionale per attaccare un interlocutore legittimo” ricorda Confartigianato. Che ribadisce quali sono i fatti su cui l’associazione – e poi anche altre – chiama legittimamente l’Ente al confronto: il frequente ricorso al massimo ribasso da parte del Comune e delle sue partecipate; la mancata applicazione delle premialità alle imprese locali (art. 108 comma 7 del Codice degli Appalti); l’insufficiente dimostrazione, secondo Confartigianato, dell’economicità nelle scelte di internalizzazione dei lavori.

Eppure, Confartigianato sottolinea con rammarico come al confronti si preferisca spostare il confronto “su un piano meramente politico, estraneo al nostro ruolo e al nostro stile. È la prima volta, nella storia istituzionale della città, che assistiamo a un uso tanto disinvolto e propagandistico di una carica pubblica contro un’associazione di categoria”.

“Ancora più grave – aggiunge Confartigianato – è il modo in cui il vicesindaco Corridore descrive il rapporto con le associazioni: non come luogo di dialogo e proposta, ma come strumento di controllo del consenso. Una visione distorta, che dice molto su chi la pronuncia e nulla sulla realtà dei fatti”.

Chiarezza e disponibilità al confronto

Confartigianato prosegue però sulla sua linea, di correttezza e apertura al confronto, nell’interesse delle imprese e, in questo caso, della città. “Nonostante la gravità di quanto accaduto – scrive l’associazione – confermiamo la nostra totale disponibilità al confronto, e riteniamo utile la conferenza stampa annunciata dalla Giunta per rispondere nel merito alle osservazioni che abbiamo avanzato sugli appalti pubblici. La attendiamo con serenità, pronti a rispondere, con lo spirito costruttivo che ci contraddistingue”.

Richiesta di rettifica

Nel frattempo, però, Confartigianato chiede formalmente che il vicesindaco Corridore rettifichi pubblicamente le proprie affermazioni. “Lo deve non solo alla nostra Associazione, ma alla dignità del ruolo istituzionale che ricopre” chiarisce Confartigianato. Che conclude assicurando: “In ogni caso garantiamo che Confartigianato Terni continuerà senza timori e senza silenzi a svolgere il proprio compito, tutelando trasparenza, legalità e concrete pari opportunità negli appalti pubblici, nell’interesse delle imprese, dei cittadini e della buona amministrazione”.

Appalti al Comune di Terni, si allarga il fronte delle Pmi locali che chiedono un cambio

In attesa del confronto annunciato dall’amministrazione comunale di Terni dopo l’appello iniziale di Confartigianato, si amplia il fronte imprenditoriale che chiede all’Ente di rinunciare al massimo ribasso come procedura per assegnare gli appalti pubblici.

Mirko Papa, presidente territoriale di Cna Terni, ha rivolto un invito alle associazioni di rappresentanza per formula una proposta condivisa in grado di garantire la tutela delle imprese locali che, nonostante le difficoltà, continuano a lavorare a Terni, creando occupazione e ricchezza. E quindi garantire la crescita del territorio.

Cna propone un tavolo di confronto interassociativo, aperto a tutte le associazioni, attraverso il quale interloquire con il Comune, con la Regione, con la CCIAA, facendo proposte condivise che tengano conto delle peculiarità di Terni, una città che si differenzia notevolmente dal capoluogo di regione.

Intanto la Cna si dice contraria all’aggiudicazione delle gare pubbliche con il criterio del massimo ribasso, privilegiando invece quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa e le procedure negoziate con l’invito a rotazione delle imprese. “In tal modo – ha spiegato Papa – si potrebbe aprire anche uno spazio per le imprese locali se, pur nel rispetto delle regole, venissero costruiti dei regolamenti comunali che privilegino criteri legati alla territorialità. Ma sul tema siamo aperti al confronto prima con le altre associazioni e poi con l’amministrazione comunale, al fine di trovare soluzioni adeguate che siano in grado di garantire una crescita costante della nostra città”.

Dichiarazioni, quelle di Papa, accolte con soddisfazione da Confartigianato Imprese Terni. Si tratta di una posizione che concorda in modo sostanziale con quanto Confartigianato Terni sostiene da tempo e che è al centro della recente querelle tra l’associazione e l’Amministrazione Comunale di Terni, in relazione agli appalti anche degli enti partecipati.

Con l’occasione, Confartigianato ribadisce con forza che è diffusa tra le imprese locali la preoccupazione per l’uso eccessivo e indiscriminato del massimo ribasso che penalizza la professionalità, la sicurezza e la tenuta economica del tessuto produttivo del territorio.

“Registriamo quindi positivamente – si legge in una nota di Confartigianato Imprese Terni – l’allargamento del fronte delle associazioni di categoria che condividono la necessità di rivedere le politiche comunali in materia di appalti pubblici, auspicando un confronto vero e operativo con l’Amministrazione comunale, che rifugga da propaganda e battute, finalizzato alla definizione di regole più eque e sostenibili per tutte le imprese del territorio, all’interno di quanto consente il quadro normativo vigente, che non abbiamo mai richiesto di forzare”.

L’intera rappresentanza del mondo dell’artigianato e delle PMI locali, sottolinea quindi Confartigianato, “richiede unanimemente di rimettere al centro l’impresa, con spirito concreto e positivo, senza alcuna volontà polemica o divisiva nei confronti della cooperazione sociale, nel pieno rispetto dei ruoli reciproci e delle regole. Evidenza ne è anche la sottoscrizione, da parte di Confartigianato Umbria, avvenuta in data 25/07/2025 presso la Regione con ARPAL Umbria della ‘Convenzione quadro ex articolo 14 DLGS 10/09/2003 n. 276’ per l’inserimento mirato dei lavoratori con disabilità che incontrano difficoltà nel contesto lavorativo ordinario. Resta il problema, da noi sollevato, di garantire l’aderenza alla lettera e allo spirito della legge della prassi di ricorso alle gare di appalto riservate art. 61 (codice degli appalti), che deve essere limitata ai casi eccezionali e sufficientemente motivati”.

“Ribadiamo infine – prosegue Confartigianato – che anche la politica di internalizzazione delle opere perseguita dal Comune di Terni, se può essere positiva riguardo ad interventi di minore portata, suscita perplessità nelle modalità attualmente adottate, che tra l’altro ottengono l’effetto di traslare il rischio di impresa sul bilancio comunale e quindi sulla collettività. Per questo motivo il Comune ha l’obbligo di motivare pienamente queste scelte e dimostrare la effettiva convenienza economica delle stesse, se non vuole esporsi al rischio di inefficienze e maggiori costi per la collettività”.

“Confartigianato continuerà, come sempre – conclude l’associazione – a lavorare con spirito costruttivo, nel rispetto di tutte le realtà economiche e sociali del territorio, con l’obiettivo prioritario di garantire pari opportunità, qualità e legalità negli appalti pubblici, a tutela dei cittadini, degli interessi generali e degli interessi legittimi delle categorie rappresentate”.

Appalti pubblici a Terni, dopo lo contro con Iapadre Confartigianato si appella a Bandecchi

Gestione degli appalti, scambio di vedute tra Confartigianato Terni e l’amministrazione comunale. L’associazione di categoria aveva lamentato di scelte che penalizzano le imprese locali dopo l’ultima assegnazione dei lavori di manutenzione cimiteriali. Chiedendo di lasciare la logica del massimo ribasso per porre nella giusta attenzione criteri quali la qualità degli interventi e la sicurezza.

Le parole dell’assessore Iapadre

Parole a cui l’amministrazione comunale ha risposto attraverso l’assessore Marco Iapadre: “Nessuno ci può chiedere di stravolgere le procedure di gara che vedono a livello nazionale sia le tipologie e i criteri selettivi da applicare”.

Spiegando, nel caso concreto: “Si tratta, nello specifico, di un aspetto gestionale che giustamente non compete alla politica ma ai tecnici chiamati ad applicare con rigore, lealtà e correttezze, normative che il legislatore fissa di volta in volta sempre più stringenti per evitare atti arbitrari o non rispettosi sulle normative della concorrenza. Rammento che il Comune di Terni, quando negli anni passati, non ha fatto uso sistematico degli appalti, e ad esempio ha utilizzato le proroghe, ci sono stati problemi di natura gestionale, e non solo, di non poco conto”.

Il chiarimento di Confartigianato

Una posizione che ha potato Confartigianato a chiarire ulteriormente la propria posizione: “Chiediamo l’applicazione piena del Codice degli Appalti, non il suo stravolgimento”. In particolare, utilizzando “tutti gli strumenti che esso prevede per favorire la qualità, la sostenibilità e la valorizzazione delle imprese del territorio, nel pieno rispetto della legalità”.

Dai criteri di premialità legati alla prossimità territoriale e alla filiera corta (come previsto dall’art. 108 del Codice), alla corretta valutazione della qualità delle offerte, fino all’equilibrio tra interventi di manutenzione ordinaria e interventi strutturali. Tutti criteri previsti dall’attuale Codice Appalti.

Confartigianato si rammarica del fatto che l’amministrazione comunale non risponda nel merito a nessuno dei punti posti: “Non una parola sui criteri premiali previsti per le imprese locali; sulla politica delle “manutenzioni di facciata”, che privilegia interventi minimi e poco incisivi anziché lavori strutturali realmente risolutivi; sull’uso abnorme degli appalti riservati alle cooperative sociali di tipo B, un argomento che sembra essere diventato un vero e proprio tabù politico, nonostante i rischi di distorsione del mercato e l’inefficacia degli interventi in termini occupazionali”.

E ancora: “Se l’assessore Iapadre non riconosce la distinzione tra scelte tecniche e scelte politiche, allora
Confartigianato Terni si appella direttamente al sindaco Bandecchi. Chiediamo che intervenga per porre fine a una linea politica dannosa per le imprese del territorio, portata avanti da assessori e dirigenti politici da lui nominati, che si nascondono dietro le decisioni dei tecnici per sottrarsi alle proprie responsabilità”.

Conclude la nota: “Confartigianato non chiede favoritismi, ma equità, trasparenza e l’applicazione piena delle norme esistenti. Chiede una politica degli appalti che valorizzi le competenze, la qualità e il radicamento territoriale, non una corsa al massimo ribasso che danneggia il lavoro, la sicurezza e la fiducia delle imprese e dei cittadini”.

Appalti comunali, Confartigianato: così si limitano le imprese del territorio

Confartigianato Terni ancora una volta è costretta a constatare che le politiche seguite negli appalti dal Comune di Terni e dai propri enti partecipati, “prescindono dalla finalità di promuovere il lavoro e lo sviluppo delle PMI del territorio, quando addirittura non la ostacolano direttamente”.

L’attuale normativa nazionale – ricorda l’associazione di categoria – consente sempre di più di difendere e far sviluppare le PMI dei territori con strumenti diretti a limitare i ribassi anomali nell’aggiudicazione degli appalti e a dare premi valutativi secondo il criterio della prossimità geografica.

In tal senso, molti Comuni che hanno a cuore lo sviluppo del territorio inseriscono criteri di valutazione ambientale e gestionale, invitano operatori con sede nella regione con criteri di minor prezzo uniti a criteri di filiera corta, introducono criteri premiali di prossimità (come quelli previsti dall’ art. 108 del nuovo codice degli appalti), valorizzano le risorse locali.

Nonostante questo, rileva Confartigianato, l’Amministrazione comunale di Terni ancora una volta ha deciso di non applicare questi strumenti legislativi e “di procedere imperterrita nella ormai lunga prassi amministrativa, che non possiamo considerare casuale, tendente a preferire le offerte al massimo ribasso di imprese di altri territori anche quando presentano ribassi del tutto esorbitanti rispetto al mercato locale”.

Lavori manutenzione cimiteri

Con Determina dirigenziale del 4 luglio il Comune di Terni ha infatti aggiudicato lavori di manutenzione straordinaria da eseguirsi nel cimitero urbano e nei cimiteri suburbani comunali per la durata di un anno per un importo totale pari a 289.008,69 euro. Alla procedura erano state invitate quattro imprese locali e una di Caserta. Mentre le imprese locali, che hanno partecipato in tre, hanno praticato ribassi in un intervallo molto stretto (tra il 17.80 e il 20.23%), che individua bene il valore economico corretto sul mercato locale, l’impresa di Caserta ha praticato un ribasso del 30.88%, oltretutto proposto perfino sulla parte della sicurezza non ribassabile, offerta che la commissione ha ritenuto comunque ammissibile “in esito al ricalcolo effettuato disapplicando il ribasso ai costi e agli oneri della sicurezza”.

La riserva per le cooperative sociali

A questa politica “contraria agli interessi legittimi del territorio”, che Confartigianato già ha avuto occasione di criticare in altri casi precedenti, “e che purtroppo si sta perpetuando”, si è aggiunta un’altra prassi negativa per le PMI locali, che è quella di emettere appalti riservati alle cooperative sociali di tipo B.
Si tratta di uno strumento certamente previsto dalla normativa nazionale con lo scopo nobile di favorire l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, ma esso, se utilizzato in modo continuo e sistematico trasformandolo da eccezione a regola – evidenzia Confartigianato – rischia di stravolgere il significato originario e di incaricare un ristretto numero di soggetti, con effetti potenzialmente distorsivi della concorrenza.

Senza contare che la capacità produttiva delle imprese cooperative sociali del territorio non appare molto elevata e quindi si finirebbe comunque per mancare l’obiettivo dell’effettivo inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Gli appalti degli enti partecipati

La stessa logica, rileva Confartigianato, si riflette anche nelle gare d’appalto gestite dagli enti partecipati dal Comune di Terni e da altre aziende pubblico/private operanti nel territorio. Anche in queste realtà, si prediligono spesso criteri che favoriscono il ricorso a operatori esterni al territorio, talvolta con ribassi eccessivi. Mentre la difesa e la promozione di un patrimonio di PMI locali con competenze e prassi in grado di collegare e integrare agevolmente i processi produttivi tra appaltanti e appaltatori e quindi pervenire a più alti livelli di efficacia e di efficienza non viene tenuta in nessun conto.

L’appello di Confartigianato

“È fondamentale – è l’appello dell’associazione – che anche gli enti partecipati adottino politiche più attente al tessuto imprenditoriale del territorio, allineandosi ai principi di prossimità e sostenibilità economica che dovrebbero guidare ogni azione legata agli appalti pubblici. Anche le politiche generali dei lavori pubblici possono essere migliorate, un caso per tutti la situazione delle manutenzioni degli asfalti che necessita di molti interventi con un equilibrio virtuoso tra interventi di piccola manutenzione di emergenza, come le buche stradali, e interventi di rifacimento del manto e del fondo stradale per lunghi tratti: invece una politica che si concentra eccessivamente sui piccoli interventi (macchina tappabuche) rischia alla fine dei conti di non essere né efficiente, né efficace, con il risultato che si fa molta comunicazione mentre si incide poco sulla situazione reale”.

Confartigianato Terni rinnova l’appello all’Amministrazione comunale di Terni affinché ripensi le politiche degli appalti e delle manutenzioni, sia proprie che degli enti partecipati, “perché troppo orientate ai piccoli interventi, perché considerano normali e desiderabili offerte con ribassi eccessivi, invitando imprese che operano a centinaia di chilometri di distanza, con il rischio concreto di lavori sottocosto e di compressione del livello della qualità e infine perché ricorrono eccessivamente alla riserva per le cooperative sociali, con il rischio di snaturare la concorrenza e lo stesso strumento di inclusione.
Così facendo, si schiaccia l’imprenditoria locale, si riduce la concorrenza sana e si compromette la fiducia dei cittadini, oltretutto in un momento storico nel quale, essendo l’ente uscito dalla procedura di dissesto, non è più assillato da problemi di bilancio”.

“Terni – si conclude la nota di Confartigianato – merita una politica degli appalti equa, trasparente, aperta e orientata in primo luogo alla qualità e alla sicurezza, che promuova le imprese del territorio che aderiscono a questi criteri, non un mercato dove vince chi taglia di più. È tempo di cambiare rotta: non si tutela il bene pubblico con il massimo ribasso”.

Opere pubbliche, la Regione Umbria si affida al digitale con il BIM

Il digitale per migliorare le procedure delle opere pubbliche. La Regione Umbria ha approvato la delibera che istituisce un gruppo di lavoro dedicato all’implementazione del Building Information Modeling (BIM), il metodo digitale che rivoluziona la progettazione, la costruzione e la gestione delle infrastrutture. Una decisione che risponde agli obblighi normativi previsti dal Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023), che impone l’adozione del BIM per tutti gli interventi di nuova costruzione e ristrutturazione di importo superiore ai 2 milioni di euro.

L’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza e la qualità delle opere pubbliche, rendendo i processi più trasparenti, ottimizzando tempi e costi e garantendo un controllo più puntuale su tutte le fasi di realizzazione e manutenzione delle infrastrutture.

“La transizione digitale non è un’opzione, ma una necessità per garantire efficienza e qualità negli investimenti pubblici,” ha dichiarato Francesco De Rebotti, Assessore alle infrastrutture, trasporti e sviluppo economico della Regione Umbria. “Questa delibera segna un cambio di passo fondamentale: il BIM ci consentirà di controllare ogni aspetto delle opere pubbliche con un approccio basato su dati certi e processi strutturati, riducendo sprechi e inefficienze.”

Il gruppo di lavoro, composto da dirigenti di diversi settori regionali, tra cui Infrastrutture e Trasporti, Lavori Pubblici, Demanio e Patrimonio, Cybersecurity e Risorse Tecnologiche, avrà il compito di sviluppare un sistema di gestione digitale basato su BIM, articolato in tre direttrici principali: formazione del personale, acquisizione di strumenti tecnologici e definizione di un modello organizzativo efficiente. Uno degli aspetti chiave del progetto riguarda la formazione del personale tecnico e amministrativo, affinché i professionisti coinvolti nella gestione degli appalti pubblici possano acquisire competenze specifiche sui nuovi strumenti digitali. A tal fine, la Regione ha già avviato un primo percorso formativo che ha coinvolto tecnici e dirigenti in corsi dedicati alla metodologia BIM, con l’obiettivo di consolidare una qualificazione avanzata della macchina amministrativa.

L’adozione del BIM richiede strumenti hardware e software avanzati, in grado di gestire in modo integrato ogni fase della progettazione e realizzazione delle opere. Il gruppo di lavoro definirà un piano di acquisizione e manutenzione di piattaforme digitali, garantendo che le stazioni appaltanti regionali possano operare con le tecnologie più moderne.

Un elemento centrale sarà la creazione di un ambiente digitale condiviso, che permetterà ai diversi soggetti coinvolti di accedere a un’unica piattaforma per consultare progetti, documenti tecnici e flussi informativi in tempo reale. Questo sistema consentirà una gestione più efficace delle gare d’appalto e una maggiore trasparenza nei processi decisionali. La delibera prevede anche la stesura di un atto organizzativo che definirà ruoli, responsabilità e flussi informativi nel nuovo sistema di gestione digitale. In particolare, verranno individuate figure chiave come il gestore dell’ambiente di condivisione dei dati, i responsabili dei processi digitali e il coordinatore del flusso informativo degli appalti, garantendo così una gestione efficiente e conforme alle normative vigenti.

“La digitalizzazione è la strada per una gestione più sostenibile e innovativa del nostro patrimonio infrastrutturale,” ha concluso l’assessore De Rebotti. “Grazie al BIM – assicura – la Regione Umbria sarà in grado di ottimizzare tempi e costi, garantendo al contempo la qualità e la sicurezza delle opere pubbliche. Si tratta di un passaggio essenziale per rendere il nostro territorio più competitivo e pronto ad affrontare le sfide del futuro.”

L’approvazione di questa delibera segna dunque un punto di svolta per il settore degli appalti pubblici in Umbria, ponendo le basi per una regione più innovativa, efficiente e digitale.

Un settore, quello dei lavori pubblici, nel quale nei giorni scorsi associazioni imprenditoriali delle costruzioni e organizzazioni sindacali di categoria hanno siglato il Protocollo per la legalità e la sicurezza, auspicando un’ampia adesione da parte delle stazioni appaltanti, alle quali si chiede anche di limitare il criterio del massimo ribasso per l’indizione delle e il subappalto a cascata.

Appalti pubblici, appello di Confartigianato alla nuova amministrazione regionale per le Pmi

Da alcuni mesi la Regione Umbria ha adottato un nuovo sistema di gestione dell’elenco regionale delle imprese per l’affidamento dei lavori pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza europea e lo ha reso utilizzabile da parte di tutte le stazioni appaltanti.

Confartigianato Imprese Umbria ha accolto favorevolmente tale iniziativa perché consente una gestione degli appalti semplificata, uniforme e integrata con il prezzario regionale. Il nuovo sistema infatti è stato già adottato da diversi enti locali. Tuttavia, molte stazioni appaltanti pubbliche (tra le quali anche multiutility ed aziende miste pubblico- private, partecipate dalla stessa Regione o da altri enti locali) hanno ritenuto di compiere scelte diverse nelle procedure di gara, con adozione di un proprio elenco fornitori accreditati e un prezzario interno a discapito del prezzario regionale.

Lanini (ANAEPA): le difficoltà per le Pmi

Pierangelo Lanini, presidente ANAEPA Confartigianato Edilizia Umbria, evidenzia che “l’attuale coesistenza di procedure, portali acquisti e prezzari anche molto diversi fra loro, anche se consentito dalla normativa, impatta negativamente sulle imprese fornitrici con oneri e difficoltà, specificamente nella fase di accreditamento, che ostacolano soprattutto le imprese artigiane e Pmi. Infatti, appare evidente che è interesse generale uniformare il più possibile dette procedure, per semplificare e fluidificare il lavoro anche degli stessi uffici tecnici, dei progettisti e dei responsabili unici di progetto delle stazioni appaltanti, al fine di ridurre i tempi dei lavori pubblici a vantaggio di tutta la collettività”.

Il correttivo del Codice appalti

A questo proposito, è con particolare soddisfazione che Confartigianato prende atto che il tema della partecipazione delle Pmi agli appalti pubblici è condiviso, tanto che il Governo ha recepito le storiche istanze della stessa associazione e nel decreto “correttivo del Codice degli appalti” ha introdotto diverse modifiche: nell’art. 61 del Codice degli appalti, riguardo gli affidamenti sottosoglia, il nuovo testo introduce la possibilità di riserva di appalto in favore delle Piccole Medie Imprese; nell’articolo 41 il nuovo testo introduce una indicazione generale per la quale i contratti di subappalto sono stipulati, in misura non inferiore al 20% delle prestazioni subappaltabili, con piccole e medie imprese. Oltre al riconoscimento dell’equivalenza dei CCNL classificati con il codice unico CNEL/INPS e l’abrogazione dell’Art. 109 che riguardava il “rating d’impresa”.

Il nuovo intervento legislativo ha lo scopo esplicito di facilitare l’accesso agli appalti pubblici da parte delle Piccole Medie Imprese.

L’appello di Franceschini

“Con le stesse finalità e nello stesso spirito – conclude Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Imprese Umbria – chiediamo alla nuova Amministrazione regionale umbra di facilitare l’accesso delle Piccole Medie Imprese agli appalti pubblici, sia tramite gare che utilizzino la nuova possibilità di riserva e la quota dei subappalti, sia tramite un impegno forte diretto alla massima utilizzazione dell’Elenco regionale delle imprese qualificate e del prezzario regionale da parte di tutte le stazioni appaltanti del territorio tenute all’applicazione del Codice degli appalti pubblici, a partire naturalmente da quelle dei Comuni e degli Enti partecipati dalla Regione stessa”.

Appalti, anche l’Umbria introdurrà la metodologia BIM

Si introduce anche in Umbria la metodologia BIM (Building Information Modeling) negli appalti pubblici regionali. Una metodologia di lavoro che permette di creare, condividere e gestire informazioni in modo efficiente durante l’intero ciclo di vita di un’opera, includendo tutte le figure coinvolte.

Questo progetto, approvato dalla Regione Umbria in accordo con l’Università degli Studi di Perugia, “rappresenta un passo significativo verso la modernizzazione del settore delle opere pubbliche e la gestione dei progetti infrastrutturali, favorendo una maggiore efficienza e trasparenza nei processi di costruzione e manutenzione”, si legge in una nota della Regione. Che aggiunge: “Con l’introduzione del BIM l’Umbria si allineerà alle migliori pratiche nazionali e internazionali nella gestione dei progetti pubblici, favorendo l’innovazione tecnologica e la sostenibilità nell’edilizia pubblica”.

Il progetto per l’introduzione della metodologia BIM negli appalti in Regione Umbria è stato ufficialmente approvato dalla Giunta regionale, che ne ha anche validato lo schema di accordo attuativo con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università di Perugia. La convenzione, che non prevede oneri economici diretti per le parti coinvolte, punta a introdurre gradualmente l’uso del BIM nelle procedure di appalto della Regione, migliorando la gestione e l’efficienza delle opere pubbliche grazie all’utilizzo di modelli digitali tridimensionali.

La metodologia BIM permette, infatti, di ottimizzare la pianificazione, la progettazione e la gestione dei progetti edilizi, attraverso l’uso di dati digitali integrati che migliorano la collaborazione tra le diverse figure coinvolte, riducendo i margini di errore e favorendo un controllo più preciso dei costi e dei tempi di esecuzione.

L’intesa, firmata dalla Regione Umbria, avrà una durata iniziale di tre anni a partire dalla data di consegna, con la possibilità di rinnovo automatico per ulteriori tre anni, salvo diversa decisione da parte di una delle amministrazioni stipulanti.

L’attuazione del progetto è affidata al Servizio Opere e Lavori Pubblici della Regione, con la supervisione del Dirigente dell’Osservatorio Contratti Pubblici e della Ricostruzione Post Sisma, che sarà il referente regionale per l’accordo.

L’accordo sarà pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Umbria, nonché sul portale istituzionale, garantendo la massima trasparenza ai cittadini.